giovedì 3 giugno 2010

Nuova bufera nel Pdl, Cammarata torna alla presidenza dell'Anci Sicilia

PALERMO - Nuove tensioni in Sicilia all'interno del Pdl. Questa volta a innescare la polemica è un'ordinanza del giudice civile di Palermo che, accogliendo il ricorso di undici sindaci, ha azzerato l'attuale vertice siciliano dell'Anci, l'associazione che raggruppa i comuni.

In base al provvedimento, l'attuale presidente e sindaco di Siracusa Roberto Visentin (Pdl Sicilia), vicino al sottosegretario Gianfranco Miccichè, deve lasciare il posto all'ex presidente, il sindaco di Palermo Diego Cammarata, esponente del cosiddetto Pdl lealista che fa riferimento a Renato Schifani e Angelino Alfano, e pronto a riprendersi la presidenze dell'Anci Sicilia.
fonte : lasiciliaweb.it

Il giorno dei precari. Il corteo invade Palermo

Centinaia di lavoratori precari degli enti locali stanno manifestando davanti l’Albergo delle Povere, a Palermo, dov’è in corso una riunione convocata dall’assessore regionale al lavoro, Lino Leanza, alla quale partecipano, oltre al presidente della Regione, Raffaele Lombardo, decine di sindaci e amministratori dei comuni siciliani. Il governo della Regione, assieme ad amministratori e deputati di tutti i partiti, sta cercando una soluzione da concordare con il ministero dell’Economia per ottenere una deroga al patto di stabilità, senza la quale gli enti locali non potranno rinnovare i contratti a termine di circa 22.500 precari. Davanti l’Albergo delle Povere i manifestanti hanno affisso striscioni e cartelli e rivendicano la salvaguardia dei posti di lavoro. Il portone del palazzo è presidiato da decine di poliziotti e gli agenti della Digos stanno governando la protesta. Per domani Cgil, Cisl, Uil e Ugl hanno annunciato una manifestazione dei precari a Palermo.
fonte : Livesicilia

Sicilia, la barca dei matti al voto.

Abbiamo dovuto studiare le analisi sul dopovoto delle amministrative in Sicilia. Un lavoro faticoso e frustrante, utile per certificare il caos. Sarebbero da incorniciare le analisi realizzate a botta calda. Tutti si arrampicano sugli specchi per dare risposte a domande inesistenti, come: chi ha vinto e chi ha perso, domande aggrappate come edera ai consueti canoni dell’intreccio partitico ormai devastato dagli eventi.

Si continua a ragionare come se ci fossero ancora la destra, il centro e la sinistra, i partiti mantenessero i cavalli di Frisia fra sé e il resto del mondo, l’appartenenza ideologica fosse ancora salda, il grumo di interessi amalgamato e riconoscibile, i buoni da una parte e i cattivi dall’altra. Un contesto che respingerebbe la trasversalità, mentre gli schieramenti politici sono andati alle elezioni mescolando il citrato di magnesio con il brandy d’annata, l’uvetta con il carrubo, le arancine di Montalbano con le lenti di Sherlock Holmes.

Non si capiva niente prima di andare alle urne e non si capisce niente dopo a cose fatte. Il tentativo di comporre il puzzle non è solo una impresa disperata ma una follia, che può essere messa in atto solo dall’inderogabile bisogno di proclamare una impossibile vittoria. Bisogno che pretende indulgenza, tuttavia. Non c’è da scandalizzarsi che questo bisogno sia vivamente sentito dai capintesta, che hanno da rendere conto ai mandanti, amici, parenti, uomini di fiducia, maggiordomi e stormi di cittadini che credono negli angeli custodi e nella democrazia e vogliono, legittimamente, essere rassicurati sull’utilità della scelta compiuta.

