Non c’è pace per la villa del Governatore, Raffaele Lombardo, intestata alla moglie Saveria Grosso. Dopo il sequestro, già disposto dal procuratore della Repubblica di Modica, Francesco Puleio, è stato aperto nuovo fascicolo in cui risultano iscritti nel registro degli indagati funzionari e dipendenti del Comune di Ispica, ma anche funzionari della sovrintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Ragusa. Sotto la lente della magistratura ci sono, appunto, i pareri rilasciati dagli indagati.
La villa infatti, secondo l’accusa, sarebbe stata costruita ex novo a meno di 120 metri dalla battigia, limite minimo consentito dalla legge. Già in passato nel 2004 la villa di Ispica era stata sequestrata e Raffaele Lombardo aveva assicurato la demolizione del basamento di cemento. Il caso finì nel dossier di Legambiente “Mare nostrum” del 2008 e adesso anche la Cassazione ha confermato il sequestro.
fonte:Livesicilia
domenica 10 luglio 2011
sabato 9 luglio 2011
Rivoluzioni … e abolizione delle province!
Alla fine di ottobre dello scorso anno, leggevo di un grande progetto di rivoluzione della Sicilia.
A dire il vero, … non corrispondeva alla rivoluzione che mi augurerei per la Sicilia …, ma sia!
Il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, dichiarava che “la Regione è incapace di rispondere ai bisogni dei siciliani perché è come un enorme pachiderma che non si muove e che non fa muovere la Sicilia e anzi consente che la Sicilia continui a restare immobile e ad essere, nel frattempo, saccheggiata dai furbi, molto spesso non siciliani” (… ma ancora più spesso siciliani, aggiungo io …!). E, ancora, che “la Regione deve essere un ente agile con poco personale”.
Gli intenti sembrano buoni, soprattutto in un periodo in cui si invocano austerità e sacrifici! Ma stona che a proporlo sia il presidente di un ente con circa ventimila dipendenti (sei, sette volte quelli della Lombardia, che ha il doppio di abitanti!) e duemila dirigenti (nove, dieci volte quelli della stessa Lombardia!), con una spesa complessiva per il personale in servizio che supera il miliardo di euro …!
Sul blog del presidente, in un articolo del 6 luglio dal titolo “Abolire le Province. Una rivoluzione per la Sicilia e per i cittadini”, è scritto “La politica che taglia agli altri e non ai propri privilegi non può essere accettata dalla gente. Noi abbiamo molto da tagliare. […] Ieri la tante volte declamata eliminazione delle Province non è stata votata in parlamento. Noi possiamo farlo in Sicilia. La prossima settimana l’assessore Chinnici definirà il testo per la creazione dei liberi consorzi dei Comuni che dovranno essere destinatari di molte competenze regionali e avranno il compito di mettere insieme i servizi. […] Ai consorzi dei Comuni e ai Comuni stessi dovremo delegare funzioni. […] Questa è la più grande rivoluzione che possiamo realizzare. Credo che il nostro governo e l’assemblea non potranno che accogliere questa volontà. […] Credo che questa riforma renderà l’amministrazione più efficiente e ridurrà gli sprechi per rispondere meglio ai bisogni dei cittadini. La Sicilia poi, piuttosto che essere l’ultima ruota del carro, abolendo le Province e puntando sui Comuni e sui liberi consorzi, intraprenderà una strada che il parlamento nazionale e le altre regioni non potranno non seguire”.
Un paio di considerazioni personali, innanzitutto.
Mi pare di capire che alle province vengano quasi imputati gli sprechi maggiori. Sprechi che senz’altro ci sono, come in tutta l’elefantiaca e, spesso, clientelare struttura pubblica, province, comuni e quant’altro. Ma non ritengo che, in Regione, si sia legittimati a guardare la pagliuzza …! Dare l’esempio, … prima!
Seconda considerazione. E’ solo una sensazione personale, per carità, ma mi sembra di cogliere quasi l’ambizione, da parte del presidente, di voler fare da “apripista”, di voler risaltare nel panorama politico nazionale. Ambizione che non sarebbe assolutamente indegna e che non costituirebbe reato, ci mancherebbe!
Queste sono le considerazioni personali. Ma credo ci sia dell’altro!
Mi stupirei se vi fosse ignoranza, intesa come semplice non conoscenza, senza alcuna connotazione offensiva, … mi stupirei, dicevo, se vi fosse ignoranza dell’esistenza di atti legislativi che, piacciano o meno, siano esaustivi o meno, … non sono … semplici chiacchiere!
E’ vero che l’articolo 15 del troppo spesso disatteso Statuto siciliano dice espressamente: “1. Le circoscrizioni provinciali e gli organi ed enti pubblici che ne derivano sono soppressi nell’ambito della Regione siciliana. 2. L’ordinamento degli enti locali si basa nella Regione stessa sui comuni e sui liberi consorzi comunali, dotati della più ampia autonomia amministrativa e finanziaria”. Quegli stessi consorzi di comuni di cui parla il presidente!
Ebbene, il 6 marzo 1986 fu emanata la legge regionale numero 9 che, all’articolo 3, cita: “L’amministrazione locale territoriale nella Regione Siciliana è articolata, ai sensi dell’art. 15 dello Statuto regionale, in comuni ed in liberi consorzi di comuni denominati “province regionali”".
