sabato 31 luglio 2010

A Sud il Pil vale meta' del Nord

ROMA 31 LUG -Italia a due velocita' dove una parte del Paese produce una ricchezza doppia rispetto all'altra: il Pil nel Sud vale la meta' rispetto al Nord. A fronte dei 17.900 euro pro-capite di ricchezza prodotta al Sud, al Nord l'economia e' di oltre 31.000 euro a persona. 'Cenerentola' e' la Campania con un Pil pro-capite pari a 16.900 euro. In testa invece Bolzano con 34.400 euro e la Lombardia con 33.600 euro a testa. A fotografare l'Italia duale, come la definisce spesso Tremonti, e' l'Istat.

Fonte: Ansa

Berlusconi incalza Micciché Lombardo tratta con Udc e Pd

Si dice pronto a rompere con il governo nazionale, così nel frattempo continua a tenere la porta aperta a Udc e Pd per il varo della nuova giunta. Ma con Berlusconi non rompe. Rimbrotta Micciché, che "non capisce", ma poi ieri lo incontra nella buvette della Camera e lo accoglie cordialmente insieme a Gianfranco Fini. Assicura allo stesso Fini il sostegno di un senatore Mpa, come Sebastiano Burgaretta Aparo, per consentirgli di fare il gruppo dei finiani a Palazzo Madama dopo la rottura con Berlusconi. Eccolo lì l'indecifrabile Raffaele Lombardo, alle prese con un rimpasto in giunta che tiene tutti sulla corda e che sembra imminente, con un sempre più probabile sostegno dell'Udc e perché no anche del Pd, mentre Micciché è di fronte a un bivio: o Lombardo o il ritorno nel Pdl lealista.

Berlusconi sembra intenzionato a riportare alla casa madre Micciché: "È partito tutto dalla Sicilia, voglio risolvere al più presto questa situazione", dice il premier. Il Cavaliere potrebbe dare l'ok alla candidatura di Micciché in Sicilia, proprio per reintegrarlo e spegnere il focolaio. "Rientri nel Pdl lealista, prima che sia troppo tardi", dice il presidente dell'Ars Francesco Cascio, certo che "i cinque deputati finiani all'Ars lasceranno il Pdl Sicilia isolando Micciché". Ma il deputato nazionale Giuseppe Scalia, che guida parte delle truppe finiane nell'Isola, assicura: "Non abbiamo intenzione di uscire dal gruppo parlamentare all'Ars", facendo intendere che deve essere Micciché a prendere eventuali le decisioni dopo la rottura tra Berlusconi e Fini.

Lombardo sembra godersi lo spettacolo. Ieri a Roma ha convocato una direzione nazionale dell'Mpa. Dopo aver ribadito l'asse con Fini, che ha visto in mattinata con Micciché, ha mandato un segnale di possibile rottura con il governo Berlusconi: "Il quinto punto del programma del governo era dedicato allo sviluppo del Sud, ma l'accordo non è stato onorato - dice Lombardo - D'ora in avanti voteremo solo i provvedimenti che tendono a non dividere ma a ricucire l'Italia". Parole che suonano come musica nelle orecchie degli uomini Udc e Pd. Se il segretario democratico Giuseppe Lupo sottolinea come "il presidente Lombardo ha finalmente criticato il governo Berlusconi" e adesso deve dire "se è ancora organicamente alleato del Pdl o se vuole difendere gli interessi dei siciliani" insieme al Pd, dall'Udc attendono con ansia la riunione politica dell'Mpa che oggi Lombardo ha convocato a Catania.

"Se domani (oggi, ndr) Lombardo ci proporrà un governo a termine accetteremo la proposta, in caso contrario difficile che entreremo in giunta", dicono dallo Scudocrociato. Lombardo oggi potrebbe proporre una soluzione intermedia: un governo a tempo, con tecnici Udc come vuole Casini, ma che può andare fino in fondo se lavora bene.
Il Pdl lealista cerca in tutti i modi di evitare l'ingresso dell'Udc e tenta di riportare alla casa madre il ribelle Micciché. Berlusocni è stato chiaro: "Risolverò il caso Sicilia". E Ieri il presidente dell'Ars, Cascio, ha sottolineato le contraddizione del Pdl Sicilia: "Per i cinque deputati ex An che fanno parte del gruppo Pdl Sicilia, non credo che ci sarà bisogno di un'espulsione, penso che saranno loro a fare una scelta, dice.

Secondo Cascio, "l'atteggiamento del coordinamento nazionale del partito in questi mesi ha legittimato le scelte di Micciché, in modo inspiegabile": "Quando Castiglione e Nania sono andati dal coordinamento nazionale con la lista dei segretari provinciali, hanno detto loro che non se ne parlava - dice Cascio - Il partito ha dato così copertura a Micciché. Ma adesso al sottosegretario consiglio di fare una chiacchierata con noi. Ancora c'è qualche minuto per sedersi insieme, a condizione che la resa non sia a condizioni inaccettabili. Non penso poi che l'Udc entrerà nel governo, e non penso che un Lombardo-quater sia una soluzione per la Sicilia". A Cascio arriva subito la replica del capogruppo Mpa all'Ars, Francesco Musotto: "Questo è il governo più determinato che la Sicilia abbia mai avuto".


(31 luglio 2010)
fonte : la Repubblica

Prove di intesa Lombardo - Udc

Un incontro a Montecitorio fra Pier Ferdinando Casini, Saverio Romano e Raffaele Lombardo ha dato un’accelerazione al dibattito alla nascita di un nuovo governo alla Regione.
Lombardo si è detto con i fedelissimi molto soddisfatto dell’incontro. E ha annunciato per venerdì a Roma una riunione dell’Mpa per illustrare le prossime mosse. In casa Udc c’è maggiore cautela. Il segretario Romano ha confermato l’incontro precisando che «è stata ribadita la posizione dell’Udc, che è quella di dar vita a un governo per le emergenze con chi ci sta». I centristi hanno sempre chiesto che il Lombardo quater nasca con una data già certa per le prossime elezioni: primavera 2011.
Ma Romano ha pure ammesso che «si è parlato anche di scenari nazionali». Rilanciando i boatos secondo cui Lombardo e l’Mpa potrebbero rientrare in un percorso di allargamento del movimento centrista, iniziato da Casini con l’annuncio della nascita del Partito della nazione. In questa chiave sarebbe Adriana Poli Bortone a fare da ponte tra Lombardo e Casini. L’ex candidata alla Regione Puglia (col sostegno dell’Udc) ha un movimento che si alleerà presto con l’Mpa di Lombardo in chiave meridionalista. Romano ha aggiunto che «Lombardo si è detto d’accordo con la proposta ufficializzata da Rudy Maira in mattina di anticipare il Dpef a prima della pausa estiva». In questo senso il governatore avrebbe smentito l’annuncio di un rinvio che l’assessore all’Economia, Michele Cimino, ha dato all’Ars (se ne legge in un’altra pagina).
Il rimpasto dovrebbe comunque scivolare ai primi di agosto, forse anche un po’ più avanti. E non dovrebbe comportare più di 3 o 4 modifiche alla giunta attuale: due sarebbero le postazioni dell’Udc, una potrebbe andare al Pd (che in questo scenario dovrebbe indicare un tecnico) mentre il Pdl Sicilia di Miccichè, Misuraca e Scalia punta a confermare le attuali postazioni cambiando magari qualche uomo d’area. Si discute molto degli esponenti più vicini a Misuraca che potrebbero essere coinvolti in una staffetta (Guglielmo Scammacca in pole position).
Lo stesso Misuraca, cofondatore dei ribelli del Pdl, ha lanciato una proposta agli (ex) amici del Pdl ufficiale: indire le primarie per la scelta dei futuri candidati a sindaco di Palermo e alla presidenza della Regione. E ha ribadito, Misuraca, che fin dalle scorse settimane i ribelli del Pdl avevano chiesto un rimpasto limitato a pochi ritocchi che consentissero l’ingresso dell’Udc ma che non spostassero l’asse di governo verso il centrosinistra. Su queste basi, a giorni, Lombardo dovrà decidere. Nell’attesa potrebbe arrivare anche una decisione della Procura di Catania sull’inchiesta che lo vede indagato.

fonte : Tele Video Agrigento

venerdì 30 luglio 2010

...e Raffaele minaccia di salire sul " carretto " di Fini

ROMA - Il Mpa prende atto di "quello che è accaduto oggi nel Pdl", segno di "una crisi profonda i cui sintomi erano stati avvertiti da tempo in Sicilia"

Il movimento "continuerà ad onorare il proprio patto elettorale", ma si aspetta, "a maggior ragione dopo i fatti di oggi", maggior "attenzione da parte del governo" sugli impegni presi per il Sud e non ancora onorati. Insomma non darà più un appoggio incondizionato all'esecutivo.

È quanto sottolinea il leader del Movimento per le autonomie, Raffaele Lombardo, che facendo il punto sulla posizione del partito, precisa, in una conferenza stampa che il Mpa "per ora terrà le proprie delegazioni parlamentari all'interno dei gruppi misti".

Al contempo, Lombardo avverte il governo:"arrivati ai 150 anni di unità d'Italia", senza "nessun passo avanti per il Sud", il movimento presserà ancora l'esecutivo soprattutto sugli impegni (infrastrutture, trasporti, banche) "ancora non onorati", ma la sua "pazienza" non sarà senza limiti.

"Ci aspettiamo una svolta seria nell'azione di governo. Oppure ci sarà un'azione nostra, se questa svolta non c'è - insiste Lombardo - Se la svolta non verrà dall'esecutivo, la determineremo comunque noi". In questo senso, il governatore siciliano non esclude a priori che "su obiettivi precisi" ci potranno essere delle "collaborazioni" con i nuovi gruppi finiani.

Per Lombardo il fatto che Fini non abbia l'obiettivo di far cadere il governo e che ponga attenzione allo sviluppo del sud è "positivo".
fonte: lasiciliaweb.it

Quella sotterranea voglia di Totò

Non si capisce lo psicodramma in casa Udc, se non si intercetta la sofferenza dell’elettore centrista medio, orfano di Totò Cuffaro. E’ un malessere rampicante, parte dalla base e arriva lassù, fino al trono del re.
Gli udicini non hanno ancora elaborato il lutto della scomparsa politica, per le note vicende giudiziarie, del loro campione migliore, di colui che aveva arpionato il potere e prometteva di tenerlo nei secoli, col mastice del sorriso, con le truppe corazzate delle sue vasate. E c’è un’altra forma di disorientamento, diciamo morfologica: Totò era il siculo doc, capace di lotte selvagge nelle segrete dei bottoni, però accogliente. Il suo bacio era un apostrofo rosa. Totò bacia tutti, etc, etc… Raffaele non bacia nessuno. E’ allergico al contatto umano. Dal presidente che si poteva sprimacciare come un orsacchiotto nell’oscura notte siciliana, al presidente intoccabile, irto di diffidenza e aculei come un porcospino.

Lo psicodramma dell’Udc non consiste solo nella progressiva erosione, negli atolli che si staccano dal corpo del partito. Un lettore l’ha scritto: “Non hanno la stoffa di Totò”. Infatti, con Totò lo sfarzo di una volta, comunque, non c’è più, per carisma e risultati. Saverio Romano sta tenendo dritta la barra di una coerenza che, al momento, è raccontata dai fatti. Con Cuffaro si vinceva la Champions. Il lutto è proprio inconsolabile, non bastano i fazzoletti: è un malessere carsico, per taluni inconfessabile che, talvolta, prorompe in pianto e protesta.

Ci sarebbe poi la questione giudiziaria con annesso intrico di discorso etico. Lasciamo stare, non sono i tempi adatti. La morale è roba per i sofisti, per chi ha denti da mordere quella sostanza dura. Lo sodganamento è ormai compiuto. Nel Paese in cui Mangano è un eroe, Cuffaro è perlomeno un innocuo chierichetto. E la circostanza che non lo lascino più accostare alla messa del potere riempie il cuore triste dei suoi di singhiozzi e dispetto.
fonte : Livesicilia

giovedì 29 luglio 2010

Catania, il 50% dei giovani non lavora

CATANIA - Disoccupazione giovanile pari circa al 50 per cento e forte dispersione scolastica (- 37,5 per cento a livello regionale) con Catania città a più alto rischio assieme a Palermo e Trapani.

Sono i dati di un "quadro sociale allarmante" scaturiti da una analisi sulla situazione giovanile di Catania compiuta dall'Associazione Giovani della Cisl etnea. Il dato sulla disoccupazione a Catania è quasi doppio rispetto al resto del Paese, dove, secondo le cifre fornite dall'ultimo rapporto Cnel, il tasso di disoccupazione under 25 il 29,2 per cento.

Invece, a Catania, un giovane sotto i 24 anni su due non lavora. Un dato che, secondo il sindacato, fa emergere un "fortissimo disagio per la crescita del territorio e nasconde spesso un elevatissimo fenomeno di lavoro nero".
fonte : lasiciliaweb.it

Palermo : " Gli stakanovisti del gettone "

Sala delle Lapidi va in ferie, i consiglieri comunali no: continueranno a riunirsi in commissione praticamente ogni giorno, nonostante lo stop ai lavori d'aula. E a incassare i gettoni di presenza. Appena una settimana di vacanza, giusto a cavallo di Ferragosto. Poi al Palazzo tutte le mattine, anche se non c'è niente da fare.
In questi giorni gli inquilini di Sala delle Lapidi stanno programmando i lavori delle commissioni consiliari per il mese di agosto. La prima, la "Affari generali", ieri mattina ha inviato ai sette componenti il calendario delle sedute: 2, 3, 4, 5 e 6 agosto. Poi, dopo la pausa ferragostana, si riparte a ritmi da Stakanov: convocazione nei giorni 17, 18, 19, 20, 21, 23, 24, 25, 26 27,28, 30 e 31. Ben diciotto sedute nel mese più caldo dell'anno. Che si traducono in uno stipendio lordo, nell'agosto delle ferie e della paralisi amministrativa, di 2.808 euro.

