sabato 30 aprile 2011

Pio La Torre

Anniversario omicidio Pio La Torre

Palermo. 29 anni fa la mafia uccideva a Palermo il segretario del partito comunista Pio La Torre e il suo autista Rosario Di Salvo. Quella mattina del 30 aprile 1982 La Torre era diretto alla sede del partito quando 2 moto di grossa cilindrata si affiancarono alla macchina e alcuni uomini mascherati e armati spararono decine di colpi contro i due uomini.
Come lascia intendere tutta la vicenda processuale e la sentenza definitiva ad agire fu un gruppo di fuoco comandato dall’allora cupola mafiosa Michele Greco, Totò Riina, Bernardo Provenzano, Bernardo Brusca, Francesco Madonia e Pippo Calò.
Il processo venne riaperto in seguito alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Salvatore Cucuzza, uomo di Pippo Calò, appartenente al mandamento di Porta Nuova. Cucuzza oltre ad autoaccusarsi del delitto del politico comunista riferì che con lui avevano partecipato i killer Giuseppe Lucchese e Antonino Madonia che sono stati condannati all’ergastolo il 4 marzo del 2007 dalla Corte di Cassazione.
Non si conoscono invece i mandanti del delitto. Resta il fatto che un omicidio eccellente come quello di Pio La Torre la mafia non poteva deciderlo da sola.
Quello di La Torre fu un impegno per il riscatto della Sicilia in nome della legalità e dello sviluppo.
Durante quegli anni ebbe l’intuizione di capire che per colpire al cuore l’organizzazione mafiosa era necessario attaccare i patrimoni e spezzare il legame con il mondo politico-istituzionale e togliere il consenso popolare. Da qui il suo primo intervento: il pacchetto di norme sul sequestro e sulla confisca dei beni mafiosi, oltre che sulla istituzione del reato specifico di associazione mafiosa che divenne legge (la Rognoni –La Torre) solo in seguito alla sua morte. E’ dovuto morire anche il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa per vederla approvata il 12 settembre del 1982. Sonia Alfano, presidente dell’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia, ha ricordato il sacrificio di Pio La Torre di quel terribile 30 aprile del 1982 ed ha dichiarato:
''A 29 anni dalla morte del compianto Pio La Torre, segretario regionale del Partito Comunista, il suo impegno e il suo sacrificio vengono quotidianamente calpestati ed umiliati, con provvedimenti come la messa all’asta dei beni confiscati alla mafia, sua più grande conquista purtroppo post mortem”.
“L’attacco ai beni mafiosi - prosegue - è la chiave di volta della lotta alla mafia moderna e globale. Pio La Torre lo aveva capito prima di tutti, oltre trent’anni fa. Ma come al solito la politica italiana - sottolinea Sonia Alfano - ha atteso che fosse ucciso per dare valore alle sue intuizioni. E oggi il suo impegno rischia di essere annullato; è per questo - conclude - che ci batteremo fino alla fine affinchè siano tutelati il suo ricordo e la sua legge”.

fonte: Antimafia Duemila

venerdì 29 aprile 2011

Se muore la speranza dei siciliani onesti

La speranza dei palermitani onesti è morta tanto tempo fa. La speranza dei siciliani onesti viene soffocata ogni giorno. C’è una linea di confine tra l’ingiustificato privilegio e la fame immeritata. E’ il grande portone di vetro che separa i comuni mortali dalle anime salve dell’Assemblea regionale siciliana. Qualcuno bravo ci sarà pure, in quella schiera di onorevoli ormai lontani dal bisogno. Qualcuno sinceramente perbene non mancherà. Tuttavia, lo spettacolo offerto in queste ore richiama desolazione e sconforto. Taluno chi si sentirà offeso. Gli concederemo, volentieri, ampio diritto di tribuna, con altrettanta decisione. Ma che porti argomenti solidi.

No, non ascoltiamo più le parole dell’Aula degli inquisiti in cui si recita a soggetto la trama della democrazia, presa in mezzo tra bilancio e finanziaria, tra povertà e futuro. Parole alate. Parole che spronano, che ammoniscono, che adoperano il punteruolo del sarcasmo. E ognuno degli oratori si presenta alla gente come il puro, lontano dai giochi di potere. Come l’angelo vendicatore di una comunità disgregata. Gli altri sono cattivi. L’uomo di turno al microfono è sempre il migliore. E se lo dice lui…
Nel Parlamento siciliano, le Durlindane cozzano, i toni si incendiano. Pare una guerra vera. E’ una scaramuccia di cartapesta, la finzione di una collaudata consorteria.

La vera manovra economica, da cui dipendono le sorti dei siciliani, si apparecchia nei corridoi, nelle segrete stanze, negli stanzini, nelle passeggiate, nei pranzi, nelle cene, secondo appetiti individuali. E non è storia recente. Ovunque ci sia un riparo da orecchie indiscrete e dal rito fastidioso della discussione che serve a lustrare credibilità, a guadagnare consensi al cospetto di un popolo sconfitto e disorientato, si canta la messa dell’inciucio.

L’ennesima notte che incede sull’Ars, tra sobbalzi e fermate, è la metafora di un buio con ben altre, spaventose implicazioni. Da questa parte, oltre il portone, ci sono domande giuste o sbagliate che riceveranno risposte generalmente clientelari. Dall’altra, si celebra il banchetto dei rappresentanti del popolo. Di qua dramma, di là commedia. E’ l’usato canovaccio delle grida che diventano sussurri e si intrecciano in un accordo silenzioso, in barba a ogni millantato processo di sviluppo. Magari fosse semplice mutare rotta mandando a casa un governo. C’è un’intera classe politica da pensionare.

fonte:Livesicilia

giovedì 28 aprile 2011

Ecco come il governo Lombardo vuole fare cassa

La Regione a corto di soldi punta a fare cassa ed ecco in arrivo una raffica di aumenti per i siciliani, che rischiano tra qualche mese di riceve una bolletta dell'acqua più salata e pagare di più l'affitto di un ombrellone o l'ormeggio di una barca. Di sicuro si pagherà di più per ottenere la patente automobilistica, e per tutte le famiglie è pronto l'invio di cartelle esattoriali, con annesso rischio pignoramenti dei propri beni, anche per semplici ritardi nel pagamento di Tarsu e Tia per lo smaltimento dei rifiuti.

Mentre con una altra norma ad hoc, perfino fare una passeggiata nelle 72 riserve naturali dell'Isola o nei quattro parchi, delle Madonie, dei Nebrodi, dell'Etna e dell'Alcantara, costerà 10 euro. Ecco tutti gli incrementi di tasse e tariffe che peseranno sulle tasche dei siciliani, inserite dal governo Lombardo nella Finanziaria da oggi in discussione all'Ars. Norme che servono a fare cassa e a riequilibrare i conti di una Regione che deve far fronte a una differenza tra entrate e uscite di circa 2 miliardi di euro. E già in molti sono pronti a protestare, dai sindaci che si dicono "nettamente contrari" all'introduzione di ticket in riserve e parchi, ai privati che gestiscono porti turisti e che, in caso di aumento delle concessioni, sono pronti a rivalersi sugli utenti.

Le bollette dell'acqua. La Regione vuole raddoppiare i canoni di utilizzo di acqua pubblica per uso potabile o irriguo, e solo con questi incrementi conta d'incassare circa 30 milioni di euro in più all'anno. Una norma inserita in Finanziaria di fatto consente all'Ente acquedotti siciliano di raddoppiare i canoni annui, fino a un massimo di 2.500 (il tetto in precedenza era di 1.250 euro). Questi aumenti potrebbero scattare subito per le utenze gestite direttamente dell'Eas (una quarantina di Comuni tra Trapani, Catania e Messina), ma presto potrebbero scattare anche per tutto il resto degli utenti di gestori privati, che dovranno pagare di più l'acqua prelevata dagli invasi gestiti dall'Eas. Un vero salasso scatterà invece subito per gli agricoltori, visto che raddoppiano anche i canoni per uso irriguo. "È davvero singolare che mentre combattiamo la battaglia per ridare la gestione dell'acqua agli enti pubblici, il governo voglia autorizzare aumenti delle tariffe ai gestori privati, che quindi farebbero scattare subito gli incrementi nelle bollette", attacca il deputato del Pd, Giovanni Panepinto.

Le cartelle esattoriali per la tassa sui rifiuti. In arrivo cartelle esattoriali anche per chi ha semplici ritardi nel pagamento della tassa sui rifiuti, sia Tarsu che Tia. La Regione, infatti, per "garantire continuità alle Srr (le società che stanno sostituendo gli Ato rifiuti, ndr), autorizza quest'ultime a trasmettere alla Serit l'elenco dei contribuenti debitori per il periodo d'imposta dell'anno precedente, al fine della diretta iscrizione in ruolo senza la preventiva emissione degli avvisi di pagamento cosiddetti bonari". La norma è chiara: la Serit, ricevuto l'elenco, entro 60 giorni deve far scattare la cartella esattoriale anche per ritardi che fino a ieri venivano superati con il semplice pagamento della tassa. In questo modo non solo scattano immediatamente gli interessi, ma la Serit potrebbe avviare subito anche i pignoramenti.

Le concessioni di porti e spiagge. La Regione vuole inoltre incrementare del 75 per cento tutte le concessioni demaniali marittime nelle zone costiere ad alta valenza turistica. I gestori di lidi balneari e di porticcioli turistici sono pronti quindi ad incrementare i tariffari per gli utenti, e hanno già inviato una lettera al presidente della Regione chiedendo di rivedere questa norma. Il presidente del Distretto regionale della nautica, Antonio Di Monte, ha già fatto i conti: "Nel caso di Marina di Ragusa, a esempio, si passerebbe dagli attuali 164.000 euro annui pagati dall'azienda privata per gestire il porto a oltre 280.000 euro, mentre per Marina di Cala del Sole a Licata si passerebbe dai previsti 298.000 euro ad oltre 520.000 euro annui", scrive Di Monte.