Quindi, le odierne province regionali esistenti in Sicilia non sarebbero altro che i liberi consorzi di comuni previsti dallo Statuto! Fu semplicemente per l’esplicita volontà delle forze politiche dell’epoca, all’assemblea regionale, che tali consorzi di comuni vennero denominati “province regionali”, cosa che non ne inficia il senso e la funzione!
Non solo! In applicazione dell’articolo 5 della legge 9 del 1986, l’articolo 1 della successiva legge regionale 17 del 12 agosto 1989 istituì le province regionali, intese come liberi consorzi di comuni: “1. Sono costituite, ai sensi dell’articolo 5, quinto comma, della legge regionale 6 marzo 1986, n. 9, le province regionali di Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna, Messina, Palermo, Ragusa, Siracusa e Trapani, risultanti dall’aggregazione in liberi consorzi dei comuni ricadenti nell’ambito territoriale delle disciolte province, già gestite dalle omonime amministrazioni straordinarie provinciali, e con i medesimi capoluoghi”.
E ancora!
L’articolo 9 della legge 9 del 1986 dispone che: “Il piano provinciale di sviluppo economico-sociale tiene conto delle risultanze dell’assemblea generale dei sindaci dei comuni della provincia regionale […]“, mentre l’articolo 10: “Il progetto del programma di sviluppo economico sociale è predisposto […] tenendo conto delle proposte avanzate dai comuni […] ed è inviato ai comuni della provincia i quali […] possono formulare […] osservazioni e proposte”.
E così è anche per la pianificazione territoriale (articolo 12), per la delega di funzioni amministrative (articolo 14), per le gestioni comuni (articolo 15), per la stipula di convenzioni (articolo 17), per la costituzione di società per azioni finalizzate alla gestione di servizi pubblici (articolo 18), eccetera!
Che sia stata pienamente esaustiva, o che se ne possa pretendere una più completa attuazione, o che possa essere migliorata ed aggiornata, la legge regionale 9 del 1986 da venticinque anni prevede che i comuni partecipino attivamente alle scelte dei liberi consorzi denominati “province regionali” e, in tal senso, essa attua quanto disposto all’articolo 15 dello Statuto Siciliano. Tra l’altro, … uno dei pochi casi in cui ciò sia avvenuto!
Ci lamentiamo tanto di come lo Statuto siciliano sia disatteso da sessantacinque anni!
Ma perché, invece di parlare di rivoluzioni, non proviamo ad attuare pienamente e meglio quel poco che, in realtà, ne rispetterebbe lo spirito!?
Magari, … dopo aver dato il buon esempio!
Arturo Frasca
http://sikeloi.net/rivoluzioni-%e2%80%a6-e-abolizione-delle-province/
A dire il vero, … non corrispondeva alla rivoluzione che mi augurerei per la Sicilia …, ma sia!
Il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, dichiarava che “la Regione è incapace di rispondere ai bisogni dei siciliani perché è come un enorme pachiderma che non si muove e che non fa muovere la Sicilia e anzi consente che la Sicilia continui a restare immobile e ad essere, nel frattempo, saccheggiata dai furbi, molto spesso non siciliani” (… ma ancora più spesso siciliani, aggiungo io …!). E, ancora, che “la Regione deve essere un ente agile con poco personale”.
Gli intenti sembrano buoni, soprattutto in un periodo in cui si invocano austerità e sacrifici! Ma stona che a proporlo sia il presidente di un ente con circa ventimila dipendenti (sei, sette volte quelli della Lombardia, che ha il doppio di abitanti!) e duemila dirigenti (nove, dieci volte quelli della stessa Lombardia!), con una spesa complessiva per il personale in servizio che supera il miliardo di euro …!
Sul blog del presidente, in un articolo del 6 luglio dal titolo “Abolire le Province. Una rivoluzione per la Sicilia e per i cittadini”, è scritto “La politica che taglia agli altri e non ai propri privilegi non può essere accettata dalla gente. Noi abbiamo molto da tagliare. […] Ieri la tante volte declamata eliminazione delle Province non è stata votata in parlamento. Noi possiamo farlo in Sicilia. La prossima settimana l’assessore Chinnici definirà il testo per la creazione dei liberi consorzi dei Comuni che dovranno essere destinatari di molte competenze regionali e avranno il compito di mettere insieme i servizi. […] Ai consorzi dei Comuni e ai Comuni stessi dovremo delegare funzioni. […] Questa è la più grande rivoluzione che possiamo realizzare. Credo che il nostro governo e l’assemblea non potranno che accogliere questa volontà. […] Credo che questa riforma renderà l’amministrazione più efficiente e ridurrà gli sprechi per rispondere meglio ai bisogni dei cittadini. La Sicilia poi, piuttosto che essere l’ultima ruota del carro, abolendo le Province e puntando sui Comuni e sui liberi consorzi, intraprenderà una strada che il parlamento nazionale e le altre regioni non potranno non seguire”.
Un paio di considerazioni personali, innanzitutto.
Mi pare di capire che alle province vengano quasi imputati gli sprechi maggiori. Sprechi che senz’altro ci sono, come in tutta l’elefantiaca e, spesso, clientelare struttura pubblica, province, comuni e quant’altro. Ma non ritengo che, in Regione, si sia legittimati a guardare la pagliuzza …! Dare l’esempio, … prima!
Seconda considerazione. E’ solo una sensazione personale, per carità, ma mi sembra di cogliere quasi l’ambizione, da parte del presidente, di voler fare da “apripista”, di voler risaltare nel panorama politico nazionale. Ambizione che non sarebbe assolutamente indegna e che non costituirebbe reato, ci mancherebbe!