Ogni consigliere, infatti, per ogni seduta di commissione o d'aula incassa un gettone da 156 euro lordi, per un massimo di 21 sedute. In commissione ci sono sette componenti: saranno tutti in città invece che al mare? Non è importante che ci siano tutti. In prima convocazione, alle 8,30, servono quattro consiglieri per aprire i lavori. Un'ora dopo, in seconda convocazione, bastano tre presenti. Che, nonostante le ferie, si trovano sempre.
Le commissioni sono sette, e ciascuna ha sette componenti di tutti i partiti: dovrebbero occuparsi principalmente di analizzare le delibere che devono andare in aula esprimendo un parere, preparando emendamenti tecnici e trovando soprattutto una mediazione politica per agevolare il percorso d'aula. Ma dall'inizio dell'anno il loro lavoro ha portato all'approvazione in aula di appena una decina di delibere, tra cui quelle "obbligate" come il bilancio. Per il resto i pareri dati dalle sette commissioni, esclusa proprio quella al Bilancio, nel 2010 sfiorano lo zero.

Ad agosto, dunque, per dirla con Rino Mineo, presidente della "Affari sociali", "si cercherà di smaltire un po' di arretrato". Le commissioni - si difendono i consiglieri - fanno anche incontri istituzionali: ma chi incontrare in pieno agosto? E in alternativa quali delibere trattare se il Consiglio comunale non si riunisce? Insomma, di cosa si occuperanno i consiglieri rintanati in un ufficio in piena estate? La prima commissione, all'ordine del giorno, ha una trentina di punti: delle modifiche al regolamento comunale al regolamento per la convivenza tra uomo e animale, dal regolamento sulla disciplina dei procedimenti amministrativi fino al nuovo piano regolatore del porto, lo stesso che giace in Consiglio comunale in attesa di approvazione da quasi due anni.
Anche la seconda commissione, quella alle Attività produttive, intende riunirsi almeno fino a Ferragosto: "Abbiamo convocato le sedute fino al 13 - dice il presidente Orazio Bottiglieri - e poi rincominceremo dopo qualche giorno di pausa". Ma ci sono delibere così urgenti da trattare? "Dai Prusst ai gazebo, abbiamo diversi atti sul tavolo". E così anche per la terza commissione, quella alle Aziende, che aspetta il rientro del presidente Nunzio Moschetti per stilare il calendario delle sedute: "Faremo probabilmente come l'anno scorso - dice Manfredi Agnello, uno dei componenti - una pausa di circa una settimana a cavallo del 15". La commissione Urbanistica si dedicherà a sopralluoghi e incontri: "Abbiamo la scadenza del passante ferroviario - dice Giulio Tantillo, capogruppo del Pdl - non possiamo fermarci".

Il presidente della quinta commissione, quella alla Cultura, Salvo Italiano, ha comunicato a tutti che andrà in ferie fino al 22 agosto. Ma il suo vice, Giusto Gennaro, assicura che gli altri consiglieri torneranno al lavoro prima: "Tutti i consiglieri, per prassi, hanno circa una settimana di ferie a cavallo di Ferragosto. Poi tornano in commissione", dice. Anche la commissione Bilancio si riunirà ad agosto: "Dobbiamo trattare una montagna di debiti fuori bilancio - dice Mimmo Russo, componente autonomista - e poi dobbiamo preparare il rendiconto 2009, per l'approvazione del quale siamo commissariati. Anche se è estate, abbiamo da fare".
Il presidente del Consiglio comunale, Alberto Campagna, abbozza una difesa d'ufficio: "Se i presidenti sentono la necessità di convocare, avranno le loro ragioni". Ma precisa che, se non ci saranno delibere urgenti da trattare, l'aula non verrà convocata: "Riuniremo il Consiglio, se sarà necessario, la prima o l'ultima settimana di agosto - dice Campagna - ma solo se ci saranno atti: non convocherò a vuoto". Al palo, da oltre un anno, la delibera sulla aree Peep, il regolamento delle attività sociali e quello sui gazebo.
fonte: La Repubblica

mercoledì 28 luglio 2010

DA UNA INTERVISTA A NICHI VENDOLA - BARI, 18 LUGLIO 2010: "NOI SIAMO GIA' IN PIENA SECESSIONE".

"Il Paese è, di fatto, diviso in due parti, nord e sud, come anche recenti lavori di economia su tutto l’arco dei 150 anni hanno dimostrato [ad es, “Il prodotto delle regioni e il divario Nord-Sud in Italia (1861-2004)” di Vittorio Daniele - Paolo Malanima del cnr].

Cosa ritiene si debba fare rispetto all’eventualità di una secessione effettiva (aperta o mascherata) di una o più regioni del nord? O comunque nella prospettiva di una ulteriore accelerazione del divario quale sta già avvenendo e come avverrebbe in modo più enfatico con l’applicazione della riforma fiscale?

"Noi siamo in piena secessione. La manovra finanziaria del ministro Tremonti è un atto eversivo, è un atto di secessione, perché completa un processo di smantellamento dei diritti, delle prerogative del mezzogiorno d’Italia. Negli ultimi 10 anni il sud è passato da una percentuale del 45% dei trasferimenti ordinari dello Stato a riceverne una percentuale del 36%. Contemporaneamente il sud vede la finanza straordinaria, quella europea, che dovrebbe essere mirata a coprire il divario di sviluppo con il nord, sottratta al sud per finanziare gli ammortizzatori sociali, la ricostruzione dell’Abruzzo dopo il terremoto, ecc.
Quindi il sud è un immenso salvadanaio continuamente a disposizione delle classi dirigenti del nord, con quella cultura lombrosiana e razzista che nelle espressioni sprezzanti del ministro dell’economia hanno dato cittadinanza al peggio del leghismo. Il peggio del leghismo oggi parla attraverso la voce del ministro Tremonti. Siamo dunque ad una secessione quasi fatale. Devo dire che nel mezzogiorno d’Italia c’è chi comincia a immaginarla piuttosto che come un processo da subire come un processo da attivare. Perché, diciamo, il nord senza il sud non conosce né l’Europa né il Mediterraneo: per ragioni storiche, per ragioni culturali, per ragioni economiche. Quando finirà la grande campagna propagandistica antimeridionale, quando si accorgeranno che le mafie non sono una questione etnica, ma sono ormai abbondantemente radicate nel nord, e infiltrate nella pubblica amministrazione e nella politica del nord, e nei sistemi d’impresa del nord; quando scopriranno che dipendono dal sud per tante cose decisive, forse avranno un atto di resipiscenza rispetto alla spinta secessionista. Non vorrei che quella resipiscenza arrivasse troppo tardi".

Fonte: ALBA MAGICA DI EACO COLGLIANI

Mpa e "Io Sud" federati.

Lombardo chiederà a Berlusconi
la sostituzione di Scotti con Poli Bortone Il governatore torna nel centrodestra?
Venerdì il Mpa e “Io Sud” si federano. Sono i due movimenti meridionalisti nati per iniziativa di Raffaele Lombardo in Sicilia e Poli Bortone in Puglia. L'incontro fra i due leader si svolgerà a Roma. Lombardo ha annunciato che, compiuto questo atto formale, la leader di “Io Sud” verrà proposta come sottosegretario al posto di Vincenzo Scotti.
Si tratta di una decisione rilevante, contrariamente a quanto si potrebbe ritenere. Vincenzo Scotti è entrato nel governo nazionale in rappresentanza del Mpa, ma è stato espulso dal Mpa, insieme ad altri deputati, quando votò in Parlamento in difformità alle indicazioni ricevute dal suo partito.
Il cambio può avvenire, naturalmente, a condizione che il presidente del Consiglio sia d'accordo. È probabile, dunque, che sia stata manifestata una disponibilità del premier a favore di Poli Bortone. Ove così fosse, si tratterebbe di un altro tassello a favore di un riavvicinamento fra il governatore siciliano e il centrodestra dal quale Lombardo si è allontanato . Fu uno strappo traumatico che venne deciso insieme con Gianfranco Miccichè, attuale sottosegretario del governo Berlusconi. Una anomalia che rese la ribellione ambigua e di difficile “interpretazione”.
Miccichè non ha mai “mollato” il suo leader, Berlusconi, e si è adoperato recentemente perché si potesse ricucire la frattura all’interno di un centrodestra in cui il Pdl fosse rappresentato da lui e non dal “correntone” siciliano, autodefinitosi “lealista”, che fa capo al presidente del Senato, Renato Schifani, e al ministro della Giustizia, Angelino Alfano, tenuto in piedi, con grande determinazione dal senatore Firrarello, sindaco di Bronte, e da Giuseppe Castiglione, presidente della provincia di Catania.
Le manovre di Miccichè hanno irritato l’opposizione del Pd che era sul punto di stringere un accordo di legislatura con Lombardo, accordo che avrebbe compreso anche un patto elettorale in occasione del rinnovo dell’Assemblea. In particolare ha destato vivaci polemiche il tentativo di Miccichè di “spaccare” il Pd, incoraggiando l’area ex Margherita a dare vita ad un Pd Sicilia che “replicasse” la scissione del Pdl.
La proposta di un patto politico e programmatico del governatore, tuttavia, non è stata accolta da Miccichè e tutto è tornato in alto mare. A questo punto, sotto gli auspici di Miccichè, Berlusconi ha incontrato Lombardo e la pattuglia del Mpa in Parlamento ha votato a favore della manovra anticrisi.
La federazione con “Io Sud” offre una nuova chance al Mpa di Lombardo, mentre la sostituzione di Vincenzo Scotti, ove dovesse attuarsi, verificherebbe lo stato dei rapporti fra il centrodestra e il governatore siciliano. Un episodio che potrebbe, tuttavia, creare qualche problema a Lombardo perché entro la fine del mese, e forse anche prima, il presidente della Regione siciliana chiude le consultazioni per il nuovo esecutivo, il cosiddetto quater.
Un governo che, tuttavia, non dovrebbe perdere molti pezzi perché il Pd non entra armi e bagagli nel nuovo esecutivo e l’Udc mostra di esitare nell’offrire il suo appoggio, tanto che Lombardo ha fatto sapere di volerne parlare con il leader dell’Udc, Pierferdinando Casini. Non si tratta di “scavalcare” i siciliani, avrebbe spiegato Lombardo, ma di illustrare a Casini l’utilità di un’alleanza fra i partiti di centro nell’attuale delicata fase politica.

fonte : SiciliaInformazioni.com

Raffaele, ma che succede?

Succede che, lentamente ma inesorabilmente, lo stanno mollando. Il Grande Tessitore è rimasto senza filo. Aveva messo la sua testa sul piatto, sperando che gli altri si scannassero per la successione, senza pensare troppo a lui. L’espediente non ha funzionato granchè. Quella dichiarazione di non ricandidatura e di “irrilevanza personale” ha acceso gli appetiti e potrebbe avvicinare il crepuscolo, da giorni sul filo della lama giudiziaria.

I segnali sono precisi. C’è Giuseppe Lupo che irrompe nel dibattito col suo: “Il Pd mai in giunta”, sintomo di un allontanamento consumato. L’Udc aspetta di vedere passare il cadavere. Ci sono nuvole di fumo nero che si alzano dall’accampamento del gran capo Miccichè, ormai insoddisfatto dalla convivenza logorante e da un’azione di governo con molti punti interrogativi. Perfino Castiglione se n’è accorto e – proprio lui! – ha agitato all’ex acerrimo nemico Gianfranco il ramoscello della pace. Tutte le contorsioni sul governo tecnico, dei virtuosi, degli scelti, degli immortali, degli aristocratici, si stanno rapidamente esaurendo. Dicono i maligni che le scorte di carta divorate dal governatore siano sensibilmente aumentate. Si guarda al Palazzo del potere con ansia. Raffaele Lombardo è impantanato. E’ vero: mille volte è stato dato per morto, come capitava in altra epoca al democristiano Fanfani, e mille volte – proprio come Fanfani, ribattezzato il “misirizzi” da Montanelli – è tornato a galla. Però la domanda è: durerà? Fino a che punto l’egregio stratega riuscirà a spingere in avanti l’anima con i denti? Chi potrebbe essere il killer politico adatto alla bisogna, con la freccia già incoccata? Chi darà l’ultima spinta al leader di un progetto appannato che perde un pezzo al minuto?

Certo, se Raffaele Lombardo cadesse, potrebbe anche prenderla con l’ironia catanese che lo contraddistingue, perché – alla fine – sarebbe rimasto vittima del suo stesso gioco. C’è un tempo in cui riesci a ballare con tutti, passando senza rossore dal tango al valzer. Ma poi arriva fatalmente il tempo in cui più nessuno vuole ballare con te.
fonte : Livesicilia

martedì 27 luglio 2010

AAA, cercasi sindaco…

Perennemente assente. È questo l’unico bilancio di metà anno che emerge guardando le delibere di giunta. Si, perché, va bene, passi per non aver presenziato al Festino, per non aver gridato “Viva Palermo e Santa Rosalia”, passi per non aver visitato gli abitanti di Belmonte Chiavelli quando il quartiere fu travolto dalla frana, o per le celeberrime assenze durante le sedute del consiglio comunale. Passi per non essere stato in via D’Amelio il 19 luglio. Ma almeno una volta, una sola presenza, nelle centocinquantadue volte in cui la giunta comunale si è riunita da inizio anno ad oggi…
Invece Diego Cammarata a quelle riunioni di giunta non è mai andato. Dal 13 gennaio, prima volta in cui la giunta fu convocata nel 2010, all’ultima riunione del 22 luglio, non è registrata una sola presenza del primo cittadino palermitano. L’esecutivo del capoluogo è stato quasi sempre presieduto dal numero due di Villa Niscemi, Francesco Scoma. Quando anche Scoma è risultato assente, le sedute sono state presiedute, di volta in volta, dall’assessore anziano. Un dozzina di volte in tutto. Per il resto Francesco Scoma ha mantenuto le redini del carro. Certo, è pur vero che stando così le cose, magari andrebbe riconosciuta la non colpevolezza del sindaco: non c’era e se non era presente, forse non è su di lui che dovrebbero ricadere le responsabilità.