Il ticket in parchi e riserve naturali. Una norma prevede l'avvio di ticket, di almeno 10 euro, per l'ingresso nelle aree attrezzate dei parchi Nebrodi, Madonie, Etna e Alcantara e anche nelle 72 riserve naturali protette, da Vendicari a Favignana, passando per la Foce del fiume Platani o l'Oasi del Simeto, solo per fare qualche esempio. I sindaci sono sul piede di guerra: "Siamo pronti a occupare permanentemente le sale consiliari dei Comuni in segno di protesta", dice il sindaco di Ustica, Aldo Messina.

Il rilascio di patenti. Raddoppiano anche alcune tariffe della Motorizzazione civile regionale, con aumenti che variano dai 14 euro per il rilascio della patente ai 37 euro per le targhe delle auto, fino a 123 euro per la partecipazione alla sessione di esame per l'esercizio di "autotrasporto di persone".

fonte:la Repubblica

mercoledì 27 aprile 2011

Mi pizzuliu ‘u nasu, mi rattu ‘u culu … e nu’ mmi lavu ‘i manu! … E allura?

Ovviamente, non faccio nulla di tutto ciò!
… oddio, … ogni tanto …!!!
Ma mi è sembrato un modo forte, forse anche troppo, per dire … pensiamola come vogliamo. Futtiemanninni ‘ri l’autri! L’importante … “male non fare, paura non avere”!
Io non sono nato indipendentista, anzi, non lo sono mai stato.
Non mi è mai interessata la politica attiva, se per politica attiva deve intendersi necessariamente partecipare a tornate elettorali, rompere le balle alla gente per averne il voto, cercare di acquisire visibilità, potere e cose di questo tipo. Oppure mettersi una cravatta arancione, inventare “la reclame di un’aranciata”, spacciarsi per sicilianisti e stricarisi (in italiano forbito si direbbe “strusciarsi”, ma ‘u “stricarisi” siciliano è più incisivo!), dicevo, stricarisi con chi di filo-siciliano ha ben poco!
Se, invece, per politica attiva può intendersi il dire, fare, scrivere la propria, il contribuire nel proprio piccolo a tener vive memoria e verità storiche altrimenti scomode, l’esprimere la propria opinione dicendo che una cravatta arancione è appena più bella di una verde ma niente più, che l’aranciata (soprattutto se gassata) fa male, che dietro certe sigle finto-autonomiste e finto-indipendentiste si celano personaggi ed interessi che non mi convincono appieno, … se anche tutto questo può intendersi per politica, … allora si, io faccio politica!
Ma la faccio a modo mio, non mi interessa mettermi in mostra, non voglio la mia foto ‘nté santuzza, non devo fare la conta di quanti mi appoggeranno e cose di questo tipo! Posso continuare a pizzuliarimi ‘u nasu, rattarimi ‘u culu … e nu’ llavarimi ‘i manu! Ma continuare a dire la mia!
E posso dire tranquillamente che mi sono avvicinato all’indipendentismo siciliano, ho galoppato anzi verso di esso.
E posso dire che, tra tante sigle e siglette, partiti e partitini, movimenti e movimentini, cravatte ed aranciate, in realtà in pochi, molto pochi dovrebbero godere della stima e della fiducia dei siciliani. I nomi sono sempre quelli, li ho già fatti!
Per carità, anche loro potrebbero sbagliare, anche loro potrebbero non essere all’altezza di tante situazioni, … ma certamente meriterebbero la stima e la fiducia dei siciliani. Perché si battono per i siciliani! Perché vorrebbero una Sicilia diversa, più rispettata e voluta bene, innanzitutto dai siciliani stessi! Molti dei quali ancora, quando si trovano fuori, quasi si vergognano del loro accento, lo camuffano, cercano di “mimetizzarsi”. Ma di che cazzo dobbiamo vergognarci!?
Con mio grande stupore, mi sono avvicinato alle posizioni indipendentiste. Io che sono stato iscritto per anni ai radicali, certamente non per tornaconto (cerchi un tornaconto e vai coi radicali!?), semmai perché vi ho ritrovato l’unica sponda favorevole alla ricerca sulle malattie genetiche e cose simili, perché sulla loro radio danno la parola a chiunque, di qualsiasi orientamento, senza censura e senza ostacoli da frapporre. Io che ho provato iniziale simpatia per Vendola ed il suo nuovo movimento. … ed altre cose …!
Perché ho cercato, ho scoperto e mi sono avvicinato all’indipendentismo?
Perché ad un certo punto ho avuto voglia di studiare, anzi, studiacchiare un po’ di storia, non solo quella ufficiale. Ho cercato di documentarmi, di risalire a qualche fonte, di contattare le persone.
Contattare le persone! Che cosa bella! Troppo spesso ci sfugge, dimentichiamo quanto sia bello parlare con le persone, entrare in contatto con loro, apprezzarne la cultura, la sensibilità, la profondità. Eppure, fino al giorno prima, erano illustri sconosciuti! Persone che, magari, non saranno mai famose, potenti o la cui amicizia non sarà mai particolarmente ambita proprio perché non famose o potenti, … ma che sono davvero di un livello superiore. Ed io qualcuna di loro l’ho incontrata lungo il mio percorso!
Perché ho cercato, ho scoperto e mi sono avvicinato all’indipendentismo?
Perché è venuta platealmente (e finalmente) fuori una convinzione che, spesso, molti di noi andiamo anche dicendo, riconoscendo nelle chiacchierate tra amici, ma che subito dopo dimentichiamo. La Sicilia (e gran parte del Sud in generale) è un mercato per i prodotti delle aziende e della grande distribuzione del nord. La Sicilia è anche un altro tipo di mercato, un bacino di voti enorme, da tenersi caro. E quale miglior modo, per tenerselo caro, che mantenerla … un gradino o due più in basso e, all’occasione, … fare promesse!?
Noi siamo siciliani, ma dobbiamo imparare ad averne l’orgoglio!
Così come dobbiamo essere orgogliosi della nostra lingua, non vergognarcene!
Ho detto lingua, non dialetto! Il 21 febbraio di ogni anno ricorre la Giornata Internazionale Unesco della Lingua Madre, intendendosi per lingua madre non solo un mero strumento di comunicazione, ma l’espressione di tutto un mondo di valori, di tradizioni e di conoscenze, alla base dell’identità culturale di un popolo. L’Unesco ha riconosciuto al siciliano lo status di lingua madre, separata dall’italiano standard (il toscano) e non semplice dialetto di questo. Il siciliano è riconosciuto dalla “Carta europea delle lingue regionali o minoritarie”, approvata il 25 giugno 1992 ed entrata in vigore il 1 marzo 1998. L’Italia ha firmato la Carta il 27 giugno 2000 ma, guarda caso, non l’ha ancora ratificata! Tant’è che, a tutt’oggi, il siciliano non viene ancora insegnato nelle scuole (forse dal prossimo anno cambierà qualcosa, … ma io continuo a tenerci il forse!) e non viene utilizzato come lingua ufficiale nemmeno … in Sicilia!
Quindi, … su la testa! Pizzuliamini ‘u nasu, rattamini ‘u culu … e nu’ llavamini ‘i manu!
… e futtiemanninni!

http://sikeloi.net/mi-pizzuliu-u-nasu-mi-rattu-u-culu-e-nu-mmi-lavu-i-manu-e-allura/

Totò Riina indagato per la strage del treno 904

l capo dei capi di Cosa Nostra, Salvatore Riina, è indagato dalla Procura della Repubblica di Napoli, Direzione distrettuale antimafia, per la strage del rapido 904. Riina ha ricevuto in carcere una ordinanza di custodia cautelare per strage firmata dai pubblici ministeri napoletani. La strage del treno rapido 904 avvenne il 23 dicembre del 1984 e costò la vita a 15 persone. Riina è in carcere al regime del 41 bis, dopo essere stato catturato dai carabinieri a Palermo nel 1993 dopo una latitanza durata oltre trent'anni.

IL MANDANTE - L'ordinanza è stata notificata, stamattina, al boss dai carabinieri del Ros. L'atto giudiziario è firmato dal gip di Napoli, Carlo Modestino su richiesta del pm della Dda, Paolo Itri e Sergio Amato, e del procuratore aggiunto Sandro Pennasilico, che ha coordinato il lavoro dei suoi sostituti. Riina è considerato il mandante della strage.

I COLLEGAMENTI CON VIA D'AMELIO E CON FALCONE - Dall'inchiesta napoletana è emerso, tra l'atro, che per la strage del rapido 904 sarebbe stato utilizzato lo stesso tipo di esplosivo adoperato per la strage di via D'Amelio, in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta. Non solo: al pari di quella in via D'Amelio, fu utilizzata la stessa combinazione di esplosivi, costituita dal Setex H e da candelotti di dinamite pulverulenta nitroglicerinata, di impiego civile, denominata Brixia B5. Il Brixia 5, a sua volta, è lo stesso tipo di esplosivo che componeva l'ordigno piazzato nella zona antistante la villa dell'Addaura dove avvenne l'attentato al giudice Giovanni Falcone, nel giugno del 1989.

L'ARSENALE DI SAN GIUSEPPE JATO - Un ulteriore collegamento tra la strage del 'Rapido 904 Napoli - Milano' e quella di via D'Amelio, sottolinea in una nota il procuratore aggiunto, coordinatore della Dda di Napoli, Alessandro Pennasilico, "è emerso da pregresse attività investigative, da cui risultava che i circuiti integrati dei radiocomandi utilizzati nella strage di via D'Amelio avevano la medesima provenienza di analoghi congegni rinvenuti nel 1996 nell'arsenale di San Giuseppe Jato". "Le predette schede digitali furono in entrambi i casi assemblate presso la stessa società produttrice di componenti elettroniche, con sede a Treviso, per poi essere commercializzate (quelle ritrovate nell'arsenale), nel gennaio del 1992, da una ditta romana - spiega - il cui titolare si identifica nella stessa persona che, nel 1984, fornì a Schaudinn il materiale elettrico ed elettronico impiegato per la predisposizione dei diversi congegni utilizzati nell'attentato al treno rapido 904".

