domenica 27 febbraio 2011

Giovanni Brusca: “Dell’Utri fu referente della Mafia”

Rivelazioni del boss di cosa nostra sul fondatore di Forza Italia: “dopo la morte di Lima, il tramite fu lui”

Dopo l’uccisione di Salvo Lima, nel marzo del ’92, e prima della strage di Capaci, Marcello Dell’Utri e Vito Ciancimino sarebbero diventati i nuovi referenti di Cosa nostra per la trattativa tra Stato e mafia. E’ quanto il pentito Giovanni Brusca avrebbe raccontato ai pm di Palermo, sostenendo che e’ stato Toto’ Riina a riferirglielo. Il pentito, secondo quanto scrive ‘Repubblica’, avrebbe confessato durante un interrogatorio nel quale e’ scoppiato in lacrime. I magistrati lo avevano convocato nell’ambito dell’inchiesta a suo carico per riciclaggio e fittizia intestazione di beni, scaturita da intercettazioni ambientali. Brusca sarebbe crollato davanti al contenuto delle intercettazioni contestategli dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia e dai sostituti Nino Di Matteo, Paolo Guido e Lia Sava.

Nei giorni scorsi Brusca, che finora aveva sempre sostenuto di non sapere nulla di Dell’Utri, sarebbe stato sentito anche dalla procura di Caltanissetta che indaga sulle stragi del ’92. Anche Massimo Ciancimino aveva tirato in ballo Dell’Utri al processo di Palermo che vede imputato il generale dei carabinieri Mario Mori, indicando il senatore Dell’Utri – condannato a 7 anni in appello per i rapporti che avrebbe intrattenuto con la mafia prima del ’94 – come ‘protagonista’ della presunta trattativa dopo l’arresto del padre Vito, avvenuto nel ’93.

fonte: Giornalettismo.com

venerdì 25 febbraio 2011

Il ministro La Russa ( siciliano ) è un suddito della Lega !

Il ministro della Difesa, il siciliano Ignazio La Russa, è stato chiarissimo: posto che il residence di Mineo sarà destinato ai richiedenti asilo, gli extracomunitari che sono sbarcati nelle ultime settimane e quelli che verosimilmente sbarcheranno nei prossimi giorni potranno essere accolti in strutture militari dismesse. Ma solo in quelle del Centro-sud. Il ministro nato a Paternò (provincia di Catania) non spiega perché i siti del nord non saranno coinvolti.

E allora è Enzo Bianco, senatore del Pd ed ex ministro degli Interni, a denunciare il motivo per il quale, a suo dire, il Settentrione verrà risparmiato dal problema immigrati. "La Russa non ha la forza di opporsi alla Lega Nord - attacca l'ex sindaco di Catania - È in posizione supina. Trovo vergognoso l'atteggiamento assunto dal ministro della Difesa. La sua è volgare sudditanza".

Eppure La Russa sostiene che la scelta di risparmiare le regioni settentrionali è dovuta al fatto che gli sbarchi avvengono al Sud.
"È una teoria fallimentare. Peraltro il problema che l'Italia deve affrontare in questi giorni non è nemmeno una novità assoluta. Una situazione simile il Paese l'ha già affrontata in passato e lo ha fatto in modo diametralmente opposto".

A quale precedente fa riferimento?
"Al maxi esodo dall'Albania del 2000-2001. Arrivarono migliaia di persone. Soprattutto in Puglia, ma io che ai tempi ero il ministro degli Interni non mi sarei mai sognato di trattenerle tutte in quella regione o esclusivamente nel Centro-sud. Perché se del problema immigrazione si fanno carico tutte le regioni, i disagi si riducono notevolmente e si possono concretamente avviare i processi di integrazione con gli extracomunitari. Con l'esodo degli albanesi ha funzionato".

Ma perché un piano del genere non può funzionare con il coinvolgimento delle sole regioni del Sud e del Centro?
"Non può funzionare perché questo piano contiene un'odiosa disparità a vantaggio del Nord. Anche La Russa evidentemente ne è consapevole. Altrimenti non avrebbe scelto di tenere nascosti i nomi degli ex siti militari dove troveranno una sistemazione gli immigrati. Il segreto, sono parole del ministro, serve a evitare che la gente possa "allarmarsi"".