Ad ogni modo, Diego Cammarata non c’era il primo febbraio, quando venne approvato lo schema del regolamento comunale per l’applicazione della Tarsu. Sempre il primo febbraio 2010 la giunta comunale approvò anche il bilancio di previsione 2010, il bilancio pluriennale 2010/2012 e la relazione previsionale e programmatica 2010/2012, nonché – nella delibera successiva approvata lo stesso giorno – il Peg (Piano Esecutivo di Gestione) 2010. Diego Cammarata non c’era giovedì 11 febbraio, quando la giunta deliberò la riorganizzazione dei posti dei dirigenti comunali e la stabilizzazione di una parte dei lavoratori socialmente utili del Comune. Non c’era né il 10, né il 16 marzo, quando la giunta discusse e approvò la ripatrimonializzazione dell’Amia – cedendo all’azienda d’igiene ambientale diversi immobili di proprietà del Comune –, visto il buco da 92 milioni di euro nel bilancio della ex municipalizzata. E ancora, non c’era il 23 marzo, quando gli assessori approvarono le tariffe di aumento della Tarsu, la tassa sui rifiuti solidi urbani, o il 17 maggio quando fu dato l’ok al programma triennale delle opere pubbliche da realizzare in città.

Diego Cammarata non c’è mai stato, in questa prima metà del 2010, neanche lo scorso 10 giugno, quando la giunta approvò un atto tecnico, un necessario documento burocratico, col quale accettava la donazione dei coniugi La Malfa: duecentocinquanta mila euro donati al Comune e destinati agli asili nido. Non c’era nemmeno allora, nemmeno davanti a quel gesto che avrebbe imposto un grazie dovuto. AAA, cercasi sindaco…
Fonte : Livesicilia

NON SI GIOCA CON LA VITA DEI BAMBINI !!!

L' assessore alla Sanità Siciliana, Massimo Russo, " all' improvviso " avrebbe scoperto che il reparto di Cardiochirurgia Infatile dell' Ospedale Civico di Palermo non SAREBBE a norma. Il condizionale è d' obbligo giacchè in merito nessun attestato di inagibilità, o documento ufficiale è stato mai diffuso o esibito.
A seguito di questa " scoperta ", fatta dopo 10 anni dalla costruzione, l ' assessore, ha deciso la chiusura del reparto.
Russo ha dichiarato che i piccoli pazienti verranno dirottati al S. Vincenzo di Taormina e che entro 2 o 3 anni, a Palermo verrà aperto un altro reparto, non più al Civico, ma presso l' Ospedale Cervello.
Alla decisione di chiudere il reparto si oppongono fortemente e decisamente i genitori dei bambini cardiopatici. Fino adesso, questi cittadini non hanno avuto la possibilità di esporre all ' assessore Russo le motivazioni della loro contrarietà. Il 24 Maggio scorso, l assessore si è sottratto ad un confronto con i genitori che manifestavano dinnanzi all' Assessorato della Sanità in via Notarbartolo a Palermo.
Ma perchè questi genitori sono contrari ?
1°- Da Palermo, per arrivare a Taormina, sono necessarie almeno tre ore di macchina
2°- Il S. Vincenzo di Taormina non dispone di un eliporto; un elicottero dovrebbe atterrare in uno stadio di calcio che dista 10 km.
3°- Soltanto il 50% delle madri che partoriscono un bambino con malformazioni cardiache è al corrente della situazione del nascituro, E SU UN BAMBINO CHE NASCE CIANOTICO SI DEVE INTERVENIRE IMMEDIATAMENTE !
4°- Contrariamente da quanto affermato dall' assessore Russo, il San Vincenzo non 'è in grado di accogliere tutti i piccoli pazienti, non ne ha i mezzi e le potenzialità.
5°- Taormina, è una rinomata localtà di villeggiatura, è difficile trovare sempre e comunque una sistemazione alberghiera, ancora più difficile, è trovarla a prezzi accessibili a tutte le tasche, e quindi per la stragrande maggioranza di questi genitori sarebbe IMPOSSIBILE stare vicini ai loro bambini in una fase molto delicata della loro piccola e già travagliata vita !
6°- Il reparto che si vuole chiudere è quello che aveva creato il prof. Marcelletti; aldilà delle vicende processuali che lo riguardarono, è indubbio che aveva creato una equipe di personale medico e sanitario ECCELLENTE. Con la chiusura del reparto, queste professionaltà andranno disperse.

A conferma del punto quattro, riporto il link di un articolo inerente il San Vincenzo di Taormina che risale al Novembre del 2008, dal titolo :
Taormina, ospedale respinge neonato : http://www.lasiciliaweb.it/index.php?id=13834
Riporto altresì la testimonianza di Salvo Costa, padre di un bimbo nato soltanto pochi giorni fa:
- " Sono il papà di Costa Giuseppe, il mio bimbo è nato il 12 Luglio al Civico di Palermo dopo una brutta esperienza al S. Vincenzo di Taormina.
Il reparto di cardiochirurgia di Palermo sa tutto quello che è successo li, mia moglie ed il mio bambino hanno rischiato la vita, perchè il S. Vincenzo non aveva posto per il mio piccolino alla nascita. E' uno schifo, ma si può giocare così con la vita delle persone ?
Spero che il rearto resti aperto quì al Civico.
Salvo Costa "
Un ' ulteriore testimonianza di Danica Di Marco:
- ...mio nipote è morto al S. Vincenzo di Taormina...e sicuramente non perchè l' hanno trattato bene...è morto di SETTICEMIA a Febbraio di quest' anno...i genitori si stanno muovendo...

Di testimonianze simili ve ne sono diverse, ed i genitori avanzano anche dei dubbi sulle reali motivazioni della annunciata chiusura. avanzano dei sospetti, ma non avendo delle prove, per adesso è opportuno tacere...
La cardiochirurgia pediatrica non può chiudere, i genitori ed i cittadini di Palermo si opporrannno con determinazione a questa decisione a dir poco scellerata; non può chiudere perchè si trova strategicamente in un luogo dove un bambino puo' avere l' assistenza più completa in caso di necessità, a partire dal servizio di neonatologia!
NON PUO' CHIUDERE PERCHE' NON SI GIOCA CON LA VITA DEI BAMBINI !!!

lunedì 26 luglio 2010

Il governo dei Prestanome

Questo Beppe Lumia, poveretto, non poteva essere più sfortunato. Dopo avere cavalcato per anni l’antimafia chiodata, dopo avere segnato a dito senza misericordia chiunque odorasse anche lontanamente di contiguità o collusione e dopo avere fatto squadra da Palermo a Roma con ogni magistrato d’azzardo e d’albagia, eccolo qui rinchiuso in una stanza beffarda e malinconica, come quella che Landolfo, nell’Enrico IV di Pirandello, mostra al giovane Bertoldo. Lui credeva che fosse la stanza del trono, della regalità e del potere; che fosse una wunderkammer dove il Pd potesse finalmente coltivare i propri sogni di governo per dare ai siciliani una Sicilia felix. Invece era la stanza della tortura. Una stanza con quattro porte tutte uguali e con quattro pareti, umide di veleni e di cinismo, sulle quali puoi solo sbattere la testa. E disperarti.

Povero Lumia. Bussa alla porta di levante, quella del fraternissimo amico Gianfranco Miccichè, e si ritrova in un labirinto solforoso dove troneggia nientemeno che Marcello Dell’Utri, un drago dalle sette teste mafiose che ancora domina e governa i destini berlusconiani: “Orrore, miei compagni, orrore”. Poi bussa alla porta opposta, quella di ponente, a cercare Raffaele Lombardo, l’uomo che straparla di riforme e rivoluzione, e lo trova intrappolato in girone infernale del quale non si conosce né l’inizio né la fine. Si intravedono solo le ombre sinistre di tremila pagine scritte dai carabinieri dei Ros e gli atti tenebrosi di un’inchiesta per mafia alla quale i magistrati di Catania hanno impresso la cadenza ossessiva e tambureggiante di un martirio.

Povero Lumia. Quale altra porta dovrà aprire per trovare la formula che gli consenta di conquistare il cuore della Regione e di raddrizzare le gambe al cane della sanità, della formazione, dei rigassificatori o dei nuovi inceneritori?

La terza porta – quella dell’Udc, ripetutamente accarezzata dal segretario del Pd, Giuseppe Lupo – è meglio non aprirla. Il primo quadro mostra il sorrisetto civettuolo e rassicurante di Saverio Romano ma è solo il volto di un inganno: perché, dietro il plenipotenziario di Casini in Sicilia, si snoda una processione mesta e rancorosa: c’è la confraternita dei cuffariani che, da quasi due anni, cerca il tesoro dell’arca perduta; e c’è soprattutto la confraternita di Totò Cardinale, Nino Papania e Francantonio Genovese, smaniosi di celebrare al più presto la grande festa del perdono democristiano. Povero Lumia. Era l’eroe antimafia militante, quella dei duri e puri, ed è finito in una caverna dove ogni visione è un incubo, dove ogni scena è una galleria di spettri. Chi lo salverà?

Dietro la quarta porta, quella di tramontana, c’è nascosta la mappa segreta di un percorso, tanto insidioso quanto salvifico, disegnato da tutti coloro che politicamente non possono più metterci la faccia. La mappa comprende un solo nome: Massimo Russo, oggi assessore alla Sanità ma candidato a diventare vice presidente della Regione al solo scopo di sostituire Lombardo quando l’inchiesta della procura di Catania costringerà il Governatore a salire e scendere le scale dei tribunali e a fare i conti con il proprio passato. “Si ricomincia da Russo”, titolava pochi giorni fa Repubblica, raccogliendo gli umori delle retrobotteghe lombardiane. Russo – che da magistrato antimafia non ha avuto alcun problema a governare su delega di un inquisito per mafia – si proporrà, va da sé, come garante di legalità e trasparenza, di rigore e intransigenza. E a quel punto Lumia potrebbe anche entrare nel nuovo governo. Ma l’orrore non finirebbe. Perché il Lombardo quater, con Russo vicepresidente, non sarebbe né il governo dei tecnici né quello dei competenti, né il governo delle riforme né quello dell’emergenza. Sarebbe semplicemente il governo del Prestanome. Povera Sicilia.
fonte Livesicilia

Il questore di Palermo Marangoni: "Allarme attentati, Cosa Nostra è un leone ferito e pericoloso"

"Il leone ferito puo' essere piu' pericoloso perche' capace di dare zampate o colpi di coda pesanti. La delicatezza della situazione esige il silenzio piu' assoluto. E' ovvio, comunque, che quando parliamo di obiettivi sensibili indichiamo sia strutture che persone". A dirlo ai microfoni del Tg Sicilia della Rai e' il questore di Palermo, Alessandro Marangoni. Il riferimento e' all'informativa inviata dal Viminale ai vertici della sicurezza del capoluogo siciliano in cui si parla di un nuovo allarme attentati in citta'.



Secondo le voci racconte nelle carceri, infatti, Cosa nostra decimata dagli arresti e alla ricerca di nuovi capi starebbe pensando a una nuova stagione di terrore. Un ritorno alla stagione delle bombe a cui, pero', sarebbe contrario il superlatitante Matteo Messina Denaro, capo indiscusso della mafia trapanese. Tra gli obiettivi di Cosa nostra ci sarebbero il Palazzo di giustizia e la sede della Squadra mobile di Palermo. La nota del ministero degli Interni si basa su alcune informazioni raccolte dai carabinieri del Ros. La scorsa settimana, durante un vertice in Prefettura, il Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica ha disposto un potenziamento dei controlli sui cosiddetti obiettivi sensibili.
fonte : SiciliaInformazioni.com

"Fimmina lingua longa e amica degli sbirri"

"Rita, non t'immischiare, non fare fesserie" le aveva detto ripetutamente la madre, ma, Rita aveva incontrato Paolo Borsellino, un uomo buono che le sorride dolcemente, e lei parla, parla…racconta fatti. Fa nomi. Indica persone, compreso l'ex sindaco democristiano Culicchia, che ha gestito e governato il dopo terremoto.

"Fimmina lingua longa e amica degli sbirri" disse qualcuno intenzionalmente, e così al suo funerale, di tutto il paese, non andò nessuno. Non andò neppure sua madre, che, disamorata, fredda e distaccata, l'aveva ripudiata e minacciata di morte perché quella figlia così poco allineata, per niente assoggettata, le procurava stizza e preoccupazione. Inoltre, sia a lei che a quella poco di buono di sua nuora, Piera Aiello, che aveva plagiato a picciridda, non perdonava di aver "tradito" l'onore della famiglia.

