" Uomini di governo, la tensione libica non può giustificare il ritardo accumulato. Noi siamo più vicini alla Libia più di qualunque italiano comune o di potere. Se le prospettive belliche sono preoccupanti ancora più preoccupante dovrà essere il possibile flusso migratorio che seguirà. E l’isola continuerà ad essere in stato di emergenza. Le bombe forse non cadranno più su Tripoli ma la miccia è innescata a Lampedusa”. A parlare è don Stefano Nastasi, parroco di Lampedusa, che lancia un accorato appello. ”Signor presidente della Repubblica, oggi avvertiamo che l’Italia non è unita né unica. Siamo soli – dice – Signor presidente del Consiglio e signor ministro (agrigentino) della Giustizia, la ricerca della giustizia, alla quale vi appellate, vale anche per noi. Ma qui oggi non c’è giustizia. Signor ministro dell’Interno lei è anche il nostro ministro. I prefetti non possono sostituire le scelte politiche. E lei è ministro della Repubblica Italiana e dunque anche di Lampedusa”.
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Caro don Stefano Nastasi, " NOI " siamo sempre stati soli; gli uomini politici ai quali Ella si rivolge non ci rappresentano, rappresentano esclusivamente gli interessi dell' Italia ( tra l ' altro molto male ).
domenica 20 marzo 2011
sabato 19 marzo 2011
Lombardo: “Con Gheddafi non possiamo stare tranquilli”
”Sulla situazione libica vedremo quello che succede: con Gheddafi che minaccia ritorsioni, non c’è da stare tranquilli. Facciamoci il segno della croce, perché le annunciate ritorsioni avrebbero ripercussioni sul nostro territorio”. Lo ha detto Raffaele Lombardo, a Palermo, a margine del convegno dal titolo ”Sud la naturale evoluzione”. Il presidente della Regione siciliana ha aggiunto: ”I timori legati a quello che sta accadendo ci sono ma mi auguro non accada nulla. La Sicilia ha un ruolo geograficamente strategico e come sempre offrirà il proprio contributo consistente nella concessione delle basi militari”. ”Siamo a poche decine di chilometri dal nord Africa – ha concluso Lombardo – ed esposti quasi passivamente agli eventi. Speriamo non ci sia una nuova Lampedusa come nell’86”.
”Siamo solidali con gli abitanti di Lampedusa nell’invocare l’intervento del governo. Che cosa ha fatto l’esecutivo per fronteggiare il fenomeno dell’immigrazione? Niente”. Lo ha detto il governatore siciliano Raffaele Lombardo, a Palermo. ”Qualche giorno fa qualcuno lamentava un certo allarmismo, dicendo che i 10 o i 100 mila arrivi erano numeri inventati. In effetti si prevedeva un esodo così massiccio dal nord Africa – ha aggiunto – ma il governo non è intervenuto. Avrebbe potuto requisire non solo il Villaggio degli Aranci a Mineo, ma un po’ di navi da crociera ed imbarcare direttamente lì le persone, piuttosto che pensare ad una tendopoli a Lampedusa”. ”L’isola è al collasso – ha concluso – e rischia di distruggere la propria economia, e la prospettiva di una stagione turistica”.
fonte: Livesicilia
”Siamo solidali con gli abitanti di Lampedusa nell’invocare l’intervento del governo. Che cosa ha fatto l’esecutivo per fronteggiare il fenomeno dell’immigrazione? Niente”. Lo ha detto il governatore siciliano Raffaele Lombardo, a Palermo. ”Qualche giorno fa qualcuno lamentava un certo allarmismo, dicendo che i 10 o i 100 mila arrivi erano numeri inventati. In effetti si prevedeva un esodo così massiccio dal nord Africa – ha aggiunto – ma il governo non è intervenuto. Avrebbe potuto requisire non solo il Villaggio degli Aranci a Mineo, ma un po’ di navi da crociera ed imbarcare direttamente lì le persone, piuttosto che pensare ad una tendopoli a Lampedusa”. ”L’isola è al collasso – ha concluso – e rischia di distruggere la propria economia, e la prospettiva di una stagione turistica”.