Intanto si è allarmata la Lega Nord. Ma davvero lei crede che il ministro non possa opporsi al partito di Bossi?
"La Russa non è nelle condizioni di balbettare nemmeno un "ma", un "tuttavia" un "però". Deve obbedire punto e basta. Non ha alcuna autonomia. Il Carroccio è in grado di staccare la spina al governo Berlusconi in ogni momento. Il partito di Bossi fa i suoi interessi e il ministro della Difesa può solo obbedire. Così il siciliano La Russa con la questione degli immigrati sta lavorando per trasformare il meridione nella pattumiera d'Italia. E dire che potevamo diventare un esempio per l'Europa".

In che modo?
"Creando accordi internazionali sulla gestione delle frontiere. Il prototipo del Frontex ha visto la luce quando ero ministro degli Interni. Allora siglammo accordi con la polizia slovena ma anche con i tedeschi e gli austriaci. Bisogna collaborare. E bisogna farlo cominciando dalle regioni. Se ognuno si chiama fuori dal problema va a finire che nessuno lo risolverà. E le conseguenze per il Paese saranno pesantissime. Ma La Russa come fa a spiegarlo alla Lega?".
fonte: la Repubblica

Il Movimento del Sud di Lombardo. Ammuina o negghia ?

E ora tutti a chiedersi che cosa abbia in mente Raffaele Lombardo. Magari non ha proprio niente in testa e sia solo ammuina quell’annuncio di cambiare tutto – nome e simbolo, dirigenti e ragione sociale del Movimento per l’Autonomia. Oppure un ballon d’essai, la monetina con il laccetto gettata a terra per vedere chi abbocca e farsi una risata. O un messaggio infilato nella bottiglia e gettato a mare con la voglia di sparire.

Può essere altro, naturalmente. Una decisione meditata di chi si guarda attorno e prende atto che tutto è cambiato. Da quel 14 dicembre, il giorno della mozione dio sfiducia bocciata dalla Camera, sembra essere trascorso un secolo. Il day after segnò la nascita del nuovo polo, il polo della nazione per compiacere Pier Ferdinando Casini, che pareva il padrone di casa. Nasceva l’alternativa centrista, il Grande Centro, con le sue varie anime, popolare, dorotea, dossettiana (dalla Dc al Pd) , e destrorsa (gli ex An di Fini), e pareva che dovesse segnare un punto di non ritorno.



Poi c’è stato lo smottamento finiano, seguito all’abbandono di quattro parlamentari autonomisti (continentali, nemmeno un siciliano fra i fuorusciti), la nascita dei Responsabili, raccolti con argomenti e strumenti appropriati, e la malinconica presa di distanza con i partner: l’Udc alle prese con la nascita del suo gruppo autonomo al Senato (altro che gruppo unico), l’Api di Rutelli in attesa di nuovi arrivi dal Pd, convinto di potere fare da sé.

E il Mpa di Lombardo?

“Prendiamo atto che non stiamo dentro”, ha detto un autorevole dirigente dopo un incontro dedicato al coordinamento dei gruppi parlamentari.

Da questo contesto potrebbe essere nata la svolta che si materializzerà il 17 marzo, compleanno dell’Unità d’Italia, una data scelta con il lanternino.

Che cosa sarà, dunque il nuovo partito di Lombardo?

Un partito trasversale, a leggere le analisi ancora a caldo. Un albergo con porte girevoli, aperto a tutti coloro che non si sentono a loro agio laddove stanno. Un partito che cominciare senza la fatica di ricominciare, perché ha una sua struttura, una esperienza sul campo. Un partito che ha assaporato i successi ma anche la fatica di dovere trovarsi necessariamente compagni di viaggio, senza guardare per il sottile: dal leghismo alla destra di Storace.

L’abito trasversale, dunque, non nasce dal nulla.

Possibile che tutto questo non abbia a che vedere con la Sicilia e le sue contorsioni? Difficile che Lombardo non abbia valutato il terreno di decollo e le sue opportunità. Il Movimento del Sud concorrerà con Forza del Sud o ci riserveranno una sorpresa i due ex “ribelli” del centrodestra? Non è che si mettono a braccetto e partono da dove hanno lasciato. Il Cavaliere non si è tolto di mezzo e vuole completare la legislatura. Ha i numeri in Parlamento ed un solo fronte da combattere, i tribunali. Ma non ci entra da solo, si porta appresso la maggioranza della Camera e del senato, che gli consentono di cambiare le regole della partita mentre essa si svolge. Chissà che non sopravviva anche a Ruby e tutto il resto.

