L’intervento di monsignor Domenico Mogavero, il vescovo di Mazara del Vallo che oggi, nel corso di un’intervista radiofonica, ha parlato di “debolezza morale del Presidente del Consiglio” non è l’unica voce critica che si leva all’interno del mondo cattolico. La conferma arriva da un sito cattolico curato da monsignor Vincenzo Noto, giornalista e direttore della Caritas diocesana di Monreale, che pubblica un editoriale dal titolo emblematico: “Un porcile per tutti?”. “Ma possiamo rassegnarci a vivere all’interno di una telenovela che vede Berlusconi sempre coinvolto e travolto da storie con piacevoli e giovani donne? Non ci sono strumenti politici e giuridici che possano ridare al nostro Paese un poco di dignità a livello internazionale?” si legge tra l’altro nell’editoriale.
“Non dobbiamo e non possiamo perderci d’animo – scrive ancora mons. Noto – soprattutto non possiamo trasmettere ai giovani il messaggio che tutti sono uguali e che non c’é bisogno che facciano sacrifici per vivere dignitosamente la loro vita, tanto nel porcile c’é posto per tutti”. Nel dibattito aperto dal sito intervengono intellettuali, giornalisti e anche sacerdoti, in maggioranza d’accordo con l’analisi del direttore della Caritas di Monreale.
fonte:Livesicilia
lunedì 31 gennaio 2011
Appello di un siciliano al presidente Berlusconi
Caro Presidente, Silvio Berlusconi
L’altra sera, in tv, uno dei suoi alati scudieri sosteneva il punto: lei è un campione di bontà e il mondo gretto non la comprende. Per riprova, lo scudiero ministeriale additava un fantomatico fogliettino, conservato in tasca, con l’elenco della sua filantropica e prodiga munificenza. Non lo uscì mai dallo scrigno ove era secretato. Però noi gli credemmo sul naso allungato. E diamo per scontato l’assunto. Davvero lei soccorse Ruby con lo spirito del buon cristiano che affronta la tormenta per salvare la piccola fiammiferaia con i geloni. Davvero lei ha intessuto con Nicole Minetti una castissima corrispondenza di platonici e culturali sensi. Immaginiamo facilmente le serate allietate dalla reciproca rilettura dei fioretti di San Francesco. Davvero lei ha convocato Lele Mora ed Emilio Fede a casa sua, ma nel coro degli angeli e dei santi, nel suo presepe personale, ove loro svolgono – con apprezzabile impegno – il ruolo del bue e dell’asinello. All’uopo, sono financo intercambiabili. Siccome noi non diamo credito alle fole comuniste che la dipingerebbero alla stregua di un bieco corruttore di minorenni, avremmo qualche richiesta che lei non deve considerare volgare. E’ soltanto un umilissimo appello affinché rifulga meglio la sua opacizzata eppure alla fine invincibile beatitudine. Le conviene aderire e soddisfare i punti enumerati. Altrimenti la porta a malafiura, Presidè. Cosa vogliamo? Madamino, il catalogo (di sette punti) è questo.
1) Nicole Minetti sindaco di Palermo. Non farà peggio di Diego Cammarata e ci sarebbe un servizio sociale in più: l’affido in turnazione per una sera alla bella e solidale ex igienista mentale (no, no: dentale), come accadde per la piccola fiammiferaia Ruby. Slogan di Palazzo delle Aquile: “Affidati alla Minetti”, con una lista d’attesa tale da coinvolgere una quantità di cittadini palermitani, indifferentemente puberi o impuberi. Quelli rimasti fuori dalla lista potrebbero essere affidati ad Alberto Campagna.
2) Cambiare nome all’aeroporto Falcone e Borsellino che, come argutamente notò un celebre filosofo isolano (il cui nome rimembra filosoficamente una domanda), mette tristezza, ricordando ai più che il problema qui non è solo il ciaffico. Bunga Bunga’s airport e non se ne parli più. Vuoi mettere le ricadute sul turismo e sulle turiste?
3) Adriano Galliani presidente della Regione. E’ antipatico almeno quanto Lombardo. Però… scudetto al Palermo (sette rigori a partita) e Catania in Champions
4) Lei può tutto, osi. Il Gabibbo, segretario regionale del Pd. Dal colore dell’epidermide del pupazzo, ricaviamo una certezza: è più a sinistra di Giuseppe Lupo.
5) Sgarbi sindaco di Salemi! Gulp! Già lo è. Meglio, ci siamo portati avanti col programma.
6) Abbattimento della inutile e superata Valle dei Templi. Al suo posto una statuta gigantesca di Raimondo Vianello benedicente, con le braccia allargate.
7) Marcello Dell’Utri, patrono di Palermo, al posto di Santa Rosalia.
Come vede, Signor Presidente, si tratta di cosucce così, cui aggiungiamo una tristissima storia personale. Il sottoscritto conosce un gatto che ha urgente bisogno di cure psichiatriche durature e costose. Sarebbe tanto generoso da contribuire con un paio di milioni di euro? La patologia è gravissima, quasi irreversibile. Il gatto in questione divora penne e carta e soffia in faccia ai giornalisti di passaggio. E’ convinto di essere il Presidente della Regione.
