Domenica, 11 Luglio 2010 a Roma ha avuto luogo un avvenimento che non esito a definire importante; presso l Hotel Golden Tulip Bellambriana si è svolto un incontro organizzato da Insorgenza Civile Lazio, al quale ha aderito anche l' EVIS - Partito per l ' Indipendenza della Sicilia.
Scopo dell' incontro è stato gettare le basi per un lavoro concreto identitario meridionalista a Roma e nel Lazio.
E' un fatto notorio la presenza nella regione laziale di moltissimi meridionali; EVIS ed Insorgenza si propongono di essere un punto di riferimento per questi nostri connazionali lontani dalla loro Terra.
Primo impegno importante : Il 2 Ottobre 2010 si svolgerà un seminario sul " MERIDIONALISMO A ROMA "
Sarà nostra cura, informarVI di tutte le iniziative che verranno intraprese nel territorio laziale.
ANTUDO !
Maria Allegra, Segretaria Nazionale dell ' EVIS - Partito per l ' Indipendenza della Sicilia
martedì 13 luglio 2010
lunedì 12 luglio 2010
Messina, torna la grande paura
C’è paura e preoccupazione a Scaletta Zanclea, comune di poco meno di 2500 abitanti, mille dei quali risiedono nella frazione di Scaletta Marina colpita da una nuova frana. L’area interessata è quella intorno al torrente Saponarà, esondato l’1 ottobre scorso in seguito all’alluvione che fece 37 vittime alcune a Scaletta, soprattutto nel quartiere Foraggine, distante 150 metri dal punto in cui ieri la montagna ha ceduto. Proprio il 10 luglio era la data prevista per la consegna dei lavori di messa in sicurezza dell’alveo del torrente. Lo stesso alveo che ieri in pochi secondi è stato sepolto dal fronte della montagna staccatosi, una massa di terra e detriti che, secondo i tecnici, ha un volume di 15 mila metri cubi. E molti tra i residenti attribuiscono la responsabilità a quei lavori, costati 542 mila euro. ”Lavori del tutto inutili e non estranei a questo nuovo disastro – afferma Antonino Cucinotta, tipografo, proprietario di un terreno e di una casa proprio nell’area della frana di cui è stato testimone oculare – Stavo lavorando per diletto nel mio terreno – afferma – quando ho sentito un boato terrificante. Ho pensato ad un terremoto, ma alzando lo sguardo ho visto la montana sgretolarsi. Sono rimasto pietrificato dalla paura. Poi osservando lo scenario ho capito. Da mesi ogni giorno vedo potenti escavatori togliere tonnellate e tonnellate di materiale dall’alveo del torrente nell’ambito di lavori che, come dice il cartello, dovrebbero essere di messa in sicurezza. E’ non è un caso che la montagna abbia ceduto esattamente nel luogo in cui sono stati eseguiti questi lavori”. Che questi lavori abbiano quanto meno contribuito a determinare il cedimento lo ha ammesso anche il responsabile tecnico dei lavori stessi Gaetano Sciacca, ingegnere capo del Genio civile di Messina, nel corso di un incontro con i residenti nell’aula consiliare del comune di Scaletta. ”Sciacca – dice Irene Falconieri, portavoce del gruppo cittadino per Scaletta – ci ha chiesto scusa e ha ammesso che i lavori possono avere determinato la nuova frana”. Il professionista ha anche detto che ”paradossalmente, l’evento può esserci d’aiuto per il futuro nella redazione dei nuovi progetti di messa in sicurezza”, frase che ha fatto arrabbiare diversi cittadini i quali hanno fatto presente che solo per una fortunata casualità non ci sono state nuove vittime. ”Siamo tutti preoccupati – aggiunge Falconieri – e viviamo nel terrore. Settembre è alle porte e alle prime piogge una nuova tragedia è dietro l’angolo. E in nove mesi cosa è stato fatto? Praticamente nulla, in quanto la situazione è la stessa del primo ottobre. Ed anzi quel poco che è stato fatto, come abbiamo visto ha solo peggiorato la situazione gettando duemila persone nell’angoscia”.
Fonte Ansa
Fonte Ansa
sabato 10 luglio 2010
Un assessore nell’inchiesta Lombardo
I magistrati di Catania hanno qualche pagina in più da leggere. Le parole del presidente della Regione Raffaele Lombardo pronunciate davanti al Parlamento siciliano, il 15 aprile, “saranno valutate per capire se ci siano elementi per nuovi spunti investigativi”, dicono gli inquirenti. Il governatore aveva promesso di fare i nomi dei nemici della Sicilia, di quelli che scendono a patti con la mafia, che siedono nei comitati d’affari e che puzzano di favori, compromessi e accordi illeciti. Alla fine è sembrato puntare il dito contro i suoi nemici politici di sempre. E sostiene pure che le due posizioni siano coincidenti. L’orecchio del magistrato, però, non vuole lasciare nulla al caso. “È stato un discorso che va esaminato con attenzione”, dice il procuratore capo di Catania Vincenzo D’Agata, che alza di un pizzico l’asticella delle sue valutazioni. Senza fare entrare in crisi il suo ermetismo: “È stato un discorso direi chiaro fino ad un certo punto. È sufficiente, però, a suscitare delle curiosità che saranno oggetto di valutazione”. Valutazione da cui, almeno per il momento, sarà esclusa la relazione in cui il governatore annuncia di avere scritto nomi, cognomi e prestanome che girerebbero attorno al termovalorizzatore di Paternò (“L’affare del secolo”, lo definisce il governatore). La relazione, infatti, è stata inviata solo alla procura di Palermo e non a quella etnea.
Il procuratore D’Agata coordina il pool di magistrati che ha messo sotto inchiesta i fratelli Raffaele e Angelo Lombardo, quest’ultimo deputato nazionale dell’Mpa. L’ipotesi di reato è concorso esterno in associazione mafiosa. Praticamente nelle stanze di un’intera ala del Palazzo di giustizia, al primo piano, si studiano le carte che chiamano in causa il presidente. C’è l’indagine sui presunti rapporti fra le cosche mafiose e Lombardo affidata al procuratore aggiunto Giuseppe Gennaro e ai sostituti Agata Santonocito, Iole Boscarino e Antonio Fanara. E c’è pure quella in mano al pubblico ministero Alessandra Chiavegatti che sta facendo lo screening delle assunzioni e delle consulenze al Comune e alla Provincia di Catania, e passando al setaccio il cosiddetto libro dei favori. E cioè un elenco fitto di nomi e segnalazioni venuto fuori su Internet all’indomani delle regionali del 2008. I maligni lo definiscono l’emblema del sistematico e capillare controllo elettorale del governatore. Il pm attende l’esito delle consulenze che dovrebbe arrivare a breve. I periti sono al lavoro dallo scorso settembre. Entro giugno si dovrebbe sapere qualcosa di più. E guai a pensare che l’inchiesta finisca per passare in secondo piano, adombrata dalle più scottanti indagini di mafia.
Indagini, queste ultime, destinate ad allargarsi. Perché di nomi nel rapporto dei Ros ce ne sono tanti. C’è pure quello di un assessore regionale. Il suo nome salta fuori nelle intercettazioni. Il perché e in che contesto è ancora top secret. Al momento non gli viene contestata alcuna ipotesi di reato. Finora quello dell’assessore della giunta Lombardo è un nome che sta lì, nel mezzo delle discussioni fra i personaggi intercettati. Un nome insieme ad altri settanta, o giù di lì, fra mafiosi, galoppini, amministratori locali, consiglieri e politici. Tra questi di spessore, per bocca dello stesso procuratore D’Agata, però, ce ne se sono pochi: “Si contano sulle dita di una mano”. Una sola.