Si recherà al cimitero parecchi mesi più tardi, e con un martello, dopo aver spaccato il marmo tombale, rompe pure la fotografia della figlia, una foto di Rita appena adolescente. Figlia di un piccolo boss di quartiere facente capo agli Accardo, Rita Atria è nata e cresciuta a Partanna, piccolo comune del Belice, una vasta zona divenuta famosa perché distrutta dal terremoto. Un territorio in cui, in quel periodo, si dice circolasse denaro proveniente dal narcotraffico, e di cui Rita non sopporta le brutture, le vigliaccherie, la tristezza. L'ignavia delle donne. "Una donna sa sempre cosa sta combinando suo marito o suo figlio" ha spiegato Piera Aiello moglie di Nicola Atria, fratello di Rita, e lei condivide con convinzione. Sensibile all'inverosimile, eppur ostinata, caparbia, fin dall'adolescenza dimostra di essere molto dura ed autonoma. Acasa sua, faide, ragionamenti, strategie, vecchi rancori, interessi di ogni tipo, erano all'ordine del giorno, perché, suo padre, don Vito Atria, ufficialmente pastore di mestiere, era un uomo di rispetto che si occupava di qualsiasi problema; per tutti trovava soluzioni; fra tutti, metteva pace, "…per questioni di principio e di prestigio…- sosteneva Rita - senza ricavarne particolari vantaggi economici…" tranne quello di rubare bestiame tranquillamente ed avere buoni rapporti con tutti quelli che contavano.

Cionostante, il 18 novembre dell'85, don Vito Atria, non avendo capito che il tempo è cambiato, e che la droga impone un cambio generazionale, è stato ucciso. Rita innanzi a quel cadavere crivellato di colpi, fra gli urli e gli impegni di rappresaglia dei famigliari, anche se appena dodicenne, dentro di sé, comincia ad rimestare vendetta. Ma la morte del padre le lascia un vuoto.

Rita, allora, riversa tutto il suo affetto e la sua devozione sul fratello Nicola. Ma Nicola era un "pesce piccolo" che col giro della droga, aveva fatto i soldi e conquistato potere. Girava sempre armato e con una grossa moto. Quello con il fratello diventa un rapporto molto intenso, fatto di tenerezza, amicizia, complicità, confidenze. E' Nicola, infatti, che le dice delle persone coinvolte nell'omicidio del padre, del movente; chi comanda in paese, le gerarchie, cosa si muove, chi tira le fila… trasformando così una ragazzina di diciassette anni, in custode di segreti più grandi di lei.

Tutto ciò non le impedisce di innamorarsi e fidanzarsi con Calogero, un giovane del suo paese. Fino al 24 giugno del 91, il giorno in cui anche suo fratello Nicola viene ucciso e sua cognata Piera Aiello che da sempre aveva contestato a quel marito le frequentazioni e i suoi affari, collabora con la giustizia e fa arrestare un sacco di persone. Calogero interrompe il fidanzamento con Rita perché cognata di una pentita e sua madre Giovanna va in escandescenze.

Dopo il trasferimento in località segreta di Piera e dei suoi figli, Rita a Partanna è veramente sola: rinnegata dal fidanzato e dalla mamma, non sa con chi parlare, con chi scambiare due parole.
Sottomettersi come sua madre o ribellarsi?

All'inizio di novembre, ad appena diciassette anni, decide di denunciare il sistema mafioso del suo paese e vendicare così l'assassinio del padre e del fratello. Incontra il giudice Paolo Borsellino, un uomo buono che per lei sarà come un padre, la proteggerà e la sosterrà nella ricerca di giustizia; tenterà qualche approccio per farla riappacificare con la madre.

La ragazzina inizia così una vita clandestina a Roma. Sotto falso nome, per mesi e mesi non vedrà nessuno, e soprattutto non vedrà mai più sua madre. L'unico conforto è il giudice. Ma arriva l'estate del '92 e ammazzano Borsellino, Rita non ce la fa ad andare avanti. Una settimana dopo si uccide[...]

sabato 24 luglio 2010

“Avremmo potuto catturare Provenzano nel 2004″

La cattura del capo dei capi Bernardo Provenzano poteva avvenire già nel 2004, due anni prima dunque di quell’11 aprile 2006, quando il padrino fu individuato e stanato all’interno di un casolare di Montagna dei Cavalli vicino Corleone. E’ questo quanto raccontato da un sottufficiale dei carabinieri intervistato da Radio Uno Rai. Il militare ha ripercorso così la storia di un’indagine “dimenticata”, e sulla quale lui stesso volle chiedere chiarimenti alla procura. Il maresciallo aveva ascoltato i resoconti forniti da un confidente, poi collaboratore di giustizia, chiamato in codice e’ “Ippo”. Questi aveva riferito, siamo nell’ottobre 2004, i nuovi organigrammi delle famiglie mafiose, indicando il giovanissimo Gianni Nicchi, pupillo di Nino Rotolo, catturato il 5 dicembre dell’anno scorso, come nuovo capo emergente. Il sottufficiale ha detto che il collaboratore gli “parlò di Nicchi come un boss emergente in grado di avere contatti anche con Provenzano”. Informati i suoi superiori su queste importanti rivelazioni, e verificata l’attendibilità della fonte, tutto si risolse in un nulla di fatto, dal momento che non furono messi a disposizione nè uomini nè mezzi per l’operazione. “Fui trasferito dal reparto da cui dipendevo – ha detto il maresciallo -. Credo che sia giusto sapere dove è finita quella relazione. Sono stati persi anni prezioni. Lo sanno tutti che le famiglie continuano a gestire tutto. Se si fosse dato corso a quelle indicazioni, sarebbero venute fuori cose non di poco conto”.
fonte : Livesicilia

Le canaglie sono solo meridionali?

Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, così severo con i governatori meridionali, al punto da omaggiarli di un epiteto inconsueto – canaglie – è invece assai comprensivo con quel folto gruppo di imprenditori “del latte” che non rispettano le regole europee e non vogliono pagare le multe, contrariamente ai loro colleghi, che nella stragrande maggioranza, invece, subiscono le sanzioni, si adeguano o – quando sbagliano – pagano.
Le multe per le quote latte condonate, o rinviate, costituiscono ormai la cartina di tornasole del “territorialismo” esasperato, e becero, di governanti e dirigenti politici che antepongono al rispetto della legge ed alla rappresentanza della comunità nazionale, le botteghe di paese.
Questo costume, peraltro, è stato oggetto di apprezzamento da parte di tutte le forze politiche, che invidiano il cosiddetto radicamento del territorio che la Lega Nord vanta, perché i frutti di questo modo di fare politica, sarebbero copiosi e costanti. Radicarsi nel territorio, insomma, significa difendere a spada tratta le ragioni di coloro che ci vivono, abbiano torto o ragione, non ha importanza. E’ la traduzione, in lumbard, di quel “difendi il tuo nel torto e nella ragione”, che ha segnato il familismo meridionale e siciliano in particolare.
Ora la difesa acritica di tutto ciò che avviene e la rappresentanza di bisogni giusti e ingiusti ha assunto il rango di strategia politica se non addirittura di “ideologia”, fede nella fratellanza padana ed altre scempiaggini di questo genere, che ammantano di idealità inesistenti la bottega che porta voti alle urne a danno della comunità nazionale.
Quando i Fonfi Fas, che devono servire per investire nello sviluppo del territorio nel Sud, sono spesi per pagare le multe di coloro che non hanno rispettato la legge, padani o non padani, si commette una grande ingiustizia e si rinuncia alla rappresentanza degli interessi nazionali, che dovrebbero costituire l’abc di chiunque assume una responsabilità ministeriale. Si tratta perciò di una canagliata bella e buona.
Per anni i quotisti dissenzienti del latte l’hanno fatta franca e ad ogni sanatoria, considerata l’ultima, hanno giurato di non farlo più, ma poi tutto è tornato come prima. Quanti hanno creduto che non si potesse frodare la legge e si sono messi a posto, sono stati “puniti” da coloro che continuano a stare dalla parte dei trasgressori. E’ stato inquinato il mercato, così facendo. Chi ha pagato, infatti, non ha potuto investire le risorse nella sua impresa, ma – cosa ancora più grave – ha dovuto prendere atto che ad essere furbi ci si guadagna, perché si trova sempre un santo protettore dei furbi.
Il Ministro Galan, Pdl, ma duro e pur in questo frangente, ha fatto le umane e divine cose per rimettere a posto la questione, riportando serenità e serietà nei rapporti fra Italia e UE , che ci guarda come marziani, ma non ha avuto forti solidarietà. Il severissimo Tremonti non si è pronunciato e in Commissione sono passati emendamenti favorevoli ai “trasgressori”. Le sue proposte, invece, sono state disertate dai parlamentari leghisti, che così le hanno fatte cadere.
Inutile dire che il Premier non si è schierato, anche in questa occasione. Non sa che pesci pigliare, nemmeno per le quote latte.
fonte : SiciliaInformazioni.com

venerdì 23 luglio 2010

Consulenze illegittime Cammarata condannato

La sezione giurisdizionale di Appello della Corte dei conti per la regione siciliana ha confermato la condanna del sindaco di Palermo Diego Cammarata e dell’architetto Federico Lazzaro, dirigente coordinatore del settore Urbanistica, al pagamento, in favore del Comune, rispettivamente, di 200 mila euro e di 100 mila euro per il danno erariale causato con l’affidamento di alcuni incarichi di consulenza per la progettazione. La Procura contabile ne aveva sostenuto l’illegittimità e la inutilità e aveva promosso l’azione di responsabilità amministrativa. Secondo la tesi della Procura, accolta in primo grado confermata anche dai giudici d’Appello, una serie (complessivamente 10) di incarichi di consulenza per la progettazione, proposti dal dirigente coordinatore del settore urbanistica, e conferiti dal sindaco il 16 marzo 2004 e il 20 aprile 2004 sarebbero stati affidati in violazione della legge. Precisamente la normativa violata sarebbe la legge 142 del 1990 e il regolamento comunale sull’ ordinamento degli uffici che disciplinano il ricorso a professionalità esterne. Le determine sindacali sarebbero state generiche, seriali, prive di parametri per la individuazione dei compensi e disposte senza alcuna verifica della professionalità richiesta tra i numerosi tecnici (architetti e ingegneri) in servizio presso il Comune. Inoltre alcuni dei professionisti esterni nominati dal sindaco non avrebbero avuto una professionalità specifica compatibile con l’incarico ricevuto, e in, in alcuni casi, neanche i requisiti minimi di esperienza professionale richiesta dal regolamento comunale. L’istruttoria della Procura contabile si inserisce nell’ azione generale di contrasto dei fenomeni di spreco di risorse erariali derivante dal conferimento di incarichi a soggetti esterni all’amministrazione. Per casi analoghi sono stati condannati, anche in secondo grado, gli ex sindaci di Messina, Salvatore Leonardi e Francantonio Genovese, l’ex sindaco di Adrano, Fabio Maria Mancuso e, in primo grado
fonte : Livesicilia

giovedì 22 luglio 2010

"Papà è un mafioso noi lo rinneghiamo"

In questi giorni si celebra il 18° anniversario della morte di Paolo Borsellino e decidiamo di onorare la sua memoria, quali figli di un imputato per mafia, testimoniando la nostra indignazione per lo scempio che del nostro nome ha fatto nostro padre e chiedendo scusa a quanti sono stati direttamente o indirettamente colpiti dalla sua azione criminosa. Questo noi facciamo per dimostrare che la verità rende liberi; che l’amore e la testimonianza di uomini giusti sono in grado persino di rompere le barriere dell’omertà e il muro di quel marcio e malinteso senso dell’onore e della famiglia che tanto e tutto giustifica.

E in primo luogo chiediamo scusa ai cittadini mazaresi, quelli onesti, che ogni mattina sperimentano la fatica di una vita dignitosa, senza padroni né padrini. Ecco, noi vogliamo dire a tutti che l’esempio di uomini come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ci ha reso capaci di riconoscere ancora l’onore e la dignità vera di una vita vissuta onestamente, di superare l’equivoco della solidarietà familiare echiamare le cose con il loro nome: mafia.

E scusate se con l’occasione vogliamo ricordare l’esempio di uomini miti e giusti, ma a voi tutti sconosciuti, quali sono stati i nostri nonni Francesco e Giuseppe che oggi non ci sono più e che rimangono il vero senso della nostra origine e che ci danno la forza di tenere la testa alta e di lottare per riabilitare il nostro nome. Sappiamo, facendo questo, di rappresentare anche la voce di altri nostri cari, che per pudore mantengono il riserbo e che vivono in mestizia il dolore per tanta vergogna.

Chiediamo ancora scusa a tutti per lui: la mafia è solo una "montagna di merda"… anche quella che incontrate ogni giorno dentro il bar e sorridente vi invita a condividere un caffè, con quella sconvolgente normalità del male che avvolge la quotidianità della nostra terra. Voglia essere questo il nostro piccolo contributo di testimonianza e di resistenza alla Sicilia onesta. Grazie Paolo, grazie Giovanni: gli unici uomini d’onore che riconosciamo.
FRANCESCO, ALESSANDRO E DARIO SUCAMELI

L’uomo che Francesco, Alessandro e Dario non nominano mai è il padre: Pino Sucameli, architetto, 62 anni, fino al maggio 2007 insospettabile dirigente dell’ufficio tecnico del Comune di Mazara. Accusato d’aver favorito la latitanza di due boss mafiosi, si scoprì che aveva partecipato anche al summit organizzato dal capomafia Mariano Agate, presente anche Totò Riina, in cui si definì la strategia stragista di Cosa Nostra. Coinvolto nel filone mafia-massoneria, condannato anche per lo scandalo eolico di Mazara e per traffico internazionale per droga, è attualmente detenuto.
fonte: lasiciliaweb.it

Le poltrone d'oro delle aziende

Il più lauto dei compensi è quello del presidente della Gesap, la società aeroportuale, posto occupato fino al 3 giugno dal deputato del Pdl Giacomo Terranova, il quale ha percepito un trattamento economico annuo di 217.169 euro. Anche per il presidente Gesap Rosario Calì e per il vice presidente, Roberto Helg, il 2010 ha riservato indennità da favola: 93 mila euro per il primo, 82 mila euro al secondo.