Queste sono le considerazioni personali. Ma credo ci sia dell’altro!
Mi stupirei se vi fosse ignoranza, intesa come semplice non conoscenza, senza alcuna connotazione offensiva, … mi stupirei, dicevo, se vi fosse ignoranza dell’esistenza di atti legislativi che, piacciano o meno, siano esaustivi o meno, … non sono … semplici chiacchiere!
E’ vero che l’articolo 15 del troppo spesso disatteso Statuto siciliano dice espressamente: “1. Le circoscrizioni provinciali e gli organi ed enti pubblici che ne derivano sono soppressi nell’ambito della Regione siciliana. 2. L’ordinamento degli enti locali si basa nella Regione stessa sui comuni e sui liberi consorzi comunali, dotati della più ampia autonomia amministrativa e finanziaria”. Quegli stessi consorzi di comuni di cui parla il presidente!
Ebbene, il 6 marzo 1986 fu emanata la legge regionale numero 9 che, all’articolo 3, cita: “L’amministrazione locale territoriale nella Regione Siciliana è articolata, ai sensi dell’art. 15 dello Statuto regionale, in comuni ed in liberi consorzi di comuni denominati “province regionali”".
Quindi, le odierne province regionali esistenti in Sicilia non sarebbero altro che i liberi consorzi di comuni previsti dallo Statuto! Fu semplicemente per l’esplicita volontà delle forze politiche dell’epoca, all’assemblea regionale, che tali consorzi di comuni vennero denominati “province regionali”, cosa che non ne inficia il senso e la funzione!
Non solo! In applicazione dell’articolo 5 della legge 9 del 1986, l’articolo 1 della successiva legge regionale 17 del 12 agosto 1989 istituì le province regionali, intese come liberi consorzi di comuni: “1. Sono costituite, ai sensi dell’articolo 5, quinto comma, della legge regionale 6 marzo 1986, n. 9, le province regionali di Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna, Messina, Palermo, Ragusa, Siracusa e Trapani, risultanti dall’aggregazione in liberi consorzi dei comuni ricadenti nell’ambito territoriale delle disciolte province, già gestite dalle omonime amministrazioni straordinarie provinciali, e con i medesimi capoluoghi”.
E ancora!
L’articolo 9 della legge 9 del 1986 dispone che: “Il piano provinciale di sviluppo economico-sociale tiene conto delle risultanze dell’assemblea generale dei sindaci dei comuni della provincia regionale […]“, mentre l’articolo 10: “Il progetto del programma di sviluppo economico sociale è predisposto […] tenendo conto delle proposte avanzate dai comuni […] ed è inviato ai comuni della provincia i quali […] possono formulare […] osservazioni e proposte”.
E così è anche per la pianificazione territoriale (articolo 12), per la delega di funzioni amministrative (articolo 14), per le gestioni comuni (articolo 15), per la stipula di convenzioni (articolo 17), per la costituzione di società per azioni finalizzate alla gestione di servizi pubblici (articolo 18), eccetera!
Che sia stata pienamente esaustiva, o che se ne possa pretendere una più completa attuazione, o che possa essere migliorata ed aggiornata, la legge regionale 9 del 1986 da venticinque anni prevede che i comuni partecipino attivamente alle scelte dei liberi consorzi denominati “province regionali” e, in tal senso, essa attua quanto disposto all’articolo 15 dello Statuto Siciliano. Tra l’altro, … uno dei pochi casi in cui ciò sia avvenuto!
Ci lamentiamo tanto di come lo Statuto siciliano sia disatteso da sessantacinque anni!
Ma perché, invece di parlare di rivoluzioni, non proviamo ad attuare pienamente e meglio quel poco che, in realtà, ne rispetterebbe lo spirito!?
Magari, … dopo aver dato il buon esempio!
Arturo Frasca
http://sikeloi.net/rivoluzioni-%e2%80%a6-e-abolizione-delle-province/
venerdì 8 luglio 2011
BRUNO LIBERU !
– Cagliari, 7 luglio – Si concluderà alla mezzanotte di oggi, dopo 26 giorni consecutivi di mobilitazione, lo sciopero della fame a staffetta per chiedere la scarcerazione immediata di Bruno Bellomonte, il dirigente di a Manca pro s’Indipendentzia e sindacalista da due anni e 28 giorni in carcere sulla base di accuse mai dimostrate. I 26 giorni di astensione dal cibo promossi dal Comitato lavoratori pro Bellomonte – oggi non mangiano Gianluca Carta, Antonello Turra e Paola Alcioni – saranno seguiti domani alle 10.30 da una conferenza stampa sit in di fronte alla sede del Consiglio regionale, a Cagliari. Il sit in è stato organizzato dal Cagliari social forum, dall’Osservatorio per i diritti e le libertà e dal Collettivo anticapitalista sardo. “Noi riteniamo ingiustificabile – si legge in un comunicato stampa – il fatto che delle persone, sulla base di semplici sospetti, possano essere detenute per più di due anni! Non uno straccio di prova è stato esibito fino adesso per un reato che non si è consumato”. La nota stampa ricorda anche la scomparsa di Luigi Fallico, morto nella sua cella il 23 maggio, quando almeno da sei giorni mostrava i chiarissimi sintomi dell’infarto. “Chiediamo – sottolinea il comunicato – che si faccia luce sulla morte di uno dei coimputati (Il Signor Fallico) e che si perseguano coloro che non gli hanno prestato soccorso”. All’iniziativa hanno sinora aderito Sinistra critica sarda, il Comitato Pro Bruno Bellomonte, Prc Sardegna, Cobas, Usb Sardegna e Collettivo marxista-leninista Nuoro.