Prima dell’assessore regionale, sul quale il capo dei pm catanesi nulla dice, erano emersi quelli dei fratelli Raffaele e Angelo Lombardo (inutile chiamare la sua segreteria per avere un contatto mentre l’onorevole è a Roma), dei deputati regionali Fausto Fagone (Udc) e Giovanni Cristaudo (Pdl). Tra gli amministratori locali si è parlato di Francesco Calanducci, sindaco di Palagonia, appoggiato da liste civiche, Udc e Mpa, che non si dà pace: “La mia attività è sempre stata alla luce del sole. Sono sindaco da un anno e mezzo e prima non avevo fatto politica”. Calanducci riflette ad alta voce, senza nascondersi: “Da sindaco ho fatto solo due gare d’appalto. Una per il risanamento di un quartiere e l’altra per un costone roccioso. E c’erano sempre i carabinieri ad assistere alle procedure. Assunzioni non ne ho fatte e non potevo farne perché eravamo fuori dal patto di stabilità. Figuriamoci i capitoli di spesa. Risicati. Mai chiesto voti a nessuno. Durante la campagna elettorale, su indicazione di Raffaele Lombardo, ho pure evitato di fare assistenza economica a qualche famiglia della nostra comunità in difficoltà. Così, per un atto di trasparenza. Per evitare che qualcuno potesse pensar male. E poi ho subito danneggiamenti. Pesanti e ripetuti”.
Calanducci sembrerebbe avere ragione. Su di lui s’indaga non tanto per le questioni di mafia, ma per le intimidazioni subite. Gli hanno bruciato la casa e tagliato due volte le piante in un terreno di sua proprietà. L’ultimo episodio è avvenuto nei primi giorni di aprile. Gli inquirenti non escludono che qualcuno non abbia gradito la “rimodulazione” dell’ufficio tecnico comunale decisa dopo gli arresti di due dirigenti. Qualcuno non avrebbe gradito e gliel’ha fatto notare. In modo fin troppo eclatante. Poca roba rispetto all’ipotesi che riguarda i fratelli Lombardo, indagati con l’accusa di avere avuto rapporti con Vincenzo Aiello, capoprovincia di Cosa nostra. S’indaga da un paio d’anni, ma il tutto è venuto a galla solo ora, dopo l’inchiesta del quotidiano “La Repubblica”. La procura non ha gradito la fuga di notizie ed ha aperto un fascicolo. Il perché del massimo riserbo, D’Agata lo spiega così: “Si è trattato di prudenza investigativa e politica. Badi, prudenza e non protezione politica. Io proteggo solo il mio ufficio. Fare i nomi di certi personaggi può portare a delle forzature. Io tutelo la serenità del mio ufficio che deve essere libro da ogni ipotetica pressione”.
Non ci sono solo i fratelli Lombardo, visto che D’Agata ammette che una parte del rapporto dei Ros “chiama in causa dei politici. Niente burocrati ma solo politici di varia aria”. Alcuni nomi sarebbero pure confermati dalle dichiarazioni di un nuovo pentito, Eugenio Sturiale. Da pochi mesi collabora con i magistrati catanesi. Storia particolare, la sua. È stato con il clan Santapaola prima, con i Laudani poi e infine con i Cappello. Uno strano voltafaccia tollerato dalle famiglie mafiose. Lombardo dice di non avere ricevuto alcun avviso di garanzia. E D’Agata conferma. Lo riceverà quando “ci sarà uno stato investigativo avanzato, quando si dovranno compiere atti per i quali serve la presenza dell’indagato”.
Come dire: siamo ancora alle battute iniziali. Nulla, però, c’entrerebbe la vecchia vicenda di Carmelo Frisenna, ex assessore al comune di Paternò, in carcere per mafia da un anno e mezzo. Il governatore Lombardo lo ha tirato in ballo nel discorso in Parlamento, riportando alcune intercettazioni che, a suo dire, confermerebbero l’esistenza di un complotto contro di lui. Il 3 aprile del 2008 Frisenna in macchina diceva: “La migliore operazione si chiama Pino Firrarello (senatore del Pdl e uomo forte della politica catanese ndr), quello si è fatto l’accordo con Berlusconi. Ah, sì, Lombardo, mi sta bene Lombardo! Dicchè erano ammazzati… No, mi sta bene Lombardo… tanto muore di morte naturale… lo fanno attaccare (arrestare ndr) per una sciocchezza per le assunzioni alla Multiservizi”.
Il governatore non ha gradito, si dice certo che queste parole siano la prova che lo volevano togliere di mezzo. Lo stesso Frisenna diventa però inattendibile, secondo Lombardo, in un’altra intercettazione, nella quale per la verità l’ex assessore commette un errore madornale. Nella conversazione si parla di come aggiudicarsi i lavori per un’opera pubblica in cui il capo dei progettisti era il genero di Lombardo. Genero che il governatore non ha. Ecco l’intercettazione di Frisenna: “Dobbiamo muovere ai cristiani per prendere lavori. Niente, non abbiamo fatto un cazzo finora… dobbiamo rintracciare una ditta, si chiama Generali costruzioni, di Trecastagni, ha vinto una gara per un presidio ospedaliero: venti milioni di euro… lì quello che comanda tutto, il capo dei progettisti è il genero di Raffaele Lombardo…”. L’interlocutore di Frisenna aggiunge: “…Altrimenti me ne devo andare da Antonello Sinatra, perché Antonello ha l’aggancio con Lombardo, lui ci può arrivare…”. E Frisenna conclude: “Subito con Mimmo, ora ci chiamiamo a Mimmo Calvagno (ex sindaco di Paternò, transitato dalla Margherita all’Mpa ndr)”. La conversazione è del 5 marzo 2008. Quattro giorni dopo Frisenna viene di nuovo intercettato mentre fa una disquisizione politica: “…Minchia i candidati di Firrarello sono: D’Asero, Limoli e Scammacca… il quarto si farà strada facendo”. Il suo interlocutore gli chiede: “…A Fleres gliel’ha dato il posto?”. Frisenna risponde: “…Certo, al Senato. Del’Utri, ora ci affiliamo noialtri con questo Fleres… di controtendenza”.
In precedenza, il 19 gennaio 2008, Frisenna aveva già citato Lombardo. Semplici apprezzamenti personali. Lo definiva “uno spacchiuso, un numero uno, amico del padre”. Frasi dette per tranquillizzare tale Francesco Leanza che lo chiamava per sapere se Frisenna “era andato da Lombardo” (allora, presidente della Provincia ndr), per discutere di qualcosa che voleva fare. Si conoscevano davvero o Frisenna millantava la vicinanza politica con Lombardo? É inattendibile, credibile sempre, mai o solo in parte? Ai magistrati il dovere della valutazione che, almeno per queste intercettazioni, arriverà a breve. È infatti giunto alle battute finali il processo che vede Frisenna imputato.
Sta di fatto che Lombardo ha citato l’ex assessore spostando i riflettori su Paternò, coinvolgendo anche Salvo Torrisi, parlamentare del Pdl e già vicesindaco del Comune in provincia di Catania, fedelissimo di Firrarello e presidente degli avvocati catanesi. Lo identifica come una pedina del piano contro di lui. Torrisi si dice indignato: “Non capisco cosa c’entri io in tutta questa storia, per quale ragione sia stato tirato in ballo. Nel 2002, quando parlo con Frisenna, è un soggetto insospettabile, membro di una delle famiglie più rappresentative di Paternò. Impegnato nel mondo della scuola. È stato un attacco gratuito contro di me. Parlavamo solo di politica e io in tuta questa storia sono una vittima”. E se gli si chiede se abbia cercato di trovare un’eventuale motivazione all’attacco di Lombardo, un’idea se l’è fatta: “In questi ultimi periodi su Paternò si è aperto un fronte di scontro politico duro. La riduzione dei posti letto nell’ospedale e lo sciopero dei netturbini per le vicende legate all’Ato rifiuti sono state al centro di una dura lotta politica”.
Insomma, a Paternò si affilano le armi. E proprio nel progetto per il termovalorizzatore del Comune, Lombardo individua l’origine di tutti i suoi mali. In aula il governatore ha citato l’Altecoen, interessata alla costruzione dell’impianto, uno dei quattro previsti dal piano dell’ex presidente Totò Cuffaro, stoppato da Lombardo. A Paternò il sindaco è Pippo Failla. Parlargli di Lombardo è come parlare del demonio, o giù di lì: “Nessuno può permettersi di gettare fango su Paternò. La relazione di Lombardo mi amareggia perché non erano parole dettate dall’impeto, ma scritte e dunque ragionate. Lombardo rimescola le carte, ma lo fa maldestramente. Sui termovalorizzatori ha detto un cumulo di menzogne”. Il primo cittadino sostiene infatti che “tutta la vicenda dei termovalorizzatori si è svolta a Palermo dove Lombardo era presente e pressante. Era amico di Cuffaro e aveva in giunta tre assessori che erano autorizzati a parlare. Nessuno dei tre è stupido. Perché smentisce Cuffaro oggi e non lo fece allora?”.