Il vecchio schema non esiste più, ogni comunità ha una propria visione del mondo. Si cambia partito come si cambia d’abito, si instaurano alleanze con la stessa disinvoltura con cui si sceglie un film. Eppure Giuseppe Castiglione, coordinatore del Pdl lealista, sbandiera vittorie del suo schieramento, Gianfranco Micciché si compiace dell’espansionismo del suo giovane Pdl Sicilia, il Pd è contento nonostante le guerre fratricide nelle principali città in cui s’è votato (Gela ed Enna), il segretario dell’Udc Cesa conta i sindaci eletti nel suo partito come fossero diamanti da ventiquattro carati trovati per caso durante una passeggiata notturna con la fidanzata.

Il brand delle liste scolorite - civiche in gran quantità, d’appoggio o di contrapposizione - presentate un po’ ovunque, sia nel proporzionale quanto nel maggioritario, e dopo avere cercato di configurare delle omogeneità riconducibili ad uno schieramento abbiamo rinunciato. Praticamente impossibile ricondurre ad uno schieramento il melting polt che conduce al successo finale.
Le amministrative siciliane, beninteso, non vanno ridicolizzate, non avendo alcuna responsabilità di essersi rappresentate come una mezza carnevalata. Non è che potesse arrivare dal cielo una semplificazione, il deus ex machina che facesse capire da che parte ognuno stava e per che cosa si stava battendo e con quali obiettivi. Interrogativi questi ultimi ricchi di aspettative eppure assai trascurati senza che alcuno si indignasse per avere voltato le spalle ad essi.

Se a Palazzo dei Normanni, sede del Parlamento regionale, non si capisce più niente, a parte la voglia di tenere in piedi una baracca sgangherata confidando nell’Onnipotente, presumibilmente distratto da altre più ponderose cure. Deve esserci una volontà alfierana a tenere in piedi tutto, da ascrivere in prima istanza e per forza di cose al presidente della Regione, Raffaele Lombardo, sul quale si dovrebbe – questo sì – indagare a fondo per un tratto caratteriale – la volontà inossidabile - ormai in disuso. Come faccia a tirare avanti è davvero un miracolo che si ripete ogni giorno. Intravvede la luce in fondo al tunnel, trova i numeri per mettere insieme una maggioranza sopravvissuta allo sfascio di partiti vittime di una raccolta differenziata e perciò finite nella discarica di Bellolampo, sulla soglia del percolato, perché così è piaciuto a quelli che ne hanno posseduto i codici d’ingresso. Un miracolo, dunque. E allora: o Lombardo è un santo. E di ciò è lecito nutrire qualche dubbio, o crede di potere aspirare alla santità e perciò trasforma la sua camminata nel percolato in una missione e riesce a sopravvivere agli assalti del destino.

Non stupitevi, per favore dell’iperbole. Vogliamo solo rendere giustizia al clima che respiriamo, e non ha niente a che fare con la realtà, che mantiene i tappeti rossi e le stanze dei bottoni nei luoghi di sempre. Ma se è questa la sua ordalia - l’ordalia di Lombardo - essendo sopravvissuto all’indicibile, vuol dire che qualcosa di inspiegabile gli regala la guida della barca dei matti con il timone dritto verso la meta.

Lombardo trae auspici favorevoli dalla tornata elettorale come gli altri e più degli altri. Dice che gli elettori hanno mandato al diavolo i partiti e che sarebbe arrivato il momento di prenderne atto e costruire un grande partito autonomista che elegga 40 deputati e faccia ballare il samba a qualunque governo si insedi a Roma.

Evoca lo schema catalano, Lombardo. Ma l’insediamento catalano nel cuore della penisola iberica ha tradizioni vecchie di secoli, mantiene un appeal inalterato per chiunque voglia liberarsi del centralismo soffocante, con l’eccezione dei pseudocelti leghisti di casa nostra – si fa per dire - che avendo inventato la Padania si sono guardati bene di guardare alla Catalogna – legittimata dalla storia - come riferimento per le loro battaglie autonomistiche.

Visto che non ci abbiamo capito niente su vincitori e vinti sul voto amministrativo, e che i risultati hanno dato a tutti la opportunità di sentirsi vincenti, ci possiamo esimere dall’individuare la ragionevolezza o irragionevolezza dei compiacimenti comuni.