Sempre a Cagliari, ma l’11 luglio alle 11.00 e di fronte al Tribunale, si svolgerà un presidio organizzato da a Manca pro s’Indipendentzia contro la repressione coloniale a cinque anni esatti dall’Operazione Arcadia. “A cinque anni dal rastrellamento italiano – sottolinea aMpI – i nostri militanti e dirigenti stanno ancora aspettando di capire perché hanno passato un anno della loro vita agli arresti visto che il processo non si è mai svolto e l’indagine non è mai stata archiviata”.
fonte : IL MINUTO
Sempre a Cagliari, ma l’11 luglio alle 11.00 e di fronte al Tribunale, si svolgerà un presidio organizzato da a Manca pro s’Indipendentzia contro la repressione coloniale a cinque anni esatti dall’Operazione Arcadia. “A cinque anni dal rastrellamento italiano – sottolinea aMpI – i nostri militanti e dirigenti stanno ancora aspettando di capire perché hanno passato un anno della loro vita agli arresti visto che il processo non si è mai svolto e l’indagine non è mai stata archiviata”.
fonte : IL MINUTO
giovedì 7 luglio 2011
Catania : La rabbia dei braccianti agricoli
Momenti di tensione. Divelto cartello , sbarrati gli ingressi.Ottomila lavoratori rischiano di non percepire l'indennità di disoccupazione agricola. Centinaia i manifestanti, traffico bloccato.Alcune centinaia di braccianti agricoli stanno protestando a Catania davanti la sede Inps di Viale Liberta'. Il traffico è bloccato. Polizia e carabinieri presidiano la sede dell'Istituto in assetto anti sommossa. Sul posto anche la polizia municipale.L'incrocio con via Mascagni è bloccato dai manifestanti, arrivati da tutta la provincia.
"Attendiamo un incontro con la direzione dell'Inps - spiega il segretario regionale del Movimento Braccianti e Forestali Maurizio Grosso - perché almeno 8 mila lavoratori rischiano di non percepire l'indennità di disoccupazione agricola. Senza questo sussidio, che secondo noi spetta loro per legge, migliaia di famiglie saranno sul lastrico. La tensione è altissima".
Un cartello stradale e' stato divelto nel corso dei disordini. Dopo urla e spintoni, le porte dell'Istituto di previdenza sono state sbarrate per motivi di sicurezza. Gli utenti Inps sono stati fatti uscire da un'uscita secondaria. Il rappresentante MBF Maurizio Grosso ha abbandonato temporaneamente la riunione sindacale, che si svolge al quarto piano dell'edificio, per scendere in strada tra i lavoratori e calmare gli animi.
Una delegazione del movimento Braccianti e Forestali della provincia di Catania è stata ricevuta dalla direzione etnea dell'Inps: attorno al tavolo ci sono il segretario regionale del Movimento Maurizio Grosso e il direttore dell'Inps Carmelo Sciuto, insieme ai dirigenti Segreto e Pinto.
fonte:la Repubblica
"Attendiamo un incontro con la direzione dell'Inps - spiega il segretario regionale del Movimento Braccianti e Forestali Maurizio Grosso - perché almeno 8 mila lavoratori rischiano di non percepire l'indennità di disoccupazione agricola. Senza questo sussidio, che secondo noi spetta loro per legge, migliaia di famiglie saranno sul lastrico. La tensione è altissima".
Un cartello stradale e' stato divelto nel corso dei disordini. Dopo urla e spintoni, le porte dell'Istituto di previdenza sono state sbarrate per motivi di sicurezza. Gli utenti Inps sono stati fatti uscire da un'uscita secondaria. Il rappresentante MBF Maurizio Grosso ha abbandonato temporaneamente la riunione sindacale, che si svolge al quarto piano dell'edificio, per scendere in strada tra i lavoratori e calmare gli animi.
Una delegazione del movimento Braccianti e Forestali della provincia di Catania è stata ricevuta dalla direzione etnea dell'Inps: attorno al tavolo ci sono il segretario regionale del Movimento Maurizio Grosso e il direttore dell'Inps Carmelo Sciuto, insieme ai dirigenti Segreto e Pinto.
fonte:la Repubblica
domenica 3 luglio 2011
L 'ISOLA DELLE PENSIONI D 'ORO
Nella manovra appena varata, il ministro Giulio Tremonti taglia le pensioni degli statali, bloccando la rivalutazione per il biennio 2010-2012. Ma nell'Isola paradiso dei dipendenti pubblici non solo non ci sono strette in vista, ma gli assegni sono aumentati negli ultimi dieci anni del 40 per cento, garantendo adesso ai regionali una pensione media quasi doppia rispetto agli statali (39 mila euro all'anno contro i 23 mila) e tripla rispetto al comparto dei lavoratori dipendenti privati (15 mila euro).
Così nel 2010, in controtendenza con il dato nazionale, non solo la spesa complessiva della Regione per i suoi pensionati è cresciuta del 5,5 per cento rispetto all'anno precedente, ma in Sicilia continua il ricorso alle baby-pensioni per assistere un coniuge disabile. E le buonuscite, in dieci anni aumentate del 64 per cento, rimangono da favola, senza alcuna riduzione né rateizzazione come accade agli statali: un record spetta ai direttori regionali, che vanno in pensione incassando un assegno medio di 420.133 euro, come certificato della Corte dei conti, anche se hanno ricoperto l'incarico solo negli ultimi mesi della loro carriera. Nel 2001 la buonuscita per i direttori era di 129 mila euro: in dieci anni è cresciuta del 225 per cento.
