domenica 18 luglio 2010

“Gli assassini sono stati protetti”

Antonio Ingroia
“”Molti di noi percepirono, subito dopo le stragi del ‘92, che quello scenario non era firmato solo dalla mafia, ma che c’era un’altra mano. Ora, finalmente, dopo 20 anni sono venuti fuori contesti importanti”. Lo ha detto il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia intervenuto a un dibattito organizzato in occasione delle commemorazioni della strage di via D’Amelio in cui fu ucciso il giudice Paolo Borsellino, a Villa Filippina. ”Si stanno concretizzando delle novità – ha aggiunto – e probabilmente si arriverà a un risultato investigativo che darà vita a dei processi”.

”Dalle indagini viene fuori che la verità non era quella che era apparsa e che ci furono assassini garantiti da uomini della mafia e delle istituzioni”, ha aggiunto Ingroia. ”Quello di cui oggi parliamo – ha proseguito – ce lo stanno raccontando personaggi come Massimo Ciancimino, testimone privilegiato perché vicino al padre, ma anche uomini delle istituzioni”.
”Quello che è agghiacciante – ha proseguito Ingroia - è che mentre c’era la mattanza mafiosa, gli uomini dello Stato trattavano con gli assassini e non a titolo personale”.
fonte: Livesicilia

sabato 17 luglio 2010

"Giovanni e Paolo, due uomini liberi con le loro idee "

Questa mattina, sono state danneggiate due statue raffiguranti Giovanni Falcone e Paolo Borsellino; questo vile ed offensivo atto che offende la Memoria dei nostri Martiri, non esitiamo a definirlo un gesto di inaudita gravità, che testimonia, o la pericolosa dabbenaggine di qualcuno, oppure, è il vile gesto intimidatorio mafioso indirizzato nei confronti dei siciliani che in questi giorni si apprestano a commemorare il diciottesimo anniversario della strage di via D' Amelio.
Mai, come in questo momento, grazie all' impegno di magistrati coraggiosi, e di cittadini che non si arrendono, si è stati vicini a conoscere la verità sui mandanti delle stragi di Capaci e di via D' Amelio.
Per onorare la Memoria di Paolo Borsellino e degli Uomini della scorta, per sostenere i magistrati coraggiosi, per arrivare finalmente a conoscere tutti i retroscena di questa strage, e quindi portare in giudizio dinnanzi alla legge e dinnanzi alla Storia i mandanti ed i loro sìcari, L' EVIS invita tutti i siciliani a partecipare alle manifestazioni indette in questi giorni.

Maria Allegra, Segretaria Nazionale dell 'EVIS - Partito per l ' Indipendenza della Sicilia
Pietro Di Caro, Segretario Giovanile

Irregolarità negli appalti per i servizi sociali: 16 arresti a Catania

Si tratta di Giuseppe Zappalà, che ha fatto parte della giunta di Umberto Scapagnini. In manette anche Nunzio Parrinello, consigliere provinciale dell'Mpa


CATANIA. Ci sono Giuseppe Zappalà, 61 anni, ex assessore alle Politiche sociali della giunta di centrodestra di Umberto Scapagnini; Nunzio Parrinello, 52 anni, consigliere del Mpa alla Provincia di Catania; Isaia Ubaldo Camerini, 62 anni, responsabile del distretto socio-sanitario numero 16; l'avvocato Antonino Novello, 53 anni, consigliere della sezione etnea dell'Unione nazionale ciechi; Paolo Guglielmino, 42 anni, legale rappresentante della cooperativa 'Socio sanitaria'; tra gli arrestati da carabinieri del Nas nell'ambito dell'inchiesta su appalti nei servizi sociali nel capoluogo etneo.
Per loro il Gip, accogliendo le richieste del sostituto procuratore Lucio Setola, ha emesso ordine di custodia cautelare in carcere.
Il giudice ha concesso i 'domiciliari' a altri undici indagati. Maria Brunetto, 53 anni, consigliere comunale di una lista civica a Calatabiano; a cinque dipendenti del Comune di Catania: Maria Teresa Cavalieri, 51 anni, Vincenza Lipani, di 55, Lucia Rosto, di 58, Carmela Merola, di 62, Carmela Vampa, di 55; Anna Donatelli, 48 anni, presidente della cooperativa sociale 'Orizzonti'; Salvatore Falletta, 54 anni, vice presidente della Lega cooperative della provincia etnea; Carmelo Reale, di 58 anni, componente una delle commissioni aggiudicatrici di gare di appalto; Concetta Santangelo, di 46 anni, di Adrano; e Renato Briante, di 55 anni, consulente esterno nel 2007 dell'assessorato regionale alla Famiglia.