Ps. Voi cosa chiedereste al Sommo?
fonte: Livesicilia
L’altra sera, in tv, uno dei suoi alati scudieri sosteneva il punto: lei è un campione di bontà e il mondo gretto non la comprende. Per riprova, lo scudiero ministeriale additava un fantomatico fogliettino, conservato in tasca, con l’elenco della sua filantropica e prodiga munificenza. Non lo uscì mai dallo scrigno ove era secretato. Però noi gli credemmo sul naso allungato. E diamo per scontato l’assunto. Davvero lei soccorse Ruby con lo spirito del buon cristiano che affronta la tormenta per salvare la piccola fiammiferaia con i geloni. Davvero lei ha intessuto con Nicole Minetti una castissima corrispondenza di platonici e culturali sensi. Immaginiamo facilmente le serate allietate dalla reciproca rilettura dei fioretti di San Francesco. Davvero lei ha convocato Lele Mora ed Emilio Fede a casa sua, ma nel coro degli angeli e dei santi, nel suo presepe personale, ove loro svolgono – con apprezzabile impegno – il ruolo del bue e dell’asinello. All’uopo, sono financo intercambiabili. Siccome noi non diamo credito alle fole comuniste che la dipingerebbero alla stregua di un bieco corruttore di minorenni, avremmo qualche richiesta che lei non deve considerare volgare. E’ soltanto un umilissimo appello affinché rifulga meglio la sua opacizzata eppure alla fine invincibile beatitudine. Le conviene aderire e soddisfare i punti enumerati. Altrimenti la porta a malafiura, Presidè. Cosa vogliamo? Madamino, il catalogo (di sette punti) è questo.
1) Nicole Minetti sindaco di Palermo. Non farà peggio di Diego Cammarata e ci sarebbe un servizio sociale in più: l’affido in turnazione per una sera alla bella e solidale ex igienista mentale (no, no: dentale), come accadde per la piccola fiammiferaia Ruby. Slogan di Palazzo delle Aquile: “Affidati alla Minetti”, con una lista d’attesa tale da coinvolgere una quantità di cittadini palermitani, indifferentemente puberi o impuberi. Quelli rimasti fuori dalla lista potrebbero essere affidati ad Alberto Campagna.
2) Cambiare nome all’aeroporto Falcone e Borsellino che, come argutamente notò un celebre filosofo isolano (il cui nome rimembra filosoficamente una domanda), mette tristezza, ricordando ai più che il problema qui non è solo il ciaffico. Bunga Bunga’s airport e non se ne parli più. Vuoi mettere le ricadute sul turismo e sulle turiste?
3) Adriano Galliani presidente della Regione. E’ antipatico almeno quanto Lombardo. Però… scudetto al Palermo (sette rigori a partita) e Catania in Champions
4) Lei può tutto, osi. Il Gabibbo, segretario regionale del Pd. Dal colore dell’epidermide del pupazzo, ricaviamo una certezza: è più a sinistra di Giuseppe Lupo.
5) Sgarbi sindaco di Salemi! Gulp! Già lo è. Meglio, ci siamo portati avanti col programma.
6) Abbattimento della inutile e superata Valle dei Templi. Al suo posto una statuta gigantesca di Raimondo Vianello benedicente, con le braccia allargate.
7) Marcello Dell’Utri, patrono di Palermo, al posto di Santa Rosalia.
Come vede, Signor Presidente, si tratta di cosucce così, cui aggiungiamo una tristissima storia personale. Il sottoscritto conosce un gatto che ha urgente bisogno di cure psichiatriche durature e costose. Sarebbe tanto generoso da contribuire con un paio di milioni di euro? La patologia è gravissima, quasi irreversibile. Il gatto in questione divora penne e carta e soffia in faccia ai giornalisti di passaggio. E’ convinto di essere il Presidente della Regione.
Ps. Voi cosa chiedereste al Sommo?
fonte: Livesicilia
domenica 30 gennaio 2011
''Borsellino fermato anche perche' indagava su Dell'Utri?''
“Stiamo ancora cercando riscontri ma secondo noi Paolo Borsellino stava indagando su Marcello Dell'Utri. Anche per questo motivo c'è stata quell'accelerazione sulla sua morte. Ma di questo parleremo nel prossimo libro che stiamo già scrivendo”.
Con questa rivelazione Giorgio Bongiovanni, direttore di ANTIMAFIADuemila e coautore con Lorenzo Baldo del libro “Gli ultimi giorni di Paolo Borsellino” (Aliberti Editore), ha concluso la conferenza di presentazione che si è tenuta presso l'Aula Magna della Falcoltà di Giurisprudenza di Palermo. Una manifestazione intensa ed emozionante a cui hanno partecipato come relatori, oltre agli autori, i fratelli del giudice Salvatore e Rita Borsellino, i giudici Antonio Ingroia e Antonino Di Matteo, e il giornalista Umberto Lucentini.
Oltre a ringraziare tutti coloro che, grazie alle proprie testimonianze, hanno reso possibile la realizzazione del libro, gli autori hanno dapprima raccontato le motivazioni che li hanno spinti a scrivere un libro sugli ultimi 57 giorni di Paolo Borsellino, quindi hanno rivelato il progetto della nuova pubblicazione.
