venerdì 2 marzo 2012

QUANTE SOCIETA' CIVILI ESISTONO A PALERMO ?

Palermo, i veleni delle primarie di coalizione La corsa a quattro che divide tutti

A due giorni dal voto, si inaspriscono i toni e le accuse tra i candidati. Faraone ripete che il Pd "ha pagato i manifesti a Rita Borsellino", sua avversaria. Mentre Ferrandelli, cacciato dall'Idv, incassa il sostegno di Lombardo

“Il candidato della società civile? Ovviamente sono io, gli altri sono imposti dalle segreterie di partito”. A due giorni dalle primarie del centrosinistra a Palermo è questo il leit motiv. Dopo due rinvii, qualche contrasto e parecchie polemiche, le consultazioni preliminari del capoluogo siciliano si sono guadagnate sul campo l’appellativo di “primarie al veleno”. E visto che il Pd appoggia ben tre candidati, le possibilità per il partito di Pier Luigi Bersani di rivivere la delusione e il fallimento di Genova non sono campate in aria. A Palermo sono quattro i pretendenti ai blocchi di partenza, tutti convinti di essere esclusiva espressione dell’onda arancione di Giuliano Pisapia e Luigi De Magistris.

Candidata di sicura espressione della società civile è Antonella Monastra, ginecologa sostenuta da alcuni movimenti cittadini, che per la sua campagna elettorale ha deciso di pubblicare on line il bilancio di spese e donazioni. “In periodi del genere il massimo tetto di spesa per questo grado di campagna elettorale non può superare i 10mila euro”. Del titolo di “sindaco arancione” si fregia Davide Faraone, trentacinquenne consigliere regionale del Pd, supportato dal rottamatore Matteo Renzi e dallo spin doctor Giorgio Gori, che per sostenerlo sono venuti più volte a Palermo. Tra un giro in bici per le vie della città e una partitella a calcetto con il sindaco di Firenze, Faraone ha basato la sua campagna elettorale su semplicità e chiarezza. Fino a dire agli elettori che “tutto non si può fare e bisogna essere onesti con i cittadini”. Dai suoi manifesti garantisce un immediato stop al traffico, lavoro semplice e strade pulite.
Vicinanza alla società civile è naturalmente riconosciuta anche a Rita Borsellino, protagonista della battaglia (persa per un soffio) contro Totò Cuffaro nel 2006, e ora proposta alle primarie proprio da Bersani. Ad accompagnarla in lunghe passeggiate elettorali (a piedi o in autobus) c’è Leoluca Orlando, che per sostenerla ha sbattuto fuori dall’Idv il quarto candidato alle primarie, il trentenne Fabrizio Ferrandelli. Il giovane consigliere comunale non ha comunque ritirato la sua candidatura: “A chiedermelo – sostiene – è stata la società civile, da cui provengo a differenza degli altri”. Dopo la cacciata dall’Idv, Ferrandelli ha incassato un appoggio trasversale che va dagli eurodeputati Sonia Alfano e Rosario Crocetta, e arriva fino ai dirigenti regionali del Pd Giuseppe Lumia, Antonello Cracolici e Totò Cardinale, registi della discussa alleanza con il Movimento per l’Autonomia di Raffaele Lombardo all’Ars. Un appoggio ingombrante quello su cui può contare Ferrandelli che infatti ha subito suscitato le stilettate degli altri candidati. Il rottamatore Faraone non ha perso un attimo per andare all’attacco: “Cracolici e Lumia usano Ferrandelli per prevalere su Bersani, Di Pietro e Vendola. In combutta con il presidente della regione siciliana, Raffaele Lombardo, appoggiano Ferrandelli, facendosi un baffo delle indicazioni del segretario nazionale del partito in cui militano. Ferrandelli è un candidato paracadutato da Palazzo d’Orleans (la sede della presidenza regionale)”. L’ex consigliere comunale di Idv ha immediatamente risposto per le rime: “Faraone appoggia Lombardo all’Ars insieme al Pd, tra i candidati alle primarie io sono l’unico a non conoscere Lombardo”.

Se da una parte i giovani Faraone e Ferrandelli non perdono occasione per farsi i dispetti a vicenda, riescono però a marciare compatti quando c’è da attaccare Rita Borsellino. ”Ho le prove che il Pd ha pagato i manifesti della Borsellino- ha detto Faraone inaugurando le primarie al veleno – Bersani ha smesso di fare il segretario ed è sceso in campo a sostenere un candidato, sia economicamente che politicamente. È inaccettabile, Io non gli ho chiesto né un euro, né di sostenermi, anche perché ogni volta che sostiene qualcuno il suo candidato perde le primarie. Il Pd siciliano fa ancora più schifo di quello che fa nel resto del paese”.

