Nel suo racconto di calcio migliore, Osvaldo Soriano celebra il mito dell’Estrella Polar. E scrive: “Estrella Polar era un circolo con i biliardi e i tavolini per il gioco delle carte, un ritrovo da ubriachi lungo una strada di terra che finiva sulla sponda del fiume”.
Tutti noi abbiamo sognato di percorrerla quella stradina e di trovare il nostro fiume. Alcuni si sono persi sui detriti della riva. Altri hanno rinunciato a un passo. Altri sono arrivati fino in fondo. Ma dei loro sogni e di cosa abbiano visto davvero, giunti al traguardo, nulla sappiamo. E abbiamo imparato, con la croce della delusione come soma, che conta la strada, non lo scopo. E’ l’alibi dei vinti? No, è la vita.
E’ la vita del pallone, meravigliosa e terribile, che ha portato i cuori rosanero sull’orlo di un impazzimento per troppa gioia. Ci vediamo all’Olimpico per innamorarci di più. E gli undici ragazzi in calzoncini, con la maglia nerorosa e un muscolo cardiaco palermitano doc hanno fatto di tutto per prenderci la mano e condurci laggiù, oltre il cammino di polvere, sulla sponda della nostra ebbrezza, Non ci sono riusciti, Ma gli diciamo grazie. In ogni sua sconfitta questa nostra città generosa sa dire il suo grazie. Lo disse ai superstiti delle altre due coppe maledette. Lo disse a un Palermino piccolo piccolo che al Provinciale di Trapani pareggiò col Foggia e fu come una sconfitta. Lo disse a Lecce, quando la casacca rosa perse l’ennesimo treno della serie A. E vogliamo dirlo ancora, recitarlo come una carezza il nostro grazie. Abbiamo perso. Ma questa non è la trama vigliacca di un capo chino di una resa. E’ il momento di cantare. E di piangere.
Ci sarebbe pure una partita da raccontare, bastano due pennellate. Di rabbia. Se grandezza è ciondolare per novanta minuti e non crollare al tappeto solo per fortuna, allora l’Inter è una grandissima squadra. Il Palermo ha sbattuto di nuovo contro una muraglia gigantesca di sfortuna. Dannata Coppa Italia. Non ci merita. Sul prato dell’Olimpico la bellezza vera è stata solo rosanero, con i nerazzurri nelle parti di un compito sparring partner. Il topolino di un gol è servito all’altra formazione di Milano per lucrare, acquartierata nella sua sconnessa Maginot. Raddoppio rubacchiato. Munoz riaccende la fiaccola. Milito la spegne. In sintesi crudele
I ragazzi di Delio Rossi si sono prodotti in un lunghissimo, mirabile e infruttuoso assedio. Julio Cesar si è esibito con due ali di angelo custode attaccate alla schiena, sulla magliettina verde. Ricordiamo un balzo felino su un rimpallo uso biliardo e una smanacciata eroica su un colpo di testa di Miccoli. Sarebbe caduto giù lo stadio. Ma c’è stato molto altro. Il valoroso Davide rosanero ha sovrastato il presunto Golia con le sue fiondate, col suo pressing, con la sua voglia, con la sua magia. Nell’area di Julio si è scatenata una graugnola fantozziana di nuca-tibia-naso. Gli dei non hanno voluto ricompensare la virtù con il gol. Gli dei sono cattivi e capricciosi. E’ finita con il tesoro in mano ai meno meritevoli. Coppa maledetta.
Mentre scriviamo migliaia di palermitani si apprestano a tornare a casa con un macigno sullo stomaco. Devono sapere che gli vogliamo bene. Devono sapere che il fiume non vale niente. E’ l’odore della strada che conta. E’ la polvere sulle scarpe e tre le mani che resta nella stoffa più sincera dell’anima.
fonte:Livesicilia
domenica 29 maggio 2011
Dal Politeama a Mondello la città davanti ai maxischermi
Piazze con maxischermo. Ma anche pub, ristoranti e pizzerie. La città che non ha potuto partecipare all'esodo verso l'Olimpico di Roma avrà comunque a disposizione diversi modi per seguire stasera l'attesissima finale di coppa Italia tra Inter e Palermo. Potrà, per esempio, andare in piazza Castelnuovo, dove il Comune ha fatto installare un maxischermo, soddisfacendo così quei tifosi che, sui siti rosanero, avevano chiesto a gran voce di poter guardare la partita nel cuore del salotto di Palermo.