fonte : Gds

giovedì 15 luglio 2010

La strenna del Festino Firmati altri 13 incarichi

Festino di risparmi a Palermo, Festino di strenne estive alla Regione. Il sito della Presidenza ci fa sapere che nelle ultime ore sono stati firmati i decreti di nomina di altri tredici consulenti. Figure strategiche in una Regione che può contare su oltre 2 mila dirigenti ma che continua ad attingere in ruoli esterni, esperti buoni per ogni assessorato. Così l’assessore al Turismo Nino Strano ha voluto accanto a sè Emanuele Rotta (6.197,49 euro sino al 30 settenbre) quale assistente per la costituzione dei distretti turistici con particolare riferimento (non sia mai) all’area del Sudest della Sicilia. Il suo collega al Territorio, Roberto Di Mauro, ha voluto invece sino alla fine dell’anno un consulente del servizio pianificazione e controllo strategico: si tratta di Carmelo Amoroso e percepirà 14.437,64 euro.

L’assessore alle Risorse agricole e alimentari, Titta Bufardeci, “per fronteggiare la crisi del settore agricolo” (sic!) si avvarrà del supporto tecnico di Santo Bono (5.224 euro fino al 31 dicembre, data entro la quale, presumibilmente, la crisi dell’agricoltura sarà superata). L’oscar delle consulenze spetta d’ufficio però all’assessore alla Famiglia Nicola Leanza che, in un colpo solo, ha messo dentro dieci consulenti, tutti con scadenza marzo 2011. Sono stati tutti nominati per portare a compimento un oscuro progetto denominato “UN-EC-AL-083″, sigla dietro la quale si cela un fantomatico documentario che la Regione intende realizzare senza badare a spese. I dieci che lavoreranno al fondamentale progetto sono: Anna Lucia Colleo (2.5oo euro per lo sviluppo del soggetto e della sceneggiatura), Enrico Maria Settimi (12 mila euro per riprese, co-regia e montaggio), Alessandro Fucarini (fotografo, 6 mila euro), Ilia Mazzone (2.000 euro, co-regia- un altro? – supervisione e montaggio – un altro?), Riccardo Lupo (2.000 euro, redazione testi per lavoro fotografico), Alessio Genovese (2.000 euro a supporto del lavoro di riprese in Sicilia), Aurelia Granà (2.000 euro per la traduzione dei testi). Come se non bastasse la squadra sarà completata da un ricercatore junior (mischino, gli altri saranno sicuramente senior…) che risponde al nome di Michele Ippolito (2.500 euro), da un’esperta di comunicazione, Fabiana Musicco (4.800 euro) e, dulcis in fundo dal consulente più importante: siccome sarà difficile far quadrare i conti del progetto, ecco pronta la consulente alla rendicontazione finanziaria, Vincenza Di Marco, che con tremila euro dovrà certificare il bilancio e per questo lavorerà un mese in più degli altri, sino al 30 aprile 2011. Tranquilli, ci verranno a dire che il progetto è finanziato con i fondi Ue, che le figure erano previste in qualche bando, che i curricula sono a posto. Scommettiamo?
fonte : Livesicilia

Non c’è più il sindaco

Palermo non ha più il suo sindaco. Il sindaco di Palermo non può essere quell’ombra furtiva che evapora dalla Cattedrale, dopo la messa della Santuzza, per non farsi riconoscere. Il sindaco di Palermo non può rifiutarsi di salire sul carro per il grido di rito. Chi rinuncia a quel gesto altamente simbolico di appartenenza e di saldatura morale con la sua gente rifiuta Palermo tutta intera. Il sindaco non può addurre ragioni familiari e private per giustificare la sua assenza. Non può rivendicare la sobrietà di chi avrebbe scelto meritoriamente di non dare un colore politico alla festa. Il sindaco sale su quel carro con la speranza di tutti tra le braccia, come primo cittadino, non come esponente di una parte. Il sindaco non può sfuggire al corteo del Festino per ragioni di sicurezza che pure ci sono. La sicurezza di un sindaco di Palermo è data dal suo coraggio, dalla sua capacità di parlare con la gente. Se l’uomo deputato alla delicata funzione teme contestazioni ridondati e in qualche caso – comunque a torto – violente, deve prendere atto che un legame si è spezzato irrimediabilmente, se mai c’è stato.
Diego Cammarata non si dimetterà dalla carica. Continuerà a decidere, a firmare, a parlare con la fascia tricolore. ma da ieri è un corpo estraneo rispetto alla città che avrebbe l’onore e l’onere di rappresentare. Forse Diego Cammarata è sempre stato un corpo estraneo. Ora, il sospetto è una certezza.
fonte : Livesicilia