“Questo libro lo abbiamo scritto in quanto, senza trascurare le altre stragi, a nostro parere quella di via D'Amelio da la vera chiave di interpretazione per capire chi oggi è al potere”. “Secondo noi – ha aggiunto Bongiovanni – e mi assumo la responsabilità di quello che dico, chi comanda in Italia, sotto tutti gli aspetti (politico, economico e finanziario), sono in qualche modo responsabili di questo assassinio. Mi riferisco ad un potere trasversale a cui appartengono personaggi 'di centro, di destra e di sinistra', personaggi che oggi comandano in Italia e di cui il Premier è l'espressione più drammatica e buffonesca. Noi pensiamo che questo potere ha fatto accordi con Cosa nostra e uno dei burattinai, ormai in fin di vita ma che ancora si esprime come Licio Gelli, parla di piano di Rinascita ed esprime giudizi. Questa persona è uno di quegli oracoli che ogni tanto ci indicano una strada. Non so se lo fa coscientemente o perché ha 93 anni, ma dice delle cose verosimili. E tornando all'accordo tra mafia e Stato secondo noi è possibile che Mancino abbia chiamato Borsellino proprio per dirgli di questa trattativa, e che il giudice si sia indignato a tal punto da frapporsi alla stessa. Pertanto è stato eliminato”.
Durante l'incontro, grazie alle domande formulate dalle due moderatrici Anna Petrozzi e Lucia Castellana, sono stati toccati diversi aspetti. Ad essere approfondite non sono state solo le tematiche del libro, che per l'appunto attraversa gli ultimi cinquantasette giorni vissuti dal giudice antimafia immediatamente dopo la Strage di Capaci fino al giorno della sua morte, ma anche un'analisi sul momento politico sociale che lo Stato italiano sta attraversando e sulla necessità di impegnarsi attivamente, ognuno con i propri mezzi, per cercare di sconfiggere questo cancro che è la Mafia. Una lotta a cui Paolo Borsellino credeva con ottimismo, così come scriveva in una lettera appena poche ore prima della propria morte. Un episodio ricordato con emozione da Salvatore Borsellino durante la conferenza. Lui, simbolo di quella nuova resistenza che si manifesta nelle persone e nei tanti giovani coinvogliati nel movimento delle “Agende Rosse” pronte a scendere in campo per difendere i giudici che mettono a rischio la propria vita in favore della verità e della giustizia. Giudici come Antonino Di Matteo e Antonio Ingroia. Quest'ultimo, procuratore aggiunto della Procura di Palermo ed autore della prefazione del libro “Gli ultimi giorni di Paolo Borsellino”, ha denunciato gli attacchi che continuamente subisce la magistratura nel tentativo di stravolgerne l'indipendenza subordinandola alla politica. “La legge è uguale per tutti – ha detto il magistrato – e questo è sicuramente uno dei principi cardine per salvaguardare democrazia e legalità nel nostro Paese. Valori che vanno difesi ad ogni livello”. Un concetto condiviso pienamente anche da Antonino Di Matteo, sostituto procuratore di Palermo e presidente dell'Anm Palermo, che, commentando le note finali del libro, ha detto: “Condivido ogni parola degli autori quando dicono che per rendere onore al debito morale che abbiamo nei confronti di Paolo Borsellino ognuno di noi deve pretendere giustizia e verità. Tutti noi siamo chiamati a questo passo e dobbiamo metterci impegno. Alimentando la vostra sete di giustizia e verità noi magistrati abbiamo un dovere, resistere ispirandoci al coraggio di Paolo, alla sua passione, impegnadoci con la consapevolezza di esercitare non un potere ma un servizio in favore del popolo, per dimostrare che si è davvero tutti uguali di fronte alla legge”.
Importanti sono state anche le testimonianze di Rita Borsellino, che oltre a ricordare il fratello ha ribadito l'importantza di schierarsi ed impegnarsi anche politicamente per cercare di scardinare l'attuale sistema di potere, e Umberto Lucentini, che invece ha voluto evidenziare il ruolo che in questo momento recita l'informazione.
fonte: Antimafia Duemila
Con questa rivelazione Giorgio Bongiovanni, direttore di ANTIMAFIADuemila e coautore con Lorenzo Baldo del libro “Gli ultimi giorni di Paolo Borsellino” (Aliberti Editore), ha concluso la conferenza di presentazione che si è tenuta presso l'Aula Magna della Falcoltà di Giurisprudenza di Palermo. Una manifestazione intensa ed emozionante a cui hanno partecipato come relatori, oltre agli autori, i fratelli del giudice Salvatore e Rita Borsellino, i giudici Antonio Ingroia e Antonino Di Matteo, e il giornalista Umberto Lucentini.
Oltre a ringraziare tutti coloro che, grazie alle proprie testimonianze, hanno reso possibile la realizzazione del libro, gli autori hanno dapprima raccontato le motivazioni che li hanno spinti a scrivere un libro sugli ultimi 57 giorni di Paolo Borsellino, quindi hanno rivelato il progetto della nuova pubblicazione.