Se l'amministrazione ha fatto il suo, i privati non sono stati certo con le mani in mano. Sono diversi, infatti, i punti della città dove commercianti e associazioni si sono organizzati per offrire ai palermitani la possibilità di assistere in pubblico alla storica finale. Un maxischermo è stato allestito a Villa Trabia da Addiopizzo nell'ambito della Fiera del consumo critico. Chi si recherà nel parco di via Antonio Salinas potrà anche acquistare la speciale maglietta realizzata per l'occasione dall'associazione antiracket: colori rosa e nero, ovviamente, con lo slogan "Palermo pizzofree". Ad aprire le porte ai tifosi è anche Villa Filippina, in piazza san Francesco di Paola, dove l'omonima associazione culturale ha allestito uno spazio con tanto di schermo gigante e 1.500 posti a sedere. Per entrare, però, sarà necessario reperire un invito (per maggiori informazioni www.livesicilia.it).
A piazza San Lorenzo, a piazza Don Bosco e a piazza Mondello, invece, sono stati i commercianti a prendere l'iniziativa, tassandosi per dotarsi di un maxischermo. "In un momento di crisi come quello che stiamo vivendo - dicono dal comitato dei commercianti di piazza San Lorenzo - abbiamo voluto organizzare questa iniziativa per fare vedere al nostro quartiere che noi possiamo essere una valida alternativa ai vari centri commerciali".
Anche il cuore della Palermo popolare ha pensato bene di darsi da fare. E così, alla Vucciria ci sarà il derby dei maxi schermi tra le piazze Caracciolo e Garraffello. Partita in piazza anche a Ballarò e alla Kalsa dove saranno allestiti degli spazi all'aperto dove poter assistere all'incontro.
Per chi alla piazza preferisce pub, ristoranti e pizzerie, potrà scegliere tra decine di alternative, dalle periferie al centro storico. C'è il pub Di Martino di via Mazzini, oppure il Robinson di via Ariosto, o ancora il pub-ristorante Shamrock di viale Campania.
Ma i tifosi rosanero non si trovano solo nel capoluogo: allo Space Cinema di Belpasso (Catania), dall'altra parte del muro del tifo, sarà possibile persino vedere l'incontro addirittura in 3D.
fonte:la Repubblica
Se l'amministrazione ha fatto il suo, i privati non sono stati certo con le mani in mano. Sono diversi, infatti, i punti della città dove commercianti e associazioni si sono organizzati per offrire ai palermitani la possibilità di assistere in pubblico alla storica finale. Un maxischermo è stato allestito a Villa Trabia da Addiopizzo nell'ambito della Fiera del consumo critico. Chi si recherà nel parco di via Antonio Salinas potrà anche acquistare la speciale maglietta realizzata per l'occasione dall'associazione antiracket: colori rosa e nero, ovviamente, con lo slogan "Palermo pizzofree". Ad aprire le porte ai tifosi è anche Villa Filippina, in piazza san Francesco di Paola, dove l'omonima associazione culturale ha allestito uno spazio con tanto di schermo gigante e 1.500 posti a sedere. Per entrare, però, sarà necessario reperire un invito (per maggiori informazioni www.livesicilia.it).
A piazza San Lorenzo, a piazza Don Bosco e a piazza Mondello, invece, sono stati i commercianti a prendere l'iniziativa, tassandosi per dotarsi di un maxischermo. "In un momento di crisi come quello che stiamo vivendo - dicono dal comitato dei commercianti di piazza San Lorenzo - abbiamo voluto organizzare questa iniziativa per fare vedere al nostro quartiere che noi possiamo essere una valida alternativa ai vari centri commerciali".