Ritratto semiserio di Raffaele L. Ecco l’uomo che somiglia a tutto

A chi somiglia Raffaele Lombardo? Il che significa chiedersi a chi somiglia l’ignoto marinaio di Antonello da Messina. E statene sicuri che pure l’olio si guasterebbe e la tela diventerebbe “libro nero”, la cornice si arcuerebbe come i suoi baffi o come i suoi capelli: ciuffi che da destra arrivano a sinistra, un po’ come il suo governo. Uno psichiatra prestato alla politica è come un dottore che si ammala, il muratore che finisce dentro il bitume. Ma il suo lungi da essere un sorriso è in realtà una morra, una cicatrice d’infanzia e alla Sicilia. E’ così antico che se cercate bene troverete qualche
notizia pure nel Pitrè, antico come la legge di conservazione e quindi machiavellico: “La prima legge di ogni essere è di conservarsi, di vivere”. E come dice sempre il fiorentino sarebbe inutile chiedere spighe a chi semina la cicuta, chiedere ordine a chi si è laureato con una tesi dal titolo “nessi tra tradizioni popolari e costruzioni deliranti”. Però questo delirio è un po’ comune, è siciliano, e Lombardo l’apprendista stregone di questa costruzione che si chiama oggi “governo di larghe intese”, “di legislatura”, “neo-milazzismo”ovvero Kaos che significa vuoto. Perché l’Ars è oggi come il Tartaro, il luogo dove stanno rinchiusi i titani-pensionati d’oro, (chissà se Zeus gli passava un vitalizio così florido), uomini soggiogati da questo Zeus che a differenza di quello greco e di Arcore tra tutti i vizi non ha ancora
quello del priapismo: erezione persistente e dolorosa.

Eppure Maria Bonanno, segretaria che da quel che si diceva assaggiava il caffè, vale più di una D’Addario, Lino Leanza più di un Bondi e di un Verdini che si fa beccare al telefono come uno scolaretto che chiama ai numeri sconci. Per Lombardo il corpo non è altro che messaggio, nel suo viso c’è la cartina geologica siciliana. Ogni ruga sul volto è un pericolo di smottamento, e lui un terremotato che ha già costruito altrove. Se terremota il Pdl, fa una palafitta nel Pd, oppure torna dalla mamma Udc, e visto che c’è pernotta nel Pdl terremotato ovvero il Pdl sicilia. Il suo corpo è cresciuto per dire le cose che non pensa e se si vuole buttare tutto in mafia… la mafia è per lui la “risorsa” che lo tiene in vita perché il nemico a cui può contrapporre la carta dei tecnici, che sono fusibili di legalità da una parte ma scosse elettriche di alunni-dirigenti, padri-padroni di munnizza e termomunnizza dall’altra, come Armao e la sua Falk. Egli è un esempio di genetica politica, un embrione da laboratorio che muta forma continuamente.

Però la discordia che porta tra le file avversarie va di pari passo con la crisi d’identità dell’opposizione che crede di combattere contro il diavolo ma a cui ha già ceduto l’anima. Ed è facile cedere l’anima a Lombardo perché come dicono i consiglieri di paese in quota Mpa (bocche di verità e schedati in voti), con lui si può diventare qualcuno. Il metodo Lombardo attecchisce perché tira fuori il talento-l’intrallazzo politico e ricompensa. Anche il “libro nero” non è altro che un cumulo di desideri di piccoli che vogliono diventare grandi: impiegati che vogliono essere dirigenti, maestri che vogliono essere presidi. Egli scommette sui suoi uomini come la scuola dovrebbe fare con i meritevoli, l’università con i ricercatori, quindi più si produce in termini di consenso e più si salirà nella scala sociale. Chi è stato nella sua villa di Grammichele la descrive come una villa non rifinita, insomma una casa ancora da completare. Lombardo non la abita perché la sua vera casa è una navicella come quella di Star Trek, piena di fili telefonici. Con il suo telefono Borges avrebbe scritto milioni di romanzi, e se chiama alle cinque di mattina i suoi uomini, è pure vero che dice tutto per non dire nulla, come Gianni Letta: un puparo che parla attraverso i pupi.
A chi assomiglia Raffaele Lombardo? “Al deputato che siede sui banchi della destra e a quello che siede sui banchi della sinistra, al contadino e al principe del foro; somiglia a chi scrive questa nota. Somiglia ecco tutto”. Lo diceva Sciascia del marinaio.
fonte : Livesicilia

martedì 13 luglio 2010

Crisi, rapporto Diste: "In Sicilia si fa sentire"