fonte: Livesicilia
mercoledì 16 marzo 2011
Celebrare al Pantheon i Savoia? Non in mio nome, Presidente Napolitano
La Repubblica che celebra la monarchia dei Savoia! Mi sarei aspettato da parte del Presidente della Repubblica, casomai, un omaggio al repubblicano Giuseppe Mazzini che i Savoia fecero morire da latitante. Mi sarei specialmente aspettato che lo Stato, fi...nalmente, riconoscesse che in Italia, per dieci anni (1860 – 1870) vi fu una Guerra Civile e che l'esercito “unitario” operò nel sud con una ferocia tale da fare impallidire le più crudeli rappresaglie dell'esercito tedesco contro la popolazione operate durante la lotta partigiana del 1943-45. Ecco perchè la scelta, da parte del Presidente Giorgio Napolitano, di celebrare il 150° dell'Unità d'Italia rendendo omaggio alle spoglie custodite nel Pantheon del re "abusivo" Vittorio Emanuele II di Savoia mi lascia sbigottito ed incredulo. Già mi sembrava assurda la scelta di questa data, poichè il 17 marzo 1861 si proclamò soltanto Vittorio Emanuele II re d'Italia e non si costituì il nuovo Regno d'Italia. E nè l'Italia era unita, allora, mancando Roma e il Lazio, il Veneto, la Venezia Giulia e il Trentino con Mantova. Ma mai mi sarei immaginato che il Presidente della Repubblica si recasse al Pantheon a rendere omaggio di persona alla tomba di Vittorio Emanuele II. Il Presidente Napolitano che si richiama sempre alla costituzione del 1948 e dove, fino al 2002, in essa era sancito che "I membri e i discendenti di Casa Savoia non sono elettori e non possono ricoprire uffici pubblici ne' cariche elettive. Agli ex re di Casa Savoia, alle loro consorti e ai loro discendenti maschi sono vietati l'ingresso e il soggiorno nel territorio nazionale." Voglio ricordare, ma il Presidente Napolitano lo sa benissimo, che queste disposizioni vennero dettate dall'Assemblea Costituente non per mera cattiveria, ma perchè la dinastia dei Savoia si era macchiata di grandi crimini contro il popolo italiano portando il Paese ripetutamente in guerre offensive che potevano essere evitate non essendo stata mai minacciata la propria sicurezza. Una lunga scia di sangue, infatti, segna il percorso tra le generazioni della dinastia dei Savoia. Cominciando con Vittorio Emanuele II che condusse una spietata guerra di conquista con ogni mezzo per impossessarsi degli stati italiani gettando il sud in una sanguinosa guerra civile che provocò in un decennio centinaia di migliaia di vittime per la dura repressione. Umberto I che nel suo delirio di potenza e coadiuvato dal Crispi, inseguì un maldestro tentativo di occupare un posto nella storia con la conquista dell'Eritrea che, di contro, fece riportare all'esercito italiano numerose sconfitte come quella di Adua: unico caso, tra i paesi europei, a farsi sconfiggere così duramente dagli indigeni africani . Ma più fortuna Umbero I ebbe, nel solco della tradizione dei Savoia, nell'impiego dell'esercito nella repressione delle proteste sociali in Sicilia e a Milano: con le cannonate! E poi Vittorio Emanuele III il più sanguinario dei monarchi d'Europa! Il re nano, detto "sciaboletta", forse per compensare la sua misera statura fisica, si lanciò in un susseguirsi continuo di guerre che portarono al macello milioni di Italiani! Cominciò con la guerra in Libia, dove le atrocità commesse dagli italiani ancora i libici ce lo ricordano, ma fu la grande guerra il suo primo capolavoro. Pur facendo parte della Triplice Alleanza con la Germania e l'Austria allo scoppio della prima guerra mondiale nel 1914 il Regno d'Italia si dichiarò neutrale. E fin qui tutto bene. Ma con l'anno nuovo il re e i suoi governanti cominciarono a sentire l'odore del sangue e con un voltafaccia senza rossore e a dispetto dei patti voluti e sottoscritti a suo tempo dichiararono guerra all'Austria. Fu così che l'Imperatore Francesco