E tuttavia, qualcosa possiamo osservare, che il Pdl Sicilia è presente nel territorio quanto il Pdl lealista, che Bronte è il feudo di Pino Firrarello a prescindere dai voti scippati o meno al Mpa, che a Enna e Gela il Pd ha perso la faccia ma non i consensi, che esistono anche gli amici di Dore Misuraca in qualche posto, che i finiani hanno potuto identificarsi grazie alla tornata elettorale. Non è molto, d’accordo, ma è meglio che niente.
fonte : SiciliaInformazioni.com

mercoledì 2 giugno 2010

Doppio ponte festivo la Regione va in vacanza

La tentazione era troppo forte. Questo mercoledì segnato rosso nel calendario per la festa della Repubblica era un'occasione davvero ghiotta per organizzare un mega-ponte di riposo. E così quasi la metà dei dipendenti regionali lo farà. Come? Semplice. Improvvisamente, e con grande tempismo, alla Regione è scoppiata un'emergenza ratti, e quindi occorre fare subito "derattizzazioni e disinfestazioni dei locali". Così nove assessorati a Palermo e ben 32 uffici distaccati in tutta la Sicilia, da Catania a Trapani, rimarranno chiusi domani e dopodomani, oppure si sono fermati ieri e lunedì scorso. Insomma, via libera al ponte perfetto, per festeggiare la Repubblica e fare una breve anticipazione delle tanto desiderate vacanze estive.

L'elenco degli uffici regionali chiusi in questi giorni è lunghissimo. La sede dell'assessorato al Lavoro in via Maggiore Toselli, che ospita gli ispettorati del lavoro, è rimasta chiusa lunedì e martedì scorso. Così i circa duecento dipendenti sono potuti rimanere a casa da domenica fino a oggi: altro che ponte, quattro giorni filati di riposo. Non sono stati da meno i colleghi dell'assessorato all'Istruzione di via Ausonia, anche loro con disinfestazione programmata lunedì e martedì, garantendo il ponte da domenica a oggi. È andata un po' peggio ai dipendenti dell'assessorato al Territorio e ambiente di via Ugo La Malfa e a quelli dell'ispettorato provinciale dell'Agricoltura di piazza Marina, che invece sono rimasti a casa ieri e grazie alla festività di oggi hanno potuto fare solo due giorni di vacanza.

Altri dipendenti di uffici della Regione a Palermo, invece, sono dovuti andare al lavoro lunedì e martedì scorsi, ma grazie alle disinfestazioni programmate domani e a volte anche dopodomani, faranno comunque da due a quattro giorni di vacanza: potranno riposare così i dipendenti dell'assessorato al Lavoro e dell'Agenzia per l'impiego di via Imperatore Federico, i colleghi dell'assessorato alla Funzione pubblica di viale Regione siciliana e dell'assessorato all'Agricoltura di via del Serraglio.

Comunque anche i dipendenti di uffici della Regione distaccati nelle altre città non sono stati da meno. Un bel filotto di vacanze, con tanto di disinfestazione programmata per domani e dopodomani, faranno i regionali dell'Ispettorato del lavoro di Trapani e di quello dell'agricoltura e del lavoro di Messina: per tutti questi dipendenti della Regione la settimana riserva almeno tre giorni di vacanza, fra disinfestazione e festa della Repubblica.

A Messina c'è chi è andato oltre, contando sul fatto che domani il calendario è segnato in rosso nella città della Stretto per la festività del santo patrono. Così, anziché fare la disinfestazione domani, hanno preferito spostarla a dopodomani: tre giorni a casa, quindi, a Messina per impiegati e funzionari della Soprintendenza, del Genio civile, dell'Urega e del distaccamento dell'Agricoltura. Uffici chiusi nel giorno precedente o successivo alla festa della Repubblica anche a Siracusa, Catania ed Enna. Quella dei topi sembra davvero un'emergenza, a orologeria.
fonte : La Repubblica