Failla è un fiume in piena. Il fumo delle mille sigarette si mescola alle parole: “Il Comune di Paternò non ha dato alcuna autorizzazione. Anzi le dico di più. Io sono d’accordo sul fatto che il termovalorizzatore sia lo strumento migliore per affrontare l’emergenza rifiuti. Il consiglio comunale ha espresso, però, per due volte parere contrario sulla sua costruzione impegnando il sindaco, e cioè me, ad attivare iniziative legali. Nonostante il parere del Consiglio non fosse per me vincolante, mi sono lo stesso intestato i ricorsi. Ce ne sono diversi pendenti davanti al Tar e alla Corte costituzionale. Di cosa sta parlando Lombardo? Se c’è stata qualche responsabilità non è certo nostra”. Ed ancora, inarrestabile: “Il governatore – prosegue – sostiene che ci sia una richiesta del prefetto di scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose. È falso. Il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica ha stabilito che bisogna ancora valutare la situazione. Il ministro Maroni non ha sul tavolo alcuna richiesta. E poi o Frisenna è attendibile sempre o non lo è mai. Lombardo si metta d’accordo con se stesso”.
Il caso Lombardo fa discutere. A Catania non si parla d’altro. “Scusi potrebbe indicarmi…”, se chiedi anche la più banale delle informazioni in un ufficio pubblico intuiscono chi stai cercando e perché. Lo sanno pure in Procura dove stanno passando al setaccio le assunzioni e le consulenze affidate alla Provincia per vedere se siano state o meno applicate le leggi. Sulla trasparenza ci sarebbero già molti dubbi. Alla guida della Provincia oggi c’è Giuseppe Castiglione, uno dei coordinatori del Pdl in Sicilia, genero del senatore Firrarello, che al governatore non risparmia critiche. Di recente ha parlato di “vuoto politico causato da Lombardo”. Ma che situazione ha ereditato a Palazzo Minoriti? “Abbiamo dato regole alla macchina burocratica – spiega -. C’era bisogno di ragionare con criteri di efficienza. Meno assessori, meno consulenti esterni, meno dirigenti (da trentasette sono scesi a ventisei). Forse il mio predecessore – aggiunge – era più impegnato a curare l’aspetto politico della sua amministrazione. Oggi ci siamo dotati di strumenti fondamentali. Penso al piano territoriale, a quello per lo sviluppo economico e della mobilità. Abbiamo rispettato il compito di fare una programmazione seria che poi è il vero scopo di un ente come la Provincia”.
Questa volta Castiglione ha scelto, a torto o a ragione, una linea più morbida, ma la critica a Lombardo resta feroce più nel merito che nelle parole. D’altra parte è Castiglione che ha dovuto affrontare alcune vicende spigolose legate alla vecchia amministrazione. Prima fra tutte quella di Pubbliservizi. Società creata sotto la presidenza Lombardo, che dà lavoro a 450 precari, e che costa diciotto milioni di euro all’anno alle casse provinciali. Una società di servizi che, però, è priva del contratto di servizio. Una contraddizione in termini che dovrebbe essere sanata al più presto. Nell’attesa potrebbe scattare una richiesta per accedere ai casellari giudiziari dei lavoratori. La Provincia vuole vederci chiaro. Capire dove si sia pescato per assoldare i precari.
Altra grana per Castiglione riguarda l’Ato Idrico Catania acque di cui è presidente. Al termine di una guerra di ricorsi era risultato vincitore della gara per la gestione del servizio idrico integrato il raggruppamento Acoset. Nell’ottobre del 2007 viene siglato un accordo transattivo con parte del raggruppamento che aveva perso e che faceva capo all’Iride Acqua gas (gia Amga). Gli era stata riconosciuta una transazione di tre milioni e mezzo euro e conestualmente concordato l’ingresso nell’Hydro Catania spa (gia Acoset) di tre imprese del raggruppamento sconfitto: Idrica, Putignano e Siemens. Vincenti e perdenti: tutti insieme appassionatamente. Questa storia è andata avanti nonostante il Cga avesse bocciato l’assegnazione. Lo denuncia un comitato di saggi chiamato dall’Ato a pronunciarsi sulla questione.
Su questo e su altro si continua ad indagare. Ad esempio sul libro dei favori che sarebbe la prova del sistema organizzato da Lombardo per controllare il consenso elettorale. Un file zippato scovato su E-mule da un giornalista di Centonove. Uno scrigno di nomi e segnalazioni per i favori di disparati. I magistrati sono al lavoro. Non è facile verificare se e chi abbia goduto di un favore, scavalcando altri. Molti riscontri sarebbero già stati trovati. Le persone che cercavano lavoro o chiedevano trasferimenti effettivamente lavorano nel pieno rispetto dei “desiderata” inseriti nei file.
In alcuni casi, a campione, anche a noi è bastato telefonare negli uffici per avere alcune conferme. C’è di tutto in questi elenchi. A.C. chiedeva l’assunzione al Consorzio di Bonifica di Catania su segnalazione di Enzo Di Mauro; R.B. chiedeva il trasferimento alla condotta agraria di Adrano (segnalatore Pippo Calaciura); G.S.C. aspirava al ruolo di coordinatore della Multiservizi; F.D.M. chiedeva di tornare a casa, a lavorare al carcere di Caltagirone (segnalazione di Elio Tagliaferro); R. A.R. voleva lavorare al reparto Malattie infettive dell’ospedale Gravina di Caltagirone; L.G. voleva passare da un reparto dell’ospedale di Augusta a quello analogo di Lentini; P. G. voleva essere trasferito in banca a Catania su segnalazione di Gaetano D’Antonio; Pippo Vincenti segnalava, invece, il carabiniere G.V. che sperava di lasciare Siena per tornare a casa; Francesco Alparone sponsorizzava il trasferimento dell’agente di polizia penitenziaria F. P.; un trasferimento chiedeva pure A.P. che lavora al Consorzio autostrade; R.N.V., impiegata dei Beni culturali, chiedeva di andare Taormina a Catania (segnalatore Angelo Falsaperla); R. M. voleva trasferirsi alla Provincia di Catania per lasciare Roma (segnalatore Marco Belluardo); V. S. dall’Anas di Torino a Catania; e poi una sfilza di studenti universitari che cercavano appoggi per superare gli esami: L.M.A. per Procedura penale; B.T.S. per l’esame di iscrizione all’albo dei Pedagositi (segnalatore Franco Tambone); A. C. per l’esame di Storia della Musica (segnalatore Cristoforo Rocco). Altre volte erano i temi familiari a tenere banco. Come nel caso di S. M. che voleva iscrivere il figlio all’asilo nido di Gravina di Catania. E poi i militari: A,C., R.M, R.P., G.V., F.A.G., sigle di persone che chiedevano un interessamento per i concorsi in polizia, oppure per fare il militare in ferma breve o ancora per ottenere una nuova destinazione di lavoro (segnalatori Marco Consoli, Musumeci, Aldo Interlandi); sempre Aldo Interlandi avrebbe segnalato C.S., giardiniere, per un avanzamento di livello alla Multiservizi e magari un cambio di mansione; il geometra V. S. voleva ottenere il trasferimento dall’Anas di Torino all’Ufficio grande viabilità speciale con sede a Catania (segnalatore Carmelo Faraci). Infine anche un farmacista di Acireale, D. P.: avrebbe chiesto il trasferimento della sua farmacia da una strada all’altra.