Anche il cuore della Palermo popolare ha pensato bene di darsi da fare. E così, alla Vucciria ci sarà il derby dei maxi schermi tra le piazze Caracciolo e Garraffello. Partita in piazza anche a Ballarò e alla Kalsa dove saranno allestiti degli spazi all'aperto dove poter assistere all'incontro.
Per chi alla piazza preferisce pub, ristoranti e pizzerie, potrà scegliere tra decine di alternative, dalle periferie al centro storico. C'è il pub Di Martino di via Mazzini, oppure il Robinson di via Ariosto, o ancora il pub-ristorante Shamrock di viale Campania.
Ma i tifosi rosanero non si trovano solo nel capoluogo: allo Space Cinema di Belpasso (Catania), dall'altra parte del muro del tifo, sarà possibile persino vedere l'incontro addirittura in 3D.
fonte:la Repubblica
mercoledì 25 maggio 2011
Escort, cene e viaggi ai funzionari dei Monopòli
Per ottenere in concessione una sala giochi i prestanome di Cosa nostra pagavano una settimana di vacanza a un funzionario dei Monopoli di Stato e alla sua famiglia, preferibilmente nell’incantevole villaggio di “Città del mare”, a Terrasini. Per riuscire ad aprire una rivendita di tabacchi, invece, bisognava pagare due escort: una per il funzionario che avrebbe istruito la pratica, l’altra per il dirigente della sede siciliana dei Monopoli. Ogni favore aveva un prezzo. Bastava una cena in un ristorante elegante o una lavatrice per conoscere in anticipo i controlli che sarebbero scattati. Oppure, la solita busta piena di contanti. Se poi, però, il favore arrivava direttamente dalle stanze della direzione nazionale dei Monopoli, il prezzo della corruzione tornava a farsi alto. Ad esempio, quantificabile in un fine settimana a Saint Vincent, casinò e albergo tutto compreso.
Le indagini del centro operativo Dia di Palermo, coordinate dal sostituto procuratore Sergio Demontis e dall’aggiunto Antonio Ingroia hanno portato in carcere per corruzione quattro nomi importanti dell’Amministrazione autonoma dei Monopòli di Stato: Nicola Andreozzi, ex reggente della sede siciliana, attualmente direttore delle sedi di Campania e Sardegna. Poi, il vice direttore della sede siciliana, Salvatore Magno, e un suo sottoposto, Giovanni Polizzi, che è anche assessore all’Urbanistica del Comune di Giardinello (Palermo). Un’altra ordinanza di custodia in carcere è stata notificata a Maria Franca Simula, funzionaria della direzione nazionale dei Monopoli, insignita nel 2003 dell’onorificenza di Cavaliere della Repubblica.
Uno dei principali corruttori sarebbe stato Michele Spina, patron della Primal, una società di San Giovanni La Punta (Catania) che negli ultimi anni è stata protagonista di una vera e propria scalata, aggiudicandosi 24 sale scommesse e 71 corner Snai. Le indagini dicono che dietro Spina ci sarebbe l’ombra dello zio, Sebastiano Scuto, il re dei supermercati che l’anno scorso è stato condannato dal tribunale di Catania per associazione mafiosa. Anche per Spina si sono aperte le porte del carcere.
Tanti favori avrebbe chiesto pure Francesco Casarubea, l’ex amministratore della Sala Bingo Las Vegas di Palermo, una delle più grandi d’Europa, che è stata confiscata nel 2008 perché ritenuta un lucroso investimento di Cosa nostra. Per Casarubea, il gip Maria Pino ha stabilito gli arresti domiciliari. Stesso provvedimento per Francesco Perret (titolare della sala giochi “Bin Bingo” di Palermo), Antonino Pirri (gestore di “Formula Bingo”, a Palermo), Francesco Paolo Cataldo e Charles Maenza, che puntavano a una licenza per aprire delle rivendite di tabacchi in provincia di Palermo.