Giuseppe emise un proclama in cui parlò di «tradimento quale la storia non conosceva pari» e di «nuovo perfido nemico» galvanizzando le truppe austriache nel combattere contro gli italiani. Fu la grande guerra, una carneficina di italiani. Ma ciò non bastò. In seguito alla crisi economica di un paese esausto dopo la guerra ed ai disordini che ne derivarono, nel paese si formò il partito dell'ordine, del manganello e dell'olio di ricino: il fascismo. Fu il re Vittorio Emanuele III che il 28 ottobre 1922 rifiutò di firmare il decreto che ordinava alle truppe a sbaragliare i fascisti alle porte di Roma e che anzi propose a Benito Mussolini di formare un nuovo governo. Ciò aprì le porte alla dittatura che ci portò alla guerra d'Etiopia e alla seconda guerra mondiale a fianco della Germania nazista gettando gli italiani nel baratro della rovina più totale. Ma ecco un nuovo colpo di scena: vedendosi perso Vittorio Emanuele III, dopo aver fatto arrestare Mussolini che LUI aveva voluto alla guida dello Stato e dopo aver fatto siglare l'armistizio con gli alleati, il 13 ottobre dichiarò guerra alla Germania con un voltafaccia peggiore di quello del 1915 e solo per salvare il suo trono! La reazione dei tedeschi la conosciamo e quindi qui terminiamo. Queste furono le ragioni per le quali i Savoia furono mandati in esilio. Nel 2002 dopo una stucchevole e continua pressione mediatica si decise per i discendenti di quella sciagurata dinastia di abrogare quella disposizione che appariva odiosa e i Savoia tornarono in Italia. Dopo un pò Vittorio Emanuele e suo figlio Emanuele Filiberto ebbero la brillante idea, come ringraziamento, di chiedere un risarcimento di 260 milioni allo Stato italiano per i beni confiscati ai loro antenati! E come se non bastasse Vittorio Emanuele veniva coinvolto e arrestato nell'ambito di un'inchiesta su gioco d'azzardo e prostituzione. Stupisce molto che giovedì 17 marzo il puttaniere d'oro assieme al figlio ballerino e a tutta la sua famiglia saranno a fianco del Presidente della Repubblica per rendere omaggio al loro antenato! L'aver fatto rientrare i discendenti dei Savoia come semplici cittadini non significa la rabilitazione di quella odiosa dinastia col riverirla da parte delle massime autorità della Repubblica. Questo omaggio alla monarchia dei Savoia offende lo spirito che fonda la Costituzione e le vittime di 85 anni di tirannide sabauda. Una Repubblica che ha completamente smarrito le ragioni della sua origine. Una ragione in più, come se altro non bastasse, per vergognarmi profondamente di essere cittadino di questo Stato. Nino Vassallo Mostra tutto
Di: Nino Vassallo
Di: Nino Vassallo
martedì 15 marzo 2011
Fiat Termini, operai bloccano l'autostrada Palermo-Catania
Circa duecento operai dello stabilimento Fiat di Termini Imerese e dell’indotto, stamani, hanno bloccato l’autostrada A 19 Palermo-Catania. I manifestanti hanno invaso la corsia in direzione del capoluogo regionale e si stanno muovendo verso Termini. Il corteo avviene nel giorno in cui Fim, Fiom e Uilm hanno indetto otto ore di sciopero per chiedere l'immediata apertura di un tavolo tecnico tra sindacati e ministero dello Sviluppo economico sull'accordo di programma quadro per la riconversione del polo industriale di Termini, siglato a Roma il 16 febbraio scorso. “Non conosciamo ancora i dettagli dei piani industriali e d'investimento - dice il segretario provinciale della Fiom, Roberto Mastrosimone - e non ci sono garanzie occupazionali per i 2.200 lavoratori della Fiat e dell' indotto. Chiediamo un incontro immediato con il ministero perché per ora l'unica certezza che abbiamo è che la Fiat andrà via il 31 dicembre di quest'anno”.
fonte:SiciliaInformazioni.com
fonte:SiciliaInformazioni.com
lunedì 14 marzo 2011
E Lombardo opportunamente ( o opportunisticamente ) cambia parere.