“Questo libro lo abbiamo scritto in quanto, senza trascurare le altre stragi, a nostro parere quella di via D'Amelio da la vera chiave di interpretazione per capire chi oggi è al potere”. “Secondo noi – ha aggiunto Bongiovanni – e mi assumo la responsabilità di quello che dico, chi comanda in Italia, sotto tutti gli aspetti (politico, economico e finanziario), sono in qualche modo responsabili di questo assassinio. Mi riferisco ad un potere trasversale a cui appartengono personaggi 'di centro, di destra e di sinistra', personaggi che oggi comandano in Italia e di cui il Premier è l'espressione più drammatica e buffonesca. Noi pensiamo che questo potere ha fatto accordi con Cosa nostra e uno dei burattinai, ormai in fin di vita ma che ancora si esprime come Licio Gelli, parla di piano di Rinascita ed esprime giudizi. Questa persona è uno di quegli oracoli che ogni tanto ci indicano una strada. Non so se lo fa coscientemente o perché ha 93 anni, ma dice delle cose verosimili. E tornando all'accordo tra mafia e Stato secondo noi è possibile che Mancino abbia chiamato Borsellino proprio per dirgli di questa trattativa, e che il giudice si sia indignato a tal punto da frapporsi alla stessa. Pertanto è stato eliminato”.
Durante l'incontro, grazie alle domande formulate dalle due moderatrici Anna Petrozzi e Lucia Castellana, sono stati toccati diversi aspetti. Ad essere approfondite non sono state solo le tematiche del libro, che per l'appunto attraversa gli ultimi cinquantasette giorni vissuti dal giudice antimafia immediatamente dopo la Strage di Capaci fino al giorno della sua morte, ma anche un'analisi sul momento politico sociale che lo Stato italiano sta attraversando e sulla necessità di impegnarsi attivamente, ognuno con i propri mezzi, per cercare di sconfiggere questo cancro che è la Mafia. Una lotta a cui Paolo Borsellino credeva con ottimismo, così come scriveva in una lettera appena poche ore prima della propria morte. Un episodio ricordato con emozione da Salvatore Borsellino durante la conferenza. Lui, simbolo di quella nuova resistenza che si manifesta nelle persone e nei tanti giovani coinvogliati nel movimento delle “Agende Rosse” pronte a scendere in campo per difendere i giudici che mettono a rischio la propria vita in favore della verità e della giustizia. Giudici come Antonino Di Matteo e Antonio Ingroia. Quest'ultimo, procuratore aggiunto della Procura di Palermo ed autore della prefazione del libro “Gli ultimi giorni di Paolo Borsellino”, ha denunciato gli attacchi che continuamente subisce la magistratura nel tentativo di stravolgerne l'indipendenza subordinandola alla politica. “La legge è uguale per tutti – ha detto il magistrato – e questo è sicuramente uno dei principi cardine per salvaguardare democrazia e legalità nel nostro Paese. Valori che vanno difesi ad ogni livello”. Un concetto condiviso pienamente anche da Antonino Di Matteo, sostituto procuratore di Palermo e presidente dell'Anm Palermo, che, commentando le note finali del libro, ha detto: “Condivido ogni parola degli autori quando dicono che per rendere onore al debito morale che abbiamo nei confronti di Paolo Borsellino ognuno di noi deve pretendere giustizia e verità. Tutti noi siamo chiamati a questo passo e dobbiamo metterci impegno. Alimentando la vostra sete di giustizia e verità noi magistrati abbiamo un dovere, resistere ispirandoci al coraggio di Paolo, alla sua passione, impegnadoci con la consapevolezza di esercitare non un potere ma un servizio in favore del popolo, per dimostrare che si è davvero tutti uguali di fronte alla legge”.
Importanti sono state anche le testimonianze di Rita Borsellino, che oltre a ricordare il fratello ha ribadito l'importantza di schierarsi ed impegnarsi anche politicamente per cercare di scardinare l'attuale sistema di potere, e Umberto Lucentini, che invece ha voluto evidenziare il ruolo che in questo momento recita l'informazione.
fonte: Antimafia Duemila
sabato 29 gennaio 2011
venerdì 28 gennaio 2011
Il giorno della Fiom e della Fiat Il sindaco di Termini: “Solo slogan”
E’ partito il corteo degli operai a Termini Imerese dove è in corso lo sciopero generale organizzato dalla Fiom in difesa del contratto nazionale di lavoro. Ad aprirlo è uno striscione dei lavoratori della Fiat, dove proprio oggi è scattato un nuovo periodo di cassa integrazione: le tute blu rientreranno in fabbrica il 7 febbraio, poi torneranno in cassa integrazione il 14 e il 21 febbraio e dal 28 febbraio al 4 marzo. Il corteo di lavoratori sfilerà per le strade di Termini Imerese fino a raggiungere piazza Duomo dove il segretario nazionale di Fiom per il settore auto, Enzo Masini, concluderà il comizio. A fianco dei metalmeccanici ci sono rappresentanti di altre categorie di lavoro e studenti.
Oggi sciopero della Fiom. Dalla stazione d’Orleans partono tre pullman con i quali oltre 150 studenti dell’università di Palermo appartenenti al collettivo autonomo e al collettivo “Fuori controllo” raggiungeranno Termini Imerese per partecipare alla manifestazione dei metalmeccanici. Altri ragazzi raggiungeranno Termini con le loro auto e si aggregheranno al corteo. “Vogliamo stare al fianco di chi si oppone a questo sistema di potere che sta distruggendo l’Italia – ha detto Giorgio Martinico, studente di Lettere – Marceremo con i metalmeccanici perché condividiamo questa protesta. Se la manifestazione fosse stata a Palermo, avremmo potuto dare un contributo maggiore in termini di numeri, ma l’importante è comunque far sentire la nostra voce contro questo governo”.