La rete della corruzione non concedeva sconti. Una volta, un imprenditore legato ai boss di Partinico rischiò addirittura di veder vanificato il progetto di aprire una rivendita di tabacchi solo perché una delle due escort ingaggiate non era arrivata in tempo all'appuntamento con due funzionari dei Monopoli. Ci pensò la collega a rimediare in extremis: “Non vi preoccupate – assicurò al telefono - io faccio per dieci. Voi problemi non ne dovete avere, sta a me mettervi a vostro agio. L’imbarazzo ve lo sciolgo io”. E non sospettava affatto che la Dia stava intercettando ogni parola. Anche quelle dei due funzionari, che qualche ora dopo commentarono al telefono soddisfatti l’incontro a tre: “Fatti una bella lavata col sapone, mi sento ancora l’odore di questa addosso”, disse uno. E l’altro rideva: “Complimenti, hai un bel culetto”.
Questa mattina, la Dia di Palermo, che è diretta dal colonnello Giuseppe D'Agata, sta eseguendo anche diverse perquisizioni. Gli investigatori puntano a scoprire il tesoretto accumulato dai funzionari corrotti. Solo Polizzi avrebbe intascato in pochi mesi mazzette in denaro per 40 mila euro: i soldi sarebbero arrivati su alcuni conti corrente di copertura, attraverso dei normali bonifici.
(25 maggio 2011)
fonte: la Repubblica
Le indagini del centro operativo Dia di Palermo, coordinate dal sostituto procuratore Sergio Demontis e dall’aggiunto Antonio Ingroia hanno portato in carcere per corruzione quattro nomi importanti dell’Amministrazione autonoma dei Monopòli di Stato: Nicola Andreozzi, ex reggente della sede siciliana, attualmente direttore delle sedi di Campania e Sardegna. Poi, il vice direttore della sede siciliana, Salvatore Magno, e un suo sottoposto, Giovanni Polizzi, che è anche assessore all’Urbanistica del Comune di Giardinello (Palermo). Un’altra ordinanza di custodia in carcere è stata notificata a Maria Franca Simula, funzionaria della direzione nazionale dei Monopoli, insignita nel 2003 dell’onorificenza di Cavaliere della Repubblica.
Uno dei principali corruttori sarebbe stato Michele Spina, patron della Primal, una società di San Giovanni La Punta (Catania) che negli ultimi anni è stata protagonista di una vera e propria scalata, aggiudicandosi 24 sale scommesse e 71 corner Snai. Le indagini dicono che dietro Spina ci sarebbe l’ombra dello zio, Sebastiano Scuto, il re dei supermercati che l’anno scorso è stato condannato dal tribunale di Catania per associazione mafiosa. Anche per Spina si sono aperte le porte del carcere.
Tanti favori avrebbe chiesto pure Francesco Casarubea, l’ex amministratore della Sala Bingo Las Vegas di Palermo, una delle più grandi d’Europa, che è stata confiscata nel 2008 perché ritenuta un lucroso investimento di Cosa nostra. Per Casarubea, il gip Maria Pino ha stabilito gli arresti domiciliari. Stesso provvedimento per Francesco Perret (titolare della sala giochi “Bin Bingo” di Palermo), Antonino Pirri (gestore di “Formula Bingo”, a Palermo), Francesco Paolo Cataldo e Charles Maenza, che puntavano a una licenza per aprire delle rivendite di tabacchi in provincia di Palermo.
La rete della corruzione non concedeva sconti. Una volta, un imprenditore legato ai boss di Partinico rischiò addirittura di veder vanificato il progetto di aprire una rivendita di tabacchi solo perché una delle due escort ingaggiate non era arrivata in tempo all'appuntamento con due funzionari dei Monopoli. Ci pensò la collega a rimediare in extremis: “Non vi preoccupate – assicurò al telefono - io faccio per dieci. Voi problemi non ne dovete avere, sta a me mettervi a vostro agio. L’imbarazzo ve lo sciolgo io”. E non sospettava affatto che la Dia stava intercettando ogni parola. Anche quelle dei due funzionari, che qualche ora dopo commentarono al telefono soddisfatti l’incontro a tre: “Fatti una bella lavata col sapone, mi sento ancora l’odore di questa addosso”, disse uno. E l’altro rideva: “Complimenti, hai un bel culetto”.