LA STRATEGIA DEL DEPISTAGGIO - La strage del rapido 904 si inserì in un preciso disegno strategico di Riina il quale aveva deciso in sostanza di fare apparire l'attentato come un fatto "politico" allo scopo di sviare l'attenzione dello Stato dal vero problema, ovvero l'identificazione dei mandanti della strage. E' quanto ritengono i magistrati che hanno emesso un ordine di custodia cautelare nei confronti del super boss di Cosa Nostra. Per quanto riguarda l'obiettivo della strage, secondo gli inquirenti essa fu ideata per distogliere l'impegno dello Stato dalla lotta alla mafia verso la diversa finalità del terrorismo eversivo.

IL MESSAGGIO PER IL MAXIPROCESSO - L'episodio si sarebbe inserito nella cosiddetta strategia stragista perseguita dall'ala corleonese della mafia allo scopo di condizionare gli esiti del maxi processo a Cosa Nostra del quale l'attentato fu di fatto una "risposta".

L'ESPLOSIVO PORTATO A BORDO DALLA CAMORRA - L'esplosivo fu portato a bordo del 904 da soggetti affiliati ad un gruppo camorristico napoletano. Uno di loro salì sul convoglio ferroviario proprio a Napoli, stazione di partenza. E' uno degli aspetti che emerge dall'inchiesta nell'ambito della quale oggi è scattata un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per Totò Riina, considerato mandante della strage. Era il 23 dicembre del 1984 quando alle ore 18.30, una forte deflagrazione, in prossimità della galleria ferroviaria di San Benedetto Val di Sambro determinò la distruzione di parte del convoglio: 16 le vittime, numerosi i feriti.

fonte:la Repubblica

martedì 26 aprile 2011

Minardo, ecco una per una le accuse dei magistrati

Una realtà associativa “criminosa”, composta dagli indagati “legati da un apparato organizzativo suscettibile di essere ripetutamente utilizzato per la commissione di un numero imprecisato di delitti e concretamente utilizzato in molteplici vicende”. La Procura indaga sull’acquisto di Palazzo Pandolfi per realizzare il cd. Centro polivalente Giorgio La Pira; l’acquisto di Palazzo Lanteri di Modica; l’acquisto dell’emittente Radio Onda libera.

Secondo i Pm gli indagati avrebbero dimostrato “notevole professionalità nella commissione di truffe e malversazioni ai danni dello Stato”, a partire dalla “gestione” che i Pm definiscono “privatistica” del patrimonio del Co.P.A.I., formato da fondi di provenienza pubblica”. Un meccanismo “complesso” di frode anche mediante la creazione di falsi documenti: false fatture, falsi verbali di assemblea, false dichiarazioni di quietanza”. Lo scopo era quello di “percepire indebitamente erogazioni provenienti dallo Stato, dalla Regione siciliana e da altri enti pubblici e a destinarli a finalità di personale arricchimento e comunque diverse da quelle previste, nonché a percepire illecitamente da privati profitti non dovuti”. Le indagini su direttiva del Procuratore della Repubblica di Modica Francesco Puleio, sono state svolte dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza retto dal Colonnello Francesco Fallica e dal Nucleo di Polizia Tributaria alle dipendenze del maggiore Massimiliano Pacetto.

Ecco il contenuto dell’ordinanza di custodia cautelare.

Esiste un primo capo per associazione a delinquere contestato a Mario Barone, Carmelo Emmolo, Pietro Maienza, Riccardo Minardo, Rosaria Suizzo e Giuseppa Zocco “ per avere fatto parte di una associazione per delinquere finalizzata ai delitti contro la P.A. e il patrimonio ed in particolare: alle truffe aggravate ai danni dello Stato, di altri enti pubblici e della Comunità Europea; alle malversazioni; al riciclaggio; e finalizzata, giovandosi dell’apporto di MINARDO (esponente di rilievo di compagini politiche presenti nel territorio di Modica, già deputato nazionale, senatore, assessore comunale, sindaco e vice sindaco del Comune di Modica e in atto deputato regionale), al conseguimento di contributi, finanziamenti ed erogazioni pubbliche avvalendosi di documentazione materialmente ed ideologicamente falsa, di rappresentazione di fatti non rispondenti al vero, di fatture per operazioni soggettivamente od oggettivamente inesistenti poste in essere allo scopo di consentire l’evasione fiscale e di documentare costi in realtà non sostenuti, di simulare l’apporto di capitale proprio quale quota spettante nell’investimento oggetto di finanziamento, di distrarre somme a destinazione vincolata incassandole direttamente o tramite società di comodo”. Minardo, Suizzo e Maienza sarebbero “promotori ed organizzatori dell’associazione”.

Mario Barone, Pietro Maienza, Rosaria Suizzo sono indagati anche per tentata truffa aggravata in concorso. Rosaria Suizzo quale presidente del Cda e legale rappresentante del Consorzio Promozione Area Iblea (Co.P.A.I.); Mario Barone, coniuge di Rosaria Suizzo quale amministratore di fatto delle società Sud Legno Scarl (amministratore “di diritto” Pietro Maienza) e di altre società. Tutti insieme avrebbero “ compiuto atti idonei, diretti in modo non equivoco ad indurre in errore la Regione Siciliana – Assessorato dei Beni Culturali ed Ambientali e della Pubblica Istruzione (con affidamento del servizio di valutazione, erogazione e certificazione, ex convenzione del 05/07/2005, alla MPS Capital Service Banca per le imprese S.p.a.), al fine di assicurarsi l’ingiusto profitto della somma di €.5.524.580,00 di cui al finanziamento inerente il progetto denominato “Centro Polivalente G. La Pira”, da realizzare in Pozzallo presso il Palazzo Pandolfi (piano di investimento che prevedeva un intervento conservativo e sistemazione degli impianti generali, con individuazione di tre aree: a) “Centro d’Arte Euromediterraneo”; b) “Auditorium Giorgio La Pira”, c) “Centro Multimedia Eurosud”, per un importo complessivo di €.8.980.000,00), di cui al Bando – Misura 2.03 – POR Sicilia 2000/2006, ammesso a finanziamento per l’importo di €.5.524.580,00, concesso con Decreto nr. 5683 del 17/07/2007, con pari danno per l’Ente finanziatore e per quello erogante”. Il danno economico è stato evitato grazie all’intervento del nucleo di polizia Tributaria della Guarda di Finanza di Ragusa.

L’istanza per il finanziamento del progetto si sarebbe avvalsa di una falsa “falsa attestazione” nella quale i tre avrebbero sostenuto di “disporre” del Palazzo Landolfi. In realtà, secondo gli investigatori avrebbero dirottato i finanziamenti pubblici all’acquisto dell’immobile. Per ottenere il finanziamento milionario avrebbero “aumentato in modo fittizio” il capitale sociale del Copai. Esisterebbe una “mancata corrispondenza tra le opere realizzate ed il programma di interventi strutturali e funzionali oggetto del decreto di finanziamento”. Nessuna “documentazione fotografica” dei lavori eseguiti, i lavori degli infissi limitati alla sola manutenzione degli esistenti “con eliminazione delle persiane e la mancata applicazione di maniglioni antipanico, lavori comunque fatturati dalla Sud Service S.r.l. con le fatture nr. 5 del 4/03/2008, per €.180.000,00 e nr. 10 del 26/05/2008, per €.360.000,00”.

“Mancata -scrivono i Pm nella richiesta di custodia cautelare- corrispondenza tra le attrezzature e gli impianti fatturati e quelli esistenti:

*tv plasma fatturati 78 a fronte dei 29 rilevati – postazioni fatturate nr. 145, a fronte delle 61 rilevate – mancanza di nr. 32 monitor 7” e di 10 video camere, documentate dalla ditta Vik Komercialni Inzenirin d.o.o. nelle fatture nr. 37, nr. 39 e nr. 40 – totale forniture fatturate €.4.502.630,00 a fronte di forniture stimate di circa 200.000 euro -; duplice fatturazione dell’impianto telefonico, amplificazione e di rete;

*noleggio attrezzature edili da parte della Mediterranea S.r.l. e Sud. Nolo S.r.l. per €.485.000,00 a fronte di lavori appaltati alla Sud Nolo S.r.l. per €.780.000,00, con una incidenza del 70% dei lavori effettivamente eseguiti;

*realizzando pertanto lavori e installando attrezzature (sulla base del preziario regionale LL.PP.), per un importo totale di €.1.245.764,00, assai inferiore a quello previsto in progetto secondo lo schema che segue: Opere Edili per €.730.000,00 a fronte dei 2.325.000,00 euro preventivati – arredi ed accessori per €.142.000,00 – impianti e attrezzature per €.340.764,00 a fronte dei 5.610.200,00 euro preventivati – antincendio €.33.000,00 -, per cui si determinava una incidenza di spese al mq. di €.24.525,00, in base alla previsione progettuale complessivamente pari ad €.8.980.000,00, su un totale di 366 mq. Circa

*nell’avere presentato all’Ente erogatore (Regione Siciliana) ed alla MPS Capital Service banca per le imprese (istituto delegato all’istruttoria della pratica di finanziamento) false dichiarazioni liberatorie rilasciate dai fornitori ovvero dichiarazioni liberatorie e, comunque documentato spese riferite a forniture di beni e servizi non corrispondenti per luogo di fornitura, qualità e quantità a quelli effettivamente resi e segnatamente”.