Ma se la Gesap, società partecipata non solo da Comune e Provincia ma anche dai privati, gli imprenditori di Confindustria e Camera di Commercio, fa storia a sé nelle società partecipate in toto dal Comune, i trattamenti migliori sono riservati ai titolari delle ex aziende municipalizzate, i "carrozzoni" al centro della trattativa per il rinnovo dei vertici.

Nel 2010 per i presidenti di Amap, Amat e Amg Energia (l'Amia è in amministrazione straordinaria), rispettivamente Vincenzo Cannatella, Mario Bellavista e Francesco Greco, i compensi sono stati da 55 mila euro. Per i loro vice, Dario Bonanno, Giuseppe Giordano e Girolamo Groppuso, indennità invece da 32 mila euro, quanto quella dei tre consiglieri di Amap, Amat e Amg, Patrizio Lodato, Antonino Caronia e Giuseppe Guttadauro.

Alla stregua delle ex municipalizzate, c'è la Sispi. Il presidente Vincenzo Faraci, percepisce 55 mila euro, il suo vice Maurizio Gambino e il consigliere Pasquale Terrani, 32 mila euro. Il liquidatore della società Costruzioni Industriali, Angela Daniela Iannì, incassa 21 mila euro. Maurizio Floridia, amministratore unico di Energy auditing srl, 9 mila euro. Massimo Primavera, amministratore unico della Spo, 49.500 euro. Marcello Amato amministratore di Gesip servizi, 25 mila euro. Gettoni di presenza da 150 euro a seduta (pari a 7.200 euro annui) a Giuseppe Scrivano e Antonio Santangelo dell'Acquedotto consortile Biviere. E se Giuseppe Lapis, presidente del Patto di Palermo collabora a titolo gratuito, Francesca Adele Di Sparti Cera, al teatro Al Massimo, prende un compenso di 500 euro (per due gettoni da 250 euro).

Compensi che, spiega l'amministrazione comunale, sono stati ridotti. "Li abbiamo modificati a febbraio, tagliandoli del 15-20 per cento rispetto a un anno fa, recependo l'indicazione della legge finanziaria 2008 - afferma l'assessore al Bilancio Sebastiano Bavetta - Il criterio è stato quello di abbassare i costi della politica. Noi lo abbiamo fatto sulle nostre società come il Consiglio lo ha fatto per le auto blu. La Gesap, che ha soci privati, si trova in un'altra condizione". Ma per il consigliere del Pd Davide Faraone si tratta di compensi comunque eccessivi per amministratori che gestiscono servizi pubblici "non essendone all'altezza".

"Palermo ha servizi come acqua, trasporti e rifiuti ridotti a zero. Queste aziende andrebbero gestite da manager competenti, non da trombati senza meriti o politici scelti in base a criteri di lottizzazione - attacca Faraone - Alcuni, come i soci della Sispi, hanno anche avuto la sfacciataggine di aumentarsi i compensi, sostenendo di avere centrato gli obiettivi. Chiediamo a Cammarata, in procinto di fare le nomine, di accelerare il meccanismo dell'amministratore unico e della holding per le partecipate. Questa pletora di componenti alla guida delle società non serve per avere aziende snelle e funzionanti".
fonte : la Repubblica.it

Agricoltura in crisi

CATANIA - Dal 2001 al 2009 il Sud agricolo ha perso 115.000 posti di lavoro. In calo anche la produttività (-1,7 %) e gli investimenti (- 12% rispetto al 2008). È questa, la fotografia del settore agricolo contenuta nel Rapporto Svimez 2010 sull'economia del Mezzogiorno.

"Questi dati - evidenzia il Presidente della Confagricoltura siciliana, Gerardo Diana - non fanno altro che confermare quanto sostenuto nel corso degli ultimi due anni, da quando abbiamo iniziato a denunciare i sintomi della crisi che ha investito l'agricoltura siciliana, per fronteggiare la quale nessun intervento concreto è stato emanato dal governo nazionale di concerto con quello europeo".

"Anzi - aggiunge Diana - nell'indifferenza e nel silenzio dei politici del sud, si sta concretizzando una nuova stangata ai danni dell'agricoltura del mezzogiorno, allorquando, in mancanza di un immediato provvedimento di proroga della fiscalizzazione, dal prossimo 1 agosto scatterà il raddoppio degli oneri previdenziali a carico delle aziende agricole".

L'ufficio studi della Confagricoltura ha calcolato che i contributi per ciascuna giornata lavorativa di un operaio comune passerebbero dagli attuali euro 4,45 ad euro 5,34 per le zone montane e da euro 5,70 ad euro 10,68 per le altre zone dell'Obbiettivo 1.

Ciò significherebbe un aumento di oltre 30 milioni di euro sugli attuali livelli occupazionali: una cifra non sopportabile dalle aziende agricole siciliane, che tra il 2000 ed il 2008 hanno subito l'aumento del 31% dei i costi di produzione mentre i prezzi all'origine hanno registrato un crollo che va dal -32% del grano duro al -35% per l'uva da vino, dal -30% per la frutta al -20% per latte e olio, ed ancora dal -16% per gli ortaggi al -15% per la carne.

Il risultato sarebbe quindi una ulteriore contrazione della domanda di manodopera agricola, con tutto quello che ciò comporta sugli assetti economico-sociali del territorio siciliano, accentuando il fenomeno già evidenziato dallo Svimez relativo alla nascita di nuove sacche di povertà.
fonte lasiciliaweb

mercoledì 21 luglio 2010

Il ruolo oscuro degli 007

PALERMO - Il ruolo oscuro dei servizi segreti, i depistaggi, gli eventuali collegamenti con la "trattativa" tra Stato e mafia. È attorno a questi temi che i pm di Caltanissetta hanno riaperto le indagini sulle stragi del 1992 di Capaci e via D'Amelio.

Un altro filone investigativo conduce all'Addaura, teatro nel giugno 1989 del primo fallito attentato a Giovanni Falcone. E anche in questo caso i riflettori stanno illuminando una spaccatura all'interno dei servizi: un gruppo avrebbe tramato per appoggiare il progetto di Cosa nostra di uccidere il magistrato, un altro sarebbe intervenuto per fermare i sicari.

Ma è sul caso Borsellino che stanno emergendo le novità più rilevanti tanto che i magistrati hanno annunciato di essere arrivati vicino a verità clamorose. In alcune dichiarazioni è stata avanzata perfino l'ipotesi che le stragi siano state concepite per accelerare il crollo del sistema politico.

Sugli scenari dell'eccidio di via D'Amelio si sarebbero mossi 007 e pezzi deviati delle istituzioni mentre l'impianto dei tre processi, conclusi con undici condanne definitive all'ergastolo, sarebbe stato inquinato da quello che il procuratore Sergio Lari ha definito un "colossale depistaggio".

Gli uomini guidati dal vice questore Arnaldo La Barbera, morto qualche anno fa, avrebbero proposto una ricostruzione basata sulla falsa confessione del pentito Vincenzo Scarantino, smentita e rovesciata ora da Gaspare Spatuzza. Il nuovo indirizzo investigativo ipotizza che la versione di Scarantino sia stata "ispirata" da investigatori infedeli (così li ha definiti Lari) e attribuisce invece piena attendibilità a Spatuzza.

Anche le indagini sulla strage Falcone, che hanno già provocato 24 condanne all'ergastolo, sono state riaperte per sviluppare tra l'altro il filone dei mandanti dal "volto coperto". Da tempo sono state archiviate le posizioni di Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri quali "referenti" politici di Cosa nostra sui quali, ha ribadito oggi il procuratore Lari, le indagini non sono state più riaperte.

Si indaga invece con molta attenzione sul ruolo di apparati deviati dello Stato di cui ha parlato Spatuzza e di "talpe" istituzionali. Nel maggio scorso c'è stata una svolta con cinque nuovi indagati dalla Procura di Caltanissetta: Gaetano Scotto, condannato anche per la strage di via D'Amelio, il boss Salvino Madonia, Raffaele Galatolo e il nipote Angelo, il collaboratore di giustizia Angelo Fontana. Un sesto personaggio, Pino Galatolo fratello di Raffaele, è deceduto.

Sarebbe stato lui a procurare il telecomando dell'esplosivo piazzato sulla scogliera dell'Addaura. Decisivo sarebbero stati gli uomini dei servizi sia tra gli organizzatori dell'attentato sia tra quelli che lo sventarono appena in tempo.
fonte : la siciliaweb.it

martedì 20 luglio 2010

Nubi nere sul Mezzogiorno

ROMA - La fotografia è impietosa. Il nostro Meridione sta sempre peggio. Il rapporto Swimez sull'economia del Mezzogiorno 2010, presentato questa mattina, è chiaro: al Sud c'è sempre meno lavoro e il Pil torna ai livelli di dieci anni fa. Mentre il 14% delle famiglie meridionali vive con meno di 1.000 euro al mese, una famiglia su cinque non ha i soldi per andare dal medico e una su cinque non si può permettere di pagare il riscaldamento. Un Mezzogiorno in recessione, insomma, colpito dalla crisi del settore industriale, che da otto anni consecutivi cresce meno che del Centro-Nord, cosa mai avvenuta dal dopoguerra a oggi. Per questo, dice lo Svimez, serve un nuovo progetto Paese per il Sud, che parta dal rilancio delle infrastrutture, con un piano di 38 miliardi di euro.

Reddito. In base agli ultimi dati disponibili (2007) il 14% delle famiglie meridionali vive con meno di 1.000 euro al mese, un dato quasi tre volte superiore rispetto al resto del Paese (5,5%). Nel 47% delle famiglie meridionali vi è un unico stipendio, percentuale che in Sicilia sale al 54%. Hanno inoltre a carico tre o più familiari il 12% delle famiglie meridionali, un dato quattro volte superiore a quello del Centro-Nord (3,7%), che arriva al 16,5% in Campania. A rischio povertà a causa di un reddito troppo basso quasi un cittadino meridionale su tre, contro uno su dieci al Centro-Nord. In valori assoluti, al Sud, si tratta di 6 milioni 838mila persone, fra cui 889mila lavoratori dipendenti e 760mila pensionati.

Da segnalare che non sempre, nel Mezzogiorno, uno stipendio in più oltre a quello base modifica la situazione: in quasi una famiglia su quattro (23,9%) con due redditi il rischio rimane. Una situazione che ha i suoi effetti sulle scelte di tutti i giorni: una famiglia meridionale su quattro non ha soldi per andare dal medico; quasi una su due non ha potuto sostenere una spesa imprevista di 750 euro. Ed ancora: nel 2008 nel 30% delle famiglie al Sud sono mancati i soldi per vestiti necessari e nel 16,7% dei casi si sono pagate in ritardo bollette di luce, acqua e gas. Otto famiglie su cento dovuto rinunciare ad alimentari necessari (il 12% in Basilicata), il 21% non ha avuto soldi per il riscaldamento (27,5% in Sicilia) e il 20% per andare dal medico (il 25,3% in Campania e il 24,8% in Sicilia). Nel 2008 è arrivata con difficoltà a fine mese oltre una famiglia su quattro (25,9%) contro il 13,2% del Centro-Nord.

Pil. Nel 2009 il Pil del Sud è calato del 4,5%, un valore molto più negativo del -1,5% del 2008, leggermente inferiore al dato del Centro-Nord (-5,2%). Il Pil per abitante è pari a 17.317 euro, il 58,8% del Centro-Nord (29.449 euro). Nessun settore si salva dalla crisi: dall'agricoltura (crollo del valore aggiunto del 5%) all'industria (meno 15,8%). Mentre le produzioni manifatturiere hanno segnato un calo del 16,6% e il commercio -11%. Giù anche turismo e trasporti (-3%) e intermediazione creditizia e immobiliare (-1,7%). Due le cause principali: gli investimenti che rallentano e le famiglie che non consumano. Queste ultime infatti hanno ridotto al Sud la spesa del 2,6% contro l'1,6% del Centro-Nord. Mentre gli investimenti industriali sono crollati del 9,6% nel 2009, dopo la flessione (-3,7%) del 2008.

Disoccupazione. Forte l'impatto sull'occupazione anche se la disoccupazione cresce di più al centro-nord. Nel 2009 i disoccupati sono aumentati più al Centro-Nord (+29,9%), quasi 30 volte di più che al Sud (+1,4%). Nella classe di età 15-24 anni la disoccupazione è arrivata al 20,1% al Centro-Nord e al 36% al Sud. Qui crescono anche i disoccupati di lunga durata (sono il 6,6% del totale, erano il 6,4% nel 2008). Tuttavia, al Sud continua a crescere la zona grigia della disoccupazione, che raggruppa persone che non cercano lavoro ma si dicono disponibili a lavorare, disoccupati impliciti e lavoratori potenziali: considerando questa componente, il tasso di disoccupazione effettivo del sud salirebbe nel 2009 a sfiorare il 23,9% (era stimato nel 22,5% nel 2008).

Emigrazione. Tra il 1990 e il 2009 circa 2 milioni 385mila persone hanno abbandonato il Mezzogiorno. Direzione Centro-Nord, dove si dirigono 9 emigranti su 10. Nel 2009 114mila persone si sono trasferite dal Sud al Nord, 8mila in meno rispetto al 2008. In crescita invece i trasferimenti in direzione opposta, da Nord a Sud, arrivati nel 2009 a 55mila unità (erano 50mila l'anno precedente). Riguardo alla provenienza, in testa per partenze la Campania (38mila nel 2007), seguita da Sicilia (26.200) e Puglia (21.300). La regione più attrattiva resta la Lombardia, seguita dall'Emilia Romagna. Solo 1 su dieci, invece, si trasferisce all'estero: in valori assoluti, dal 1996 al 2007, parliamo di 242mila persone, di cui oltre 13mila laureati. In testa alle preferenze la Germania, che attrae oltre un terzo degli emigranti verso l'estero, per il 20% laureati; seguono Svizzera e Regno Unito.