Negli ultimi due anni l'economia siciliana è stata messa a durissima prova. Tensioni estreme, difficoltà congiunturali, violente turbolenze sui mercati finanziari si sono trasformate in un'acuta crisi recessiva, che, alla fine dell'estate 2008, ha assunto proporzioni storiche, incidendo in modo significativo su tutto il 2009. E' l'analisi dei dati che emerge dal "XXXIV Report Sicilia", realizzato dal Diste, Dipartimento studi territoriali, in collaborazione con la Fondazione Curella e il Centro interdipartimentale per la ricerca ed il monitoraggio dell'economia e del territorio dell'Università degli Studi di Palermo, presentato questa mattina, nella sede di Confindustria Palermo, dal presidente Alessandro Albanese, dal presidente del Diste Alessandro La Monica, che ne hanno discusso assieme al presidente della Fondazione Curella, professore Pietro Busetta, al preside della facoltà di Economia Fabio Mazzola e al professore Antonio La Spina dell'Università di Palermo. Per le imprese dell'isola si è inaugurato un prolungato periodo di perdite produttive. Molte di esse sono fallite, altre hanno sfiorato la bancarotta. Mentre i siciliani hanno dovuto tagliare in modo consistente le spese anche per l'acquisto di vestiti, scarpe, alimentari e bevande. Si contano numerose chiusure fra le piccole imprese operanti nella distribuzione, nell'artigianato, nell'industria manifatturiera, nelle costruzioni. Va male anche la produzione industriale: il numero degli occupati è sceso per il quarto anno consecutivo, collocandosi al livello più basso degli ultimi dodici anni. Le indagini campionarie Istat condotte presso le famiglie siciliane hanno accertato, con riferimento alla media del 2009, un numero di lavoratori pari a 129,6 mila unità, il 6% in meno rispetto al 2008. Sono cresciuti anche i dati relativi ai fallimenti (nel 2009 in Italia oltre 9 mila, +23% rispetto al 2008; in Sicilia l'aumento si è aggirato attorno al 12 per cento, con undici imprese fallite ogni diecimila registrate) e ai protesti. Ma i dati messi a punto dal Diste evidenziano anche che qualche segnale positivo c'é: infatti, grazie ad un cauto miglioramento del clima di fiducia degli operatori, la fase più acuta della recessione potrebbe essersi arrestata, o quanto meno mitigata, anche se il processo di normalizzazione sembra destinato a protrarsi nel tempo. Dopo che nel 2009 l'export ha registrato un -37% rispetto al 2008, e l'import (-38,6% rispetto al 2008), dai dati del primo trimestre 2010, si registra un miglioramento. I flussi commerciali dell'Isola con il resto del mondo, infatti, hanno mostrato un consistente rilancio, chiudendo il periodo all'insegna di aumenti in termini monetari del 45,4 per cento le esportazioni e del 67,9 per cento le importazioni. I consumi delle famiglie siciliane, come è emerso dall'indagine Diste/Fondazione Curella, effettuati con alcuni operatori del credito siciliani, diminuiscono in maniera significativa. I risultati delle inchieste condotte nell'autunno 2009 e a inizio primavera 2010 hanno segnalato flessioni di entità apprezzabile estesi alla maggior parte dei capitoli di spesa, a iniziare dal vestiario e abbigliamento, dai prodotti in pelle e calzature, agli alimentari e bevande, dai servizi di ristorazione e alberghieri a quelli per la cura della persona.
Fonte: gds

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A questo ci hanno portato e chissà a cosa di ancora più tragico e drammatico ci porteranno, se i siciliani non aprono gli occhi. Urge dar vita a una nuova classe politica siciliana e sicilianista, svincolata da ogni legame con i partiti romani e padani, la quale inizi seriamente ad operare per i siciliani e non sui siciliani. Occorre passare da un' economia di consumo, basata fin' ora su beni e servizi padani, ad un' economia di produzione, la quale dia libero sfogo alle risorse e alle menti di questa Terra, sì da rilanciare una apprezzabile competitività ed arrestare la piaga dell' emigrazione giovanile!. Non serve nessun ponte, bensì ci occorre l'applicazione integrale del nostro Statuto!!. Non abbiamo cosa farcene di un falso e grottesco federalismo alla padana, fatto dal nord e per il nord!. Sono loro che hanno copiato dal nostro Statuto: noi non vogliamo e non dobbiamo copiare nulla, poichè la storia ci riporta che a loro abbiamo sempre insegnato!. Il far si che un giovane possa ragionevolmente lavorare per sè e per la collettività nella propria terra, è il fondamento sovrano di uno stato di diritto, lo stesso depredato e usurpato ormai da 150 anni da un branco di avvoltoi, ladri, assassini e usurai in nome di una Italia unita che in verità non è mai esistita semplicemente perchè i primi a non essere mai esistiti sono gli Italiani!!.