Riccardo Minardo insieme alla moglie Giuseppa Zocco ed a Rosaria Suizzo è accusato di malversazione a danno dello Stato. La Suizzo, secondo le indagini, era legale rappresentante del Copai e socia al 50% della Arkè Kronu Srl, una società che aveva sede presso la segreteria politica di Riccardo Minardo, la cui moglie Zocco, “beneficiaria dell’illecito”, era proprietaria del restante 50% della stessa società nella quale sono confluiti €313mila “a titolo di finanziamenti simulando una cessione in locazione e redigendo un fittizio contratto di locazione immobiliare non sottoscritto dalle parti”. In questo modo sarebbe stato giustificato il passaggio di denaro. Carte alla mano, scrivono i Pm: €60mila “di cui è attestata falsamente la consegna” nel 2004; 40mila quale corrispettivo del fittizio contratto di locazione; €95mila quale corrispettivo ed anticipazione annualità del fittizio contratto di locazione”; e così via sino ad arrivare al totale della somma.

Riccardo Minardo insieme a Giuseppe Ruta e Rosaria Suizzo è accusato di estorsione aggravata continuata in concorso perchè avrebbero costretto alcuni imprenditori agricoli “attraverso la minaccia ed il paventato pericolo di decadere dal finanziamento per scadenza dei termini, nonché di dover restituire le somme già percepite a titolo di acconto, a consegnare loro la somma complessiva di €.112.784,24, della quale si procuravano ingiusto profitto”.

Di questi, grazie alla ricostruzione della Guardia di Finanza, si scopre che €34mila circa sarebbero andate a Salvatore Cannata quale corrispettivo di uno studio di fattibilità eseguito dall’Arkè Kronu S.r.l., indicato come necessario da MINARDO Riccardo per l’ammissione al finanziamento POR”; €.24.095,44 da Sergio Cannata, quale corrispettivo di uno studio di fattibilità eseguito dall’Arkè Kronu S.r.l. ed indicato come necessario da MINARDO Riccardo per l’ammissione al finanziamento POR; €.25.760,80 da Pietro Migliore, quale corrispettivo per una consulenza specifica eseguita dall’Arkè Kronu S.r.l. ed indicato come necessario da Riccardo Minardo per l’ammissione al finanziamento POR; €.28.800,00 da Giuseppe Baglieri, quale corrispettivo di una consulenza relativa ai sistemi di qualità e tracciabilità eseguito dall’Arkè Kronu S.r.l. ed indicato come necessario da Riccardo Minardo per l’ammissione al finanziamento POR. Molti di questi proventi, dopo essere confluiti su un conto corrente intestato alla società Archè Kronu Srl “rientravano in parte”, scrivono i Pm, per €80mila nella disponibilità di Riccardo Minardo tramite la moglie Giuseppa Zocco.

Quest’ultima è indagata anche di riciclaggio, perchè “consapevole della provenienza illecita della somma di € 80mila tornata nella disponibilità” del marito Minardo, avrebbe compiuto più azioni al fine di “ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa”. Consegnando il malloppo “quale corrispettivo della compravendita di un appartamento acquistato dalla figlia Maria Cristina Minardo”.

fonte: Livesicilia

venerdì 22 aprile 2011

E ADESSO CHIEDETEGLI SCUSA !

Giovanni Falcone arrestò il pentito Giuseppe Pellegriti per calunnia. Sosteneva il collaborante catanese che dietro l’omicidio di Piersanti Mattarella c’era la mano di Salvo Lima e degli andreottiani di Sicilia. S’inimicò molti Falcone con quella mossa. Orlando e i retini dell’ultim’ora gli lanciarono accuse pesanti, dissero che voleva tenersi le prove nei cassetti. Qualche decennio dopo un altro magistrato non si fida delle parole di un dichiarante e lo fa arrestare per calunnia. Si chiama Antonio Ingroia.
E’ lo stesso magistrato accusato di parlare troppo, di scendere in piazza a fare comizi contro il governo Berlusconi. E’ il magistrato che ha raccolto le dichiarazioni di Massimo Ciancimino, che è stato accusato di averlo coccolato e di averlo fatto parlare a rate. E’ lo stesso Ingroia che molti politici accusano di aver utilizzato Ciancimino per arrivare al Cavaliere e a Dell’Utri.

Oggi quei politici, ma anche quei magistrati un po’ invidiosi e quegli ultras di una fazione politica, dovrebbero soltanto chiedere scusa. Onore ad Ingroia e a quella magistratura che sa leggere le carte e rendersi conto del confine che separa l’accusa dalla calunnia, la verità dalla convenienza.
fonte: Livesicilia

giovedì 21 aprile 2011

Gaffe di Paniz (PDL): "E' esistito il BRIGATISMO siciliano" (TG3 Linea N...



IGNORANTE E CIALTRONE !
TORNA A SCUOLA !!!

Maurizio Paniz inventa il ‘brigatismo siciliano’.

Il deputato del Pdl, negli ultimi tempi dedito a cucire leggi su misura per Berlusconi, inciampa in un’imbarazzante gaffe durante la puntata di ieri del Tg3 Linea Notte.

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su Brigate rosse e brigantaggio
Maurizio Paniz inventa il ‘brigatismo siciliano’. Il deputato del Pdl, negli ultimi tempi dedito a cucire leggi su misura per Berlusconi, inciampa in un’imbarazzante gaffe durante la puntata di ieri del Tg3 Linea Notte.

Si parla dei manifesti anti pm affissi a Milano, quando Bianca Berlinguer chiede a Paniz che differenza ci sia tra quei manifesti e le parole di Berlusconi, che il 6 aprile ha parlato di “brigatismo giudiziario” con riferimento ai pm di Milano. Il deputato Pdl con piglio sicuro risponde che il manifesto si riferiva alla Brigate rosse (“il messaggio era assolutamente univoco”), mentre la frase del presidente era generica (“il messaggio era molto più folkloristico, molto più ampio nella sua accezione, non fa riferimento esplicitamente al movimento delle Br”). La giornalista gli replica: “In Italia c’è stato solo un tipo di brigatismo, quello delle brigate rosse”. Risposta di Paniz: “Non è vero, in Italia c’è stato anche il fenomeno del ‘brigatismo’ siciliano, che non c’entra niente con le Br”. Resosi conto della gaffe, cerca di correggere il tiro menzionando la parola “brigantismo” con un sorriso imbarazzato. Ma è troppo tardi e Mario Orfeo, direttore de Il Messaggero, gli fa notare che ‘brigatismo’ e ‘brigantismo’ sono due cose diverse. Lapsus anche di Morfeo, visto che il fenomeno in questione è il ‘brigantaggio’.

fonte : il Fatto Quotidiano .it

mercoledì 20 aprile 2011

La barca di Diego Cammarata portata in trionfo

21 aprile 2011: buon compleanno, Sara!

Salve,
sono Luciano Di Natale, il padre di una giovane in stato vegetativo persistente che il 21 aprile compie 28 anni.
Se ritiene che possa essere utile conoscere un gravissimo caso di incuria (?) di un importantissimo organo di controllo per la salute pubblica legga e provveda a divulgare la lettera allegata.
Cordialmente
Luciano Di Natale