E poi ci sono gli elenchi con una raffica di curriculum vitae. Con tanto di indirizzi e numeri di telefono dei candidati, come ci sono gli elenchi di decine e decine di numeri telefonici a cui inviare messaggi durante la campagna elettorale o di ringraziamento. Oppure per invitarli ad una manifestazione di partito. Niente di illecito. Almeno su questo fronte. Sugli altri le verifiche sono in corso. Per appurare cosa ci sia di vero.
fonte : Livesicilia
Il procuratore D’Agata coordina il pool di magistrati che ha messo sotto inchiesta i fratelli Raffaele e Angelo Lombardo, quest’ultimo deputato nazionale dell’Mpa. L’ipotesi di reato è concorso esterno in associazione mafiosa. Praticamente nelle stanze di un’intera ala del Palazzo di giustizia, al primo piano, si studiano le carte che chiamano in causa il presidente. C’è l’indagine sui presunti rapporti fra le cosche mafiose e Lombardo affidata al procuratore aggiunto Giuseppe Gennaro e ai sostituti Agata Santonocito, Iole Boscarino e Antonio Fanara. E c’è pure quella in mano al pubblico ministero Alessandra Chiavegatti che sta facendo lo screening delle assunzioni e delle consulenze al Comune e alla Provincia di Catania, e passando al setaccio il cosiddetto libro dei favori. E cioè un elenco fitto di nomi e segnalazioni venuto fuori su Internet all’indomani delle regionali del 2008. I maligni lo definiscono l’emblema del sistematico e capillare controllo elettorale del governatore. Il pm attende l’esito delle consulenze che dovrebbe arrivare a breve. I periti sono al lavoro dallo scorso settembre. Entro giugno si dovrebbe sapere qualcosa di più. E guai a pensare che l’inchiesta finisca per passare in secondo piano, adombrata dalle più scottanti indagini di mafia.
Indagini, queste ultime, destinate ad allargarsi. Perché di nomi nel rapporto dei Ros ce ne sono tanti. C’è pure quello di un assessore regionale. Il suo nome salta fuori nelle intercettazioni. Il perché e in che contesto è ancora top secret. Al momento non gli viene contestata alcuna ipotesi di reato. Finora quello dell’assessore della giunta Lombardo è un nome che sta lì, nel mezzo delle discussioni fra i personaggi intercettati. Un nome insieme ad altri settanta, o giù di lì, fra mafiosi, galoppini, amministratori locali, consiglieri e politici. Tra questi di spessore, per bocca dello stesso procuratore D’Agata, però, ce ne se sono pochi: “Si contano sulle dita di una mano”. Una sola.
Prima dell’assessore regionale, sul quale il capo dei pm catanesi nulla dice, erano emersi quelli dei fratelli Raffaele e Angelo Lombardo (inutile chiamare la sua segreteria per avere un contatto mentre l’onorevole è a Roma), dei deputati regionali Fausto Fagone (Udc) e Giovanni Cristaudo (Pdl). Tra gli amministratori locali si è parlato di Francesco Calanducci, sindaco di Palagonia, appoggiato da liste civiche, Udc e Mpa, che non si dà pace: “La mia attività è sempre stata alla luce del sole. Sono sindaco da un anno e mezzo e prima non avevo fatto politica”. Calanducci riflette ad alta voce, senza nascondersi: “Da sindaco ho fatto solo due gare d’appalto. Una per il risanamento di un quartiere e l’altra per un costone roccioso. E c’erano sempre i carabinieri ad assistere alle procedure. Assunzioni non ne ho fatte e non potevo farne perché eravamo fuori dal patto di stabilità. Figuriamoci i capitoli di spesa. Risicati. Mai chiesto voti a nessuno. Durante la campagna elettorale, su indicazione di Raffaele Lombardo, ho pure evitato di fare assistenza economica a qualche famiglia della nostra comunità in difficoltà. Così, per un atto di trasparenza. Per evitare che qualcuno potesse pensar male. E poi ho subito danneggiamenti. Pesanti e ripetuti”.
Calanducci sembrerebbe avere ragione. Su di lui s’indaga non tanto per le questioni di mafia, ma per le intimidazioni subite. Gli hanno bruciato la casa e tagliato due volte le piante in un terreno di sua proprietà. L’ultimo episodio è avvenuto nei primi giorni di aprile. Gli inquirenti non escludono che qualcuno non abbia gradito la “rimodulazione” dell’ufficio tecnico comunale decisa dopo gli arresti di due dirigenti. Qualcuno non avrebbe gradito e gliel’ha fatto notare. In modo fin troppo eclatante. Poca roba rispetto all’ipotesi che riguarda i fratelli Lombardo, indagati con l’accusa di avere avuto rapporti con Vincenzo Aiello, capoprovincia di Cosa nostra. S’indaga da un paio d’anni, ma il tutto è venuto a galla solo ora, dopo l’inchiesta del quotidiano “La Repubblica”. La procura non ha gradito la fuga di notizie ed ha aperto un fascicolo. Il perché del massimo riserbo, D’Agata lo spiega così: “Si è trattato di prudenza investigativa e politica. Badi, prudenza e non protezione politica. Io proteggo solo il mio ufficio. Fare i nomi di certi personaggi può portare a delle forzature. Io tutelo la serenità del mio ufficio che deve essere libro da ogni ipotetica pressione”.
Non ci sono solo i fratelli Lombardo, visto che D’Agata ammette che una parte del rapporto dei Ros “chiama in causa dei politici. Niente burocrati ma solo politici di varia aria”. Alcuni nomi sarebbero pure confermati dalle dichiarazioni di un nuovo pentito, Eugenio Sturiale. Da pochi mesi collabora con i magistrati catanesi. Storia particolare, la sua. È stato con il clan Santapaola prima, con i Laudani poi e infine con i Cappello. Uno strano voltafaccia tollerato dalle famiglie mafiose. Lombardo dice di non avere ricevuto alcun avviso di garanzia. E D’Agata conferma. Lo riceverà quando “ci sarà uno stato investigativo avanzato, quando si dovranno compiere atti per i quali serve la presenza dell’indagato”.
Come dire: siamo ancora alle battute iniziali. Nulla, però, c’entrerebbe la vecchia vicenda di Carmelo Frisenna, ex assessore al comune di Paternò, in carcere per mafia da un anno e mezzo. Il governatore Lombardo lo ha tirato in ballo nel discorso in Parlamento, riportando alcune intercettazioni che, a suo dire, confermerebbero l’esistenza di un complotto contro di lui. Il 3 aprile del 2008 Frisenna in macchina diceva: “La migliore operazione si chiama Pino Firrarello (senatore del Pdl e uomo forte della politica catanese ndr), quello si è fatto l’accordo con Berlusconi. Ah, sì, Lombardo, mi sta bene Lombardo! Dicchè erano ammazzati… No, mi sta bene Lombardo… tanto muore di morte naturale… lo fanno attaccare (arrestare ndr) per una sciocchezza per le assunzioni alla Multiservizi”.
Il governatore non ha gradito, si dice certo che queste parole siano la prova che lo volevano togliere di mezzo. Lo stesso Frisenna diventa però inattendibile, secondo Lombardo, in un’altra intercettazione, nella quale per la verità l’ex assessore commette un errore madornale. Nella conversazione si parla di come aggiudicarsi i lavori per un’opera pubblica in cui il capo dei progettisti era il genero di Lombardo. Genero che il governatore non ha. Ecco l’intercettazione di Frisenna: “Dobbiamo muovere ai cristiani per prendere lavori. Niente, non abbiamo fatto un cazzo finora… dobbiamo rintracciare una ditta, si chiama Generali costruzioni, di Trecastagni, ha vinto una gara per un presidio ospedaliero: venti milioni di euro… lì quello che comanda tutto, il capo dei progettisti è il genero di Raffaele Lombardo…”. L’interlocutore di Frisenna aggiunge: “…Altrimenti me ne devo andare da Antonello Sinatra, perché Antonello ha l’aggancio con Lombardo, lui ci può arrivare…”. E Frisenna conclude: “Subito con Mimmo, ora ci chiamiamo a Mimmo Calvagno (ex sindaco di Paternò, transitato dalla Margherita all’Mpa ndr)”. La conversazione è del 5 marzo 2008. Quattro giorni dopo Frisenna viene di nuovo intercettato mentre fa una disquisizione politica: “…Minchia i candidati di Firrarello sono: D’Asero, Limoli e Scammacca… il quarto si farà strada facendo”. Il suo interlocutore gli chiede: “…A Fleres gliel’ha dato il posto?”. Frisenna risponde: “…Certo, al Senato. Del’Utri, ora ci affiliamo noialtri con questo Fleres… di controtendenza”.