“Le battaglie portate avanti in questi anni dai lavoratori di Termini Imerese sono diventate un simbolo di una vertenza difficile, rispetto alla quale dobbiamo continuare a mettere in campo le nostre migliori energie”. Lo dice Antonello Cracolici (Pd), a proposito della manifestazione. “Per questo – aggiunge – sostengo le ragioni della protesta organizzata dalla Fiom-Cgil in difesa dei diritti dei lavoratori e di un sito industriale che rappresenta un pezzo importante della vita economia e sociale della Sicilia”.
Gli operai urlano slogan contro Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat: “Termini Imerese non si tocca, la difenderemo con la lotta”. Quando il corteo è passato davanti un patronato della Uil, un gruppo di metalmeccanici ha gridato: “Venduti, buffoni, cannavazzi (strofinacci)”. In piazza ci sono metalmeccanici provenienti da ogni parte della Sicilia. Da Messina gli operai della raffineria di Milazzo, delle Acciaierie, della Sicem, Tozzi Sud, Cantieristica Palumbo; da Catania i lavoratori della StMicroelectronics, della Sielte e delle Acciaierie del Sud; da Siracusa le tute blu del Petrolchimico, della Pontisol e della Sinaservice; gli operai di Metra da Ragusa, dei cantieri navali e della Lombardo da Trapani. Sfilano anche gli operai del Petrolchimico di Gela e quelli di diverse aziende del palermitano: Fincantieri, Keller, Imesi e i lavoratori delle installazioni telefoniche.
Oltre un centinaio di rappresentanti di Cobas e studenti stanno a partecipando alla manifestazione organizzata dal sindacato a piazza Castelnuovo, a Palermo. Nel giorno della mobilitazione generale dei metalmeccanici della Fiom, il sindacato ha proclamato lo sciopero generale nazionale di tutti i comparti produttivi. Alta la partecipazione di docenti e ricercatori palermitani che aderiscono al sindacato. In testa al corteo, che sta attraversando l’asse principale della città ed è diretto a palazzo D’Orleans, sede della presidenza della Regione, c’é uno striscione della rete dei collettivi e coordinamenti universitari in lotta sul quale è scritto ‘Contro il capitale, rivolte popolari’. ‘Difendere la dignita’ costruiamo la soldarieta”, è lo striscione dei comitati studenteschi sodali antirrazzisti, che hanno aderito allo sciopero. Tanti gli studenti medi e universitari, che si sono uniti alla protesta dei lavoratori. “Siamo in piazza – dice Simona Laiacona, studentessa del liceo artistico Catalano – perché crediamo fondamentale che la protesta degli studenti si sposi con quella degli operai e dei lavoratori: il nostro futuro lavorativo è incerto e per questo siamo angosciati”.
Sfilano gli operai e i commercianti in segno di solidarietà abbassano le saracinesche dei loro negozi. Le scene si sono susseguite lungo il tragitto che sta conducendo i metalmeccanici della Fiom in piazza Duomo, a Termini Imerese per la conclusione dello sciopero. Gli operai intonano canti, tra cui la famosa canzone popolare Ciuri ciuri, intercalando alle strofe invettive contro Berlusconi e Marchionne. In piazza, a fianco agli operai, ci sono anche diversi esponenti politici, tra cui il senatore del Pd Giuseppe Lumia, il senatore di Idv Fabio Giambrone e i segretari siciliani di Sel e Federazione della sinistra, Erasmo Palazzotto e Luca Cangemi. Tanti i rappresentati delle varie categorie della Cgil, oltre alla segretaria generale Mariella Maggio. “Oggi la Cgil è a fianco dei metalmeccanici – dice Serena Sorrentino della Segretaria nazionale della Cgil – in difesa del contratto nazionale di lavoro e dei diritti. Qui a Termini Imerese c’é la grande vertenza Fiat, chiediamo al governo di ricoprire un ruolo determinante nelle scelte che riguardano lo stabilimento siciliano, bisogna tutelare i posti di lavoro ma dare anche una prospettiva seria e concreta di sviluppo in questo territorio”.
“Al momento siamo solo ai titoli di film, agli annunci, agli slogan e basta. Percepisco una forte rassegnazione, troppe parole, troppi rinvii e incertezze sui numeri”. Lo dice il sindaco di Termini Imerese, Salvatore Burrafato, in merito alle sette offerte per lo stabilimento, che Fiat chiuderà a fine anno. “Proprio perché non c’é nulla di concreto – aggiunge – l’ultimo tavolo al ministero per lo Sviluppo si è arenato. Siamo solo ai preliminari, dobbiamo sapere quanti sono i soldi pubblici disponibili, da dove arrivano, quando arriveranno, a cosa serviranno”. Il sindaco non esclude tentativi di speculazione. “Un miliardo d’investimenti di cui 200 milioni pubblici sono tanti per Termini Imerese – osserva – Vogliamo sapere quindi tutti i dettagli, anche quelli minimi”. Il 2 febbraio è in programma un nuovo incontro al ministero, tra i rappresentanti delle istituzioni coinvolte. Non ci saranno i sindacati.
fonte: Livesicilia
Oggi sciopero della Fiom. Dalla stazione d’Orleans partono tre pullman con i quali oltre 150 studenti dell’università di Palermo appartenenti al collettivo autonomo e al collettivo “Fuori controllo” raggiungeranno Termini Imerese per partecipare alla manifestazione dei metalmeccanici. Altri ragazzi raggiungeranno Termini con le loro auto e si aggregheranno al corteo. “Vogliamo stare al fianco di chi si oppone a questo sistema di potere che sta distruggendo l’Italia – ha detto Giorgio Martinico, studente di Lettere – Marceremo con i metalmeccanici perché condividiamo questa protesta. Se la manifestazione fosse stata a Palermo, avremmo potuto dare un contributo maggiore in termini di numeri, ma l’importante è comunque far sentire la nostra voce contro questo governo”.