Dall’altra parte ci sono amici, ma anche nemici irriducibili. Il Nuovo Polo è un’incompiuta che deve dare conto alla Chiesa di ogni passo, perché l’Udc è il perno di questa terra di mezzo. Il Pd costituisce un’opportunità, ma il dissenso siciliano ha radici robuste trasversali, i cui confini non sono definiti. Una palude. E Gianfranco Fini con il Fli? Una opportunità, da non trascurare. I rapporti con il Presidente della Camera sono ottimi.

I giorni che mancano al 17 marzo saranno decisivi per decidere la road map. Un ruolo importante può essere giocato dall’esito del confronto in corso all’interno del PD. L’area Innovazioni, ex Margherita, ha minacciato l’abbandono. Per andare dove?
fonte: SiciliaInformazioni.com

giovedì 24 febbraio 2011

Capretti, ricotta e caciotte per passare l'esame di guida

Negli uffici della Motorizzazione di Palermo arrivavano pratiche accompagnate da fiaschi d'olio, sacchi di carciofi e buste di ricotta. Le pratiche più delicate avevano un allegato ancora più gustoso: "Pezzi di capretto", confessa Antonino Nobile, il funzionario della Motorizzazione arrestato a gennaio dalla squadra mobile per un giro di mazzette, assieme a cinquanta titolari di autoscuole e agenzie di disbrigo pratiche.

"Generalmente - ammette il funzionario davanti al sostituto procuratore Amelia Luise - mi pagavano 50 euro a fascicolo. Io aprivo il cassetto e il titolare dell'agenzia metteva i soldi dentro. Qualcuno, soprattutto dalla provincia, mi portava però delle prelibatezze". E allora le pratiche di immatricolazione e collaudo erano ancora più veloci. Nobile arrivava a far avere la patente a gente che non si era neanche presentata agli esami.

Il funzionario, adesso assistito dagli avvocati Elena Gallo e Giuseppe Fiorenza, ha parlato per cinque ore, martedì scorso, nella sala interrogatori dell'Ucciardone. Ammette, confessa, chiama in causa i titolari di molte agenzie. E poi accusa: "Nel dicembre 2008, alla fine di un collaudo, una signora mi diede cinquanta euro. Quando le chiesi perché, mi rispose che questo era l'andazzo".

Nobile fa i nomi di cinque "tecnici" e poi di tre "colleghi" addetti agli esami: "Prendevano soldi", mette a verbale Nobile. "Non li ho mai visti prendere soldi - precisa - ma sapevo dai titolari di autoscuole e agenzie che li prendevano". Secondo Nobile, ci sarebbero esaminatori della Motorizzazione che avrebbero intascato anche 1.500 euro per una sessione truccata. "Nel 2007 - prosegue il funzionario - il titolare di un'autoscuola di Montelepre mi offrì 450 euro per gli esami. Mi disse: "Come faccio con gli altri, faccio con te"".

La sezione Reati contro la pubblica amministrazione della squadra mobile aveva piazzato una telecamera nell'ufficio di Nobile. Durante l'interrogatorio di martedì, sono stati mostrati diversi video al funzionario: lui ha riconosciuto trenta persone, i titolari delle agenzie che pagavano. Di uno di loro, Nobile dice: "Ha pagato tre volte, sempre per esami. Anche spontaneamente e dunque per rispetto, pur essendo un tirchio unico".

Così andavano le cose alla Motorizzazione, fino a qualche tempo fa. La mazzetta era semplicemente dovuta, "per rispetto", ripete Nobile. "E se non c'ero io, lasciavano alla mia segretaria". Alla fine, il funzionario ha provato a giustificarsi: "Quello che i miei colleghi facevano in 10-15 giorni, io facevo all'istante". Come dire: in fondo, le mazzette fanno vincere le pastoie della burocrazia. Peccato, però, che molte pratiche di Nobile fossero "aggiustate" con date e particolari falsi.
fonte: la Repubblica

SOLIDARIETA' A GIOACCHINO GENCHI

L 'EVIS - Partito per l ' Indipendenza della Sicilia, esprime la sua solidarietà al dott. Giocchino Genchi per l ' esclusione dalla polizia di Stato.
Nel documento ufficiale dell 'espulsione si legge la seguente frase : " ...ha continuato pervicacemente, con ostentata pertinacia...", questa frase è una
medaglia d ' oro al coraggio e all' onestà di un uomo che mai si è piegato al potere corruttivo dei potenti.
L ' EVIS, rende omaggio a questo coraggioso figlio della Sicilia .