In precedenza, il 19 gennaio 2008, Frisenna aveva già citato Lombardo. Semplici apprezzamenti personali. Lo definiva “uno spacchiuso, un numero uno, amico del padre”. Frasi dette per tranquillizzare tale Francesco Leanza che lo chiamava per sapere se Frisenna “era andato da Lombardo” (allora, presidente della Provincia ndr), per discutere di qualcosa che voleva fare. Si conoscevano davvero o Frisenna millantava la vicinanza politica con Lombardo? É inattendibile, credibile sempre, mai o solo in parte? Ai magistrati il dovere della valutazione che, almeno per queste intercettazioni, arriverà a breve. È infatti giunto alle battute finali il processo che vede Frisenna imputato.
Sta di fatto che Lombardo ha citato l’ex assessore spostando i riflettori su Paternò, coinvolgendo anche Salvo Torrisi, parlamentare del Pdl e già vicesindaco del Comune in provincia di Catania, fedelissimo di Firrarello e presidente degli avvocati catanesi. Lo identifica come una pedina del piano contro di lui. Torrisi si dice indignato: “Non capisco cosa c’entri io in tutta questa storia, per quale ragione sia stato tirato in ballo. Nel 2002, quando parlo con Frisenna, è un soggetto insospettabile, membro di una delle famiglie più rappresentative di Paternò. Impegnato nel mondo della scuola. È stato un attacco gratuito contro di me. Parlavamo solo di politica e io in tuta questa storia sono una vittima”. E se gli si chiede se abbia cercato di trovare un’eventuale motivazione all’attacco di Lombardo, un’idea se l’è fatta: “In questi ultimi periodi su Paternò si è aperto un fronte di scontro politico duro. La riduzione dei posti letto nell’ospedale e lo sciopero dei netturbini per le vicende legate all’Ato rifiuti sono state al centro di una dura lotta politica”.
Insomma, a Paternò si affilano le armi. E proprio nel progetto per il termovalorizzatore del Comune, Lombardo individua l’origine di tutti i suoi mali. In aula il governatore ha citato l’Altecoen, interessata alla costruzione dell’impianto, uno dei quattro previsti dal piano dell’ex presidente Totò Cuffaro, stoppato da Lombardo. A Paternò il sindaco è Pippo Failla. Parlargli di Lombardo è come parlare del demonio, o giù di lì: “Nessuno può permettersi di gettare fango su Paternò. La relazione di Lombardo mi amareggia perché non erano parole dettate dall’impeto, ma scritte e dunque ragionate. Lombardo rimescola le carte, ma lo fa maldestramente. Sui termovalorizzatori ha detto un cumulo di menzogne”. Il primo cittadino sostiene infatti che “tutta la vicenda dei termovalorizzatori si è svolta a Palermo dove Lombardo era presente e pressante. Era amico di Cuffaro e aveva in giunta tre assessori che erano autorizzati a parlare. Nessuno dei tre è stupido. Perché smentisce Cuffaro oggi e non lo fece allora?”.
Failla è un fiume in piena. Il fumo delle mille sigarette si mescola alle parole: “Il Comune di Paternò non ha dato alcuna autorizzazione. Anzi le dico di più. Io sono d’accordo sul fatto che il termovalorizzatore sia lo strumento migliore per affrontare l’emergenza rifiuti. Il consiglio comunale ha espresso, però, per due volte parere contrario sulla sua costruzione impegnando il sindaco, e cioè me, ad attivare iniziative legali. Nonostante il parere del Consiglio non fosse per me vincolante, mi sono lo stesso intestato i ricorsi. Ce ne sono diversi pendenti davanti al Tar e alla Corte costituzionale. Di cosa sta parlando Lombardo? Se c’è stata qualche responsabilità non è certo nostra”. Ed ancora, inarrestabile: “Il governatore – prosegue – sostiene che ci sia una richiesta del prefetto di scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose. È falso. Il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica ha stabilito che bisogna ancora valutare la situazione. Il ministro Maroni non ha sul tavolo alcuna richiesta. E poi o Frisenna è attendibile sempre o non lo è mai. Lombardo si metta d’accordo con se stesso”.
Il caso Lombardo fa discutere. A Catania non si parla d’altro. “Scusi potrebbe indicarmi…”, se chiedi anche la più banale delle informazioni in un ufficio pubblico intuiscono chi stai cercando e perché. Lo sanno pure in Procura dove stanno passando al setaccio le assunzioni e le consulenze affidate alla Provincia per vedere se siano state o meno applicate le leggi. Sulla trasparenza ci sarebbero già molti dubbi. Alla guida della Provincia oggi c’è Giuseppe Castiglione, uno dei coordinatori del Pdl in Sicilia, genero del senatore Firrarello, che al governatore non risparmia critiche. Di recente ha parlato di “vuoto politico causato da Lombardo”. Ma che situazione ha ereditato a Palazzo Minoriti? “Abbiamo dato regole alla macchina burocratica – spiega -. C’era bisogno di ragionare con criteri di efficienza. Meno assessori, meno consulenti esterni, meno dirigenti (da trentasette sono scesi a ventisei). Forse il mio predecessore – aggiunge – era più impegnato a curare l’aspetto politico della sua amministrazione. Oggi ci siamo dotati di strumenti fondamentali. Penso al piano territoriale, a quello per lo sviluppo economico e della mobilità. Abbiamo rispettato il compito di fare una programmazione seria che poi è il vero scopo di un ente come la Provincia”.
Questa volta Castiglione ha scelto, a torto o a ragione, una linea più morbida, ma la critica a Lombardo resta feroce più nel merito che nelle parole. D’altra parte è Castiglione che ha dovuto affrontare alcune vicende spigolose legate alla vecchia amministrazione. Prima fra tutte quella di Pubbliservizi. Società creata sotto la presidenza Lombardo, che dà lavoro a 450 precari, e che costa diciotto milioni di euro all’anno alle casse provinciali. Una società di servizi che, però, è priva del contratto di servizio. Una contraddizione in termini che dovrebbe essere sanata al più presto. Nell’attesa potrebbe scattare una richiesta per accedere ai casellari giudiziari dei lavoratori. La Provincia vuole vederci chiaro. Capire dove si sia pescato per assoldare i precari.
Altra grana per Castiglione riguarda l’Ato Idrico Catania acque di cui è presidente. Al termine di una guerra di ricorsi era risultato vincitore della gara per la gestione del servizio idrico integrato il raggruppamento Acoset. Nell’ottobre del 2007 viene siglato un accordo transattivo con parte del raggruppamento che aveva perso e che faceva capo all’Iride Acqua gas (gia Amga). Gli era stata riconosciuta una transazione di tre milioni e mezzo euro e conestualmente concordato l’ingresso nell’Hydro Catania spa (gia Acoset) di tre imprese del raggruppamento sconfitto: Idrica, Putignano e Siemens. Vincenti e perdenti: tutti insieme appassionatamente. Questa storia è andata avanti nonostante il Cga avesse bocciato l’assegnazione. Lo denuncia un comitato di saggi chiamato dall’Ato a pronunciarsi sulla questione.
Su questo e su altro si continua ad indagare. Ad esempio sul libro dei favori che sarebbe la prova del sistema organizzato da Lombardo per controllare il consenso elettorale. Un file zippato scovato su E-mule da un giornalista di Centonove. Uno scrigno di nomi e segnalazioni per i favori di disparati. I magistrati sono al lavoro. Non è facile verificare se e chi abbia goduto di un favore, scavalcando altri. Molti riscontri sarebbero già stati trovati. Le persone che cercavano lavoro o chiedevano trasferimenti effettivamente lavorano nel pieno rispetto dei “desiderata” inseriti nei file.