Lombardo: "Niente nucleare in Sicilia o marciamo su Roma"
PALERMO. "Il governo nazionale smetta di disincentivare il piccolo fotovoltaicolo forse perché si illude di puntare sul nucleare. Il governo nazionale eviti di farci fare manifestazioni per impedirgli di fare sbarcare il nucleare in Sicilia. Non ero pregiudizialmente contrario all'energia nucleare ma, dopo quello che sta succedendo in Giappone con il pericolo reale di radiazioni, in una terra a rischio sismico altissimo come la Sicilia soggetta a terremoti, non esiste parlare di nucleare".
Lo dice il presidente della regione siciliana Raffaele Lombardo. "Se la vadano a fare altrove - aggiunge - e il governo nazionale punti sulle energie alternative, che non risolvono certo il problema energetico, ma dalle nostre parti è una grande risorsa per le famiglie. E ripristini gli incentivi, altrimenti ci sarebbe da fare una marcia su Roma.
fonte:GIORNALEDISICILIA:IT
PALERMO. "Il governo nazionale smetta di disincentivare il piccolo fotovoltaicolo forse perché si illude di puntare sul nucleare. Il governo nazionale eviti di farci fare manifestazioni per impedirgli di fare sbarcare il nucleare in Sicilia. Non ero pregiudizialmente contrario all'energia nucleare ma, dopo quello che sta succedendo in Giappone con il pericolo reale di radiazioni, in una terra a rischio sismico altissimo come la Sicilia soggetta a terremoti, non esiste parlare di nucleare".
Lo dice il presidente della regione siciliana Raffaele Lombardo. "Se la vadano a fare altrove - aggiunge - e il governo nazionale punti sulle energie alternative, che non risolvono certo il problema energetico, ma dalle nostre parti è una grande risorsa per le famiglie. E ripristini gli incentivi, altrimenti ci sarebbe da fare una marcia su Roma.
fonte:GIORNALEDISICILIA:IT
mercoledì 9 marzo 2011
Ancora soldi al Nord, mentre il Sud resta a guardare
Per il Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe), l’organo collegiale del governo che si occupa dei principali investimenti nel nostro Paese, esistono regioni di serie a e regioni di serie b.
Infatti, mentre per il Nord si investono risorse volte a realizzare opere e infrastrutture, per il Sud si fa poco o nulla. Emblematico è il diverso utilizzo delle quote del Fas (Fondo per lo sviluppo delle aree sottoutilizzate) destinate al Settentrione e quelle per il Mezzogiorno. Le prime sono state investite quasi tutte. Le seconde, invece, o non sono state investite, o sono state spese per finalità diverse da quelle previste oppure, addirittura, sono state dirottate al Nord. Dall’inizio della legislatura ad oggi, quindi, il Comitato guidato dal siciliano Gianfranco Miccichè ha approvato quasi esclusivamente delibere di finanziamento in favore del Nord, anche per quanto riguarda l’impiego di risorse diverse dal Fas..
L’ultima in ordine di tempo è la 101 del 2009, pubblicata in Gazzetta il 3 marzo, riguardante la linea ferroviaria Genova-Milano. Per la realizzazione del primo lotto sono stati stanziati 100 milioni a favore della Società Rete Ferroviaria Italiana, nonché un contributo di circa 35 milioni di euro per 15 anni reperito da altri fondi statali.