Neva Allegra, Segretaria Nazionale Dell ' EVIS

lunedì 21 febbraio 2011

Due marocchini

Una giovane marocchina, abitante in Sicilia, può finire miracolosamente alla corte del lusso più sfrenato. Può anche capitarle di venire liberata alla velocità della luce da una questura dopo essere stata fermata per un furto. Un giovane marocchino, abitante in Sicilia, pur non avendo commesso alcun reato, essendo anzi in regola con la licenza di venditore ambulante, va al rogo. Boccette pregiate di profumo date in mano con troppa facilità alla prima, una volgare bottiglia di plastica piena di benzina per il secondo. Che nessuno ha potuto, o forse voluto, come dicono i parenti, togliergli dalle mani.

Il potere dà e il potere toglie. Niente di più, niente di meno. Non ha importanza se hai rispettato le leggi o se sei un delinquente. Sapete come si dice. Per gli amici, o le amiche, le leggi si interpretano, per i nemici si applicano senza sconti. Poi i processi e le indagini ci diranno delle responsabilità dei singoli. Intanto, sui due giovani, sul loro destino diverso e parallelo, questo possiamo dire. E lo diciamo.

fonte:Livesicilia

sabato 19 febbraio 2011

RIFORMA: Intervista al Presidente R. Lombardo su Sandro Oliveri



IN QUESTO VIDEO, LOMBARDO SI SBRODOLA NEL FARE GLI ELOGI DEL SUO PUPILLO " SANDRO OLIVERI " .
OLIVERI, E' COLUI CHE VUOLE TOGLIERE LA TRISCELE DALLA BANDIERA DELLA NAZIONE SICILIANA !