In alcuni casi, a campione, anche a noi è bastato telefonare negli uffici per avere alcune conferme. C’è di tutto in questi elenchi. A.C. chiedeva l’assunzione al Consorzio di Bonifica di Catania su segnalazione di Enzo Di Mauro; R.B. chiedeva il trasferimento alla condotta agraria di Adrano (segnalatore Pippo Calaciura); G.S.C. aspirava al ruolo di coordinatore della Multiservizi; F.D.M. chiedeva di tornare a casa, a lavorare al carcere di Caltagirone (segnalazione di Elio Tagliaferro); R. A.R. voleva lavorare al reparto Malattie infettive dell’ospedale Gravina di Caltagirone; L.G. voleva passare da un reparto dell’ospedale di Augusta a quello analogo di Lentini; P. G. voleva essere trasferito in banca a Catania su segnalazione di Gaetano D’Antonio; Pippo Vincenti segnalava, invece, il carabiniere G.V. che sperava di lasciare Siena per tornare a casa; Francesco Alparone sponsorizzava il trasferimento dell’agente di polizia penitenziaria F. P.; un trasferimento chiedeva pure A.P. che lavora al Consorzio autostrade; R.N.V., impiegata dei Beni culturali, chiedeva di andare Taormina a Catania (segnalatore Angelo Falsaperla); R. M. voleva trasferirsi alla Provincia di Catania per lasciare Roma (segnalatore Marco Belluardo); V. S. dall’Anas di Torino a Catania; e poi una sfilza di studenti universitari che cercavano appoggi per superare gli esami: L.M.A. per Procedura penale; B.T.S. per l’esame di iscrizione all’albo dei Pedagositi (segnalatore Franco Tambone); A. C. per l’esame di Storia della Musica (segnalatore Cristoforo Rocco). Altre volte erano i temi familiari a tenere banco. Come nel caso di S. M. che voleva iscrivere il figlio all’asilo nido di Gravina di Catania. E poi i militari: A,C., R.M, R.P., G.V., F.A.G., sigle di persone che chiedevano un interessamento per i concorsi in polizia, oppure per fare il militare in ferma breve o ancora per ottenere una nuova destinazione di lavoro (segnalatori Marco Consoli, Musumeci, Aldo Interlandi); sempre Aldo Interlandi avrebbe segnalato C.S., giardiniere, per un avanzamento di livello alla Multiservizi e magari un cambio di mansione; il geometra V. S. voleva ottenere il trasferimento dall’Anas di Torino all’Ufficio grande viabilità speciale con sede a Catania (segnalatore Carmelo Faraci). Infine anche un farmacista di Acireale, D. P.: avrebbe chiesto il trasferimento della sua farmacia da una strada all’altra.
E poi ci sono gli elenchi con una raffica di curriculum vitae. Con tanto di indirizzi e numeri di telefono dei candidati, come ci sono gli elenchi di decine e decine di numeri telefonici a cui inviare messaggi durante la campagna elettorale o di ringraziamento. Oppure per invitarli ad una manifestazione di partito. Niente di illecito. Almeno su questo fronte. Sugli altri le verifiche sono in corso. Per appurare cosa ci sia di vero.
fonte : Livesicilia
venerdì 9 luglio 2010
UNA NUOVA GRANDE DITTATURA INUMANA O UN'UMANITA' NUOVA?
Vengono a mancare sempre di più le capacità che servono per reagire e gestirsi quando si permette e si favorisce l'imborghesimento di un popolo, abbrutendolo con la competizione e con una anti-cultura fondata sulla speculazione e sull’arrivismo. L'imborghesimento corrompe gli animi che perdono la capacità di crearsi una strada propria non precostituita o istituzionale. Quindi quando un popolo o un individuo perde questa capacità si piega e livella la propria esistenza all'interno di un sistema che risucchia sempre più ogni forma di indipendenza, interiore ed esteriore, compromesso dopo compromesso. I'Italia (e diciamo pure tutto l'occidente) non solo si ritrova ad essere dolorosamente imborghesita (e quindi passiva quasi incapace di reagire) ma si ritrova ad essere al lastrico. A questo punto basta poco a rilucidare i vecchi cari manganelli e più avanza la crisi e più facile sarà trovare coloro che son disposti ad usare questi manganelli sulle teste di quei pochi fratelli che cercheranno di rialzarla la testa tentando di dare finalmente un po’ di dignità a questa vita. Per chi non lo sapesse vogliono anche presto privatizzare le forze armate e creare dei corpi appartenenti all’unione europea che possono presto entrare nelle nostre case e prelevare chi cercherà di opporsi a quella che è la più grande subdola ed infima dittatura che ha mai conosciuto il genere umano.
I fatti di questi giorni ci dovrebbero in qualche modo scuotere, bisogna risvegliare in se e negli altri quelle forze necessarie a far sviluppare quella sorta di risveglio che sotterraneo ovunque e silenziosamente si va facendo strada nel cuore di ognuno. Siamo noi che diamo potere ad ogni tipo di oppressori ed è in noi che va difeso quel potere che vogliono sottrarci, trovando i tanti nessi che ci sono tra la nostra interiorità e quello che succede nel mondo. Un così grande e diffuso pericolo di oppressione esiste unicamente per stimolare quelle forze e quei pensieri che fino ad ora i popoli e gli individui hanno trascurato permettendo di conseguenza l’agire quasi in maniera indisturbata delle tante caste e delle oscure oligarchie che si avvalgono così sofisticatamente solo ed esclusivamente del sonno generale.
È bene svegliarsi quindi per guardare in faccia la realtà, la cosa può spaventare ma questo spavento serve per risvegliare e scuotere le nostre coscienze così cloroformizzata dal borghesismo e da impulsi stupidi e controproducenti. Ci può attendere un futuro inimmaginabile sia in bene che in male sta a noi soltanto cercare di prendere il potere sulla propria vita invece di cederlo o invece di rubarlo ad altri. Non è nella natura e nelle intenzioni dell’Universo lasciare la Vita in valia di pericoli e di mali così devastanti, quindi queste ed altre degenerazioni sono un estremo tentativo da parte del grande organismo intelligente di cui facciamo parte di riuscire a stimolare il nostro risveglio. Per grossi sonni servono grossi stimoli. E visto l’entità spaventosa degli stimoli a cui siamo soggetti oggi da quasi tutte le parti del mondo non ci si può che aspettare un grosso risveglio.
di Alessio Giannetto
I fatti di questi giorni ci dovrebbero in qualche modo scuotere, bisogna risvegliare in se e negli altri quelle forze necessarie a far sviluppare quella sorta di risveglio che sotterraneo ovunque e silenziosamente si va facendo strada nel cuore di ognuno. Siamo noi che diamo potere ad ogni tipo di oppressori ed è in noi che va difeso quel potere che vogliono sottrarci, trovando i tanti nessi che ci sono tra la nostra interiorità e quello che succede nel mondo. Un così grande e diffuso pericolo di oppressione esiste unicamente per stimolare quelle forze e quei pensieri che fino ad ora i popoli e gli individui hanno trascurato permettendo di conseguenza l’agire quasi in maniera indisturbata delle tante caste e delle oscure oligarchie che si avvalgono così sofisticatamente solo ed esclusivamente del sonno generale.
È bene svegliarsi quindi per guardare in faccia la realtà, la cosa può spaventare ma questo spavento serve per risvegliare e scuotere le nostre coscienze così cloroformizzata dal borghesismo e da impulsi stupidi e controproducenti. Ci può attendere un futuro inimmaginabile sia in bene che in male sta a noi soltanto cercare di prendere il potere sulla propria vita invece di cederlo o invece di rubarlo ad altri. Non è nella natura e nelle intenzioni dell’Universo lasciare la Vita in valia di pericoli e di mali così devastanti, quindi queste ed altre degenerazioni sono un estremo tentativo da parte del grande organismo intelligente di cui facciamo parte di riuscire a stimolare il nostro risveglio. Per grossi sonni servono grossi stimoli. E visto l’entità spaventosa degli stimoli a cui siamo soggetti oggi da quasi tutte le parti del mondo non ci si può che aspettare un grosso risveglio.
di Alessio Giannetto
Gli amici degli amici fanno morire i pesci
La mafia si è evoluta molto da quando usava solo tritolo e kalashnikov per eliminare i suoi nemici, ha scoperto che le armi e le bombe fanno troppo rumore e attirano l’attenzione su fatti che è meglio che la maggioranza della gente ignori. La mafia e i suoi vetturini sono giunti alla conclusione che per le ordinarie violenze è sufficiente fare terra bruciata intorno a chi osa opporsi al suo cammino, meglio perseguitare e vessare le proprie vittime fino ad isolarle permettendogli poi di schiacciarle definitivamente nascosti dall’omertà e dall’indifferenza di chi li circonda.