Qualche mese fa il governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo, ha dichiarato pubblicamente che avrebbe chiesto cinque milioni di euro di danni per la diffusione di notizie false sul suo stato di salute (1).
Per sua fortuna, invece, il governatore gode di buona salute e ne sono lieto!
Anche io dovrei chiedere un risarcimento, non di 5 milioni di euro ma di almeno 100 volte tanto, per le carenze di un importantissimo organo di controllo della salute pubblica siciliana, sito a Palermo!
Ricorderete forse il caso di mia figlia Sara in stato vegetativo dal 7 febbraio del 2006 per aver ingerito una polpetta adulterata con solfiti in concentrazione abnorme.
La vicenda inquietante riguarda l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Palermo, Area Chimica e Tecnologie Alimentari, ove pervengono, inviati dalle Aziende Sanitarie Provinciali di tutta l’isola, i campioni sospettati di adulterazione, per essere sottoposti alle necessarie analisi.
I solfiti nelle carni sono subdoli: non bloccano il processo di putrefazione ma, mantenendo il colore rosso, favoriscono l’inganno dei consumatori da parte dei macellai disonesti che mirano a più cospicui profitti.
A seguito della mia denuncia nel febbraio del 2006, i Consulenti Tecnici della Procura di Catania hanno appurato che presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Palermo si utilizzava, per la ricerca dei solfiti nelle carni, un metodo non idoneo.
Così è scritto nella sentenza di primo grado: “Laddove invece l’IZS(Istituto Zooprofilattico Sperimentale) di Palermo era pervenuto ad esiti negativi quanto alla presenza di solfiti, i consulenti del P.M. spiegavano ciò con il fatto che gli operatori dell’IZS avevano utilizzato un metodo non idoneo( cromatografia ionica, secondo il rapporto di prova n.12374 del 14.2.06), che operando in fase acquosa ed alla presenza di aria, consente il passaggio del solfito di sodio ad anidride solforosa, con la conseguenza che l’anidride solforosa- volatile già in fase di estrazione- tende a disperdersi senza che le apparecchiature siano in grado di rilevare i solfiti”.
E’ come se un allevatore cercasse i suoi buoi (i solfiti), dopo che il garzone, la sera precedente, aveva lasciato aperte le porte della stalla (procedimento chimico errato)!
E’ certo che nella carne che mia figlia ha ingerito i solfiti c’erano ed in grande quantità, come dimostrato dagli accertamenti disposti dai Consulenti Tecnici dell’Università di Catania (che hanno evidenziato una concentrazione di solfiti pari a 10.700 mg/Kg, oltre mille volte superiore alla soglia critica di 10 mg/kg, che scatena la reazione allergica) e dalla confessione dello stesso macellaio, condannato già in primo grado a 6 anni, ad una provvisionale di duecentomila euro ed alla chiusura della macelleria.
E’ un classico della nostra giustizia: il macellaio è a piede libero, la provvisionale non è stata pagata e la macelleria è ancora aperta. Solo noi, io e la mia famiglia, che da 5 anni custodiamo il corpo di nostra figlia, come meglio possiamo fare a casa nostra, siamo “agli arresti domiciliari”, condannati all’ergastolo, nella prigione che è diventata la nostra abitazione in attesa che la giustizia punisca al più presto i colpevoli.
E’ orribile pensare che, nel passato (spero non nel presente, né nel futuro), i solfiti non siano stati rilevati nelle carni esclusivamente per l’inadeguatezza dei metodi utilizzati pur essendo realmente presenti (anche in notevoli quantità) nei campioni analizzati.
Alla luce di questi fatti faccio le seguenti considerazioni:
- Consegnando alle aziende sanitarie siciliane risultati di prove condotte con metodi non corretti, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Palermo ha, per così dire, “abituato” i macellai disonesti di Catania e della Sicilia a persistere nel trattamento delle carni fresche con solfiti, al fine di renderle più appetibili agli ignari consumatori e trarne ingiusto profitto.
- Se l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Palermo avesse applicato metodi e protocolli più idonei, i macellai disonesti avrebbero pagato le multe per la somministrazione di solfiti nelle carni e, quasi certamente, non avrebbero più commesso quel reato. Invece il macellaio incosciente di Catania, nella sua macelleria a due passi dal Palazzo comunale e dal comando dei vigili urbani, per guadagnare qualche miserabile euro, abituato a farla franca, ha messo “la polverina” velenosa nel tritato di carne stroncando per sempre la vita di mia figlia.
- Sarebbe interessante verificare se oggi, dopo la sentenza di condanna del macellaio catanese che ha adulterato la carne ingerita nel 2006 da mia figlia, all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Palermo si continuino ad applicare i metodi di allora.
- Io ritengo l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Palermo corresponsabile dei danni irreversibili subiti da mia figlia Sara, per non avere adempiuto correttamente al compito istituzionale di prevenire i danni alla salute.
Da “buon padre di famiglia”, ho esercitato più volte il mio dovere di cittadino preoccupandomi di denunciare alla pubblica opinione i pericoli a cui vanno incontro i siciliani (specialmente i giovani) a causa delle sofisticazioni alimentari nelle carni (e non solo nelle carni) (2).
Il governatore Lombardo ha dichiarato pubblicamente che avrebbe chiesto cinque milioni di euro di danni per la diffusione di notizie false sul suo stato di salute: I legali del Presidente Lombardo a tale proposito sottolineano: “la reazione del Presidente Lombardo è ampiamente giustificata. Quest’ultimo attacco ha dell’incredibile per l’assoluta, evidente infondatezza di ciò che viene presentato come un sospetto”.
Se così è, io dovrei chiedere un indennizzo di milioni di euro e pretendere in tempi brevissimi la realizzazione di reparti in grado di accogliere persone in stato di minima coscienza o in stato vegetativo, considerato che la cattiva politica, in Sicilia, non ha trovato il tempo per preoccuparsi di creare strutture del genere, come hanno invece fatto quasi tutte le regioni del nord più virtuose.
Chiedo con forza alla stragrande maggioranza dei macellai siciliani, onesti e rispettosi delle leggi, di denunciare le pecore nere del loro settore e di pretendere, da parte delle autorità sanitarie, maggiori e più severi controlli, a tutela della loro professionalità e della salute dei cittadini.
Ragusa, 21 aprile 2011( 28-esimo compleanno di Sara Di Natale)
Luciano Di Natale

P.S. Di tutto quello che ho scritto in questa lettera esiste un’adeguata documentazione.

“Lombardo si dimetta Sconcertata dal Pd”

Rita Borsellino, il Pd ha tuonato su Lombardo per le note vicende. Poi abbiamo avuto l’impressione di un passo indietro.
“Io sono sconcertata dal Pd. Ora si stracciano le vesti. C’era bisogno del giudice per sapere chi è Lombardo? Lo sapevo già. Lo sapevamo già. Un capolavoro. La dichiarazione forte, anche se tardiva e la retromarcia. Temo che anche gli elettori siano sconcertati, disorientati”.

Si poteva evitare la confusione?
“Quella tra il Pd e Lombardo è un’alleanza anomala. Noi eravamo gli avversari. Siamo diversi, non possiamo condividere nulla della politica di Lombardo. Dico noi perché per me il Partito Democratico rimane un necessario punto di riferimento”.

Non apprezzeranno…
“Lo so. Mi criticano come se non avessi diritto di parola. Invece io parlo, da cittadino ed elettore”.

Cracolici e Lupo dovrebbero andare a casa?
“Non mi piace l’espressione. Dovrebbero prendere atto. E la smettano con la storia delle riforme. Ma quali riforme!”.

Lombardo?
“Lui dovrebbe dimettersi subito. Però…”.

Però?
“Non lo farà mai”.

fonte: Livesicilia

domenica 10 aprile 2011

Le relazioni pericolose

“Non vi scuddati, ci resi i soddi nostri! Del pigno … ci resi a iddu ppa campagna elettorale…”. Il capo di cosa nostra Vincenzo Aiello parla in prima persona. “Ci resi” vuol dire “ho dato”, in questo caso a Raffaele Lombardo. Soldi per la campagna elettorale. Soldi di una presunta “messa a posto” che ammonterebbe a circa il 2% dell’intero affare. Un centro commerciale che vale decine di milioni di euro nella parte Sud di Catania. Un’operazione che vedrebbe coinvolti nomi noti dell’imprenditoria non solo catanese, ma che testimonierebbe un rapporto diretto tra Vincenzo Aiello e Raffaele Lombardo in campagna elettorale.

La conclusione delle indagini a carico del presidente della Regione Raffaele Lombardo per concorso in associazione mafiosa sarebbe stata favorita dalle intercettazioni in carcere dei numerosi mafiosi arrestati lo scorso ottobre all’interno dell’operazione Iblis. Intercettazioni a tappeto grazie alle numerose microspie che documentavano dialoghi a qualunque ora del giorno e della notte.

Ripercorriamo le vicende di maggior interesse dell’inchiesta Iblis.

A FESTA CON I BOSS. “Onorevole, questo rosè?” Vino di qualità ed auto di lusso posteggiate davanti la villa in campagna del geologo Giovanni Barbagallo, militante Mpa, arrestato perchè considerato anello di congiunzione tra i Lombardo e i boss Rosario Di Dio e Vincenzo Aiello. L’atmosfera è quella delle grandi occasioni, bisogna festeggiare l’elezione al parlamento nazionale del fratello di Raffaele, secondo i Pm la festa sarebbe “significativa della compenetrazione tra esponenti del crimine organizzato, amministratori della cosa pubblica, politici e imprenditori”. Angelo Lombardo arriva con un’Audi q7 intestata all’Mpa. Ad attenderlo c’è Alfio Stiro, referente del boss Salvatore Tuccio detto “Turi di l’ova”, condannato definitivamente per associazione mafiosa, precedenti per detenzione e porto d’arma da fuoco, già sottoposto a sorveglianza speciale. I carabinieri del Ros filmano tutto, le cimici registrano.

UOMINI GRADITI AL CLAN NELLE LISTE MPA. Il capo di Cosa Nostra catanese Vincenzo Aiello sarebbe intervenuto anche sulla scelta dei candidati nelle liste Mpa. I Ros, mentre è in corso la campagna elettorale delle comunali di Gravina, grosso centro in provincia di Catania, intercettano le conversazioni tra il geologo Giovanni Barbagallo dell’Mpa e Alfio Stiro il cui genero viene candidato con l’approvazione del capo di cosa nostra Vincenzo Aiello. Quest’ultimo sembra conoscere bene il territorio: parlando di Gravina comunica a Barbagallo che presto gli avrebbe presentato Fabio Bacciulli, “un amico”, già assessore col sindaco Mpa. Sullo sfondo gli “affari” del “piano regolatore” e la costruzione di un nuovo “cimitero” dice Aiello.

NOTTE BIANCA CON IL BOSS. Rosario Di Dio, “esponente di primissimo piano della famiglia Santapaola”, secondo i Pm avrebbe intrattenuto “rapporti diretti” con Raffaele Lombardo. “…Da me – dice il boss intercettato riferendosi a Lombardo – all’una e mezza di notte è venuto ed è stato due ore e mezza, qua da me, dall’una e mezza alle quattro di mattina… si è mangiato sette sigarette”. “Recandosi nottetempo -scrivono i Pm- a casa dell’amico mafioso per chiedere il suo appoggio elettorale sapeva che una richiesta di voto proveniente da un soggetto dotato di indiscusso prestigio criminale non poteva essere tanto facilmente disattesa… la circostanza che l’incontro si sia svolto dall’una e mezza alle quattro di notte può spiegarsi soltanto con la consapevolezza che i fratelli Lombardo avevano di recarsi a casa di un mafioso”. In una delle conversazioni il boss racconta della richiesta di voti dell’assessore provinciale Orazio Pellegrino dell’Mpa “uomo di Raffaele Lombardo”.