Pochi mesi prima, nel novembre del 2010, il Cipe aveva stanziato risorse per 20 miliardi di euro, sempre per la costruzione di infrastrutture al Nord, contro soli 200 milioni concessi al Sud. In proporzione il governo ha investito nel Settentrione cento volte di più che nel Mezzogiorno. Tra i vari provvedimenti adottati, poi, c’è anche uno stanziamento di 400 mila euro alla Scuola Europea di Varese. Una delle sette scuole europee riservate prevalentemente ai figli dei dipendenti del Centro Comune di Ricerca di Ispra, un ente di ricerca che fornisce sostegno scientifico e tecnico per l’attuazione e il controllo delle politiche dell’Unione.
Sembra, quindi, che dentro il Cipe ci sia una corsia preferenziale dedicata al Nord, mentre il governo congela o dirotta tutte le risorse destinate al Meridione. Dei soldi del Fas, ad esempio, che ammontano a 63,3 miliardi di euro, soltanto le briciole sono andate al Sud. La maggior parte si trovano presso le casseforti dei ministeri e un’altra buona fetta è stata utilizzata dal governo per fini diversi da quelli stabiliti dalla legge. L’obiettivo del Fas, infatti, è il finanziamento di programmi per incentivare la crescita delle aree più depresse del Paese.
In Sicilia si dovrà aspettare ancora un altro anno prima di poter utilizzare i 4 miliardi che le spettano, perché il governo ne ha vincolato l’utilizzo. Altri 4 miliardi sono stati utilizzati dall’esecutivo per gli ammortizzatori sociali rivolti ai lavoratori delle industrie in crisi, maggiormente concentrati al Centro-Nord. Sempre dallo stesso pozzo sono state attinte le risorse per il terremoto in Abruzzo e per l’emergenza rifiuti in Campania, piuttosto che utilizzare quelle destinate alle calamità naturali. Così è stata assottigliata la riserva destinata allo sviluppo del Mezzogiorno.
E come se non bastasse anche le multe inflitte dall’Europa agli allevatori padani che non hanno rispettato le quote latte sono state coperte con i soldi del Fas. Una beffa trasformatasi in vergogna qualche giorno fa col decreto milleproroghe, quando governo e maggioranza hanno deciso di prorogare di altri sei mesi il pagamento delle suddette multe, utilizzando 5 milioni di euro originariamente destinati ai malati di cancro.
Il tutto viene offuscato dagli annunci e dai proclami roboanti sul famigerato Piano per il Sud che da settembre dello scorso anno ad oggi Berlusconi e il ministro Fitto hanno già presentato per ben tre volte. L’ennesima strategia di propaganda ordita dal premier per ingannare l’opinione pubblica meridionale visto che di concreto non c’è proprio nulla e i 100 miliardi di euro annunciati da Berlusconi per finanziare il Piano provengono proprio dal Fas rimasto e dalla rimodulazone dei Fondi strutturali che l’Unione europea destina allo sviluppo delle regioni del Mezzogiorno.
Nel frattempo la maggioranza prima e il governo poi hanno approvato il decreto sul federalismo municipale voluto dalla Lega che aumenta le tasse ai cittadini e assegna ai comuni il gettito fiscale pagato nei territori, favorendo le aree più ricche del Paese e danneggiando quelle più povere.
E’ questa la considerazione riservata da Berlusconi ad un Mezzogiorno da dove trae gran parte della sua forza elettorale e dove può contare su una certa classe dirigente remissiva e accondiscendente, disposta a sacrificare la propria terra e il proprio popolo pur di coltivare interessi e privilegi personali.
fonte: SiciliaInformazioni.com
Infatti, mentre per il Nord si investono risorse volte a realizzare opere e infrastrutture, per il Sud si fa poco o nulla. Emblematico è il diverso utilizzo delle quote del Fas (Fondo per lo sviluppo delle aree sottoutilizzate) destinate al Settentrione e quelle per il Mezzogiorno. Le prime sono state investite quasi tutte. Le seconde, invece, o non sono state investite, o sono state spese per finalità diverse da quelle previste oppure, addirittura, sono state dirottate al Nord. Dall’inizio della legislatura ad oggi, quindi, il Comitato guidato dal siciliano Gianfranco Miccichè ha approvato quasi esclusivamente delibere di finanziamento in favore del Nord, anche per quanto riguarda l’impiego di risorse diverse dal Fas..