Nel 1992 a Marsala svolgeva la propria opera di procuratore Paolo Borsellino e fu proprio lui che denunciò le infiltrazioni mafiose nella locale giunta cittadina. Le parole del giudice, molto stimato dalla gente onesta della Sicilia, furono ascoltate da un consigliere comunale che chiese ed ottenne lo scioglimento della giunta. Il nome di quel consigliere è Martino Morsello e ancora oggi, probabilmente, paga le conseguenze di quel gesto di ossequio alla giustizia.
Abbandonata la politica Morsello torna ad essere un privato cittadino e decide di intraprendere la strada dell’imprenditoria. Fonda una società, la Ittica Mediterranea, e con il duro lavoro ottiene importanti risultati. Centoventi dipendenti, una produzione di venti milioni l’anno di avannotti, piccoli pesci destinati alla cucina. La sua è una delle maggiori ditte del settore del sud Europa, esporta in Croazia, Slovenia, Grecia e nord Europa. Riesce ad aprire anche un secondo stabilimento tra Trapani e Marsala.
Dopo otto anni di successi, nel 2000 qualcosa va storto: i pesci cominciano a morire nelle vasche. Il fatto si ripete anche l’anno seguente. Nel 2002, se pur l’azienda si basa su solide fondamenta, i creditori cominciano ad essere impazienti. Ci si mette anche l’Enel che emette ripetutamente bollette gonfiate, salvo poi riconoscere l’errore molti, troppi, anni dopo. Morsello cerca di tenere duro pensando anche ai suoi operai, decide di non licenziarne nemmeno uno dato che per l’itticoltura, alla stregua dell’agricoltura, non è prevista la cassa integrazione. L’avvocato Francesco Trapani, rappresentante legale della Hendrix, una ditta di mangimi, propone di dichiarare fallita l’azienda ma la legge non dovrebbe permetterlo. La legge 102/92 infatti afferma che le imprese di acquacoltura sono considerate a tutti gli effetti attività imprenditoriali agricole e perciò non possono essere dichiarate fallite. La norma è chiara ma la sua applicazione non altrettanto. Nel 2003, incredibilmente, il tribunale di Marsala dichiara il fallimento dell’Ittica Mediterranea e il collegio dei giudici, presieduto da Benedetto Giaimo e Caterina Greco, eleggono a curatore fallimentare proprio il primo promotore del fallimento, l’avvocato Trapani.
La cosa non può passare sotto silenzio e nel 2005 si decide di denunciare al ministro della giustizia e alla procura di Marsala e di Palermo l’avvocato Trapani e il giudice che gli ha affidato la custodia degli impianti in sfregio della legge. Il tribunale intanto procede con il fallimento disponendo la messa all’asta dei terreni, oltre 80mila metri quadri e degli impianti tecnici, per un prezzo di poco superiore ai soli pesci che la ditta può ospitare. Viene fatto ricorso in Cassazione ma i tempi sono lunghi, si prospetta un attesa di cinque anni e un azienda che ha il suo bene maggiore rappresentato dagli animali non può certo rimanere in sospeso per tutto questo tempo. L’asta per la vendita dell’Ittica Mediterranea era fissata per il 25 gennaio 2010 alle ore 10 ma non si è presentato nessun acquirente. Il giudice ha chiesto quindi la sospensiva avanzando una riserva sulla decisione in merito ad un istanza di opposizione presentata dall’associazione agrigentina antiraket e antiusura, richiesta che in un primo momento sembrava dovesse essere respinta.
Durante tutto questo percorso Martino Morsello è stato costretto ad affrontare anche imprevisti “collaterali”. La magistratura ha imposto la chiusura per “abusivismo” di uno scarico che il processo di Cassazione riconoscerà invece essere autorizzato. Le strutture dell’azienda, mentre sono sotto l’amministrazione del curatore fallimentare, subiscono ben tre incendi dolosi che causano la devastazione degli impianti. Sono anche state inoltrate altre richieste sottoscritte dal prefetto per chiedere la sospensiva del procedimento di vendita all’asta in attesa della pronuncia del ricorso in Cassazione, ma queste richieste fino ad 25 gennaio erano sempre state ignorate.
Per fare un esempio di com’è difficile a Marsala la vita di un imprenditore, ecco uno dei ricorsi del signor Morsello:
“Il sottoscritto Martino Morsello, in data 12/01/2010, ha chiesto al Giudice delegato del fallimento Ittica Mediterranea Srl di Petrosino dottor Francesco Lupia del Tribunale di Marsala, di sospendere il provvedimento di vendita dell’azienda agricola come in oggetto perché la stessa risulta usurata come da procedimento penale 5364/07 modello 44 per il reato di usura art. 644 c.p. Il giudice delegato in data 15/01/2010 annota sulla mia istanza delle frasi illeggibili. Il cancelliere del fallimentare da me interpellato sulla corretta dicitura, dopo aver interpellato il dottor Lupia telefonicamente, mi dice che la mia richiesta è respinta senza addurre nessuna motivazione come è nel mio diritto. Considerato che attorno alla vicenda del fallimento Ittica Mediterranea ci sono state delle illegalità legate al non fallimento delle aziende agricole – legge nazionale 102/92, Legge Regionale Sicilia 14/98 art. 7 che ha modificato la legge 92/81 e la omissione del trattato di Roma dell’art. 32 della comunità europea, con la presente chiedo a tutti gli organi in indirizzo di adoperarsi per far chiarezza sulla intera vicenda.”.
Ancora ricomincia ad aspettare
http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fdomani.arcoiris.tv%2F%3Fp%3D3946&h=88f4ci8go954_dX-ow40k1R5Qrg
Nel 1992 a Marsala svolgeva la propria opera di procuratore Paolo Borsellino e fu proprio lui che denunciò le infiltrazioni mafiose nella locale giunta cittadina. Le parole del giudice, molto stimato dalla gente onesta della Sicilia, furono ascoltate da un consigliere comunale che chiese ed ottenne lo scioglimento della giunta. Il nome di quel consigliere è Martino Morsello e ancora oggi, probabilmente, paga le conseguenze di quel gesto di ossequio alla giustizia.
Abbandonata la politica Morsello torna ad essere un privato cittadino e decide di intraprendere la strada dell’imprenditoria. Fonda una società, la Ittica Mediterranea, e con il duro lavoro ottiene importanti risultati. Centoventi dipendenti, una produzione di venti milioni l’anno di avannotti, piccoli pesci destinati alla cucina. La sua è una delle maggiori ditte del settore del sud Europa, esporta in Croazia, Slovenia, Grecia e nord Europa. Riesce ad aprire anche un secondo stabilimento tra Trapani e Marsala.
Dopo otto anni di successi, nel 2000 qualcosa va storto: i pesci cominciano a morire nelle vasche. Il fatto si ripete anche l’anno seguente. Nel 2002, se pur l’azienda si basa su solide fondamenta, i creditori cominciano ad essere impazienti. Ci si mette anche l’Enel che emette ripetutamente bollette gonfiate, salvo poi riconoscere l’errore molti, troppi, anni dopo. Morsello cerca di tenere duro pensando anche ai suoi operai, decide di non licenziarne nemmeno uno dato che per l’itticoltura, alla stregua dell’agricoltura, non è prevista la cassa integrazione. L’avvocato Francesco Trapani, rappresentante legale della Hendrix, una ditta di mangimi, propone di dichiarare fallita l’azienda ma la legge non dovrebbe permetterlo. La legge 102/92 infatti afferma che le imprese di acquacoltura sono considerate a tutti gli effetti attività imprenditoriali agricole e perciò non possono essere dichiarate fallite. La norma è chiara ma la sua applicazione non altrettanto. Nel 2003, incredibilmente, il tribunale di Marsala dichiara il fallimento dell’Ittica Mediterranea e il collegio dei giudici, presieduto da Benedetto Giaimo e Caterina Greco, eleggono a curatore fallimentare proprio il primo promotore del fallimento, l’avvocato Trapani.