“Le battaglie portate avanti in questi anni dai lavoratori di Termini Imerese sono diventate un simbolo di una vertenza difficile, rispetto alla quale dobbiamo continuare a mettere in campo le nostre migliori energie”. Lo dice Antonello Cracolici (Pd), a proposito della manifestazione. “Per questo – aggiunge – sostengo le ragioni della protesta organizzata dalla Fiom-Cgil in difesa dei diritti dei lavoratori e di un sito industriale che rappresenta un pezzo importante della vita economia e sociale della Sicilia”.
Gli operai urlano slogan contro Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat: “Termini Imerese non si tocca, la difenderemo con la lotta”. Quando il corteo è passato davanti un patronato della Uil, un gruppo di metalmeccanici ha gridato: “Venduti, buffoni, cannavazzi (strofinacci)”. In piazza ci sono metalmeccanici provenienti da ogni parte della Sicilia. Da Messina gli operai della raffineria di Milazzo, delle Acciaierie, della Sicem, Tozzi Sud, Cantieristica Palumbo; da Catania i lavoratori della StMicroelectronics, della Sielte e delle Acciaierie del Sud; da Siracusa le tute blu del Petrolchimico, della Pontisol e della Sinaservice; gli operai di Metra da Ragusa, dei cantieri navali e della Lombardo da Trapani. Sfilano anche gli operai del Petrolchimico di Gela e quelli di diverse aziende del palermitano: Fincantieri, Keller, Imesi e i lavoratori delle installazioni telefoniche.
Oltre un centinaio di rappresentanti di Cobas e studenti stanno a partecipando alla manifestazione organizzata dal sindacato a piazza Castelnuovo, a Palermo. Nel giorno della mobilitazione generale dei metalmeccanici della Fiom, il sindacato ha proclamato lo sciopero generale nazionale di tutti i comparti produttivi. Alta la partecipazione di docenti e ricercatori palermitani che aderiscono al sindacato. In testa al corteo, che sta attraversando l’asse principale della città ed è diretto a palazzo D’Orleans, sede della presidenza della Regione, c’é uno striscione della rete dei collettivi e coordinamenti universitari in lotta sul quale è scritto ‘Contro il capitale, rivolte popolari’. ‘Difendere la dignita’ costruiamo la soldarieta”, è lo striscione dei comitati studenteschi sodali antirrazzisti, che hanno aderito allo sciopero. Tanti gli studenti medi e universitari, che si sono uniti alla protesta dei lavoratori. “Siamo in piazza – dice Simona Laiacona, studentessa del liceo artistico Catalano – perché crediamo fondamentale che la protesta degli studenti si sposi con quella degli operai e dei lavoratori: il nostro futuro lavorativo è incerto e per questo siamo angosciati”.
Sfilano gli operai e i commercianti in segno di solidarietà abbassano le saracinesche dei loro negozi. Le scene si sono susseguite lungo il tragitto che sta conducendo i metalmeccanici della Fiom in piazza Duomo, a Termini Imerese per la conclusione dello sciopero. Gli operai intonano canti, tra cui la famosa canzone popolare Ciuri ciuri, intercalando alle strofe invettive contro Berlusconi e Marchionne. In piazza, a fianco agli operai, ci sono anche diversi esponenti politici, tra cui il senatore del Pd Giuseppe Lumia, il senatore di Idv Fabio Giambrone e i segretari siciliani di Sel e Federazione della sinistra, Erasmo Palazzotto e Luca Cangemi. Tanti i rappresentati delle varie categorie della Cgil, oltre alla segretaria generale Mariella Maggio. “Oggi la Cgil è a fianco dei metalmeccanici – dice Serena Sorrentino della Segretaria nazionale della Cgil – in difesa del contratto nazionale di lavoro e dei diritti. Qui a Termini Imerese c’é la grande vertenza Fiat, chiediamo al governo di ricoprire un ruolo determinante nelle scelte che riguardano lo stabilimento siciliano, bisogna tutelare i posti di lavoro ma dare anche una prospettiva seria e concreta di sviluppo in questo territorio”.