Questa mattina, la Dia di Palermo, che è diretta dal colonnello Giuseppe D'Agata, sta eseguendo anche diverse perquisizioni. Gli investigatori puntano a scoprire il tesoretto accumulato dai funzionari corrotti. Solo Polizzi avrebbe intascato in pochi mesi mazzette in denaro per 40 mila euro: i soldi sarebbero arrivati su alcuni conti corrente di copertura, attraverso dei normali bonifici.
(25 maggio 2011)
fonte: la Repubblica
martedì 24 maggio 2011
Cammarata a giudizio - Palazzolo condannato
Il sindaco di Palermo Diego Cammarata, è stato rinviato al giudizio dal Gup Gioacchino Scaduto per abuso di ufficio. Il processo, che riguarda l’impiego del dipendente della società Gesip, Franco Alioto, come skipper della barca privata del primo cittadino, durante l’orario di ufficio, sarà celebrato dalla terza sezione del tribunale il 30 ottobre del 2011. Rinviato a giudizio anche Alioto.
Il gup ha, invece, prosciolto Felice Lombardi, ex amministratore delegato della Gesip, imputato di abuso di ufficio e truffa. Lombardi, prosciolto perché il fatto non sussiste, era difeso dall’avvocato Salvatore Cordaro. Nello stesso processo era imputato l’ex presidente della Gesip Giacomo Palazzolo che rispondeva, come Lombardi, di truffa e abuso di ufficio. Il gup lo ha condannato, con il rito abbreviato, a due anni di carcere 800 ore di multa e l’interdizione per due anni dai pubblici uffici.
Palazzolo, che avrebbe consentito l’attestazione della presenza in ufficio di Alioto, nonostante questo fosse impegnato sulla barca di Cammarata, dovrà versare 22 mila euro a titolo di provvisionale immediatamente esecutiva alla Gesip, costituita parte civile, e 30 mila euro al comune di Palermo al quale è stato riconosciuto il danno non patrimoniale.
L’ inchiesta giudiziaria era stata avviata dopo un servizio del tg satirico “Striscia la notizia”, che aveva documentato la presenza sulla barca come skipper di Alioto, dipendente della Gesip, durante il suo orario di lavoro.
fonte: Livesicilia
Il gup ha, invece, prosciolto Felice Lombardi, ex amministratore delegato della Gesip, imputato di abuso di ufficio e truffa. Lombardi, prosciolto perché il fatto non sussiste, era difeso dall’avvocato Salvatore Cordaro. Nello stesso processo era imputato l’ex presidente della Gesip Giacomo Palazzolo che rispondeva, come Lombardi, di truffa e abuso di ufficio. Il gup lo ha condannato, con il rito abbreviato, a due anni di carcere 800 ore di multa e l’interdizione per due anni dai pubblici uffici.
Palazzolo, che avrebbe consentito l’attestazione della presenza in ufficio di Alioto, nonostante questo fosse impegnato sulla barca di Cammarata, dovrà versare 22 mila euro a titolo di provvisionale immediatamente esecutiva alla Gesip, costituita parte civile, e 30 mila euro al comune di Palermo al quale è stato riconosciuto il danno non patrimoniale.
L’ inchiesta giudiziaria era stata avviata dopo un servizio del tg satirico “Striscia la notizia”, che aveva documentato la presenza sulla barca come skipper di Alioto, dipendente della Gesip, durante il suo orario di lavoro.
fonte: Livesicilia
lunedì 23 maggio 2011
L'attacco di Grasso al governo "Come dialogare con chi ci insulta?"