Stima per la sorella del giudice assassinato era stata espressa invece da Ferrandelli che però ha subito ammesso di avere dei dubbi sulla sua resistenza fisica: “Palermo non può avere un sindaco come la Borsellino, qui il lavoro da fare sarà durissimo, troppo per una persona di 67 anni”. Dal canto suo la Borsellino ha abbozzato un sorriso pacifico rifiutando di replicare alle accuse: “Non mi piace la rissa e non dovrebbe fare parte di una manifestazione democratica come dovrebbero essere le primarie. Per quanto riguarda l’età dico solo che sono coetanea di Pisapia”. Nel frattempo a soffiare sul fuoco delle polemiche ha contribuito anche Antonio Di Pietro, vittima di uno scherzo ideato da una trasmissione radiofonica. “Adesso dobbiamo vedere che succede domenica a Palermo – si è lasciato sfuggire il leader di Idv pensando di parlare al telefono con Nichi Vendola – Non vorrei che paradossalmente quello che è uscito da me va a vincere e noi che abbiamo sostenuto la Borsellino…”. Quello “uscito da lui” è Fabrizio Ferrandelli che, facendo i dovuti scongiuri, ha risposto piccato al suo ex leader : “Di Pietro mi conosce benissimo, il suo modo di parlare fa capire benissimo quasi sono le condizioni di libertà nel mio ex partito. A questo punto spero che le sue parole mi siano di buon auspicio”.

E mentre Faraone annuncia di non voler più partecipare a incontri con gli altri candidati delle primarie “perché sono solo controfigure”, a Palermo c’è già chi ipotizza come i veleni possano continuare anche dopo il voto del 4 marzo: qualcuno tra gli sconfitti infatti potrebbe comunque candidarsi sindaco. Un’ipotesi che decreterebbe il fallimento definitivo delle primarie a Palermo. Ma che già da ora potrebbe avere una motivazione facilmente prevedibile: a chiedere la candidatura forzata dello sconfitto sarebbe ovviamente la società civile. Resta solo da capire quante società civili esistano a Palermo.
fonte : il Fatto Quotidiano

martedì 14 febbraio 2012

Non succederà nulla: Nessuna illusione su Monti e la Sicilia

Sull’onda emotiva della rivolta dei Forconi il Governo ha convocato in fretta e furia due tavoli tecnici per la Sicilia il 30 gennaio scorso. Il primo dovrebbe, “nientedimeno”, dare attuazione dopo 65 anni al federalismo fiscale previsto dallo Statuto siciliano. Il secondo sarà invece dedicato alle problematiche settoriali delle categorie principali che hanno manifestato.



Tutto bene dunque? Manco per niente. Sul piano del metodo il



Governo Monti ha detto chiaramente che l’applicazione dello Statuto è subordinata ad una fonte di diritto di rango superiore: il rientro dal debito italiano. Ragionano così: per l’anno prossimo la Sicilia deve fare un sacrificio di un miliardo e mezzo, fra due anni saranno il doppio, fra tre anni il triplo, finché morte greca non sopraggiunga. Se, in questi saldi di bilancio “dettati” dall’Europa – come parimenti dettata dall’Europa è quella libertà di licenziamento che dovrebbe “far ripartire” l’Italia – c’è spazio per applicare lo Statuto, nulla in contrario, altrimenti nisba.



Nel frattempo, per realizzare questi tagli si scaricano a poco a poco funzioni statali sulla Regione e si trattengono, con le più varie scuse, le entrate. Insomma, quando sentite parlare del rischio di default della Regione in questi giorni è vero. O in alternativa di un bilancio “lacrime e sangue” (ma quante lacrime e quanto sangue vorranno mai questi vampiri per saziarsi? Nessuno lo sa). Ma – attenzione – le responsabilità dell’attuale Governo regionale, se ci sono, sono assolutamente trascurabili. Non prendetemi per sodale di chicchessia. Il fatto è che nessuno può gongolare da questa situazione, sia perché le conseguenze saranno devastanti, sia perché prenderebbe chiunque fosse seduto in questo momento a Palazzo d’Orléans. Abbiamo oggi un ragioniere generale con una caratura internazionale e questo mi rassicura sul fatto che il peggio sarà evitato (il “default” siciliano, prima di quello greco, avrebbe infatti conseguenze a catena imprevedibili) e anche l’Assessore all’Economia, checché se ne pensi politicamente, è persona assai preparata e che ha difeso con le unghie e coi denti le prerogative siciliane.