I RAPPORTI CON IL BOSS DI ENNA. Agli atti ci sono anche i rapporti definiti “desolanti” dai Pm, tra Raffaele Lombardo e il boss di Enna Raffaele Bevilacqua. Nell’agenda personale il boss Bevilacqua scrive: “ore 8 da Raf”. Poi un nuovo appuntamento pochi giorni dopo: “ore 8.30 da Raf…a chi fare domanda per aeroporto?”. Lombardo sarebbe “consapevole” di incontrare un “impresentabile”, secondo i Pm. Relazioni pericolose vengono documentate anche attraverso Salvatore Bonfirrario, “personaggio di sicura caratura criminale affiliato all’associazione criminale del Bevilacqua” che viene anche redarguito da Lombardo: “Ma che cazzo ti hanno fatto e fatto -dice Lombardo- ti hanno chiesto di votare Palermo e stai votando Palermo…”. E Bonfirraro riferendosi al boss Raffaele Bevilacqua rispondeva: “Diciamo che Raffaelluccio, Raffaelluccio si è schierato con Palermo su imput di Silviuccio Cuffaro e quindi tu stai eseguendo questa cosa”. Emblematico un ulteriore episodio considerato dagli investigatori: “la telefonata tra il Bonfirraro ed il Bevilacqua intercettata il 17 Maggio 2003, nel corso della quale Lombardo si rifiuta di parlare al telefono con il Bevilacqua se non per il tramite del Bonfirraro”.

fonte : Livesicilia

La guerra nel sud Italia dei sottomarini nucleari USA

Transitano in immersione nei mari del sud Italia, attraversando i corridoi marittimi più trafficati come lo stretto di Messina. Per le loro soste scelgono le popolatissime baie ai piedi di due vulcani, l’Etna e il Vesuvio, accanto a depositi di carburante e munizioni, raffinerie e industrie chimiche. Si tratta dei sottomarini a propulsione nucleare della marina militare USA, impianti antiquati e pericolosi tipo “centrale Chernobyl”, con l’aggravante che se ne vanno a spasso liberi per i nostri mari. Uno di essi è approdato il 4 aprile ad Augusta (Siracusa), in un’area ad altissimo rischio ambientale, sede di un’importante base della Marina militare italiana e del principale polo navale delle forze USA e NATO nel Mediterraneo.

L’arrivo del sottomarino è stato comunicato dalla Capitaneria di Porto della cittadina siciliana. “Visto il vigente piano di emergenza e le norme per la sosta di unità militari a propulsione non convenzionale nel porto di Augusta - si legge nell’ordinanza firmata dal comandante Francesco Frisone - è fatto divieto a tutte le unità navali non specificatamente autorizzate di avvicinarsi, transitare o sostare ad una distanza inferiore a 1.000 metri dalla unità a propulsione non convenzionale posta alla fonda nel punto di latitudine 37° 10′ 18”N e longitudine 015° 14′ 36”E”. Durante le manovre di ingresso e uscita dell’unità militare è stato pure sospeso il traffico mercantile nel golfo di Augusta. Con la guerra la Sicilia è sempre più a sovranità limitata: il più grande porto industriale dell’isola è dichiarato off limits per consentire le spericolate manovre dei sottomarini atomici, l’aeroporto di Trapani-Birgi viene chiuso al traffico civile, l’uso dello spazio aereo di Catania-Fontanarossa viene limitato per non disturbare le missioni dei caccia e dei velivoli senza pilota della vicina base di Sigonella.

Le autorità italiane hanno mantenuto il più stretto riserbo sul sottomarino in rada ad Augusta. Fonti del Pentagono riferiscono che le unità subacquee dislocate nel Canale di Sicilia per bombardare gli obiettivi militari e civili libici sono tre: l’USS Providence (SSN 719), l’USS Scranton (SSN 756) e l’USS Florida (SSGN 728). Ma all’area operativa della VI flotta è pure assegnato l’USS Newport News (SSN 750). Il Providence ha effettuato una sosta tecnica a Gibilterra dal 24 al 28 marzo e pare improbabile che all’equipaggio sia stata concessa un’altra licenza-premio dalla guerra in nord Africa. È presumibile dunque che il sottomarino nucleare approdato in Sicilia sia lo Scranton (già fotografato nelle acque di Augusta il 6 marzo 2011), il Florida (tra il 3 e il 4 marzo in sosta nel porto di Napoli) o il Newport News, transitato da Napoli, secondo il Comando delle forze navali statunitensi in Europa ed Africa, lo scorso 8 marzo. In tutti e tre i casi c’è assai poco da star tranquilli. Scranton e Newport News (come il Providence) appartengono alla classe “Los Angeles”: realizzati nella prima metà degli anni ’80, sono lunghi 110 metri, pesano 6.184 tonnellate, imbarcano 110 uomini e dispongono di un imponente arsenale di morte (siluri Mk48 ADCAP, missili per attacco a terra “Tomahawk” block 3 SLCM con una gittata di 3.100 km. e missili anti-nave “Harpoon”). La loro spinta è assicurata da un reattore ad acqua pressurizzata S6G, dove la S sta per Submarine platform, il 6 per Sixth generation e la G per General Electric, la società realizzatrice dell’impianto nucleare con una potenza di 165 MW.

Ancora più imponente l’USS Florida, sottomarino della classe “Ohio”: varato nei primi anni ’80, è lungo 170 metri e pesa 18.750 tonnellate, mentre il reattore nucleare è indicato con il codice S8G PWR (di ottava generazione) con una potenza di 26,1 MW. Il suo carburante è l’uranio arricchito nell’isotopo U235, sostituito di norma ogni 7-8 anni invece dei 18 mesi previsti per i reattori degli impianti “civili” di terra. Nel 2003 il Florida è stato convertito da sommergibile con lanciatori di missili nucleari balistici intercontinentali (SSBN) a piattaforma lanciamissili per l’attacco a terra (SSGN), 22 gruppi di lanciatori con 7 missili ciascuno BGM-109 “Tomahawk” TLAM. L’attacco sferrato contro la Libia ha segnato il battesimo di fuoco per le unità SSGN della classe “Ohio”. “Questo nuovo guided missile submarine dispone di un potere dodici volte maggiore dei vecchi sommergibili d’attacco della classe “Los Angeles”, e di gran lunga superiore perfino agli incrociatori lanciamissili”, scrive l’attivista Phil Rushton di Peacelink. “Oltre all’equipaggio composto da 159 uomini, il Florida può imbarcare 60 militari SEAL delle Special Operations Forces (SOF), specializzati in operazioni di incursioni segrete, sabotaggio e intelligence, e che dispongono dei propri mezzi sommergibili per arrivare al bersaglio”. L’unità è pure dotata di un sistema di comunicazione di ultima generazione con antenne “High Data Rate”, che le consente di operare da struttura di comando e coordinamento dell’attacco di più mezzi, organizzati intorno al concetto militare di Small Combatant Joint Command Center (piccolo centro combattente di comando congiunto).

Secondo quanto denunciato nel 2004 dall’allora parlamentare dei Verdi Mauro Bulgarelli, oltre ad Augusta e Napoli ci sarebbero altri nove porti italiani in cui vengono periodicamente ospitati sottomarini o unità navali a propulsione nucleare (Brindisi, Cagliari, Castellamare di Stabia, Gaeta, La Maddalena, La Spezia, Livorno, Taranto e Trieste). “Per motivi di sicurezza e per l’impossibilità delle autorità militari di ottemperare secondo legge alle disposizioni delle autorità civili, in nessuno degli attuali porti italiani è ammissibile la presenza di unità nucleari”, afferma l’ingegnere Massimo Zucchetti, professore ordinario di “Impianti nucleari” presso il Politecnico di Torino. Autore del prezioso studio sull’utilizzo nel conflitto in Libia di missili “Tomahawh” all’uranio impoverito, il professore Zucchetti ha avuto modo di esaminare i cosiddetti “piani di emergenza esterna” relativi alla sosta di unità militari a propulsione nucleare nei porti di La Spezia, Taranto, Gaeta e La Maddalena. “L’elaborazione dei piani e la loro pubblicità è richiesta dalla vigente legislazione civile sulla radioprotezione”, spiega il docente. “È indispensabile una informazione completa sui dettagli tecnici relativi all’impianto per effettuare un’analisi incidentale credibile e stimare adeguatamente il rischio. Nel caso di reattori nucleari a bordo di unità navali militari, molte di queste informazioni mancano o sono insufficienti. Quanto sarebbe necessario acquisire, conoscere, ispezionare ed accertare si scontra molto spesso con il segreto militare. Mancano molte delle informazioni che sarebbe necessario ottenere, oppure sono inottenibili o vengono trasmesse mediante comunicazioni da parte della Marina Militare o addirittura della US Navy, con una modalità di autocertificazione che è inaccettabile nel caso dell’analisi di sicurezza di un impianto nucleare”.

Massimo Zucchetti ricorda inoltre come le normative prevedano intorno ai reattori nucleari un’area in cui non sia presente popolazione civile (la cosiddetta “zona di esclusione”), mentre è richiesta, in una fascia esteriore più ampia, una scarsa densità di popolazione per ridurre le dosi collettive in caso di rilasci radioattivi, sia di routine che incidentali. Normalmente, la fascia di rispetto ha un raggio di 1.000 metri e vi sono requisiti di scarsa densità di popolazione per un raggio di non meno di 10 km dall’impianto. “Nell’ambito della localizzazione e del licensing di reattori nucleari civili terrestri, questi requisiti vengono rispettati nella fase di selezione del sito e dell’installazione della centrale”, spiega Zucchetti. “Cosa del tutto diversa nel caso dei reattori nucleari a bordo di unità navali militari, dato che molti dei porti si trovano in aree metropolitane densamente popolate e i punti di attracco e di fonda delle imbarcazioni sono, in alcuni casi, posti a distanze minime dall’abitato”. “La presenza di reattori nucleari in zone densamente popolate – conclude l’ingegnere - provoca poi, in caso di incidente, evidenti difficoltà di gestione dell’emergenza. Anche in caso di messa in opera di avventurose soluzioni di rimedio, l’impatto ambientale è comunque assai rilevante”. L’orrore di Fukushima è tutt’altro che remoto per milioni di inconsapevoli cittadini italiani.
http://www.girodivite.it/La-guerra-nel-sud-Italia-dei.html

Mafia e politica, indagine chiusa avviso per il governatore Lombardo

La Procura di Catania chiude le indagini per concorso esterno in associazione mafiosa a carico del presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo e si appresta a chiederne il rinvio a giudizio. L'avviso di conclusione delle indagini è stato depositato dal pool di magistrati titolare dell'inchiesta Iblis in cui sono coinvolti anche il fratello del governatore, Angelo Lombardo, deputato nazionale dell'Mpa, un deputato regionale, Giovanni Cristaudo, e un ex deputato ancora agli arresti Fausto Fagone.