Napolitano. Risultati "insufficienti", presenza di "significative inefficenze" che rendono "necessario un ripensamento e possono anche spingere a una profonda modifica delle modalità e dello stesso impianto strategico degli interventi di sviluppo". Si può sintetizzare così il messaggio inviato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla Svimez. Il capo dello Stato segnala i risultati insufficienti delle politiche fin qui seguite, la presenza di significative inefficenze, richiamando a un ripensamento e a una profonda modifica degli interventi di sviluppo.

(20 luglio 2010)
fonte La Repubblica

lunedì 19 luglio 2010

Ai giovani siciliani, futuri custodi del destino di una grande Isola.

Qualcuno penserà si tratti di un romanzo sdolcinato; altri magari lo riterranno un avvincente giallo; altri ancora, crederanno di essere di fronte a della pura cronaca nera. Niente di tutto ciò. In realtà, siamo davanti a qualcosa di molto più complesso, qualcosa che evidentemente fuorvia la capacità analitica dello spettatore, tanto da renderne pressochè nulla l'umana comprensione. Mi permetto di parlare in codesti termini poichè la sensazione imperante è quella di trovarsi sull'orlo di un profondo buco nero. Tra assordanti e silenziosi giochi di palazzo, pilastri portanti di squallidi intrecci e alleanze, dove una semplice e timida leccatina di culo nasconde concrete e indubbie possibilità di trasformarsi in una rigogliosa ed entusiasmante storia d'amore, alla Regione Sicilia impazzano le nomine di un esercito di consulenti esterni (in ordine di tempo 100 alla cultura per un più ampio totale di 370!!), in barba a qualunque prova concorsuale e naturalmente, senza che uno straccio di curriculum venga messo a disposizione della visione dei cittadini. Altro che crisi!. E si. Perchè è assolutamente normale che di questi tempi, un povero disgraziato che si barcamena tra debiti e disoccupazione, tanto per intenderci, un vera e propria vita da pascià, nel caso in cui si prendesse la briga di porsi una benchè minima domanda circa la valenza e la capacità di questa classe dirigente, beh, è scontato che si ritroverebbe già a 90 gradi prima ancora di realizzare un simile pensiero.
E non è mica fantascienza cari amici. No!. E' sconcertante realtà. Giacchè solo in tale maniera è possibile definire ciò a cui stiamo assistendo in questi caldi e vorticosi giorni di mezza estate. All'inizo del mese, media e giornali davano notizia dell' avvio dei saldi anche in Sicilia. Ebbene, di saldo dominante pare proprio al momento ce ne sia in vigore soltanto uno: quello negativo. Giornalmente tutti noi notiamo esposti a caratteri cubitali nelle vetrine dei negozi svariate cifre col segno meno davanti, ma paradossalmente, quegli stessi numeri, sembra invece stiano lì ad indicare non una percentuale di sconto, quanto piuttosto un trend del tutto negativo: il calo in percentuale degli acquisti!. Sono due le cose: o i commercianti si sono improvvisamente e ignaramente trasformati in lungimiranti economisti, oppure in semplici, ma efficaci indovini. La verità però è amaramente ben altra: la gente non ha più soldi!. E quei pochi, fetenti, maledetti euro che si ritrova, li tira fuori nell’angoscia e nel terrore di non rivederli mai più. La gente sta così economicamente inguaiata, da non avere più nemmeno le parole per dire di star male: altro che soldi!. Vi sembra di stare al cinema?. No, siamo in Sicilia.
E mentre nell’era di internet e della digitalizzazione, molti parlano di una avveneristica banda larga, pochi tra loro, ma tantissimi fra noi, sanno perfettamente che l’unica banda esistente in questa nostra martoriata Terra è quella composta da un branco di delinquenti, avvoltoi e lestofanti, esempio tanto antico quanto futuristico di una politica figlia del più malefico e sfrontato menefreghismo.
Ma si sa, cu futti, futti e Diu l’aiuta a tutti!. E perché mai Dio li aiuterebbe?. Forse per premiarli del continuo inganno profuso?. Verrebbe davvero complicato crederlo. Dunque?. Difficile, se non impossibile rispondere a tale domanda. Ad ogni modo, quando arriverà il momento sarà mia meticolosa cura chiederglieLo.
Ma se è vero che questa fottutissima cricca può ingannare per sempre pochi o verosimilmente tanti, è mai possibile che possa riuscire seriamente ad ingannare per sempre tutti?. Giro questa domanda ai giovani e ai giovanissimi. Sarei proprio curioso di sapere se intendono rispondervi da cittadini o da sudditi!. Sarei proprio curioso di apprendere da essi quanto e soprattutto, cosa siano disposti a fare per non fare la figura dei citrulli, così come invece consumismo e tv spazzatura vorrebbero!. Bramo dalla voglia di sapere quanto essi amino sul serio la loro Terra!. Ma soprattutto, pagherei fin'anche qualcuno per capire se essi intendono affrontare un futuro da emigrati in terre straniere e continuare contestualmente a fregiarsi di un orgoglio siciliano fatto solo di cannoli, arancine, mare e vino!. Se questo si chiama orgoglio siciliano, io sono Topolino!.
Ragazzi, se siete veramente convinti di amare la vostra Terra, allora non dovete fare altro che farla ripartire innamorandovi innanzitutto di voi stessi. Non guardate al futuro senza mai scrutare il passato. Non fermatevi alle apparenze: andate oltre. Sradicate dalle vostre menti quell’etichetta di schiavi e sudditi che la scuola italiana vi ha inculcato con il falso mito del Risorgimento!. La verità è ben altra. Essere siciliani non vuol dire contemplare nella più mera rassegnazione questo presente privandosi di osservare fiduciosi il futuro!. Comprendere pienamente cosa significhi orgoglio siciliano, implica innanzitutto avere in sé la consapevolezza storica di appartenere ad un popolo che per secoli ha lavorato e costruito per sé e che ha condiviso con i più importanti Paesi d’Europa non solo mezzi e sistemi di sviluppo e benessere, ma soprattutto arte, sapere e cultura.
E se qualche polentone ignorante, ovunque vi troviate, penserà bene di sbeffeggiare il vostro essere siciliani, allora rispondete dicendo che il misero e mulattiero utilizzo che egli fa della lingua italiana, lo deve alla Scuola Poetica Siciliana, nata alla corte siciliana di Federico II di Svevia e dalla quale Dante più avanti attingerà le basi per la nascita della lingua italiana.
Ragazzi, aprite le vostre menti e soprattutto, siate voi stessi e non chi altri vorrebbero foste!.
Quotidianamente giornali e televisione cercano in ogni modo di dipingere quest’Isola come un autentico giardino del crimine, dandone al mondo un’immagine tanto falsa quanto distorta!.
Giorno dopo giorno i mezzi di comunicazione spendono sempre più tempo per parlare di questa Terra solo in termini deprecanti e ghettizzanti!. Se fosse veramente come essi ci descrivono, ci scanneremmo come bestie rabbiose!. Grandi letterati di fama mondiale, come ad esempio Goethe, nei loro viaggi in Sicilia, furono concordi nel sostenere che “senza conoscere quest’Isola, non ci si può fare un’idea dell’Italia, perché è in Sicilia che si trova la chiave di tutto”. Vi parlo di uomini che hanno dato e stradato al mondo intero in chiave letteraria, filosofica, scientifica e artistica, cioè di gente che certamente non andava in giro delirando!. Questi sciacalli di oggi invece non perdono la minima occasione per additarci come mafiosi, ladri e farabutti!. Ebbene ragazzi, sappiate una sacrosanta cosa in merito alla mafia. Essa ci è stata concessa come “gentile regalo” da chi nel 1861 pensò bene di unire questo Paesotto da quattro soldi non perché gliene importasse minimamente qualcosa della gente del sud, ma solo ed esclusivamente per ragioni di comodo e sporco interesse economico. Dopo aver rubato di tutto e di più (la nostra ricchezza fu la loro salvezza!), dopo aver concluso una devastante pulizia etnica ai danni di uomini, donne, vecchi e bambini, dopo aver deportato migliaia di soldati del Regno delle Due Sicilie nel lager di Fenestrelle (To), sciogliendo orribilmente i più nella calce perchè non rimanesse alcuna traccia dei corpi, anticipando dunque di svariati anni i metodi dei lager nazisti, gulag sovietici e laogai cinesi, i “nobili e facoltosi” piemontesi capeggiati dai luridi e delinquenti Savoia, pensarono bene di andare oltre. Dietro laute ricompense, affidarono il controllo e presidio del territorio appena conquistato (il nostro!) a piccoli delinquenti da strapazzo, i quali, con l’appoggio di ufficiali garibaldini e piemontesi corrotti, iniziarono a “impadronirsi” di comuni e campagne con la promessa di vigilare attivamente per garantire l’ordine ed evitare quindi ogni accenno di ribellione. Più passava il tempo, più questi infami signorotti gestivano e garantivano “ordine”, elargendo favori e opere “di bene” a chi ne facesse richiesta e infiltrandosi contestualmente tra le famiglie di più alto rango sociale. Risultato?. Col passare del tempo, questi "signori" si annidarono silenziosamente e spietatamente in ogni dove, imponendo ordini, dettando leggi e ahimè, corrompendo e avvelenando a mo di metastasi l'intero tessuto sociale.
Ecco come è nata la mafia: E’ stata un dono dei Piemontesi!. Ma sappiate che prima della “virtuosa” Unità d’Italia, di mafia, sia in Sicilia che nel resto del Meridione, non se ne era mai sentito parlare!!. Questa è l’unica verità storica accertata sulla nascita della mafia, che ovviamente i testi su cui avete studiato non riportano perché stilati con la menzogna e l’inganno!. E se qualche sceriffo o sconsiderato professore provasse a convincervi che la nascita della mafia è da accostare al fenomeno del brigantaggio post-unitario, sappiate che anche quella è una bufala!.
Un noto storico nonchè scrittore, tale Antonio Gramsci, dichiarò espressamente che "lo Stato Sabaudo-Piemontese è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando e seppellendo vivi poveri contadini, che scrittori salariati tentarono d’infamare col marchio di briganti!". Insomma, a detta e fare di questi criminali e sciacalli, si vorrebbe far passare la mafia come un autentico e inequivocabile prodotto della Sicilia e del Sud. Niente di più falso!!. Magari adesso qualcuno di voi si starà chiedendo:” Ma perché scrivere una storia che non corrisponde a verità?”. Semplice. Ogni storia, dalla più antica alla più moderna, è sempre stata scritta dai vincitori, non dai vinti. Solo così potevano pensare di derubarci anche della nostra memoria!. Ci sono andati vicino, ma hanno fallito. Aprite gli occhi ragazzi e chiudeteli il meno possibile!. Spegnete la tv, gettate via i giornali e mettetevi davanti un computer!. Il vostro diritto alla conoscenza, ovvero il fondamento stesso del sapere, non potrà mai essere garantito dai mezzi di comunicazione di massa, poichè questi ultimi vi regalano quotidianamente l'esatto contrario, cioè la disinformazione, la distorsione della realtà!. Avete a vostra disposizione un'arma devastante che è la rete. E sulla rete potete trovare tutte le risposte ai vostri dubbi, perchè soltanto sulla rete siete liberi!. E quando si è liberi si incute paura, perchè si ha la possibilità di scegliere!. Se fin’ora avete riposto una benché minima e remota speranza in chi, a cominciare da Palermo, sta al governo, spazzatela via immediatamente. Essi sono siciliani solo sulla carta, ma non nella coscienza!. Sono i primi traditori della nostra Terra, legati a personali ed esclusivi interessi facenti capo a coloro i quali stanno a Roma!. Sono loro a svendere quotidianamente l’immagine e gli interessi dei siciliani per brama di potere e denaro!.
Ci hanno portato ad un autentico disastro e chissà a cosa di ancora più tragico e drammatico ci porteranno, se voi per primi non aprite gli occhi!. Urge dar vita a una nuova classe politica siciliana e sicilianista, svincolata da ogni legame con i partiti romani e padani, la quale inizi seriamente ad operare per i siciliani e non sui siciliani. Occorre passare da un' economia di consumo, basata fin' ora su beni e servizi padani, ad un'economia di produzione, supportata da un largo e costante consumo di beni e prodotti siciliani, la quale dia libero sfogo alle risorse, alle imprese e alle menti di questa Terra, sì da rilanciare una apprezzabile competitività ed arrestare la piaga dell'emigrazione giovanile!. Non serve nessun ponte sullo stretto, bensì ci occorre l'applicazione integrale del nostro Statuto (legge costituzionale dello Stato Italiano, approvata con R.d.l. n° 455 in data 15 maggio 1946 e da allora considerata inesorabilmente carta straccia)!. Tanto per farvi un esempio, se l'art.37 dello Statuto Siciliano venisse applicato, e cioè se le imprese commerciali e industriali che hanno sede legale fuori dal territorio della Sicilia, ma che in essa hanno stabilimenti e impianti, pagassero i tributi in Sicilia, sarebbero 30 miliardi di euro l’anno, che divisi per 6 milioni circa di siciliani farebbero 5.000 euro a testa!!.
Più in generale, se lo Statuto di autonomia venisse integralmente applicato, la nostra Terra sarebbe una delle Regioni più ricche d’Italia!. E toglietevi dalla testa la convinzione che i malanni della nostra Terra siano da attribuire proprio alla nostra autonomia, poichè chi vi racconta questa favoletta sa bene d'essere un perfetto criminale!. Da quando è nato, il nostro Statuto d'Autonomia non è mai stato applicato: E' solo questa l'amara verità!. Pertanto, alla luce di tutto ciò, è sacrosanto asserire che non abbiamo cosa farcene di un falso e grottesco federalismo alla padana, fatto dal nord e per il nord!. Sono loro che hanno copiato dal nostro Statuto: noi non vogliamo e non dobbiamo copiare nulla, poichè la storia ci riporta che a loro abbiamo sempre insegnato!. Il far si che un giovane possa ragionevolmente lavorare per sè e per la collettività nella propria terra, è il fondamento sovrano di uno stato di diritto, lo stesso depredato e usurpato ormai da 150 anni da un branco di avvoltoi, ladri, assassini e usurai in nome di una Italia unita che in verità non è mai esistita semplicemente perchè i primi a non essere mai esistiti sono gli Italiani!!. Per ben 686 anni (1130 - 1816) siamo stati uno Stato sovrano e indipendente e quindi, se nel profondo dei vostri cuori sentite di essere liberi, allora dovete necessariamente iniziare a ragionare da indipendenti senza mai più assecondare chi viene a bussare alla vostra porta solo durante la propria campagna elettorale!. Siate sovrani di voi stessi!. Non date credito a gente che solo all’occorrenza vorrebbe farvi credere di riuscire a cambiare la vostra vita: sono dei millantatori. Sarebbe già una gran cosa se riuscissero a cambiare se stessi!.
Da 150 anni, siamo di fronte ad un sistema di oppressione storica, politica, economica e culturale. E per fermare tale drammatico fenomeno, occorre scardinare dalle menti dei siciliani e meridionali tutti, quella quotidiana prassi italo-padana frutto di sporche logiche colonialiste, che mira giornalmente a evidenziare e rimarcare l' immagine di un Sud e di una Sicilia incapaci ed inetti a fronte di un Nord prospero e facoltoso.
Le coscienze dei siciliani, ma più in generale, di tutti i meridionali, non sono affatto spente, ma solo sopite, da troppo, troppo tempo. E' vostro preciso, tassativo e imperativo compito, risvegliarle, ripulirle e riprogrammarle verso una nuova e antica identità popolare!. Servono perciò persone serie, responsabili e fuori da ogni sorta di logica partitocratico-statalista, ma soprattutto, occorrono persone che alla base del proprio operare nutrano un preciso e sincero sentimento: l'AMORE PER LA PROPRIA TERRA, senza se e senza ma!.
Isolate dunque tutti coloro i quali miserevolmente predicano che mai nulla cambierà: Se vi convingono che nulla può cambiare, allora niente cambierà!.
Concludo esortandovi a far vostro questo termine: ANTUDO (ANimus TUus DOminus, ovvero, Il Coraggio è il Tuo Signore). Tutti i siciliani fecero loro questa parola d’ordine durante il Vespro del 1282, cacciando definitivamente i francesi dalla propria Terra.
La Sicilia pretende RISPETTO e grida RISCATTO!. A Voi la scelta.