Insomma, al di là dei casi limite come quello dell'ex direttore dell'Agenzia rifiuti, Felice Crosta, che da pensionato riceve dalla Regione un assegno da quasi 500 mila euro all'anno, più dell'indennità del capo dello Stato (che è di 220 mila euro), per i regionali gli assegni continuano a essere più pesanti degli statali.
Il divario tra l'"Isola del tesoro" e il resto d'Italia lo ha messo nero su bianco la Corte dei conti, che nell'ultimo giudizio di parifica sul bilancio di Palazzo d'Orleans è tornata a denunciare le diseguaglianze di trattamento pensionistico Fra i regionali e gli statali, chiedendo "l'avvio di norme per una vera equiparazione". Sì, perché nonostante una legge regionale del 2004 prevedesse l'omologazione dei conteggi a fini pensionistici tra dipendenti dello Stato e della Regione, un cavillo consente ancora oggi ai regionali di andare in pensione continuando a calcolare l'ultima busta paga come riferimento per la quota retributiva.
La Corte denuncia così la crescita esponenziale di pensioni e buonuscite dal 2001 a oggi. I numeri fanno paura. Nel 2001 la pensione media di un direttore generale era di 3.871 euro al mese. Oggi, dopo la riforma della burocrazia, la pensione media di un direttore è di 6.334 euro al mese, con un incremento del 63 per cento. Un dirigente, invece, in caso di pensionamento riceverà un assegno medio di 3.966 euro, contro i 3.283 di dieci anni fa. Un funzionario, invece, 2.451 euro al mese contro i 1.850 del 2001.
Un discorso a parte riguarda le buonuscite d'oro che la Regione continua a versare ai suoi dipendenti, senza prevedere rateizzazioni o riduzioni, come fatto da Tremonti per gli statali. Oggi l'assegno medio staccato come buonuscita per un direttore che va in pensione è di ben 420.113 euro. La liquidazione media per un dirigente oggi è di 184.468 mila euro: anche per questo comparto l'assegno è cresciuto a dismisura rispetto al 2001, con un incremento del 123 per cento. Dieci anni fa un dirigente riceveva una buonuscita di 83 mila euro. Per funzionari e impiegati, invece, gli aumenti sono più contenuti: oggi la liquidazione media è di 63 mila euro, nel 2001 era di 40 mila euro.
Conti alla mano, non sorprende, viste queste cifre e gli incrementi negli ultimi dieci anni, che la spesa per pensioni e buonuscite della Regione è in costante aumento, nonostante la norma che nel 2004 ha equiparato regionali e statali. Nel 2010 la Regione ha speso per le pensioni 641 milioni di euro, con un incremento del 5,5 per cento rispetto all'anno precedente e del 56 per cento rispetto al 2001. Allo stesso tempo diminuiscono le entrate da contribuzione da parte dei dipendenti in servizio, scese del 17 per cento.
I conti rischiano di andare in tilt. E la spesa potrebbe crescere ancora nel 2011, anche a causa dell'incremento costante dei baby-pensionati in base alla legge 104: lo scorso anno sono andati in pensione anticipata, per assistere un congiunto disabile, 286 regionali, contro i 230 del 2009. Negli ultimi sette anni sono andati in pensione anticipata 1.261 regionali. Un privilegio che non esiste per gli statali.
Sarà comunque difficile avviare una stretta alle pensioni dei regionali, che rimangono incomparabili con quelle di tutti gli altri dipendenti pubblici. Se la pensione media di un regionale è di 40 mila euro all'anno, quella di un docente scolastico è di 20 mila euro, di un poliziotto è di 24 mila euro, di un ministeriale di 20 mila euro, di un dipendente universitario di non più di 34 mila euro. Alla Regione, insomma, si sta sempre meglio.
(03 luglio 2011)
fonte:la Repubblica
Così nel 2010, in controtendenza con il dato nazionale, non solo la spesa complessiva della Regione per i suoi pensionati è cresciuta del 5,5 per cento rispetto all'anno precedente, ma in Sicilia continua il ricorso alle baby-pensioni per assistere un coniuge disabile. E le buonuscite, in dieci anni aumentate del 64 per cento, rimangono da favola, senza alcuna riduzione né rateizzazione come accade agli statali: un record spetta ai direttori regionali, che vanno in pensione incassando un assegno medio di 420.133 euro, come certificato della Corte dei conti, anche se hanno ricoperto l'incarico solo negli ultimi mesi della loro carriera. Nel 2001 la buonuscita per i direttori era di 129 mila euro: in dieci anni è cresciuta del 225 per cento.
Insomma, al di là dei casi limite come quello dell'ex direttore dell'Agenzia rifiuti, Felice Crosta, che da pensionato riceve dalla Regione un assegno da quasi 500 mila euro all'anno, più dell'indennità del capo dello Stato (che è di 220 mila euro), per i regionali gli assegni continuano a essere più pesanti degli statali.