Ma potrebbe non bastare.



Però, ripeto, la colpa non è della Sicilia. Mi si chiedono sempre conti; adesso li presento (fonte 2009).

Lo Stato introita “formalmente” dalla Sicilia 22.157 milioni circa ogni anno di tributi erariali. In realtà, in questo conteggio ci sono pure i principali tributi che, grazie a ciò che resta dell’Autonomia della Sicilia, sono devoluti alla Regione. In pratica sono entrate fittizie dello Stato. Lo Stato in realtà incassa dalla Sicilia soltanto, si fa per dire, 13.710 milioni circa di tributi erariali a vario titolo. Attenzione! Questi non sono solo quei tre tributi che il 2° comma dell’art. 36 riservava orginariamente allo Stato, ma dentro c’è di tutto: dalle imposte di consumo (che a rigore sarebbero nostre, a differenza di quelle di produzione, a 3 miliardi e mezzo circa di IVA alle dogane, etc.). Insomma questo è ciò che prende lo Stato dalla Sicilia come principale voce delle entrate correnti.



Quanto dà invece per spese correnti (quelle in conto capitale incidono relativamente poco, e magari ne parliamo altra volta)?

Sempre il rendiconto del 2009 ci dà a prima lettura un numero spaventoso: 22.619 milioni circa l’anno! Ma, ad una lettura piú attenta si scopre che in questa gran cifra lo Stato conta come trasferimenti pure i tributi devoluti, cioè quelle imposte (Irpef, Ires, Iva,…) che sostanzialmente sono tributi propri della Regione e che sono incassati nella Regione. Per dirla facile, se la Sicilia fosse uno Stato indipendente, quei soldi, riscossi in Sicilia, sarebbero comunque nostri, non “donati” dall’Italia. Tolti questi restano 14.172 milioni circa di spese statali in Sicilia. In pratica, rispetto ai quasi 13 miliardi di incassi erariali, il residuo fiscale si riduce a ben misera cosa, soprattutto se si pensa alla capacità fiscale della Sicilia, ben lontana da quella nazionale.



Ma il dato, letto ancor più attentamente, nasconde alcune altre sorprese. In questi 14 miliardi e poco più di spese statali in Sicilia sono contabilizzati anche 306 milioni circa di trasferimenti dallo Stato ad altre amministrazioni centrali (ad esempio l’INPS), calcolati come “quota pro capite” da attribuire ai Siciliani. È evidente però che il passaggio di denaro dallo Stato ad un’amministrazione centrale dello Stato è in sostanza una partita di giro, una posta puramente contabile, stante che quel che per lo Stato è un’uscita, per un altro ente statale è un’entrata. E così pure scopriamo che in quella somma ci sono anche circa 452 milioni circa di “imposte pagate sulla produzione”, che, se per le amministrazioni statali sono uscita, per lo Stato comunque sono entrate.

Depurando il dato da queste pure partite di giro si determina la spesa statale effettiva in non più di 13.414 milioni circa l’anno, cioè già DI MENO DELLE ENTRATE ERARIALI RISCOSSE IN SICILIA!

Ma le cattive sorprese non finiscono qui.



Se lo Stato attuasse integralmente il federalismo fiscale dovrebbe dare su quei 13 miliardi e settecento milioni circa di incassi erariali una compartecipazione alla Sicilia pari al costo delle funzioni trasferite. La Sicilia dovrebbe farsi carico di tantissime cose, ancora non trasferite alla Regione: circa 2 miliardi e 200 di spesa sanitaria, circa un miliardo e settecento di trasferimenti agli enti locali, circa 725 milioni di spese per carceri e giustizia, circa 872 milioni per interni e polizia, circa 3 miliardi e 388 milioni per le scuole, poco meno di 600 milioni per l’università, circa 500 milioni per le agenzie delle entrate e l’amministrazione finanziaria e così via.

La Sicilia non potrebbe invece farsi carico delle funzioni politiche dello Stato: quota parte degli organismi centrali, interessi sul debito pubblico statale, difesa ed esteri. Ora, sapete quanto spende lo Stato per queste funzioni indelegabili alla Sicilia? Pochissimo, meno di un miliardo e 800 milioni l’anno. Si potrebbe ribaltare il computo e dire allo Stato che la Sicilia trattiene tutti i tributi riscossi in Sicilia e lascia allo Stato quel miliardo e 800 milioni l’anno che ci consentono di essere cittadini italiani.