“Al momento siamo solo ai titoli di film, agli annunci, agli slogan e basta. Percepisco una forte rassegnazione, troppe parole, troppi rinvii e incertezze sui numeri”. Lo dice il sindaco di Termini Imerese, Salvatore Burrafato, in merito alle sette offerte per lo stabilimento, che Fiat chiuderà a fine anno. “Proprio perché non c’é nulla di concreto – aggiunge – l’ultimo tavolo al ministero per lo Sviluppo si è arenato. Siamo solo ai preliminari, dobbiamo sapere quanti sono i soldi pubblici disponibili, da dove arrivano, quando arriveranno, a cosa serviranno”. Il sindaco non esclude tentativi di speculazione. “Un miliardo d’investimenti di cui 200 milioni pubblici sono tanti per Termini Imerese – osserva – Vogliamo sapere quindi tutti i dettagli, anche quelli minimi”. Il 2 febbraio è in programma un nuovo incontro al ministero, tra i rappresentanti delle istituzioni coinvolte. Non ci saranno i sindacati.
fonte: Livesicilia
giovedì 27 gennaio 2011
L'appello di un disabile a Berlusconi "Lasci perdere le donne e aiuti me"
Salvatore Crisafulli, che a causa di un incidente vive in uno stato semi vegetativo, ha scritto una lettera al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi chiedendogli di regalargli 60 mila euro per andare a curarsi in Israele
Da otto anni vive in uno stato semivegetativo permanente a causa di un incidente stradale. Si chiama Salvatore Crisafulli e ha scritto una lettera al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi chiedendogli di regalargli 60 mila euro per andare a curarsi in Israele.
"Lasci perdere le problematiche legate alle donne - afferma Crisafulli nella lettera, scritta con un particolare software - e si dedichi di più ad aiutare tutti noi. Esiste una cura all'estero e io sono pronto a farla. Mi regali un viaggio che costa 60 mila euro, cosa sono per lei?".
La lettera è stata scritta dopo che "Sicilia risvegli onlus", un'associazione per la difesa dei comatosi, post-comatosi, di chi è in stato vegetativo e di chi patisce estreme disabilità, della quale è presidente il fratello di Salvatore Crisafulli, Pietro, ha reso noto di aver trovato in Israele chi può curare l'uomo: un endocrinologo russo, Vitali Vassiliev, responsabile di un centro di Biocorrezione dove viene praticato il "metodo degli adrenogrammi", che sottopone i pazienti a una cura a base di Dopamina.
L'associazione ha già inviato la documentazione di Salvatore Crisafulli in Israele. "Questo - affermano i familiari - è un grido di speranza che lanciamo, un appello decisivo che potrebbe cambiare la vita a Salvatore per sempre. Siamo arrivati al capolinea: abbiamo di fronte una possibilità concreta di aiutare Salvatore a migliorare e ritrovare una condizione di minima autonomia e per questo, chiediamo aiuto a tutti, a chi vuole che queste situazioni cambino".
(26 gennaio 2011)
fonte:la Repubblica
Da otto anni vive in uno stato semivegetativo permanente a causa di un incidente stradale. Si chiama Salvatore Crisafulli e ha scritto una lettera al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi chiedendogli di regalargli 60 mila euro per andare a curarsi in Israele.
"Lasci perdere le problematiche legate alle donne - afferma Crisafulli nella lettera, scritta con un particolare software - e si dedichi di più ad aiutare tutti noi. Esiste una cura all'estero e io sono pronto a farla. Mi regali un viaggio che costa 60 mila euro, cosa sono per lei?".
La lettera è stata scritta dopo che "Sicilia risvegli onlus", un'associazione per la difesa dei comatosi, post-comatosi, di chi è in stato vegetativo e di chi patisce estreme disabilità, della quale è presidente il fratello di Salvatore Crisafulli, Pietro, ha reso noto di aver trovato in Israele chi può curare l'uomo: un endocrinologo russo, Vitali Vassiliev, responsabile di un centro di Biocorrezione dove viene praticato il "metodo degli adrenogrammi", che sottopone i pazienti a una cura a base di Dopamina.
L'associazione ha già inviato la documentazione di Salvatore Crisafulli in Israele. "Questo - affermano i familiari - è un grido di speranza che lanciamo, un appello decisivo che potrebbe cambiare la vita a Salvatore per sempre. Siamo arrivati al capolinea: abbiamo di fronte una possibilità concreta di aiutare Salvatore a migliorare e ritrovare una condizione di minima autonomia e per questo, chiediamo aiuto a tutti, a chi vuole che queste situazioni cambino".
(26 gennaio 2011)
fonte:la Repubblica
lunedì 24 gennaio 2011
Siamo lontani, molto lontani, da Arcore...
Totò Cuffaro ha trascorso il suo primo giorno nel carcere di Rebibbia. Non si tratta di custodia cautelare, ma di pena da scontare: sette anni, stando alla condanna emessa dalla Corte di Appello di Palermo e confermata dalla Corte di cassazione. L’ex governatore ha trascorso le ore che hanno preceduto l’internamento, ma anche quelle in attesa della sentenza, raccolto in preghiera in una chiesetta romana. Prima che il verdetto fosse reso noto ha affermato che l’avrebbe accolto serenamente e che la sua fiducia nella giustizia non sarebbe venuta meno. Ha ripetuto queste parole anche dopo, quando ha appreso che la pesante condanna era stata confermata dalla Corte.
Il mondo politico si è diviso nelle reazioni. C’è chi, come il sottosegretario alla famiglia, Giovanardi, si è detto allibito, e chi ha invece affidato all’evento una sorta di “rimborso” che la Sicilia otteneva per le malefatte politiche dell’ex governatore. La maggior parte dei leader, tuttavia, ha messo insieme un sentimento di umana solidarietà e di dispiacere con il rispetto della legge. Rita Borsellino, per esempio, che pure ha perso il fratello, ha esternato questo sentimento, pur ricordando i danni che la Sicilia ha subito per i rapporti fra mafia e politica.
