giovedì 15 luglio 2010

Non c’è più il sindaco

Palermo non ha più il suo sindaco. Il sindaco di Palermo non può essere quell’ombra furtiva che evapora dalla Cattedrale, dopo la messa della Santuzza, per non farsi riconoscere. Il sindaco di Palermo non può rifiutarsi di salire sul carro per il grido di rito. Chi rinuncia a quel gesto altamente simbolico di appartenenza e di saldatura morale con la sua gente rifiuta Palermo tutta intera. Il sindaco non può addurre ragioni familiari e private per giustificare la sua assenza. Non può rivendicare la sobrietà di chi avrebbe scelto meritoriamente di non dare un colore politico alla festa. Il sindaco sale su quel carro con la speranza di tutti tra le braccia, come primo cittadino, non come esponente di una parte. Il sindaco non può sfuggire al corteo del Festino per ragioni di sicurezza che pure ci sono. La sicurezza di un sindaco di Palermo è data dal suo coraggio, dalla sua capacità di parlare con la gente. Se l’uomo deputato alla delicata funzione teme contestazioni ridondati e in qualche caso – comunque a torto – violente, deve prendere atto che un legame si è spezzato irrimediabilmente, se mai c’è stato.
Diego Cammarata non si dimetterà dalla carica. Continuerà a decidere, a firmare, a parlare con la fascia tricolore. ma da ieri è un corpo estraneo rispetto alla città che avrebbe l’onore e l’onere di rappresentare. Forse Diego Cammarata è sempre stato un corpo estraneo. Ora, il sospetto è una certezza.
fonte : Livesicilia

Nessun commento:

Posta un commento