Ebbene, andando a vedere più approfonditamente cosa c’è dentro queste spese correnti, si scopre che il costo della partecipazione all’Italia, peraltro sostenibilissimo con i numeri che abbiamo dato, è fatto in gran parte di spese che con la Sicilia non hanno nulla a che spartire: il costo delle amministrazioni centrali (il Parlamento, il Quirinale, l’alta burocrazia statale) e degli esteri è trascurabile. La “botta” viene dalla Difesa, per la quale pare che l’Italia spenda per la Sicilia più di un miliardo l’anno. Ma, attenzione, non per difendere la Sicilia con le caserme siciliane, ma solo per ripartire, anche sulla Sicilia, il costo delle onerosissime operazioni di “pace” che l’Italia intrattiene nel mondo. Insomma in quel miliardo di “obolo” che dovremmo pagare per sentirci italiani, c’è pure l’Afghanistan per intenderci. L’altra voce di rilievo è quella di circa mezzo miliardo di interessi sul debito pubblico. Ma, mi chiedo, se la Sicilia si fa carico del 95/99 % delle spese statali in Sicilia, che senso ha, almeno a regime, che partecipi al pagamento di un debito contratto per spese di cui non ha beneficiato se non per l’1/5 %? Mistero. A regime a noi di quegli interessi non dovrebbe interessare nulla. E invece li dobbiamo pagare, per continuare a dirci italiani. Pazienza.



Ricapitoliamo. Lo Stato incassa 13 miliardi e settecento milioni di imposte erariali. Se se ne trattiene un miliardo e sette, considerando la nostra povertà, si può ragionevolmente dire che si sta pagando le spese comuni e per il resto, con i tributi erariali, paghiamo tutti i trasferimenti agli enti locali, la sanità, e le funzioni che oggi lo Stato eroga direttamente ai siciliani (polizia, giustizia, scuola, università, fisco) e stiamo in pace. Magari stando un po’ attenti sulle “nostre” spese correnti e limando, poco a poco, la piaga storica del precariato.



Ma in questo conto non ho ancora computato, rigorosamente, il mancato gettito dell’art. 37. Se la Sicilia costituisce un ordinamento tributario autonomo, con possibilità di manovrare i propri tributi (pagato l’obolo di cui sopra allo Stato), perché mai i presupposti d’imposta maturati nel nostro territorio, nei nostri confini, nelle nostre acque territoriali, devono andare allo Stato? Sarebbe un regalo inutile del più povero al più ricco. Anche quelle risorse, in ipotesi di scuola di piena indipendenza, sarebbero nostre (o piú semplicemente nell’ipotesi di applicazione rigorosa dell’art. 37). Ma, a quanto ammontano? Nessuno lo sa. Io ritengo che non possano essere inferiori agli 8 miliardi di euro circa l’anno; lo Stato minimizza, dicendo che si tratta di una robetta da 100 milioni l’anno. Tanto meglio, se è così poco, per darcela, e invece…



Con queste risorse, che sono NOSTRE, non finirò mai di ripeterlo, la Sicilia potrebbe di colpo riportare l’IVA al 20 %, abolire l’IMU, portare la benzina a 1 euro al litro e far conoscere alla nostra Isola un boom di occupazione, investimenti, consumi e finanche esportazioni, da far impallidire l’Argentina di oggi.



Chi pagherebbe? L’Italia, che dovrebbe “stringersi” di qualche miliardo l’anno. Ma non nel senso che ci manda soldi, ma nel senso che smette di dissanguarci, come invece fa da… sempre.

I termini finanziari del problema sono tutti là. E si capisce benissimo perché il governo dei banchieri non intende minimamente sottrarci al nostro destino. Siamo un paese in surplus energetico? E che importa? La condizione di schiavitú cui sono condannati tutti i popoli europei mediterranei (e non solo) non si può saltare, anche per evitare brutti esempi. Non avremmo bisogno di privatizzare le utilities, né di schiavizzare i lavoratori. Ma cosa credono di essere questi siciliani? Norvegesi?



E quindi non succederà nulla. Il Popolo disinformato non reagirà. O esploderà in rabbie convulse e acefale, facilmente dominabili. Nessuno farà mettere l’Italia in ginocchio per vedere riconosciuti i diritti della Sicilia. La Regione sarà commissariata. L’Autonomia annullata, con giubilo degli intellettuali venduti, e dei sindacati e partiti collaborazionisti di questo sistema di sfruttamento. E per la Sicilia non ci sarà alcuna alternativa all’abbraccio mortale di questo Stato e di questa Europa di strozzini e loro manutengoli (con qualche complicità locale, ma non è questo ciò che importa).
MASSIMO COSTA

sabato 4 febbraio 2012

In Sicilia il petrolio e' (in) nero ?