Pietro Di Caro
(Segretario nazionale giovanile EVIS)

17 Luglio 2010 Con il “Comitato No Lombroso” torniamo al Museo degli Orrori di Torino

Una delegazione tecnico-scientifica del “Comitato No Lombroso” composta dall'On. Dott. Domenico Scilipoti (IDV), Domenico Iannantuoni, Rossana Lodesani, Michele Iannelli, Fernando Luisi, Ermanno Infante, Mariagiovanna Ferrante, Fernando Martella, Giuseppe Romeo, Duccio Mallamaci, Michele Di Cesare, Michele Ladisa, Franco Romano, Amedeo Colacino (sindaco di Motta), Padre Antonio Loffredo, Marco Iannantuoni , Emilio Zangari, Floro Rauti, Commodaro Antonio, Marco Belotti si recata in visita alle ore 11,30 del giorno 17 Luglio 2010 al Museo di Antropologia Criminale "Cesare Lombroso" Torino.
L’evento si è svolto in 4 fondamentali fasi:
A) Una visita guidata del Museo con il direttore Silvano Montaldo ed il prof. Giacomo Giacobini, docente di Anatomia dell’Università di Torino curatore dell’allestimento.
B) La preghiera e la benedizione dei resti umani ad opera di Padre Antonio Loffredo, parroco del rione Sanità di Napoli.
C) Un dibattito tra la nostra delegazione, il direttore Silvano Montaldo ed il professore Giacomo Giacobini che si svolta in una attigua aula dell’Istituto di Anatomia.
D) La riunione della nostra delegazione, dopo la visita, per concertare ulteriori azioni miranti all’obiettivo della chiusura del Museo degli Orrori e della eliminazione dalla toponomastica del nome di Lombroso.

Durante il dibattito con il Montaldo e il Giacobini, è stato ribadito da parte degli intervenuti,alla luce della visita effettuata, la macroscopica evidenza dell’aspetto inutile e fuorviante di questa “trista” e triste istituzione, la sua offesa nei confronti dell’umanità in genere e del Meridione in particolare e la sua dispendiosità; e’ stata quindi rigorosamente ribadita la volontà da parte del Comitato di continuare la battaglia per la sua chiusura.
Le repliche del Montaldo e del Giacobini sono apparse decisamente vacue dal punto di vista scientifico, “nervose” dal punto di vista della relazione con i presenti ed alquanto inattendibili; infatti, a fronte di un puntualissima analisi di Domenico Iannantuoni che si concludeva con la richiesta della chiusura del Museo, il Montaldo non ha trovato di meglio che reagire minacciando platealmente un suo abbandono del dibattito; a fronte di una richiesta di spiegazioni fatta dal sottoscritto a proposito di affermazioni comparse il 5 Gennaio sul giornale il Riformista, in cui il Montaldo definiva Lombroso “attuale”, “bravo medico” e “progressista” c’è stata una smentita per nulla convincente ( visto che queste affermazioni sono documentate dall’articolo) ed inoltre sono stati forniti dati sul numero dei visitatori del Museo che sono apparsi fantasiosi ai presenti.
La nostra riunione, effettuata dopo questo dibattito, ha portato alle seguenti decisioni: la formulazione da parte del Onorevole Scllipoti di ulteriori interrogazioni parlamentari, la richiesta da parte del sindaco di Motta Santa Lucia Amedeo Colacino della restituzione dei resti del Vilella, la continuazione della lotta per l’abolizione della toponomastica Lombrosiana e l’organizzazione di un convegno in qui vengano puntualmente trattate le questioni scientifiche, giuridiche, sociali e politiche legate alla questione Museo Lombroso.
Segnalo infine che oggi è apparso sulla cronaca di Torino de la “Stampa” un articolo sulla giornata dal titolo “Una tomba per i teschi di Lombroso”

MICHELE IANNELLI COMITATO NO LOMBROSO.

domenica 18 luglio 2010

Scarpinato: ''tante ancora le bocche cucite sulle stragi''

“Sono tantissimi quelli che sanno, in tutto o in parte, cosa si cela dietro le stragi. Un esercito di persone che non parlano”.
Lo ha dichiarato il nuovo procuratore generale di Caltanissetta Roberto Scarpinato al convegno organizzato dalla redazione di Antimafiaduemila presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Palermo a due giorni dal 18° anniversario della strage di Via D’Amelio.
“C'è un sigillo che cuce le bocche di tutti – ha spiegato il magistrato - le bocche restano cucite perché la lezione della storia dimostra che non c'è salvezza fisica fino a quando il potere che ha ordinato e coperto le stragi resta in sella. Un potere talmente forte da raggiungerti in qualsiasi carcere, tanto forte da poter condizionare la polizia che indaga o taluni magistrati”.
Infatti “basta ricordare che tutti i conoscitori dei mandanti esterni della strage di Portella della Ginestra sono stati assassinati” ha aggiunto il procuratore generale.
“Per capire cosa sta accadendo in questi anni dobbiamo infatti capire cosa è accaduto nella storia del nostro Paese. Perché se è vero che la seconda Repubblica è nata dalle stragi vero è anche che la stessa cosa era avvenuta per la prima” ha continuato Scarpinato.
“In realtà questo sistema di potere non vuole sapere perché non sarebbe in grado di gestire politicamente una verità che potrebbe avere una portata destabilizzante per il Paese: perché se si volesse guardare in faccia la verità una parte dello Stato dovrebbe processare l'altra parte dello Stato. O, se preferite, una parte della classe dirigente che occupa lo Stato dovrebbe processare un'altra parte della classe dirigente”.
In realtà, “la storia di questo Paese – ha ricordato Scarpinato - assomiglia a quella di certe famiglie che nel salotto buono espongono le cose migliori e nello scantinato nascondono scheletri e segreti di sangue”. Poi ha concluso il suo intervento spiegando che “per fortuna c'è anche un'altra Italia: quella che questa sera è rappresentata qui, che manifesta e scende in piazza per dimostrare il proprio dissenso contro le leggi vergogna, che si batte per difendere la Costituzione che in questo Paese è vissuta come una camicia di forza da parte di tutto il ceto politico di destra, centro e sinistra che non vede l'ora di sbarazzarsene. Per fortuna c'è un'altra Italia che non ci sta a bersi la favoletta che le stragi sono state fatte solo da Cosa Nostra. Fino a quando ci sarà quest'altra Italia allora avrà un senso continuare a partecipare a queste commemorazioni e allora potremmo dirci che Paolo non è morto invano e che il seme che ha lasciato ha continuato a dare i suoi frutti”.

fonte: Antimafia Duemila

“Gli assassini sono stati protetti”

Antonio Ingroia
“”Molti di noi percepirono, subito dopo le stragi del ‘92, che quello scenario non era firmato solo dalla mafia, ma che c’era un’altra mano. Ora, finalmente, dopo 20 anni sono venuti fuori contesti importanti”. Lo ha detto il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia intervenuto a un dibattito organizzato in occasione delle commemorazioni della strage di via D’Amelio in cui fu ucciso il giudice Paolo Borsellino, a Villa Filippina. ”Si stanno concretizzando delle novità – ha aggiunto – e probabilmente si arriverà a un risultato investigativo che darà vita a dei processi”.

”Dalle indagini viene fuori che la verità non era quella che era apparsa e che ci furono assassini garantiti da uomini della mafia e delle istituzioni”, ha aggiunto Ingroia. ”Quello di cui oggi parliamo – ha proseguito – ce lo stanno raccontando personaggi come Massimo Ciancimino, testimone privilegiato perché vicino al padre, ma anche uomini delle istituzioni”.
”Quello che è agghiacciante – ha proseguito Ingroia - è che mentre c’era la mattanza mafiosa, gli uomini dello Stato trattavano con gli assassini e non a titolo personale”.
fonte: Livesicilia

sabato 17 luglio 2010

"Giovanni e Paolo, due uomini liberi con le loro idee "

Questa mattina, sono state danneggiate due statue raffiguranti Giovanni Falcone e Paolo Borsellino; questo vile ed offensivo atto che offende la Memoria dei nostri Martiri, non esitiamo a definirlo un gesto di inaudita gravità, che testimonia, o la pericolosa dabbenaggine di qualcuno, oppure, è il vile gesto intimidatorio mafioso indirizzato nei confronti dei siciliani che in questi giorni si apprestano a commemorare il diciottesimo anniversario della strage di via D' Amelio.
Mai, come in questo momento, grazie all' impegno di magistrati coraggiosi, e di cittadini che non si arrendono, si è stati vicini a conoscere la verità sui mandanti delle stragi di Capaci e di via D' Amelio.
Per onorare la Memoria di Paolo Borsellino e degli Uomini della scorta, per sostenere i magistrati coraggiosi, per arrivare finalmente a conoscere tutti i retroscena di questa strage, e quindi portare in giudizio dinnanzi alla legge e dinnanzi alla Storia i mandanti ed i loro sìcari, L' EVIS invita tutti i siciliani a partecipare alle manifestazioni indette in questi giorni.

Maria Allegra, Segretaria Nazionale dell 'EVIS - Partito per l ' Indipendenza della Sicilia
Pietro Di Caro, Segretario Giovanile

Irregolarità negli appalti per i servizi sociali: 16 arresti a Catania

Si tratta di Giuseppe Zappalà, che ha fatto parte della giunta di Umberto Scapagnini. In manette anche Nunzio Parrinello, consigliere provinciale dell'Mpa


CATANIA. Ci sono Giuseppe Zappalà, 61 anni, ex assessore alle Politiche sociali della giunta di centrodestra di Umberto Scapagnini; Nunzio Parrinello, 52 anni, consigliere del Mpa alla Provincia di Catania; Isaia Ubaldo Camerini, 62 anni, responsabile del distretto socio-sanitario numero 16; l'avvocato Antonino Novello, 53 anni, consigliere della sezione etnea dell'Unione nazionale ciechi; Paolo Guglielmino, 42 anni, legale rappresentante della cooperativa 'Socio sanitaria'; tra gli arrestati da carabinieri del Nas nell'ambito dell'inchiesta su appalti nei servizi sociali nel capoluogo etneo.
Per loro il Gip, accogliendo le richieste del sostituto procuratore Lucio Setola, ha emesso ordine di custodia cautelare in carcere.
Il giudice ha concesso i 'domiciliari' a altri undici indagati. Maria Brunetto, 53 anni, consigliere comunale di una lista civica a Calatabiano; a cinque dipendenti del Comune di Catania: Maria Teresa Cavalieri, 51 anni, Vincenza Lipani, di 55, Lucia Rosto, di 58, Carmela Merola, di 62, Carmela Vampa, di 55; Anna Donatelli, 48 anni, presidente della cooperativa sociale 'Orizzonti'; Salvatore Falletta, 54 anni, vice presidente della Lega cooperative della provincia etnea; Carmelo Reale, di 58 anni, componente una delle commissioni aggiudicatrici di gare di appalto; Concetta Santangelo, di 46 anni, di Adrano; e Renato Briante, di 55 anni, consulente esterno nel 2007 dell'assessorato regionale alla Famiglia.

fonte : Gds

giovedì 15 luglio 2010

La strenna del Festino Firmati altri 13 incarichi

Festino di risparmi a Palermo, Festino di strenne estive alla Regione. Il sito della Presidenza ci fa sapere che nelle ultime ore sono stati firmati i decreti di nomina di altri tredici consulenti. Figure strategiche in una Regione che può contare su oltre 2 mila dirigenti ma che continua ad attingere in ruoli esterni, esperti buoni per ogni assessorato. Così l’assessore al Turismo Nino Strano ha voluto accanto a sè Emanuele Rotta (6.197,49 euro sino al 30 settenbre) quale assistente per la costituzione dei distretti turistici con particolare riferimento (non sia mai) all’area del Sudest della Sicilia. Il suo collega al Territorio, Roberto Di Mauro, ha voluto invece sino alla fine dell’anno un consulente del servizio pianificazione e controllo strategico: si tratta di Carmelo Amoroso e percepirà 14.437,64 euro.