La cosa non può passare sotto silenzio e nel 2005 si decide di denunciare al ministro della giustizia e alla procura di Marsala e di Palermo l’avvocato Trapani e il giudice che gli ha affidato la custodia degli impianti in sfregio della legge. Il tribunale intanto procede con il fallimento disponendo la messa all’asta dei terreni, oltre 80mila metri quadri e degli impianti tecnici, per un prezzo di poco superiore ai soli pesci che la ditta può ospitare. Viene fatto ricorso in Cassazione ma i tempi sono lunghi, si prospetta un attesa di cinque anni e un azienda che ha il suo bene maggiore rappresentato dagli animali non può certo rimanere in sospeso per tutto questo tempo. L’asta per la vendita dell’Ittica Mediterranea era fissata per il 25 gennaio 2010 alle ore 10 ma non si è presentato nessun acquirente. Il giudice ha chiesto quindi la sospensiva avanzando una riserva sulla decisione in merito ad un istanza di opposizione presentata dall’associazione agrigentina antiraket e antiusura, richiesta che in un primo momento sembrava dovesse essere respinta.
Durante tutto questo percorso Martino Morsello è stato costretto ad affrontare anche imprevisti “collaterali”. La magistratura ha imposto la chiusura per “abusivismo” di uno scarico che il processo di Cassazione riconoscerà invece essere autorizzato. Le strutture dell’azienda, mentre sono sotto l’amministrazione del curatore fallimentare, subiscono ben tre incendi dolosi che causano la devastazione degli impianti. Sono anche state inoltrate altre richieste sottoscritte dal prefetto per chiedere la sospensiva del procedimento di vendita all’asta in attesa della pronuncia del ricorso in Cassazione, ma queste richieste fino ad 25 gennaio erano sempre state ignorate.
Per fare un esempio di com’è difficile a Marsala la vita di un imprenditore, ecco uno dei ricorsi del signor Morsello:
“Il sottoscritto Martino Morsello, in data 12/01/2010, ha chiesto al Giudice delegato del fallimento Ittica Mediterranea Srl di Petrosino dottor Francesco Lupia del Tribunale di Marsala, di sospendere il provvedimento di vendita dell’azienda agricola come in oggetto perché la stessa risulta usurata come da procedimento penale 5364/07 modello 44 per il reato di usura art. 644 c.p. Il giudice delegato in data 15/01/2010 annota sulla mia istanza delle frasi illeggibili. Il cancelliere del fallimentare da me interpellato sulla corretta dicitura, dopo aver interpellato il dottor Lupia telefonicamente, mi dice che la mia richiesta è respinta senza addurre nessuna motivazione come è nel mio diritto. Considerato che attorno alla vicenda del fallimento Ittica Mediterranea ci sono state delle illegalità legate al non fallimento delle aziende agricole – legge nazionale 102/92, Legge Regionale Sicilia 14/98 art. 7 che ha modificato la legge 92/81 e la omissione del trattato di Roma dell’art. 32 della comunità europea, con la presente chiedo a tutti gli organi in indirizzo di adoperarsi per far chiarezza sulla intera vicenda.”.
Ancora ricomincia ad aspettare
http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fdomani.arcoiris.tv%2F%3Fp%3D3946&h=88f4ci8go954_dX-ow40k1R5Qrg
...e ancora una volta facciamo i " superiori " e ci passiamo sopra ?
Vi posto il link di una nota tv veneta " TELENUOVO " che trasmette sia via etere che sul web
L '8 / 7 / 10 è andata in onda una trasmissione nella rubrica " Rosso e Nero " dal titolo " TERREMOTATI ", condotta dal giornalista ( ? ) Mario Zwirner e presenti in studio :
- Carlo Alberto Azzi- PD
Mario Rossi - UDC
Enrico Pavaneto - PDL
Maurizio Ponte - assessore regionale della Lega Nord
Con pazienza ascoltate questo video, il più " buono e meno razzista " degli intervenuti ( Mario Rossi UDC ) , per " difendere il Popolo Aquilano da vili attacchi dice :
- Gli abruzzesi, sono gente laboriosa, NON SONO COME I NAPOLETANI, I CALABRESI E I SICILIANI CHE............
Lascio a Voi il piacere dell' ascolto, io, posso soltanto dire : B A S T A R D O ! !
Ecco il famigerato link:
http://www.telenuovo.it/index.cfm/hurl/contenuto=176132/archivio_dirette/rosso_e_nero.html
L '8 / 7 / 10 è andata in onda una trasmissione nella rubrica " Rosso e Nero " dal titolo " TERREMOTATI ", condotta dal giornalista ( ? ) Mario Zwirner e presenti in studio :
- Carlo Alberto Azzi- PD
Mario Rossi - UDC
Enrico Pavaneto - PDL
Maurizio Ponte - assessore regionale della Lega Nord
Con pazienza ascoltate questo video, il più " buono e meno razzista " degli intervenuti ( Mario Rossi UDC ) , per " difendere il Popolo Aquilano da vili attacchi dice :
- Gli abruzzesi, sono gente laboriosa, NON SONO COME I NAPOLETANI, I CALABRESI E I SICILIANI CHE............
Lascio a Voi il piacere dell' ascolto, io, posso soltanto dire : B A S T A R D O ! !
Ecco il famigerato link:
http://www.telenuovo.it/index.cfm/hurl/contenuto=176132/archivio_dirette/rosso_e_nero.html
giovedì 8 luglio 2010
Lombardo: "Qualcuno vuole il mio posto"
"Qualcuno lavora alla mia successione mentre io punto ad un patto di legislatura per le riforme". Lo afferma il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo. Oggi in un'intervista al Corriere della Sera il sottosegretario Gianfranco Micciche in questi mesi sostenitore della giunta con il Pdl-Sicilia, afferma: "''L'azione del governo regionale è ferma e per potere andare avanti bisogna ricorrere al voto del Pd. Una situazione scomoda che non mi piace".
Osserva Lombardo: "Mi chiedo se qualcuno nel Pdl-Sicilia, non ho capito se Micciché o altri, oltre una ricomposizione con l'altra parte del Pdl stia nel governo, da un canto, ma lavori alla mia successione. Con una alleanza nella quale chi sostiene questo governo non si ritroverebbe mai." Il governatore propone "alcuni punti programmatici fondamentali, riforme radicali, sulle quali chiedo la sottoscrizione a chi ci vuole stare. Micciché è il primo alleato a cui mi rivolgerò. Che le forze politiche si impegnino in un patto di legislatura di tre anni e si impegnino in modo che, quando si andrà a votare, lavoreranno insieme con un unico candidato per vincere le elezioni. Questa sarà la discriminante."
Per ora secondo Lombardo: "Due sono le questioni politiche critiche fondamentali in questo momento nella situazione siciliana. La prima è legata al fatto che il terremoto politico di cui si parla e di cui ci si lamenta è determinato da una scelta mia, ma non solo mia, di imprimere una svolta al governo della regione con una serie di riforme rivoluzionarie". "La seconda questione - aggiunge Lombardo - riguarda invece l'incertezza determinata, e le conseguenze deliberatamente programmate, con la fuga di notizie che mi riguardano. Fuga di notizie e nient'altro che hanno fatto anzitempo venire in mente a qualcuno di sostituirmi domani mattina piuttosto che fra tre anni".
fonte : SiciliaInformazioni.com
Osserva Lombardo: "Mi chiedo se qualcuno nel Pdl-Sicilia, non ho capito se Micciché o altri, oltre una ricomposizione con l'altra parte del Pdl stia nel governo, da un canto, ma lavori alla mia successione. Con una alleanza nella quale chi sostiene questo governo non si ritroverebbe mai." Il governatore propone "alcuni punti programmatici fondamentali, riforme radicali, sulle quali chiedo la sottoscrizione a chi ci vuole stare. Micciché è il primo alleato a cui mi rivolgerò. Che le forze politiche si impegnino in un patto di legislatura di tre anni e si impegnino in modo che, quando si andrà a votare, lavoreranno insieme con un unico candidato per vincere le elezioni. Questa sarà la discriminante."
Per ora secondo Lombardo: "Due sono le questioni politiche critiche fondamentali in questo momento nella situazione siciliana. La prima è legata al fatto che il terremoto politico di cui si parla e di cui ci si lamenta è determinato da una scelta mia, ma non solo mia, di imprimere una svolta al governo della regione con una serie di riforme rivoluzionarie". "La seconda questione - aggiunge Lombardo - riguarda invece l'incertezza determinata, e le conseguenze deliberatamente programmate, con la fuga di notizie che mi riguardano. Fuga di notizie e nient'altro che hanno fatto anzitempo venire in mente a qualcuno di sostituirmi domani mattina piuttosto che fra tre anni".
fonte : SiciliaInformazioni.com
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