Manager con la valigia. Solo in 2 hanno i requisiti

Il 4 giugno potrebbe essere “il giorno dei manager”. Entro quella data, infatti, si conoscerà il destino dei nove dirigenti generali esterni nominati da Lombardo alla fine del 2009. Livesicilia è in grado di anticipare come finirà. Perchè una cosa pare certa: almeno cinque di loro “salteranno”. Forse anche di più. Forse tutti.
Nicola Vernuccio (Attività produttive), Patrizia Monterosso (Formazione e Istruzione), Salvatore Barbagallo (Agricoltura), Rino Lo Nigro (Agenzia per l’impiego), Gian Maria Sparma (Pesca), Rossana Interlandi (Energia), Maurizio Guizzardi e Mario Zappia (Sanità), Romeo Palma (Ufficio legislativo e legale) sono appesi a un filo già da cinque mesi. Ma quel filo presto verrà tagliato dagli assessori ai quali spetta l’ultima parola, dopo l’invio, da parte della segreteria di Giunta e della segreteria generale di un’ampia documentazione che mostra errori e sottovalutazioni. Superficialità nella scelta dei nomi e dei ruoli. In alcuni casi, noncuranza di semplici e basilari norme. Livesicilia è in grado di documentare, caso per caso, la situazione alla vigilia della delicata scelta da parte degli assessori coinvolti.
Due, in particolare, i “vizi” della Regione nel “reclutamento” dei nove: il primo è rappresentato da una valutazione dei curricula molto approssimativa, il secondo (ed è forse il più importante perché condizione essenziale per giungere alla verifica dei titoli) la mancanza di una verifica sulla dirigenza interna della Regione, come imporrebbe la legge Brunetta.
Proprio su quest’ultimo punto la relazione del costituzionalista Giovanni Pitruzzella, allegata agli atti della delibera di giunta con la quale è stato dato mandato agli assessori di scegliare se confermare o meno i manager, non lascia dubbi sui “difetti” dell’iter seguito dalla Regione e, anzi, passa ai “raggi x” la posizione dei singoli dirigenti: è chiarissima, infatti, quando afferma come “non possa dedursi se, ed in che termini, l’indagine in ordine alla presenza o meno all’interno dei ruoli della dirigenza regionale di soggetti in possesso dei requisiti per la nomina a Dirigente Generale sia stata effettivamente condotta” e aggiunge: “detta verifica costituisce, alla luce della riforma Brunetta fase imprescindibile della procedura istruttoria che deve precedere la nomina dei Dirigenti Generali esterni”. Significa che l’amministrazione regionale non ha fatto alcuna preventiva verifica per sapere se nei ruoli della Regione ci fossero le professionalità ricercate.
Insomma, basterebbe questo per tagliare la testa al toro. E quel filo che lega ancora i manager alla Regione. Ma anche ammesso che questa verifica dei dirigenti “interni” alla Regione fosse stata espletata, rimangono fortissimi i dubbi anche sui requisiti delle persone nominate. Pitruzzella conclude che, per almeno cinque di loro, la nomina non ha alcuna motivazione. Che per gli altri, in alcuni casi i curricula sono insufficienti o presentano gravi lacune. Specie per quanto riguarda il rapporto tra i titoli e la specificità dell’incarico ricoperto. Questa documentazione, insieme a quella preparata dalla segreteria generale delle Presidenza e firmata da Vincenzo Emanuele e Giovanni Bologna, adesso, è sul tavolo dei singoli assessori. Saranno loro a doversi pronunciare entro 10 giorni dall’invio della relazione. Il 4 giugno, appunto, “il giorno dei manager”. Con la valigia.
fonte : Livesicilia

L'ira dei sindacati: "Sulle pensioni presi in giro dal governo siciliano"

CATANIA - I sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil annunciano di avere "rotto le trattative con il governo regionale" e che "andranno nelle piazze per raccogliere firme". "Siamo stati presi in giro anche dall'assessore Leanza - sostiene Carmelo Raffa, segretario della Fnp Cisl -, sono dieci anni che aspettiamo il recepimento della legge 328 per l'integrazione dei servizi socio-assistenziali anche in Sicilia. Ora basta. Andremo nelle piazze, comune per comune a raccogliere le firme per chiederlo all'Assemblea regionale siciliana".