L’assessore alle Risorse agricole e alimentari, Titta Bufardeci, “per fronteggiare la crisi del settore agricolo” (sic!) si avvarrà del supporto tecnico di Santo Bono (5.224 euro fino al 31 dicembre, data entro la quale, presumibilmente, la crisi dell’agricoltura sarà superata). L’oscar delle consulenze spetta d’ufficio però all’assessore alla Famiglia Nicola Leanza che, in un colpo solo, ha messo dentro dieci consulenti, tutti con scadenza marzo 2011. Sono stati tutti nominati per portare a compimento un oscuro progetto denominato “UN-EC-AL-083″, sigla dietro la quale si cela un fantomatico documentario che la Regione intende realizzare senza badare a spese. I dieci che lavoreranno al fondamentale progetto sono: Anna Lucia Colleo (2.5oo euro per lo sviluppo del soggetto e della sceneggiatura), Enrico Maria Settimi (12 mila euro per riprese, co-regia e montaggio), Alessandro Fucarini (fotografo, 6 mila euro), Ilia Mazzone (2.000 euro, co-regia- un altro? – supervisione e montaggio – un altro?), Riccardo Lupo (2.000 euro, redazione testi per lavoro fotografico), Alessio Genovese (2.000 euro a supporto del lavoro di riprese in Sicilia), Aurelia Granà (2.000 euro per la traduzione dei testi). Come se non bastasse la squadra sarà completata da un ricercatore junior (mischino, gli altri saranno sicuramente senior…) che risponde al nome di Michele Ippolito (2.500 euro), da un’esperta di comunicazione, Fabiana Musicco (4.800 euro) e, dulcis in fundo dal consulente più importante: siccome sarà difficile far quadrare i conti del progetto, ecco pronta la consulente alla rendicontazione finanziaria, Vincenza Di Marco, che con tremila euro dovrà certificare il bilancio e per questo lavorerà un mese in più degli altri, sino al 30 aprile 2011. Tranquilli, ci verranno a dire che il progetto è finanziato con i fondi Ue, che le figure erano previste in qualche bando, che i curricula sono a posto. Scommettiamo?
fonte : Livesicilia

Non c’è più il sindaco

Palermo non ha più il suo sindaco. Il sindaco di Palermo non può essere quell’ombra furtiva che evapora dalla Cattedrale, dopo la messa della Santuzza, per non farsi riconoscere. Il sindaco di Palermo non può rifiutarsi di salire sul carro per il grido di rito. Chi rinuncia a quel gesto altamente simbolico di appartenenza e di saldatura morale con la sua gente rifiuta Palermo tutta intera. Il sindaco non può addurre ragioni familiari e private per giustificare la sua assenza. Non può rivendicare la sobrietà di chi avrebbe scelto meritoriamente di non dare un colore politico alla festa. Il sindaco sale su quel carro con la speranza di tutti tra le braccia, come primo cittadino, non come esponente di una parte. Il sindaco non può sfuggire al corteo del Festino per ragioni di sicurezza che pure ci sono. La sicurezza di un sindaco di Palermo è data dal suo coraggio, dalla sua capacità di parlare con la gente. Se l’uomo deputato alla delicata funzione teme contestazioni ridondati e in qualche caso – comunque a torto – violente, deve prendere atto che un legame si è spezzato irrimediabilmente, se mai c’è stato.
Diego Cammarata non si dimetterà dalla carica. Continuerà a decidere, a firmare, a parlare con la fascia tricolore. ma da ieri è un corpo estraneo rispetto alla città che avrebbe l’onore e l’onere di rappresentare. Forse Diego Cammarata è sempre stato un corpo estraneo. Ora, il sospetto è una certezza.
fonte : Livesicilia

Ritratto semiserio di Raffaele L. Ecco l’uomo che somiglia a tutto

A chi somiglia Raffaele Lombardo? Il che significa chiedersi a chi somiglia l’ignoto marinaio di Antonello da Messina. E statene sicuri che pure l’olio si guasterebbe e la tela diventerebbe “libro nero”, la cornice si arcuerebbe come i suoi baffi o come i suoi capelli: ciuffi che da destra arrivano a sinistra, un po’ come il suo governo. Uno psichiatra prestato alla politica è come un dottore che si ammala, il muratore che finisce dentro il bitume. Ma il suo lungi da essere un sorriso è in realtà una morra, una cicatrice d’infanzia e alla Sicilia. E’ così antico che se cercate bene troverete qualche
notizia pure nel Pitrè, antico come la legge di conservazione e quindi machiavellico: “La prima legge di ogni essere è di conservarsi, di vivere”. E come dice sempre il fiorentino sarebbe inutile chiedere spighe a chi semina la cicuta, chiedere ordine a chi si è laureato con una tesi dal titolo “nessi tra tradizioni popolari e costruzioni deliranti”. Però questo delirio è un po’ comune, è siciliano, e Lombardo l’apprendista stregone di questa costruzione che si chiama oggi “governo di larghe intese”, “di legislatura”, “neo-milazzismo”ovvero Kaos che significa vuoto. Perché l’Ars è oggi come il Tartaro, il luogo dove stanno rinchiusi i titani-pensionati d’oro, (chissà se Zeus gli passava un vitalizio così florido), uomini soggiogati da questo Zeus che a differenza di quello greco e di Arcore tra tutti i vizi non ha ancora
quello del priapismo: erezione persistente e dolorosa.

Eppure Maria Bonanno, segretaria che da quel che si diceva assaggiava il caffè, vale più di una D’Addario, Lino Leanza più di un Bondi e di un Verdini che si fa beccare al telefono come uno scolaretto che chiama ai numeri sconci. Per Lombardo il corpo non è altro che messaggio, nel suo viso c’è la cartina geologica siciliana. Ogni ruga sul volto è un pericolo di smottamento, e lui un terremotato che ha già costruito altrove. Se terremota il Pdl, fa una palafitta nel Pd, oppure torna dalla mamma Udc, e visto che c’è pernotta nel Pdl terremotato ovvero il Pdl sicilia. Il suo corpo è cresciuto per dire le cose che non pensa e se si vuole buttare tutto in mafia… la mafia è per lui la “risorsa” che lo tiene in vita perché il nemico a cui può contrapporre la carta dei tecnici, che sono fusibili di legalità da una parte ma scosse elettriche di alunni-dirigenti, padri-padroni di munnizza e termomunnizza dall’altra, come Armao e la sua Falk. Egli è un esempio di genetica politica, un embrione da laboratorio che muta forma continuamente.

Però la discordia che porta tra le file avversarie va di pari passo con la crisi d’identità dell’opposizione che crede di combattere contro il diavolo ma a cui ha già ceduto l’anima. Ed è facile cedere l’anima a Lombardo perché come dicono i consiglieri di paese in quota Mpa (bocche di verità e schedati in voti), con lui si può diventare qualcuno. Il metodo Lombardo attecchisce perché tira fuori il talento-l’intrallazzo politico e ricompensa. Anche il “libro nero” non è altro che un cumulo di desideri di piccoli che vogliono diventare grandi: impiegati che vogliono essere dirigenti, maestri che vogliono essere presidi. Egli scommette sui suoi uomini come la scuola dovrebbe fare con i meritevoli, l’università con i ricercatori, quindi più si produce in termini di consenso e più si salirà nella scala sociale. Chi è stato nella sua villa di Grammichele la descrive come una villa non rifinita, insomma una casa ancora da completare. Lombardo non la abita perché la sua vera casa è una navicella come quella di Star Trek, piena di fili telefonici. Con il suo telefono Borges avrebbe scritto milioni di romanzi, e se chiama alle cinque di mattina i suoi uomini, è pure vero che dice tutto per non dire nulla, come Gianni Letta: un puparo che parla attraverso i pupi.
A chi assomiglia Raffaele Lombardo? “Al deputato che siede sui banchi della destra e a quello che siede sui banchi della sinistra, al contadino e al principe del foro; somiglia a chi scrive questa nota. Somiglia ecco tutto”. Lo diceva Sciascia del marinaio.
fonte : Livesicilia

martedì 13 luglio 2010

Crisi, rapporto Diste: "In Sicilia si fa sentire"

Negli ultimi due anni l'economia siciliana è stata messa a durissima prova. Tensioni estreme, difficoltà congiunturali, violente turbolenze sui mercati finanziari si sono trasformate in un'acuta crisi recessiva, che, alla fine dell'estate 2008, ha assunto proporzioni storiche, incidendo in modo significativo su tutto il 2009. E' l'analisi dei dati che emerge dal "XXXIV Report Sicilia", realizzato dal Diste, Dipartimento studi territoriali, in collaborazione con la Fondazione Curella e il Centro interdipartimentale per la ricerca ed il monitoraggio dell'economia e del territorio dell'Università degli Studi di Palermo, presentato questa mattina, nella sede di Confindustria Palermo, dal presidente Alessandro Albanese, dal presidente del Diste Alessandro La Monica, che ne hanno discusso assieme al presidente della Fondazione Curella, professore Pietro Busetta, al preside della facoltà di Economia Fabio Mazzola e al professore Antonio La Spina dell'Università di Palermo. Per le imprese dell'isola si è inaugurato un prolungato periodo di perdite produttive. Molte di esse sono fallite, altre hanno sfiorato la bancarotta. Mentre i siciliani hanno dovuto tagliare in modo consistente le spese anche per l'acquisto di vestiti, scarpe, alimentari e bevande. Si contano numerose chiusure fra le piccole imprese operanti nella distribuzione, nell'artigianato, nell'industria manifatturiera, nelle costruzioni. Va male anche la produzione industriale: il numero degli occupati è sceso per il quarto anno consecutivo, collocandosi al livello più basso degli ultimi dodici anni. Le indagini campionarie Istat condotte presso le famiglie siciliane hanno accertato, con riferimento alla media del 2009, un numero di lavoratori pari a 129,6 mila unità, il 6% in meno rispetto al 2008. Sono cresciuti anche i dati relativi ai fallimenti (nel 2009 in Italia oltre 9 mila, +23% rispetto al 2008; in Sicilia l'aumento si è aggirato attorno al 12 per cento, con undici imprese fallite ogni diecimila registrate) e ai protesti. Ma i dati messi a punto dal Diste evidenziano anche che qualche segnale positivo c'é: infatti, grazie ad un cauto miglioramento del clima di fiducia degli operatori, la fase più acuta della recessione potrebbe essersi arrestata, o quanto meno mitigata, anche se il processo di normalizzazione sembra destinato a protrarsi nel tempo. Dopo che nel 2009 l'export ha registrato un -37% rispetto al 2008, e l'import (-38,6% rispetto al 2008), dai dati del primo trimestre 2010, si registra un miglioramento. I flussi commerciali dell'Isola con il resto del mondo, infatti, hanno mostrato un consistente rilancio, chiudendo il periodo all'insegna di aumenti in termini monetari del 45,4 per cento le esportazioni e del 67,9 per cento le importazioni. I consumi delle famiglie siciliane, come è emerso dall'indagine Diste/Fondazione Curella, effettuati con alcuni operatori del credito siciliani, diminuiscono in maniera significativa. I risultati delle inchieste condotte nell'autunno 2009 e a inizio primavera 2010 hanno segnalato flessioni di entità apprezzabile estesi alla maggior parte dei capitoli di spesa, a iniziare dal vestiario e abbigliamento, dai prodotti in pelle e calzature, agli alimentari e bevande, dai servizi di ristorazione e alberghieri a quelli per la cura della persona.
Fonte: gds

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A questo ci hanno portato e chissà a cosa di ancora più tragico e drammatico ci porteranno, se i siciliani non aprono gli occhi. Urge dar vita a una nuova classe politica siciliana e sicilianista, svincolata da ogni legame con i partiti romani e padani, la quale inizi seriamente ad operare per i siciliani e non sui siciliani. Occorre passare da un' economia di consumo, basata fin' ora su beni e servizi padani, ad un' economia di produzione, la quale dia libero sfogo alle risorse e alle menti di questa Terra, sì da rilanciare una apprezzabile competitività ed arrestare la piaga dell' emigrazione giovanile!. Non serve nessun ponte, bensì ci occorre l'applicazione integrale del nostro Statuto!!. Non abbiamo cosa farcene di un falso e grottesco federalismo alla padana, fatto dal nord e per il nord!. Sono loro che hanno copiato dal nostro Statuto: noi non vogliamo e non dobbiamo copiare nulla, poichè la storia ci riporta che a loro abbiamo sempre insegnato!. Il far si che un giovane possa ragionevolmente lavorare per sè e per la collettività nella propria terra, è il fondamento sovrano di uno stato di diritto, lo stesso depredato e usurpato ormai da 150 anni da un branco di avvoltoi, ladri, assassini e usurai in nome di una Italia unita che in verità non è mai esistita semplicemente perchè i primi a non essere mai esistiti sono gli Italiani!!.