venerdì 9 luglio 2010

Gli amici degli amici fanno morire i pesci

La mafia si è evoluta molto da quando usava solo tritolo e kalashnikov per eliminare i suoi nemici, ha scoperto che le armi e le bombe fanno troppo rumore e attirano l’attenzione su fatti che è meglio che la maggioranza della gente ignori. La mafia e i suoi vetturini sono giunti alla conclusione che per le ordinarie violenze è sufficiente fare terra bruciata intorno a chi osa opporsi al suo cammino, meglio perseguitare e vessare le proprie vittime fino ad isolarle permettendogli poi di schiacciarle definitivamente nascosti dall’omertà e dall’indifferenza di chi li circonda.

Nel 1992 a Marsala svolgeva la propria opera di procuratore Paolo Borsellino e fu proprio lui che denunciò le infiltrazioni mafiose nella locale giunta cittadina. Le parole del giudice, molto stimato dalla gente onesta della Sicilia, furono ascoltate da un consigliere comunale che chiese ed ottenne lo scioglimento della giunta. Il nome di quel consigliere è Martino Morsello e ancora oggi, probabilmente, paga le conseguenze di quel gesto di ossequio alla giustizia.

Abbandonata la politica Morsello torna ad essere un privato cittadino e decide di intraprendere la strada dell’imprenditoria. Fonda una società, la Ittica Mediterranea, e con il duro lavoro ottiene importanti risultati. Centoventi dipendenti, una produzione di venti milioni l’anno di avannotti, piccoli pesci destinati alla cucina. La sua è una delle maggiori ditte del settore del sud Europa, esporta in Croazia, Slovenia, Grecia e nord Europa. Riesce ad aprire anche un secondo stabilimento tra Trapani e Marsala.

Dopo otto anni di successi, nel 2000 qualcosa va storto: i pesci cominciano a morire nelle vasche. Il fatto si ripete anche l’anno seguente. Nel 2002, se pur l’azienda si basa su solide fondamenta, i creditori cominciano ad essere impazienti. Ci si mette anche l’Enel che emette ripetutamente bollette gonfiate, salvo poi riconoscere l’errore molti, troppi, anni dopo. Morsello cerca di tenere duro pensando anche ai suoi operai, decide di non licenziarne nemmeno uno dato che per l’itticoltura, alla stregua dell’agricoltura, non è prevista la cassa integrazione. L’avvocato Francesco Trapani, rappresentante legale della Hendrix, una ditta di mangimi, propone di dichiarare fallita l’azienda ma la legge non dovrebbe permetterlo. La legge 102/92 infatti afferma che le imprese di acquacoltura sono considerate a tutti gli effetti attività imprenditoriali agricole e perciò non possono essere dichiarate fallite. La norma è chiara ma la sua applicazione non altrettanto. Nel 2003, incredibilmente, il tribunale di Marsala dichiara il fallimento dell’Ittica Mediterranea e il collegio dei giudici, presieduto da Benedetto Giaimo e Caterina Greco, eleggono a curatore fallimentare proprio il primo promotore del fallimento, l’avvocato Trapani.

La cosa non può passare sotto silenzio e nel 2005 si decide di denunciare al ministro della giustizia e alla procura di Marsala e di Palermo l’avvocato Trapani e il giudice che gli ha affidato la custodia degli impianti in sfregio della legge. Il tribunale intanto procede con il fallimento disponendo la messa all’asta dei terreni, oltre 80mila metri quadri e degli impianti tecnici, per un prezzo di poco superiore ai soli pesci che la ditta può ospitare. Viene fatto ricorso in Cassazione ma i tempi sono lunghi, si prospetta un attesa di cinque anni e un azienda che ha il suo bene maggiore rappresentato dagli animali non può certo rimanere in sospeso per tutto questo tempo. L’asta per la vendita dell’Ittica Mediterranea era fissata per il 25 gennaio 2010 alle ore 10 ma non si è presentato nessun acquirente. Il giudice ha chiesto quindi la sospensiva avanzando una riserva sulla decisione in merito ad un istanza di opposizione presentata dall’associazione agrigentina antiraket e antiusura, richiesta che in un primo momento sembrava dovesse essere respinta.

Durante tutto questo percorso Martino Morsello è stato costretto ad affrontare anche imprevisti “collaterali”. La magistratura ha imposto la chiusura per “abusivismo” di uno scarico che il processo di Cassazione riconoscerà invece essere autorizzato. Le strutture dell’azienda, mentre sono sotto l’amministrazione del curatore fallimentare, subiscono ben tre incendi dolosi che causano la devastazione degli impianti. Sono anche state inoltrate altre richieste sottoscritte dal prefetto per chiedere la sospensiva del procedimento di vendita all’asta in attesa della pronuncia del ricorso in Cassazione, ma queste richieste fino ad 25 gennaio erano sempre state ignorate.

Per fare un esempio di com’è difficile a Marsala la vita di un imprenditore, ecco uno dei ricorsi del signor Morsello:

“Il sottoscritto Martino Morsello, in data 12/01/2010, ha chiesto al Giudice delegato del fallimento Ittica Mediterranea Srl di Petrosino dottor Francesco Lupia del Tribunale di Marsala, di sospendere il provvedimento di vendita dell’azienda agricola come in oggetto perché la stessa risulta usurata come da procedimento penale 5364/07 modello 44 per il reato di usura art. 644 c.p. Il giudice delegato in data 15/01/2010 annota sulla mia istanza delle frasi illeggibili. Il cancelliere del fallimentare da me interpellato sulla corretta dicitura, dopo aver interpellato il dottor Lupia telefonicamente, mi dice che la mia richiesta è respinta senza addurre nessuna motivazione come è nel mio diritto. Considerato che attorno alla vicenda del fallimento Ittica Mediterranea ci sono state delle illegalità legate al non fallimento delle aziende agricole – legge nazionale 102/92, Legge Regionale Sicilia 14/98 art. 7 che ha modificato la legge 92/81 e la omissione del trattato di Roma dell’art. 32 della comunità europea, con la presente chiedo a tutti gli organi in indirizzo di adoperarsi per far chiarezza sulla intera vicenda.”.

Ancora ricomincia ad aspettare
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