Il divario tra l'"Isola del tesoro" e il resto d'Italia lo ha messo nero su bianco la Corte dei conti, che nell'ultimo giudizio di parifica sul bilancio di Palazzo d'Orleans è tornata a denunciare le diseguaglianze di trattamento pensionistico Fra i regionali e gli statali, chiedendo "l'avvio di norme per una vera equiparazione". Sì, perché nonostante una legge regionale del 2004 prevedesse l'omologazione dei conteggi a fini pensionistici tra dipendenti dello Stato e della Regione, un cavillo consente ancora oggi ai regionali di andare in pensione continuando a calcolare l'ultima busta paga come riferimento per la quota retributiva.
La Corte denuncia così la crescita esponenziale di pensioni e buonuscite dal 2001 a oggi. I numeri fanno paura. Nel 2001 la pensione media di un direttore generale era di 3.871 euro al mese. Oggi, dopo la riforma della burocrazia, la pensione media di un direttore è di 6.334 euro al mese, con un incremento del 63 per cento. Un dirigente, invece, in caso di pensionamento riceverà un assegno medio di 3.966 euro, contro i 3.283 di dieci anni fa. Un funzionario, invece, 2.451 euro al mese contro i 1.850 del 2001.
Un discorso a parte riguarda le buonuscite d'oro che la Regione continua a versare ai suoi dipendenti, senza prevedere rateizzazioni o riduzioni, come fatto da Tremonti per gli statali. Oggi l'assegno medio staccato come buonuscita per un direttore che va in pensione è di ben 420.113 euro. La liquidazione media per un dirigente oggi è di 184.468 mila euro: anche per questo comparto l'assegno è cresciuto a dismisura rispetto al 2001, con un incremento del 123 per cento. Dieci anni fa un dirigente riceveva una buonuscita di 83 mila euro. Per funzionari e impiegati, invece, gli aumenti sono più contenuti: oggi la liquidazione media è di 63 mila euro, nel 2001 era di 40 mila euro.
Conti alla mano, non sorprende, viste queste cifre e gli incrementi negli ultimi dieci anni, che la spesa per pensioni e buonuscite della Regione è in costante aumento, nonostante la norma che nel 2004 ha equiparato regionali e statali. Nel 2010 la Regione ha speso per le pensioni 641 milioni di euro, con un incremento del 5,5 per cento rispetto all'anno precedente e del 56 per cento rispetto al 2001. Allo stesso tempo diminuiscono le entrate da contribuzione da parte dei dipendenti in servizio, scese del 17 per cento.
I conti rischiano di andare in tilt. E la spesa potrebbe crescere ancora nel 2011, anche a causa dell'incremento costante dei baby-pensionati in base alla legge 104: lo scorso anno sono andati in pensione anticipata, per assistere un congiunto disabile, 286 regionali, contro i 230 del 2009. Negli ultimi sette anni sono andati in pensione anticipata 1.261 regionali. Un privilegio che non esiste per gli statali.
Sarà comunque difficile avviare una stretta alle pensioni dei regionali, che rimangono incomparabili con quelle di tutti gli altri dipendenti pubblici. Se la pensione media di un regionale è di 40 mila euro all'anno, quella di un docente scolastico è di 20 mila euro, di un poliziotto è di 24 mila euro, di un ministeriale di 20 mila euro, di un dipendente universitario di non più di 34 mila euro. Alla Regione, insomma, si sta sempre meglio.
(03 luglio 2011)
fonte:la Repubblica
venerdì 1 luglio 2011
ANGIOLINO
Il siciliano Angiolino Alfano ci mette dinanzi ad una " verita'" dei fatti. Dice Angiolino Joli oggi nel discorso di nomina a segretario del Pdl:
- "Credo che il Nord e il Sud debbano stare insieme, sapendo che il Nord produttivo porta avanti il nostro destino in Europa".
Quindi il Sud e' trainato in Europa dal Nord e deve rassegnarsi alla superiorita' del nord come un dato immutabile, dice lui. Un siciliano leghista insomma...
Dice sempre Angiolino Joli, che il sud non puo' sempre piangere o andare a Roma con il cappello in mano, deve riscattarsi da solo, e questo lo avevamo capito benissimo. Oggi poi e' quasi lapalissiano con i fondi FAS che diventano fondo di coesione nazionale da utilizzare chiaramente in tutto il territorio nazionale da parte di questo governo leghista fatto con esponenti del Sud di professione : ASCARI !
Angiolino, non sei capace di leggere la realtà odierna, non hai capito che il Sud non è più come lo vedi ( o come speri che sia ) tu : IL SUD E LA SICILIA NON ACCETTANO PIU' LA CAPACITA' " PRODUTTIVA " DEL NORD NEL FARSI DEPREDARE!
Neva Allegra
- "Credo che il Nord e il Sud debbano stare insieme, sapendo che il Nord produttivo porta avanti il nostro destino in Europa".
Quindi il Sud e' trainato in Europa dal Nord e deve rassegnarsi alla superiorita' del nord come un dato immutabile, dice lui. Un siciliano leghista insomma...
Dice sempre Angiolino Joli, che il sud non puo' sempre piangere o andare a Roma con il cappello in mano, deve riscattarsi da solo, e questo lo avevamo capito benissimo. Oggi poi e' quasi lapalissiano con i fondi FAS che diventano fondo di coesione nazionale da utilizzare chiaramente in tutto il territorio nazionale da parte di questo governo leghista fatto con esponenti del Sud di professione : ASCARI !
Angiolino, non sei capace di leggere la realtà odierna, non hai capito che il Sud non è più come lo vedi ( o come speri che sia ) tu : IL SUD E LA SICILIA NON ACCETTANO PIU' LA CAPACITA' " PRODUTTIVA " DEL NORD NEL FARSI DEPREDARE!