Immaginate un self service per il carburante dove si prende direttamente l'erogatore, si versa nel serbatoio dell'auto tutta la benzina che si vuole e poi si vai alla cassa automatica per digitare la quantità di carburante presa, pagare l'importo che ti viene indicato e andare via. Cosa accadrebbe? Che molti (se non tutti), dovendo pagare solo quello che loro stessi digitano senz'alcun controllo, farebbero il pieno pagando 5 o 10 euro. Sarebbe una follia concepire un self service così, vero? Troppi furbi in giro e tantissimi altri che non lo sono presto lo diverebbero. Ebbene quello che a noi comuni mortali non è concesso lo Stato italiano e la Regione siciliana lo concedono alle compagnie petrolifere.

Negli ultimi anni, infatti abbiamo visto un fioccare di richieste di “prospezione e ricerca” di idrocarburi per tutto il territorio siciliano e in tutta la parte di mare prospiciente la costa meridionale dell'isola. Si sono sollevate contro associazioni ambientaliste e qualche politico contro quella che sembrava un assalto alle bellezze naturali della Sicilia.

Ma, ambiente a parte, quali sono le vere cause di quest'assalto alla diligenza da parte delle compagnie petrolifere di tutto il mondo?

In Italia le Royalties sul petrolio (le aliquote che le compagnie devono pagare allo Stato sul quantitativo estratto di petrolio) sono tra le più basse del mondo: il 10 % per i giacimenti in terraferma, il 4% offshore contro una media delle aliquote applicate negli altri Paesi del mondo che oscilla tra il 20 e l’80%. In Sicilia nonostante che, in virtù dello statuto speciale della regione, per la sola terraferma la competenza normativa e amministrativa è completamente autonoma, le aliquote sono le stesse di quelle stabilite dallo Stato. Non solo: come nel resto d'Italia per ogni singola concessione c'è una franchigia annua per le prime 20 mila tonnellate in terraferma (50 mila offshore). Questo assai generoso sistema di contribuzione ha fatto si che in Sicilia a fronte di 974 mila tonnellate di petrolio estratto sono state pagate royalties per soli 19 milioni di euro. ( Dati ricavati dal “Rapporto energia 2011” – Assessorato Regionale dell'Energia) Per rendere evidenti le dimensioni delle condizioni di favore fatte alle “bisognose” compagnie tenete presente che per 100 litri di benzina ognuno di noi, tra imposte ed accise, paga circa 100 euro allo Stato mentre le compagnie petrolifere pagano soltanto 1,95 euro per ogni quintale di petrolio! Ma non è tutto qui.

La compagnia è l'unica responsabile della corretta misurazione delle quantità prodotte comunicate mensilmente all'URIG (Ufficio Regionale per gli Idrocarburi e la Geotermia). E gli accertamenti? Solo una facoltà dell'URIG. Nessun sistema “tecnico” è previsto o indicato per la rilevazione automatica della produzione di greggio. E' quanto sancito nel “Disciplinare tipo per i permessi di prospezione, ricerca e per le concessioni di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi nel territorio della Regione siciliana, approvato con il Decreto dell'Assessorato Regionale Industria del 30 ottobre 2003 e, su questo punto, da allora mai modificato.

Pare persino ovvia la considerazione che le compagnie petrolifere abbiano tutto l'interesse a dichiarare produzioni inferiori alla realtà per non pagare le royalties e che l'estrema discrezionalità negli accertamenti lascia adito a gravi sospetti di probabili “oliature” nel sistema dei controlli.

Ma la domanda da porsi è: a fronte dei guasti ambientali e paesaggistici quali vantaggi produce alla collettività l'estrazione del petrolio in Sicilia?
Nino Vassallo

lunedì 23 gennaio 2012

A PENSAR MALE SI FA PECCATO...