In tutto 56 gli indagati per i quali la Procura si appresta a chiedere il processo. I loro nomi, con accanto il titolo di reato per il quale si procede, compaiono nell'avviso di conclusione delle indagini dal quale sono escluse - fanno sapere in ambienti della Procura - solo alcune posizioni marginali destinate all'archiviazione.

Dal momento della notifica del provvedimento il governatore avrà venti giorni di tempo per depositare una memoria difensiva o per chiedere di essere interrogato. Richiesta questa, per la verità, più volte formalmente avanzata dai difensori del presidente ma mai accolta dai pm della Procura di Catania che, in corso di indagine, non hanno mai ritenuto di dover scoprire le loro carte lasciando al governatore la sola facoltà di rendere dichiarazioni spontanee nel merito delle accuse contenute nell'ordinanza di custodia cautelare a carico degli indagati finiti in manette.

A Lombardo i pm contestano incontri con alcuni esponenti mafiosi del clan Santapaola ai quali avrebbe anche chiesto voti. Il governatore, che si è fin qui difeso pubblicamente, ha ammesso di conoscere alcuni dei mafiosi e di averli anche incontrati "per motivi politici" non conoscendo la loro qualità di uomini d'onore ma ha sempre escluso di aver chiesto voti in cambio di favori.

"Finalmente il deposito degli atti. Potrò così dare puntualmente conto di ogni mio comportamento e dimostrare la mia assoluta estraneità a ogni ipotesi di reato". Questo il commento di Lombardo. "La scelta dei titolari dell'indagine di depositare gli atti che mi riguardano - aggiunge il governatore - pone fine allo stillicidio di notizie, sulla cui 'fugà sono state avviate indagini, strumentalizzate più d'una volta a fini politici, anche per la modalità di diffusione troppe volte coincidente con momenti delicati della vita politica e istituzionale della nostra Regione".

"Ho chiesto reiteratamente e invano, sin da quando la stampa ha iniziato a raccontare questa storia, di essere sentito - ricorda Raffaele Lombardo - e sinora ho potuto rendere conto soltanto all'opinione pubblica. Da oggi - conclude il presidente della Regione - disporrò di elementi certi e potrò contribuire a ricostruire compiutamente la verità".

fonte: la Repubblica

giovedì 7 aprile 2011

Il siciliano entra a scuola

Già dal prossimo anno nelle scuole dell’Isola si potrebbero tenere lezioni sulla lingua e la cultura della Sicilia. La commissione Cultura dell’Ars ha infatti dato il via libera al disegno di legge denominato “Norme sull’insegnamento della storia della Sicilia e dell’identità siciliana nelle scuole”. Il testo, approvato all’unanimità, dovrà passare adesso all’esame dell’Aula. Sala d’Ercole,

tuttavia, dovrà prima chiudere la partita di Bilancio e Finanziaria. La legge, che riconosce “il valore culturale e didattico della conoscenza della storia della Sicilia” stabilisce che la Regione “ne promuove l’insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado”. A queste materie “sono destinati appositi moduli didattici”. Nella redazione dei nuovi programmi, dunque, si dovrà tenere conto della storia, della letteratura e della lingua siciliana “dall’entà antica sino ad oggi”. Un occhio anche all’evoluzione delle istituzioni regionali “anche attraverso uno studio dello Statuto della Regione”.

Il testo varato dalla commissione Cultura riunifica una serie di provvedimenti provenienti da vari deputati e che marciavano tutti nella stessa direzione. “Si tratta di un grande risultato che sancisce nell’ambito di applicazione delle leggi nazionali l’autonomia scolastica siciliana prevedendo l’insegnamento del siciliano nelle nostre scuole - spiega Nicola D’Agostino, numero 2 dell’Mpa all’Ars -. Un passo avanti verso il compimento dell’autonomia nel recupero della tradizione culturale”. Per D’Agostino si tratta di “una legge a costo zero per la Regione che intende consentire alle future generazioni di avere una migliore conoscenza della nostra storia”.
fonte: SiciliaInformazioni.com

Peter che perse e ritrovò il suo grande amore tra le onde

Esistono tanti tipi di silenzio. C’è il silenzio leggero e spensierato che arriva sempre, inevitabilmente, dopo una bella risata; c’è quello vuoto dei momenti inutili in cui mancano le parole; c’è il silenzio grave e pesante della tristezza, dello spaesamento, del lutto. A Lampedusa c’è silenzio. Un silenzio particolare: profondo. Unico, perché non è reale. E’ piuttosto un silenzio interiore, che assume i contorni confusi che ciascuno è in grado di disegnargli, nel momento in cui sente la solida consistenza dell’isola sotto alle suole delle scarpe.

Dopo il clamore dei giorni scorsi, Lampedusa si è progressivamente svuotata. Per le strade non si vedono più passeggiare senza meta le centinaia di immigrati con le loro facce scure e i sorrisi candidi; davanti ai panifici del paese non si formano più i capannelli di tunisini in attesa per comprare un panino, o che ti seguono per venderti una palma intrecciata, e racimolare qualche euro. Oggi Lampedusa è un’isola vuota. Non è semplice trovare persino gli stessi lampedusani. A regnare e ad aleggiare sull’intera isola è invece soltanto un pensiero, costante e angoscioso: il naufragio di un barcone carico di 300 disperati.

Così, sul molo Favaloro, teatro fino a ieri degli ultimi sbarchi, il tempo scorre lento. Si attendono i superstiti, si temono i cadaveri. Su quella carretta schiaffeggiata dalle onde non c’erano tunisini. C’erano somali, eritrei, nigeriani, camerunesi. C’erano donne. Tante donne. E anche qualche bambino. Alle 12 di ieri la conta dei naufraghi recuperati dalle motovedette è presto fatta: sono 48. I servizi di pattugliamento aereo e le motovedette parlano di decine di corpi, ma le condizioni proibitive del mare rendono difficile, se non impossibile il loro recupero. Il mare sarà il loro destino.

I superstiti hanno addosso una coperta che sembra di stagnola dorata. Li dovrebbe tener caldi aiutandoli a riprendersi dai principi di ipotermia. Molti di loro sono senza pantaloni. Altri sono direttamente nudi. I loro poveri stracci gli sono stati strappati via dai compagni di viaggio più sfortunati, in un ultimo tentativo di restare aggrappati a questo mondo.

Al poliambulatorio vengono trasferiti quelli combinati peggio. Gli altri andranno direttamente all’ex base Loran, in attesa di venire trasferiti, nei prossimi giorni, in altri centri nel resto d’Italia. All’ospedale di Lampedusa portano una donna incinta. E’ una giovanissima somala all’ottavo mese di gravidanza. Il suo corpo sfatto, adagiato sul lettino della piccola guardia medica, racconta il terrore vissuto poche ore prima; i suoi occhi svelano l’incubo e l’angoscia per le sorti del bambino. Sarà il medico di guardia a rassicurarla: è salva, così come il piccolo. In un angolo poi c’è Peter. Ha 28 anni, viene dal Camerun, e ricorda una mano che non è riuscito a stringere, strappata via da un’onda maledetta. Era quella della sua ragazza. Lei e Peter avevano raggiunto Al Zwara, con la sola speranza di salire su quella carretta e raggiungere un Eldorado chiamato Europa. “Ieri il mare era in tempesta, sembrava di stare sul Titanic – racconta -. La barca ondeggiava vertiginosamente a destra e sinistra. Ci tenevamo per mano, poi sono caduto giù e non l’ho più vista”. “Ieri” dice Peter. Come se con quello “ieri” potesse fermare il tempo nel preciso istante del suo racconto, riportandolo a quella stretta di mano, e stringere la sua donna ancora più forte, perchè quel miracolo del loro amore non si perda per sempre nell’abisso.

E’ così vicino ieri. Sembra quasi di poterlo toccare. Talmente vicino che non sembra per niente possibile che sia passato per sempre. Solo un miracolo potrebbe farlo tornare indietro. Squilla un telefono. La donna è viva, sta bene, ed è alla base Loran. I due si riabbracceranno un quarto d’ora dopo. Perchè i miracoli, per chi ha la forza di crederci, non possono sempre finire in fondo al mare.

fonte : Livesicilia

Un mistero lungo vent’anni

Nella miniera di Pasquasia sono nascoste scorie radioattive? Un giallo che dura da vent'anni e che ancora rimane senza riposta, anche se in queste ultime settimane sembra stiano venendo fuori nuovi elementi che potrebbero contribuire a fare luce sul caso.

È dallo scorso gennaio, infatti, che la procura di Enna ha riaperto le indagini sulla miniera chiusa per disastro ambientale dal 1992. Fu poco prima di allora che il pentito di mafia Leonardo Messina aveva dichiarato che, nelle gallerie più profonde della cava, sarebbero state depositate scorie radioattive provenienti dall'Est Europa, notizia che, però, ancora non ha trovato una conferma. Messina raccontò tutto al giudice Paolo Borsellino, che, poche settimane dopo morì nel modo che tutti sappiamo.

Scorie a parte, i magistrati vogliono indagare, inoltre, sulla presenza di percolato, amianto ed olio cancerogeno, provenienti dall'abbandono incontrollato di rifiuti, che avrebbero contaminato 15 milioni di chili di terreno, con conseguenti danni alle falde acquifere: nei pressi della miniera scorre, infatti, il fiume Morello che potrebbe, se non lo sta già facendo, spargere nel raggio di chilometri polveri e fibre di amianto.

Ma c'è di più. La Commissione speciale d'inchiesta istituita dalla Provincia di Enna ha scoperto che l'Enea, che allora si chiamava Comitato nazionale per la ricerca e lo sviluppo dell'energia atomica, nel 1986 iniziò uno studio, poi interrotto per le proteste della popolazione. Secondo la Commissione, nella miniera sarebbe stata realizzata una vera e propria “galleria sperimentale” - come si legge sul quotidiano Terra – testando le capacità refrattarie dell'argilla ad altissime temperature con il deposito di scorie radioattive. In effetti, nel 1997, la Dda di Caltanissetta, nell'ambito dell'inchiesta sulle dichiarazioni del pentito Messina, dopo un sopralluogo nella miniera, trovò alcune centraline elettroniche dell'Enea il cui utilizzo non venne mai chiarito del tutto.