Neva Allegra
Rifiuti … a senso unico!
Nella giornata di ieri, il consiglio dei ministri del governo italiano ha approvato un decreto legge che dovrebbe (il condizionale è d’obbligo!) porre rimedio all’emergenza rifiuti in Campania.
Punto principale, la possibilità di stipulare accordi diretti con altre regioni, eventualmente disposte ad accogliere parte dei rifiuti campani.
Devo dire che mi sorprende molto la persistenza del problema, considerato che più di una volta ne era già stata sbandierata la definitiva soluzione! Non ricordo, però, chi fosse … lo sbandieratore …!
Ad ogni modo, ben venga questa ennesima risoluzione del problema! Per quanto, in molti, abbiano ritenuto deludente la portata del provvedimento.
Ovviamente, voto contrario al provvedimento è stato espresso dai ministri della lega, in questo momento credo più impegnata a riconquistare (anche con una buona dose di demagogia) la fiducia della propria base elettorale, dopo le recenti sberle. E, per ottenere ciò, non mostra alcun pudore nel voler apparire distaccata, quasi contraria, avversa ad una maggioranza di governo di cui fa pienamente parte (e con che voce!) … da qualche annetto! Forse sarebbe il caso di ricordare ai simpatici leghisti che, degli ultimi diciassette anni, ben più della metà li hanno passati direttamente al governo! Diciamo pure che, negli ultimi diciassette anni, la lega è stata al governo più di chiunque altro!
Ad ogni modo, La Padania in edicola oggi titolava “niente rifiuti nelle regioni della lega”, ognuno pensi per sé! Come ha giustamente affermato l’assessore ai servizi sociali del comune di Albenga, Eraldo Ciangherotti, “se ogni comune si gestisce la sua spazzatura, lo faccia anche Napoli”!
Ma siccome sono anche generosi, altruisti e solidali, il simpatico assessore si è anche preoccupato di far recapitare al sindaco di Napoli dieci chili di spazzatura ligure! Simpatico e giocherellone, il Ciangherotti …!
Il presidente Luca Zaia, pur ribadendo l’indisponibilità del Veneto ad accogliere l’immondizia campana, ha detto di essere “al fianco dei napoletani che stanno soffrendo” e ha confermato la sua piena disponibilità a fornire … “know how”!
L’onorevole Bossi, dal canto suo, non ha perso l’occasione per mostrare ancora una volta, se mai ve ne fosse bisogno, il suo grande amore verso Napoli ed il Sud in genere, “i napoletani non impareranno mai” avrebbe affermato, con un tono che ritengo volesse essere da sprone, un po’ come quello del maestro che richiama l’alunno, sperando con tutto il cuore che egli possa migliorare …!
Quello che mi fa maggiormente specie, tuttavia, è il constatare come i rifiuti speciali, anche quelli tossici e nocivi, possano continuare, invece, a viaggiare tranquillamente … da nord verso Sud …! Ci saranno forse i sensi unici …!?
In Gomorra, Roberto Saviano scriveva: “Dalla fine degli anni ’90 diciottomila tonnellate di rifiuti tossici partiti da Brescia sono stati smaltiti tra Napoli e Caserta e un milione di tonnellate, in quattro anni, sono tutte finite a Santa Maria Capua Vetere. […] La Procura di Napoli e quella di Santa Maria Capua Vetere hanno scoperto nel gennaio 2003 […] che in quaranta giorni oltre seimilacinquecento tonnellate di rifiuti dalla Lombardia sono giunte a Trentola Ducenta, vicino a Caserta”. Ancora: “Vicino a Grazzanise era stata accumulata tutta la terra di spazzamento della città di Milano. Per decenni tutta la spazzatura raccolta nelle pattumiere dai netturbini milanesi, quella scopata al mattino, era stata raccolta e spedita da queste parti. Dalla provincia di Milano ogni giorno ottocento tonnellate di rifiuti finiscono in Germania. La produzione complessiva è però di milletrecento tonnellate. Ne mancano quindi all’appello cinquecento. Non si sa dove vanno a finire. Con grande probabilità questi rifiuti fantasma vengono sparpagliati in giro per il Mezzogiorno. Ci sono anche i toner delle stampanti ad ammorbare la terra, come scoperto dall’operazione del 2006 “Madre Terra” coordinata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere. Tra Villa Literno, Castelvolturno e San Tammaro, i toner delle stampanti d’ufficio della Toscana e della Lombardia venivano sversati di notte da camion che ufficialmente trasportavano compost, un tipo di concime. L’odore era acido e forte, ed esplodeva ogni volta che pioveva. Le terre erano cariche di cromo esavalente. Se inalato, si fissa nei globuli rossi e nei capelli e provoca ulcere, difficoltà respiratorie, problemi renali e cancro ai polmoni”. E ancora: “L’operazione “Cassiopea” del 2003 dimostrò che ogni settimana partivano dal nord al sud quaranta Tir ricolmi di rifiuti e […] venivano sversati, seppelliti, gettati, interrati cadmio, zinco, scarto di vernici, fanghi da depuratori, plastiche varie, arsenico, prodotti delle acciaierie, piombo.[…] Molte imprese venete e lombarde […] avevano adottato un territorio nel napoletano o nel casertano trasformandolo in un’enorme discarica”!
Io riterrei di aggiungere anche Pasquasia e le altre miniere dell’entroterra siciliano, dove non si sa bene cosa sia stato celato!