"A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina" … aforisma storico, attribuito al senatore Giulio Andreotti! Se ne sarà anche abusato, … ma talvolta …
* * *
Nel 1973, un golpe militare portò al potere, in Cile, il generale Augusto Pinochet.
Queste le parole dell’ultimo messaggio al popolo cileno pronunziate da Salvador Allende su Radio Magellanes, prima di suicidarsi, l’11 settembre, mentre era in corso l’assedio al Palacio de La Moneda, la residenza presidenziale: «Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori! Queste sono le mie ultime parole e ho la certezza che il mio sacrificio non sarà vano. Ho la certezza che, per lo meno, ci sarà una lezione morale che castigherà la vigliaccheria, la codardia e il tradimento»!
Eletto presidente nel 1970, a fronte dell’opposizione anche … della Cia, si trovò ad affrontare una gravissima crisi economica ed occupazionale.
Provò a percorrere la via politica che egli stesso avrebbe chiamato "la via cilena al socialismo", innanzitutto nazionalizzando i giacimenti di rame, poi con un progressivo sbilanciamento a sinistra e la dichiarata apertura nei confronti di Cuba.
Ciò malgrado, la crisi economica si aggravò e l’inflazione raggiunse livelli impressionanti. Lo stesso Partito Socialista gli fece mancare il suo appoggio.
Si è sempre ritenuto che l’amministrazione americana abbia avuto un peso fondamentale nella crisi del paese, imponendone l’embargo e finanziandone gli oppositori politici ad Allende. Non meno importante sarebbe stato il suo ruolo in occasione del golpe, come parrebbe confermato dai documenti in seguito declassificati e resi pubblici dal presidente Clinton.
Agli Stati Uniti, in particolare, si attribuisce la decisione di far crollare il prezzo del rame, la principale risorsa naturale del Cile, per danneggiarne le esportazioni.
Nell’ottobre del 1972, prese il via un'ondata di scioperi che, partendo dai camionisti, coinvolse anche piccoli imprenditori, professionisti, gruppi studenteschi.
In particolare lo sciopero dei camionisti, appoggiati dagli stessi oppositori politici sui banchi del Congresso cileno, mise in ginocchio il paese con l’inevitabile e totale mancanza di approvvigionamenti, innanzitutto alimentari.
L’epilogo, … nel mese di settembre 1973!
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Poco più di un anno fa, nel mese di settembre 2010, in occasione della rivolta degli autotrasportatori greci che assediarono Atene e Salonicco, alcune testate paventarono scenari già visti, titolando “Un altro Cile?” …!
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A chi mastichi un filo di geografia fisica, non passerà inosservata la forte analogia tra Italia e Cile!
Penisola allungata, la prima, delimitata dal mare per tutta la sua lunghezza.
Niente affatto penisola la seconda, ma delimitata dall’Oceano Pacifico, ad Ovest, e dalla cordigliera delle Ande, ad Est. Di fatto, ugualmente isolata da una parte e dall’altra!
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Poco più di undici anni fa, verso la fine del 2000, gli autotrasportatori paralizzarono la Sicilia, chiedendo la defiscalizzazione del carburante …!!!
Corsi e ricorsi storici …!
Esattamente come oggi, a capo degli autotrasportatori, … Giuseppe Richichi, tuttora presidente dell’A.I.A.S., Associazione Imprese Autotrasportatori Siciliani!
Allora la protesta ebbe fine grazie alla concessione di alcuni benefici alla categoria.
Richichi, in seguito, avrebbe ricevuto incarichi di consulenza direttamente dal governo regionale del presidente Cuffaro!
Presidente del Consiglio dei Ministri era Giuliano Amato, a capo di una coalizione di centro-sinistra!
Ministro dei Trasporti, Pier Luigi Bersani!
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Giusto da un paio di mesi, ha ceduto il passo quel governo di centro-destra che, negli ultimi tre lustri, è stato di gran lunga … il “più amato” dagli italiani …!
Com’è ben noto, gli è subentrato un esecutivo “tecnico”, fortemente voluto ed appoggiato, tuttavia, anche dal centro-sinistra.
I sondaggi più recenti, inoltre, accrediterebbero oggi, alla coalizione di centro-destra, circa il 35 percento delle preferenze, contro il 44 percento del centro-sinistra ed il 13 percento del cosiddetto “terzo polo”. Il resto, verosimilmente, … indecisi!
Situazione certamente poco fluida ma, se si eccettua il neonato “terzo polo”, che sarebbe pretenzioso se accampasse ambizioni oltremisura, … a passarsela peggio, oggi, parrebbe certamente la coalizione di centro-destra.
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Dopo le manifestazioni e gli inevitabili “inconvenienti” dei giorni scorsi in Sicilia, la carenza di approvvigionamenti per la popolazione, i danni economici alle aziende siciliane, stimati in appena mezzo miliardo, … di euro, ovviamente, … è di oggi la notizia che disagi e code si osservano da nord a sud, su tutta la rete autostradale italiana, per la protesta degli autotrasportatori.
Blocchi in Calabria, in Campania, nel Lazio, in Puglia, nelle Marche, … perfino in Piemonte ed all’ingresso di Bergamo.
Come anche in precedenza, in Sicilia, localmente si lamenta la “forzata” adesione anche di chi è contrario, … pena … il taglio degli pneumatici ai cosiddetti “crumiri” …!
In corso anche lo sciopero dei tassisti, contrari alle liberalizzazioni programmate dal governo.
Ma si prevede imminente la protesta anche di benzinai, ferrovieri, farmacisti e via dicendo!
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Un’incredibile serie di analogie, oltre che una intuibile somiglianza geografica!
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Parafrasando il senatore Andreotti, … se volessimo pensar male …
di Arturo Frasca e Neva Allegra