Ci sono stati uomini politici, come Pier Ferdinando Casini, che hanno esternato il loro dispiacere, mantenendo la convinzione che Totò Cuffaro fosse innocente, ma questa opinione – hanno precisato – non ha nulla a che vedere con la sentenza, perché va accettata e, pertanto, rispettata.
Non ci sono state strumentalizzazioni del verdetto. In definitiva anche il mondo politico ha reagito con civiltà e buonsenso. Nessuno ha difeso Cuffaro nel merito, ma quasi tutti hanno voluto esternare il loro dispiacere. Non c’è alcuna contraddizione in ciò, né l’assenza di una difesa nel merito implica alcun “compiacimento”, viltà o totale condivisione. Giusto così, le sentenze si accettano anche se non si condividono.
Questo atteggiamento del mondo politico, occorre ribadirlo, è stato propiziato dall’atteggiamento del “detenuto” Cuffaro, il quale non se l’è presa con nessuno per quel che gli è accaduto, non ha sospettato complotti, non ha inveito contro i suoi giudici ed i pm, non ha augurato le pene dell’inferno ai collegi giudicanti ed agli investigatori. In questo modo Totò Cuffaro ha regalato al Paese una lezione di cittadinanza che non lo assolve di certo dai suoi reati, per i quali deve scontare la pena, ma che certo lo rappresenta in modo diverso rispetto alla pletora di uomini politici indagati che negli ultimi mesi hanno sempre e comunque sospettato piani eversivi, agguati di nemici occulti e palesi, chiamato in causa gli avversari politici che agiscono in combutta con i magistrati e gli agenti di polizia giudiziaria.
Riconoscere questa diversità di comportamento in Totò Cuffaro – è il parere di molti – serve ad una Italia sottoposta ad una costante tensione per gli inquietanti attacchi alla magistratura che provengono dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e dai dirigenti del suo partito e dai ministri del suo governo.
Se l’apertura di una inchiesta ha suscitato accuse così gravi nei confronti della magistratura inquirente, che cose succederebbe, si chiedono in tanti, se dovesse esserci una sentenza di condanna? L’Italia diverrebbe un’altra Tunisia o la vicina Albania?
fonte: SiciliaInformazioni.com
Il mondo politico si è diviso nelle reazioni. C’è chi, come il sottosegretario alla famiglia, Giovanardi, si è detto allibito, e chi ha invece affidato all’evento una sorta di “rimborso” che la Sicilia otteneva per le malefatte politiche dell’ex governatore. La maggior parte dei leader, tuttavia, ha messo insieme un sentimento di umana solidarietà e di dispiacere con il rispetto della legge. Rita Borsellino, per esempio, che pure ha perso il fratello, ha esternato questo sentimento, pur ricordando i danni che la Sicilia ha subito per i rapporti fra mafia e politica.
Ci sono stati uomini politici, come Pier Ferdinando Casini, che hanno esternato il loro dispiacere, mantenendo la convinzione che Totò Cuffaro fosse innocente, ma questa opinione – hanno precisato – non ha nulla a che vedere con la sentenza, perché va accettata e, pertanto, rispettata.
Non ci sono state strumentalizzazioni del verdetto. In definitiva anche il mondo politico ha reagito con civiltà e buonsenso. Nessuno ha difeso Cuffaro nel merito, ma quasi tutti hanno voluto esternare il loro dispiacere. Non c’è alcuna contraddizione in ciò, né l’assenza di una difesa nel merito implica alcun “compiacimento”, viltà o totale condivisione. Giusto così, le sentenze si accettano anche se non si condividono.
Questo atteggiamento del mondo politico, occorre ribadirlo, è stato propiziato dall’atteggiamento del “detenuto” Cuffaro, il quale non se l’è presa con nessuno per quel che gli è accaduto, non ha sospettato complotti, non ha inveito contro i suoi giudici ed i pm, non ha augurato le pene dell’inferno ai collegi giudicanti ed agli investigatori. In questo modo Totò Cuffaro ha regalato al Paese una lezione di cittadinanza che non lo assolve di certo dai suoi reati, per i quali deve scontare la pena, ma che certo lo rappresenta in modo diverso rispetto alla pletora di uomini politici indagati che negli ultimi mesi hanno sempre e comunque sospettato piani eversivi, agguati di nemici occulti e palesi, chiamato in causa gli avversari politici che agiscono in combutta con i magistrati e gli agenti di polizia giudiziaria.
Riconoscere questa diversità di comportamento in Totò Cuffaro – è il parere di molti – serve ad una Italia sottoposta ad una costante tensione per gli inquietanti attacchi alla magistratura che provengono dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e dai dirigenti del suo partito e dai ministri del suo governo.
Se l’apertura di una inchiesta ha suscitato accuse così gravi nei confronti della magistratura inquirente, che cose succederebbe, si chiedono in tanti, se dovesse esserci una sentenza di condanna? L’Italia diverrebbe un’altra Tunisia o la vicina Albania?
fonte: SiciliaInformazioni.com
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