E, allora, simpaticamente ma rigorosamente in napoletano, … nun ci scassat’a uallera …!
di ARTURO FRASCA
Punto principale, la possibilità di stipulare accordi diretti con altre regioni, eventualmente disposte ad accogliere parte dei rifiuti campani.
Devo dire che mi sorprende molto la persistenza del problema, considerato che più di una volta ne era già stata sbandierata la definitiva soluzione! Non ricordo, però, chi fosse … lo sbandieratore …!
Ad ogni modo, ben venga questa ennesima risoluzione del problema! Per quanto, in molti, abbiano ritenuto deludente la portata del provvedimento.
Ovviamente, voto contrario al provvedimento è stato espresso dai ministri della lega, in questo momento credo più impegnata a riconquistare (anche con una buona dose di demagogia) la fiducia della propria base elettorale, dopo le recenti sberle. E, per ottenere ciò, non mostra alcun pudore nel voler apparire distaccata, quasi contraria, avversa ad una maggioranza di governo di cui fa pienamente parte (e con che voce!) … da qualche annetto! Forse sarebbe il caso di ricordare ai simpatici leghisti che, degli ultimi diciassette anni, ben più della metà li hanno passati direttamente al governo! Diciamo pure che, negli ultimi diciassette anni, la lega è stata al governo più di chiunque altro!
Ad ogni modo, La Padania in edicola oggi titolava “niente rifiuti nelle regioni della lega”, ognuno pensi per sé! Come ha giustamente affermato l’assessore ai servizi sociali del comune di Albenga, Eraldo Ciangherotti, “se ogni comune si gestisce la sua spazzatura, lo faccia anche Napoli”!
Ma siccome sono anche generosi, altruisti e solidali, il simpatico assessore si è anche preoccupato di far recapitare al sindaco di Napoli dieci chili di spazzatura ligure! Simpatico e giocherellone, il Ciangherotti …!
Il presidente Luca Zaia, pur ribadendo l’indisponibilità del Veneto ad accogliere l’immondizia campana, ha detto di essere “al fianco dei napoletani che stanno soffrendo” e ha confermato la sua piena disponibilità a fornire … “know how”!
L’onorevole Bossi, dal canto suo, non ha perso l’occasione per mostrare ancora una volta, se mai ve ne fosse bisogno, il suo grande amore verso Napoli ed il Sud in genere, “i napoletani non impareranno mai” avrebbe affermato, con un tono che ritengo volesse essere da sprone, un po’ come quello del maestro che richiama l’alunno, sperando con tutto il cuore che egli possa migliorare …!
Quello che mi fa maggiormente specie, tuttavia, è il constatare come i rifiuti speciali, anche quelli tossici e nocivi, possano continuare, invece, a viaggiare tranquillamente … da nord verso Sud …! Ci saranno forse i sensi unici …!?
In Gomorra, Roberto Saviano scriveva: “Dalla fine degli anni ’90 diciottomila tonnellate di rifiuti tossici partiti da Brescia sono stati smaltiti tra Napoli e Caserta e un milione di tonnellate, in quattro anni, sono tutte finite a Santa Maria Capua Vetere. […] La Procura di Napoli e quella di Santa Maria Capua Vetere hanno scoperto nel gennaio 2003 […] che in quaranta giorni oltre seimilacinquecento tonnellate di rifiuti dalla Lombardia sono giunte a Trentola Ducenta, vicino a Caserta”. Ancora: “Vicino a Grazzanise era stata accumulata tutta la terra di spazzamento della città di Milano. Per decenni tutta la spazzatura raccolta nelle pattumiere dai netturbini milanesi, quella scopata al mattino, era stata raccolta e spedita da queste parti. Dalla provincia di Milano ogni giorno ottocento tonnellate di rifiuti finiscono in Germania. La produzione complessiva è però di milletrecento tonnellate. Ne mancano quindi all’appello cinquecento. Non si sa dove vanno a finire. Con grande probabilità questi rifiuti fantasma vengono sparpagliati in giro per il Mezzogiorno. Ci sono anche i toner delle stampanti ad ammorbare la terra, come scoperto dall’operazione del 2006 “Madre Terra” coordinata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere. Tra Villa Literno, Castelvolturno e San Tammaro, i toner delle stampanti d’ufficio della Toscana e della Lombardia venivano sversati di notte da camion che ufficialmente trasportavano compost, un tipo di concime. L’odore era acido e forte, ed esplodeva ogni volta che pioveva. Le terre erano cariche di cromo esavalente. Se inalato, si fissa nei globuli rossi e nei capelli e provoca ulcere, difficoltà respiratorie, problemi renali e cancro ai polmoni”. E ancora: “L’operazione “Cassiopea” del 2003 dimostrò che ogni settimana partivano dal nord al sud quaranta Tir ricolmi di rifiuti e […] venivano sversati, seppelliti, gettati, interrati cadmio, zinco, scarto di vernici, fanghi da depuratori, plastiche varie, arsenico, prodotti delle acciaierie, piombo.[…] Molte imprese venete e lombarde […] avevano adottato un territorio nel napoletano o nel casertano trasformandolo in un’enorme discarica”!
Io riterrei di aggiungere anche Pasquasia e le altre miniere dell’entroterra siciliano, dove non si sa bene cosa sia stato celato!
E, allora, simpaticamente ma rigorosamente in napoletano, … nun ci scassat’a uallera …!
di ARTURO FRASCA
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