lunedì 16 gennaio 2012

Palermo, le dimissioni in zona Cesarini del sindaco. Cammarata è fuggito? Perché se ne va con due mesi d ' anticipo ?

Il sindaco di Palermo, Diego Cammarata si e' dimesso. Lo ha annunciato oggi durante una conferenza stampa organizzata a villa Niscemi a Palermo.

È uno dei rari casi in cui le dimissioni del sindaco di una città lasciano le cose come stanno. Andarsene qualche mese prima della naturale conclusione del mandato non sconvolge l’ordine degli eventi. Diego Cammarata, peraltro, è ancora sindaco di Palermo. Alle sue dimissioni deve seguire la nomina, da parte del governo regionale di un commissario cui spetterà di accompagnare l’amministrazione alle urne in aprile.

Nell’annunciare la sua decisione, invero a lungo attesa, il sindaco ha spiegato che a suggerirgli la scelta è stato l’amore per la sua città. Avrebbe messo a posto le cose, bilancio e partecipate, e poi ha fatto il passo indietro. O meglio, di fianco, in considerazione della vicinanza alla scadenza del mandato.

I rappresentanti delle istituzioni spesso ci mettono di mezzo l’amore quando compiono gesti significativi. In occasione dell’accettazione di una corica prestigiosa dicono di non potersi sottrarre al dovere di servire la città, il popolo, la regione e il Paese. Anche in questa circostanza c’entra l’amore, dunque. E quando se ne vanno con qualche mese di anticipo, l’amore non se lo scordano mai.

Diego Cammarata non fa eccezione, dunque.

Sulle motivazioni di questo “anticipo” se ne dicono di tutti i colori. C’è chi ritiene che sia dovuta a due buoni motivi: il Pdl, partito di Cammarata, crede che andare alle urne senza il fardello del sindaco sulle spalle sia molto meglio. L’altra ragione sarebbe di natura personale, Cammarata dovrebbe svolgere un’attività professionale a Mediaset, azienda del gruppo Fininvest. Sarebbe, dunque, un regalo di Silvio Berlusconi, un riconoscimento per le buone pratiche, insomma.

Non crediamo affatto che queste motivazioni siano realistiche. Se il Pdl spera di fare dimenticare Cammarata in due o tre mesi, è davvero in panne. Ci vorrebbe un secolo e non pochi giorni per gettare l’oblio sul passato. Quanto al futuro professionale del sindaco, non ha niente a che vedere con l’anticipo. Se fossero collegati, significherebbe che Mediaset ha bisogno urgente di Cammarata per andare avanti e non ce la sentiamo di avallare questa tesi.

Va ricordato infine che appena un mese or sono, alla vigilia delle vacanze natalizie, il Presidente della Regione, Raffaele Lombardo, accennò alle ispezioni dei funzionari regionali. I conti del comune non erano esenti da critiche. Lombardo, invero, lasciò capire che c’era di più di una critica situazione di bilancio, tanto da suscitare le ire dello stesso Cammarata. Il fatto che il sindaco dimissionario “consegni” all’odiatissimo governatore il comune di Palermo deve avere motivi ben più rilevanti. Altrimenti non si spiegherebbe.

fonte:SiciliaInformazioni.com

mercoledì 11 gennaio 2012

ZAIA : "CORTINA NON E' GOMORRA,GLI EVASORI CERCATELI AL SUD"