Alta tensione al convegno organizzato nell'aula bunker del carcere dell'Ucciardone con il procuratore nazionale antimafia e il ministro della Giustizia Alfano Pietro Grasso, al centro, durante il corteo di questa mattina
"Come è possibile dialogare con chi ti prende a schiaffi, con chi chiama i magistrati matti, cancro, golpisti?". Nell'aula bunker del carcere dell'Ucciardone, Pietro Grasso rompe i convenevoli di rito, nel giorno della commemorazione di Giovanni Falcone, e replica così al ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ospite come lui del dibattito "Giovanni e Paolo, due italiani", moderato da Giovanni Minoli. Proprio Minoli aveva appena chiesto al procuratore nazionale Antimafia una battuta per smorzare la tensione tra magistrati e potere esecutivo.
Sulla riforma della Giustizia, Grasso ha sottolineato: "Io la contesto dal titolo. Non è una riforma della giustizia ma del rapporto tra magistratura e politica. Nel senso che la riforma che attendevano i cittadini è qualcosa di diverso, la possibilità di celebrare rapidamente un processo, eliminando regole e orpelli che ne rallentano lo svolgimento".
"Questo anniversario - ha detto Grasso - cade in un momento in cui i magistrati sono spesso messi sotto accusa, ma questo non ci deve turbare più di tanto anche se ci sono tentativi di delegittimazione noi dobbiamo rispondere con i fatti, i comportamenti, il lavoro, i nostri provvedimenti. Non dobbiamo accettare la rissa e dobbiamo continuare a fare il nostro dovere come abbiamo sempre fatto e come i cittadini vogliono".
Il ministro Alfano ha sottolineato: "Noi lavoreremo sempre perché sia garantita l'autonomia e l'indipendenza dei magistrati e nessuna nostra riforma vorrà mettere i Pm sotto l'esecutivo. Crediamo che l'autonomia e l'indipendenza dei magistrati siano un presidio di legalità che non va toccato". Del procuratore Grasso, il guardasigilli ha detto: "E' un uomo delle Istituzioni che non fa sconti al Governo ma che non si pone al servizio di una parte politica e questa è una cosa importantissima".
(23 maggio 2011)
fonte : la Repubblica
"Come è possibile dialogare con chi ti prende a schiaffi, con chi chiama i magistrati matti, cancro, golpisti?". Nell'aula bunker del carcere dell'Ucciardone, Pietro Grasso rompe i convenevoli di rito, nel giorno della commemorazione di Giovanni Falcone, e replica così al ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ospite come lui del dibattito "Giovanni e Paolo, due italiani", moderato da Giovanni Minoli. Proprio Minoli aveva appena chiesto al procuratore nazionale Antimafia una battuta per smorzare la tensione tra magistrati e potere esecutivo.
Sulla riforma della Giustizia, Grasso ha sottolineato: "Io la contesto dal titolo. Non è una riforma della giustizia ma del rapporto tra magistratura e politica. Nel senso che la riforma che attendevano i cittadini è qualcosa di diverso, la possibilità di celebrare rapidamente un processo, eliminando regole e orpelli che ne rallentano lo svolgimento".
"Questo anniversario - ha detto Grasso - cade in un momento in cui i magistrati sono spesso messi sotto accusa, ma questo non ci deve turbare più di tanto anche se ci sono tentativi di delegittimazione noi dobbiamo rispondere con i fatti, i comportamenti, il lavoro, i nostri provvedimenti. Non dobbiamo accettare la rissa e dobbiamo continuare a fare il nostro dovere come abbiamo sempre fatto e come i cittadini vogliono".
Il ministro Alfano ha sottolineato: "Noi lavoreremo sempre perché sia garantita l'autonomia e l'indipendenza dei magistrati e nessuna nostra riforma vorrà mettere i Pm sotto l'esecutivo. Crediamo che l'autonomia e l'indipendenza dei magistrati siano un presidio di legalità che non va toccato". Del procuratore Grasso, il guardasigilli ha detto: "E' un uomo delle Istituzioni che non fa sconti al Governo ma che non si pone al servizio di una parte politica e questa è una cosa importantissima".
(23 maggio 2011)
fonte : la Repubblica
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