L’ultima in ordine di tempo è la 101 del 2009, pubblicata in Gazzetta il 3 marzo, riguardante la linea ferroviaria Genova-Milano. Per la realizzazione del primo lotto sono stati stanziati 100 milioni a favore della Società Rete Ferroviaria Italiana, nonché un contributo di circa 35 milioni di euro per 15 anni reperito da altri fondi statali.
Pochi mesi prima, nel novembre del 2010, il Cipe aveva stanziato risorse per 20 miliardi di euro, sempre per la costruzione di infrastrutture al Nord, contro soli 200 milioni concessi al Sud. In proporzione il governo ha investito nel Settentrione cento volte di più che nel Mezzogiorno. Tra i vari provvedimenti adottati, poi, c’è anche uno stanziamento di 400 mila euro alla Scuola Europea di Varese. Una delle sette scuole europee riservate prevalentemente ai figli dei dipendenti del Centro Comune di Ricerca di Ispra, un ente di ricerca che fornisce sostegno scientifico e tecnico per l’attuazione e il controllo delle politiche dell’Unione.
Sembra, quindi, che dentro il Cipe ci sia una corsia preferenziale dedicata al Nord, mentre il governo congela o dirotta tutte le risorse destinate al Meridione. Dei soldi del Fas, ad esempio, che ammontano a 63,3 miliardi di euro, soltanto le briciole sono andate al Sud. La maggior parte si trovano presso le casseforti dei ministeri e un’altra buona fetta è stata utilizzata dal governo per fini diversi da quelli stabiliti dalla legge. L’obiettivo del Fas, infatti, è il finanziamento di programmi per incentivare la crescita delle aree più depresse del Paese.
In Sicilia si dovrà aspettare ancora un altro anno prima di poter utilizzare i 4 miliardi che le spettano, perché il governo ne ha vincolato l’utilizzo. Altri 4 miliardi sono stati utilizzati dall’esecutivo per gli ammortizzatori sociali rivolti ai lavoratori delle industrie in crisi, maggiormente concentrati al Centro-Nord. Sempre dallo stesso pozzo sono state attinte le risorse per il terremoto in Abruzzo e per l’emergenza rifiuti in Campania, piuttosto che utilizzare quelle destinate alle calamità naturali. Così è stata assottigliata la riserva destinata allo sviluppo del Mezzogiorno.
E come se non bastasse anche le multe inflitte dall’Europa agli allevatori padani che non hanno rispettato le quote latte sono state coperte con i soldi del Fas. Una beffa trasformatasi in vergogna qualche giorno fa col decreto milleproroghe, quando governo e maggioranza hanno deciso di prorogare di altri sei mesi il pagamento delle suddette multe, utilizzando 5 milioni di euro originariamente destinati ai malati di cancro.
Il tutto viene offuscato dagli annunci e dai proclami roboanti sul famigerato Piano per il Sud che da settembre dello scorso anno ad oggi Berlusconi e il ministro Fitto hanno già presentato per ben tre volte. L’ennesima strategia di propaganda ordita dal premier per ingannare l’opinione pubblica meridionale visto che di concreto non c’è proprio nulla e i 100 miliardi di euro annunciati da Berlusconi per finanziare il Piano provengono proprio dal Fas rimasto e dalla rimodulazone dei Fondi strutturali che l’Unione europea destina allo sviluppo delle regioni del Mezzogiorno.
Nel frattempo la maggioranza prima e il governo poi hanno approvato il decreto sul federalismo municipale voluto dalla Lega che aumenta le tasse ai cittadini e assegna ai comuni il gettito fiscale pagato nei territori, favorendo le aree più ricche del Paese e danneggiando quelle più povere.
E’ questa la considerazione riservata da Berlusconi ad un Mezzogiorno da dove trae gran parte della sua forza elettorale e dove può contare su una certa classe dirigente remissiva e accondiscendente, disposta a sacrificare la propria terra e il proprio popolo pur di coltivare interessi e privilegi personali.
fonte: SiciliaInformazioni.com
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