Caro Zaia,
credo che la sua intelligenza stia subendo un ridimensionamento da attribuire,credo,alla frequentazione del "trota" con cui ormai è costretto a confrontarsi perchè fa parte integrante del direttivo leghista.
Ormai le sue espressioni antimeridionali sono fotocopie del pensiero trotiano la cui figura è stata descritta circa un secolo fa in un famoso sonetto "Il marchesino Eufemio" d'alto ingegno perchè d'alto lignaggio,ma non posso pretendere che lei lo conosca perchè fa parte di una cultura classica.
I quotidiani qualche mese fa hanno pubblicato la lista dei grandi evasori, il 97% era del nord.
Non dubito che ci sia un'evasione anche nel Sud, poche cose e fatte spesso per la sopravvivenza se pur censurabili,mentre quella attuata dai ricchi imprenditori del nord è per pura inciviltà.
Mi permetto di ricordagliene solo una relativa a quell'industriale delle pelli che i media riferivano di un miliardo di euro che supera il pil dell'intero Meridione.
Ma lei queste cose le sa bene,afferma il contrario perchè le manca l'onestà intellettuale.
E' costretto alle menzogne per guadagnarsi lo stipendio politico, che per un leghista non può prescindere dal becero antimeridionalismo.
Questi insulti gratuiti ,ormai datati, non riescono nemmeno a scalfire la nostra grande Dignità,al contrario,da popolo generoso ,siamo spinti alla pietà umana che va a chi è costretto a vendersi per qualcosa.
Alcuni, purtroppo,sono costretti a vendere il corpo,altri,ancor più degradante vendono la propria intelligenza e sono i servi,anche se nel suo caso dubito che chi acquista faccia un affare.

Enzo Maiorana, presidente di Noi Meridionali

lunedì 9 gennaio 2012

LA SICILIA DA SOLA ...

Caro Prof. Monti, Ella che è un economista di chiara fama, saprebbe spiegare perchè lo spread che nell'ultimo periodo del Governo Berlusconi era salito vertiginosamente a quota 535 verso i bund tedeschi, è oggi, a distanza di poco meno di due mesi ritornato a quota 535?...cos'è che non ha funionato? E' in condizione Ella di chiarire a me, uomo della strada, cosa è successo?....Non sarà, forse, che non c'entrava la politica finanziaria del governo precedente, così come non c'entrano i provvedimenti lacrime e sangue da Ella imposti al popolo italiano, con la complicità delle attuali forze politiche di destra, di centro e di sinistra?
Non si è chiesto, forse, se tale fenomeno non rispecchi, in modo piuttosto evidente, una sottile ma pervicace azione internazionale di sabotaggio di tutto l'intero sistema euro e della compagine che ne fa parte? Non crede che le speculazioni internazionali, mettono in ridicolo il sempreterno sorriso da ebete di Sarkozy, unitamente alla sempre accigliata Merkel, che si affannano a proporsi ancora (e fino a quando?) gli artefici della coesione europea?....e come mai l'euro non riesce più a raggiungere quota 130/dollaro?
Io credo che al di là di tutto questo, nessuno di voi, tantomeno Ella è nelle condizioni di dare una spiegazione plausibile ed elementare, tale da essere recepita dal popolo italiano!
Io credo che, se i siciliani cominciano a prendere coscienza del baratro che si è aperto sotto i loro piedi, tanto da precipitare senza possibilità di ritorno, non possono fare altro che pensare seriamente ad un distacco dall'Europa, dall'euro e ad una sua indipendenza anche dal continente Italia!
Mi dispiace doverlo ammettere, in questa sede, ma la Sicilia, da sola, avrebbe senzaltro la possibilità di autogestirsi ed autogovernarsi, nazionalizzando tutto ciò che oggi è costretta a subire sul suo territorio, vendendo al continente italia i suoi prodotti petroliferi in eccedenza, il suo gas le sue fonti di energia elettrica, e proponendosi un piano di rinnovamento dei suoi settori trainanti, quali turismo, agricoltura e beni culturali, attraverso una vera e sana riconversione in impianti agrindustriale ed agrituristici in grado di concorrere al risanamento della propria economia sì da avviare una buona volta il volano della produttività tanto desiderato e mai attuato; così forse riuscirebbe, una buona volta ad uscire fuori dalla crisi, creando benessere e possibilità di nuove opportunità occupazionali.
Mi auguro che Ella riesca a leggere questa mia...vede io, anche se uno di quel numeroso Popolo Sovrano, non ho la Sua visibilità o quella dei politici di professione che riescono tanto facilmente ad apparire in televisione per dare....(sic!) spiegazioni....io dovrò cercare, attraverso questo mezzo e qualche giornale on line a farLe pervenire questa mia
Cordialità
Gianni Lo Piccolo