"In Sicilia in tasso di povertà è tra i più pesanti - aggiunge Raffa - ci aspetteremmo di avere un sistema di protezione sociale adeguato. E invece, siamo alle solite: risorse distribuite a pioggia, senza alcuna programmazione. Abbiamo tentato di tutto con il governo regionale attuale e con i precedenti".

"Ora il sindacato dei pensionati unitario, Fnp, Spi e Uilp - annuncia Raffa - andrà tra la gente per chiedere una firma per avere anche in Sicilia, finalmente, una legge per i servizi sociali come nel resto d'Italia".
fonte : lasiciliaweb.it

martedì 1 giugno 2010

Stragi, Politica e Affari

I giudici siciliani che conducono oggi le indagini sulle stragi di Capaci e di via D'Amelio sono arrivati finalmente a un risultato che sembrava a portata di mano già nel biennio 1992-93: quelle stragi non erano frutto soltanto di una strategia terroristica di Riina e Provenzano ma ne erano stati protagonisti agenti dei servizi segreti italiani che cercavano o avevano già trovato nuovi referenti politici.
Questa conclusione l'aveva già tratta sinteticamente Giovanni Falcone quando, di fronte all'attentato contro di lui all'Addaura nel 1989, aveva parlato esplicitamente di "menti raffinatissime" che erano state all'origine dell'azione. Oggi sappiamo che alcuni agenti segreti erano presenti e erano stati identificati nella fase preparatoria dell'attentato e addirittura durante l'azione. Di fronte a questi risultati, Carlo Azeglio Ciampi, all'epoca presidente del Consiglio in carica, Oscar Luigi Scalfaro allora capo dello Stato e Walter Veltroni che guidava i Democratici di Sinistra prima di diventare sindaco di Roma, hanno dichiarato che erano consapevoli del pericolo di un colpo di Stato in atto.

Di fronte a rivelazioni così gravi e circostanziate, se pure molto tardive, esponenti piduisti e berlusconiani della maggioranza di governo, come l'on. Fabrizio Cicchitto e il senatore Gaetano Quagliariello, hanno ritenuto proprio dovere attaccare i politici che si sono schierati accanto ai magistrati e hanno messo in luce il nuovo, terribile mistero che grava sulla repubblica.

Ma si tratta davvero di un nuovo mistero?

O è piuttosto il caso di prender atto che quei referenti politici che si erano alleati con Cosa Nostra e collaboravano alle grandi stragi contro i due magistrati, Falcone e Borsellino, non potevano essere, in quel momento, che gli esponenti di una nuova forza politica? Una forza politica che si profilava all'orizzonte per sostituire i due partiti politici di governo, proprio allora costretti allo scioglimento, come la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista?

Il nervosismo e le offese di Cicchitto e di Quagliariello, entrambi luogotenenti di Berlusconi, a diciotto anni dagli avvenimenti, non fanno che confermare una simile deduzione e allarmano, ancora una volta, chi si batte per la difesa dello Stato di diritto e contro l'offensiva mafiosa. A questo punto sta ai magistrati concludere le indagini e agli italiani prender atto che, se non si arrivò a un colpo di Stato, fu perché non ce ne era bisogno: la politica aveva risolto la contraddizione tra mafia e Stato consentendo l'ascesa al potere proprio di Silvio Berlusconi e delle forze che lo sostenevano. Non è un caso che, dopo il '94, di mafia si parla assai poco nei mezzi di comunicazione in Italia e negli anni successivi le associazioni mafiose diventano padrone visibili di tre o quattro regioni meridionali. Questi sono i fatti ai quali gli esponenti della maggioranza dimenticano di dover rispondere anche in questi giorni.

www.nicolatranfaglia.com