Solo all'inizio del 2010, la Commissione provinciale per la bonifica della miniera ha acquisito un documento dell’Enea, dove viene precisato che sono state svolte “indagini geologiche che non hanno comportato l'utilizzo di alcun tipo di materiale radioattivo”. Si sarebbe trattato, secondo l’Enea, di una “campagna sperimentale di acquisizione di dati geomorfici in profondità che ha comportato il prelievo di campioni di argilla sui quali sono state effettuate, presso i laboratori dell'Enea, misure geotecniche e di parametri termici".

Veniamo ai fatti più recenti. Poche settimane fa, la miniera è stata sequestrata, mentre la procura della Repubblica di Enna ha iscritto nel registro degli indagati il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, e gli assessori Pier Carmelo Russo e Giosuè Marino, rispettivamente con deleghe alle Infrastrutture e all’Energia. Tra le ipotesti di reato contestate: omissione d’atti d’ufficio, gestione di rifiuti non autorizzata e crollo colposo.

Durante l’interrogatorio, di pochi giorni fa, Lombardo ha fatto riferimento alle presunte scorie depositate nella miniera. “Se uno legge o apprende dell'esistenza di una sorgente radioattiva – ha dichiarato il governatore della Sicilia – è chiaro che non può rispondere sulla ripresa dell'attività estrattiva che deve essere priva di rischi per le persone che vi operano”. Sulle cause di questo rischio radioattivo, Lombardo ha aggiunto: “Non so di chi sia la responsabilità ma non c'è dubbio che i responsabili dovranno dare una risposta non solo alla autorità giudiziaria ma anche alla comunità”.

Insomma, prima di preoccuparci inutilmente per la nube radioattiva che dal Giappone è passata sopra i cieli italiani, dovremmo fare più attenzione a quello che si nasconde dietro l’angolo.

fonte : SiciliaInformazioni.com

domenica 3 aprile 2011

Sono caduti come birilli gli alibi ...

La catastrofe umanitaria, cadaveri in mare e migranti in fuga. Alla Sicilia e al Sud il peso maggiore. Il silenzio dei ministri isolani

Settanta cadaveri in mare davanti alle coste libiche, le testimonianze di alcuni migranti di Lampedusa fanno sospettare altre tragedie in mare. Si sarebbe potuto fare di più e meglio per aiutare il popolo in fuga dalla tirannia e dalla fame? Probabilmente sì, ma l’Europa e l’Italia hanno affrontato l’ondata migratoria come un “pericolo” per loro e non per chi arrivava. L’Italia ha cercato per quanto possibile di “respingere” i migranti tenendoli a Lampedusa, in Sicilia o non più in alto del Mezzogiorno.
Sono venuti allo scoperto in modo incontrovertibile i limiti – politici, culturali, di efficienza e buonsenso – del governo italiano e, per molti versi, di quello francese, in un’Europa assente ed irretita dalle difficoltà provocate dalla guerra civile in Libia.
Dopo ventidue giorni a ridosso delle navi passeggeri finalmente inviate a Lampedusa, il presidente del Consiglio ha promesso zona franca, casinò e premio nobel, ma ha lasciato che la condizione disumana – per i migranti e gli isolani – marcisse, senza ordinare l’intervento della protezione civile, per non irritare i governatori ed i ministri leghisti che hanno alzato un muro contro l’arrivo dei migranti. Una posizione irriducibile, mistificata dall’individuazione dei rifugiati come condizione per l’accettazione dei fuggiaschi.


Oggi i migranti, finalmente trasferiti nei centri di accoglienza della penisola, fuggono a decine per raggiungere le mete che si sono prefissi, testimoniando con i fatti quanto fosse dannosa e inefficace la strategia del “fuori dalle balle” esplicitata dal ministro Bossi ma impossibile da praticare.
Il risultato del fondamentalismo leghista è sotto gli occhi di tutti: impossibilità di controllo dei clandestini che sciamano in tutta Italia. Ecco quanto è costata la necessità di fare sapere agli elettori del Nord che il celodurismo resta la ragione sociale della Lega Nord.
Alfredo Mantovano, leccese di 53 anni, ex An, si è dimesso quando a Manduria sono arrivati i carichi di disperati in dispregio dei patti che in sede governativa erano stati presi, di distribuire equamente in tutta Italia i fuggiaschi in via temporanea fino alla loro identificazione. Dovevano arrivarne 1500 in Puglia ed invece ne sono arrivati più del doppio. Mantovano non ha “gradito” e si è dimesso, spiegando che la linea del “fuori dalle balle” in realtà era la linea del “tutti a sud”. Ed ora di Mantovano si parla, legittimamente, dell’unico membro meridionale del governo Berlusconi che abbia avuto il coraggio di mettersi di traverso e denunciare l’iniquità e l’idiozia di una simile scelta suicida.
Nessun’altra voce si è levata dal governo, nessun intervento a favore di Lampedusa, della Sicilia e del Sud. Bocche cucite, silenzio assoluto, accettazione pedissequa di scelte disastrose, che ci hanno fatto vergognare davanti al mondo ed hanno regalato al Mezzogiorno ed alla Sicilia, l’area più debole del Paese, il fardello maggiore. Ingiusto, inefficace, stupido.
La Puglia ha una rappresentanza di governo striminzita – Mantovano e Fitto – il primo ha reagito sbattendo la porta, il secondo non se l’è sentita di fiatare. In Sicilia ha fato la voce grossa, partecipando anche a manifestazioni di protesta, il governatore Lombardo, ma dei membri siciliani del governo nemmeno l’ombra.
A differenza della Puglia, la Sicilia conta su quattro ministri – Prestigiacomo, La Russa, Romano e Alfano, e sulla seconda carica dello Stato, Renato Schifani, presidente del Senato. Gianfranco Miccichè è il leader di un partito meridionale, Forza del Sud, e sottosegretario alla presidenza del Consiglio.
Dove sono stati in questo ultimo mese? Hanno avuto notizia di ciò che stava accadendo nella loro Isola? Quali iniziative hanno assunto perché si intervenisse per tempo a Lampedusa, Mineo, Trapani? Quali proposte hanno messo in campo perché gli immigrati fossero accolti in modo equo nelle varie regioni italiani?
Eppure Mantovano ha fatto un quadro inequivocabile di come stanno le cose: “Da venti anni il maggior peso lo sopportano la Sicilia, Puglia e Calabria. Più del 60 per cento dei posti (Cpt, Cie e Cara). Logica avrebbe voluto che se ne tenesse conto in questa circostanza”.
E invece è accaduto il contrario. “Sarebbe bastato che una delle navi partite da Lampedusa si dirigesse al nord”, recrimina Mantovano, mentre si verificano fughe di massa dalla sua Manduria (e il premier Berlusconi dichiara che “tutto è sotto controllo”).
Sono caduti come birilli gli alibi – respingimenti, identificazione dei rifugiati, rimpatri – e la realtà emerge in tutta la sua nettezza: clandestini che si dirigono nel Nord d’Italia ed Europa, situazione insostenibile in Sicilia e (ancora) a Lampedusa. Ci sarebbe da divertirsi al pensiero dei furbi “puniti” dalla loro furbizia, se non fosse una tragedia. Ora alla Lega resta una sola chance: fare finta di avere vinto. Mentre agli altri, ministri siciliani compresi, quella di fare dimenticare la loro “assenza”. Non sarebbe difficile, se Mantovano non avesse puntato i piedi. Unico e solo.

fonte: SiciliaInformazioni.com

venerdì 1 aprile 2011

L’abominevole uomo di Lampedusa

La schizofrenia italiana è come la geometria frattale, che si vada dai grandi numeri alle singole persone, si individuano sempre le stesse forme di conflitto, di ipocrisia, di interesse, di non detto. Prendiamo ad esempio Mariano Amante l’estremista di destra che a Lampedusa ha minacciato chi voleva esporre cartelli contro Berlusconi.

Oggi vien buona l’emergenza, ma nel 2005 lo stesso uomo dichiarava ai giornalisti calati per una partita della nazionale di calcio cantanti ”Noi i clandestini non li vediamo nemmeno. Lo sappiamo dalla tv: i giornalisti ci hanno rovinato…”. E già Lampedusa era strapiena di migranti.

Ma si vede che la simpatia verso Berlusconi gli deve aver procurato dei ripensamenti. E chissà da dove nasce questa affinità elettiva. Fatto sta che intorno a Natale del 2004 Amante era, assieme ad altri quattro amici, in vacanza a Phuket, paradiso delle immersioni e non solo nelle acque limpide, anche in cose piuttosto torbide. Comunque i cinque amici furono sorpresi dallo tsunami, si salvarono per miracolo nuotando tra i cadaveri e trovando rifugio in una casa sulle prime alture, dove furono ospitati e rifocillati, nonostante il momento tragico, i lutti, la sciagura. Uno dei cinque disse che non lo avrebbe scordato mai. Ma supponiamo non fosse Mariano Amante.

Lui ha da badare al ristorante, al Delfino blu da Mariano: non sono più i giornalisti ad attentare ai suoi affari, ma i migranti veri che la cialtroneria e la poca accortezza del governo ha portato come la risacca. Ma lui è con Berlusconi. Per quelle affinità elettive sapete. Oddio nei commenti che appaiono nei siti turistici, dove gli stessi viaggiatori lasciano le loro impressioni, non è che la cucina del Delfino Blu riceva mediamente grandi lodi. In compenso spesso i viaggiatori annotano la mancanza di ricevute fiscali. Ma che ci può fare Mariano Amante se è di estrema destra e la passione politica gli fa scappare il conto in nero? E poi ognuno è clandestino a suo modo.

http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2011/04/01/labominevole-uomo-di-lampedusa/