venerdì 18 febbraio 2011

ELIMINAZIONE DELLA TRINACRIA DALLA BANDIERA SICILIANA

Un necessario ed inderogabile riscontro dovrà quest'oggi precedere il tramonto del sole, su questa splendida Terra di Sicilia, immiserita e offesa, una volta ancora, da menti perverse, patrimonio spregevole in soggetti farneticanti.
Fallace risulterebbe, altresì, la convinzione di colui che ritenesse la sua fortuita nascita in Sicilia una valida motivazione per sentirsi autenticamente Siciliano; è doveroso ricordare, a tal fine, anche a costo di essere cattivi, la possibilità che uno spermatozoo, trasportato dal vento, produca qualche bastardo nel ventre di qualche lurida puttana, casualmente residente nell'Isola; e la casualità dei figli dei soldati americani dell'ultimo conflitto sta là a dimostrare la fondatezza del mio assunto.
Se si riflettesse un pò di più, concentrandosi nella determinazione di mettere in fase il proprio assetto cerebrale, certamente arrugginito, si eviterebbe una serie di comportamenti che rasentano l'idiozia politica di taluni soggetti : Ma è veramente idiozia quell'altra argomentazione di proporre l'eliminazione del simbolo della Trinacria dalla bandiera della Sicilia, seppure cammuffata da una motivazione che, più che offendere l'intelligenza di chi scrive, dimosta semmai la povertà delle argomentazioni politiche di chi ha partorito l'iniziativa di che trattasi ?
Risponderemo anche al colto staff di Sandro Oliveri, avvocato d'ufficio dell'illustre politico, non prima però di aver raccontato una storiella che alberga ancora nei ricordi della nostra fanciullezza. La storia comincia come tutte le altre storie, con l'usuale inizio di sempre : C'era una volta !
Sì, c'era una volta, nel mio paese, una zoccola, il cui marito, un villano purosangue, lavorava scavando alle dipendenze di un nobile marchese.
Avvenne, poi, in quel tempo, che costei, la zoccola, partorì una figlia.
E avvenne, ancora, anni dopo, che, morto il padre, quella bambina poi cresciuta e fattasi donna, raccontasse all'interlocutore del momento che lei non era figlia del villano del quale portava il cognome, ma figlia del marchese; la storia riveduta e corretta, insomma, di quanto scrisse Pirandello anni prima, con un finale particolare però, amaro e spero salutare per l'interessata, quando, un bel giorno, si sentì apostrofare da un tizio che, in termini abbastanza schietti, le disse che lei era null'altro che la figlia di una grandissima puttana.
Ma perchè abbiamo voluto citare questa storiella ? Soltanto per la circostanza di voler dimostrare come tanti imbecilli si compiacciono di dichiararsi tali, a conferma del motto di sempre, per il quale l'imbecillità della gente regge l' universo intero.
Si legge, nel pregevole servizio predisposto dallo staff di Sandro Oliveri, che " La proposta di disegno di legge presentata prevede non l'abolizione del simbolo della Trinacria ( la parola Trinacria è scritta a lettere maiuscole) quale stemma rappresentativo della Sicilia, ma soltanto la rimozione della sua apposizione sulla bandiera siciliana; il è ( forse voleva dire -il chè) è avvenuto con la legge regionale n. 1 del 4 gennaio 2000 ( soltanto 11 anni fa !!! ), ripristinando così la condizione che da migliaia di anni si ha avuto fino al 1999!!! " Si vuole affermare, insomma, seppure in termini quasi incomprensibili, che l'uso della bandiera della Sicilia, con lo stemma della Trinacria, era improprio e frutto di semplice consuetudine, almeno fino al 1999, prima della norma regionale n. 1/2000 ).
Segue, poi, una serie di notiziole abilmente ricavate dalle solite fonti di limitato spessore storico, che nulla aggiunge al comune sapere, abilmente condito per gli incolti di sempre, idoneo forse a far leva sul peccato di iconodulia, magnificandosi infine nella successiva affermazione : " Neppure ci si è sognati, nella difesa dei valori cristiani, di proporre la rimozione con la contestuale sostituzione con uno di quelli rappresentativi del cristianesimo ", ricavato dall'assunto che " nello stato laico in cui tutti vogliono vivere è bene non utlizzare alcun simbolo rappresentativo di qualsiasi religione ".
Vedi , caro staff di Sandro Oliveri, cominciamo coll'evidenziare l'inopportunità della citazione del Crocifisso, il cui significato, abilmente condito dalle solenni minchionerie della santa romana chiesa, per adeguarlo alle necessità e soperchierie della stessa, è invece, per noi credenti, un simbolo immortale ed universale, come universale è il messaggio di quell'Uomo Crocifisso che ti invita a guardare anche indietro, per aiutare chi è meno fortunato di te, aiutandolo con quella solidarietà che alberga soltanto nella mente degli eletti e nella solidarietà dei giusti, esseri superiori, sempre e comunque generosi e munifici verso i propri simili. Certo lo stipendio mensile dei nostri onorevoli, nella stragrande maggioranza composta da intelligenze mediocri -scusa ci correggiamo- normali, rapportato al reddito di un povero pensionato, fa a pugni con il discorso del Crocifisso; ma questo è un altro discorso che esula dalla nostra chiaccherata.
Nè c'entrano nulla, ancora, le porcherie sostenute sul rischio di eventuai confusioni con altri simboli ( Isola di Man e altre coglionerie senza senso ) : Per chi avrà modo di guardare la bandiera dell'Isola di Man, si accorgerà che le tue affermazioni, caro staff Oliveri, sono assai fuori luogo, comunque improprie e risibili.
E' peregrina, ancora, quell'altra citazione sulla legge regionale n. 1 del 4 gennaio 2000, istituente la bandiera della Sicilia, perchè non hai capito, caro Staff Oliveri, che quella legge ha rappresentato soltanto la ratifica di un sentimento radicato nei millenni nell'animo degli Isolani : Nulla di trascendentale, insomma, peraltro, mi pare, portato avanti dal Presidente Cuffaro se non andiamo errati, sai quello dei cannoli, quello che si trova in galera insomma, che pagò, ci pare, 150 milioni delle vecchie lire per il bando del concorso dell'inno siciliano, rifiutando quello gratuito dei Puritani di Bellini, e tanti altri comunque splendidi, per approvare quello della leccata di mani alla massonica penisola e a suo illustre vessillo ( sai quello oggigiorno tanto decantato, copia conforma del massonico vessillo francese ).
Ma tale iniziativa, per noi mortificante e spregevole, per come ci chiediamo, potrebbe avere fini reconditi ? E' possibile, ci domandiamo, che l'amico Oliveri, gran compare del nostro illustre Presidente Lombardo, voglia far leva sul sentimento dei Siciliani autentici, suscitando prima il loro spontaneo disgusto, per poi fare uno strategico dietro front, e censire gli autonomisti e gli indipendentisti dell'Isola, magari ritenendo di poterli manovrare, al momento opportuno, come autentici pupi siciliani ?
E' possibile, mi chiediamo ancora, arrivare al punto di distruggere il sentimento di insularità che lega i nostri corregionali al simbolo della nostra Bandiera, per tentare quell'ultima carta con la quale si vuole distruggere la nostra identità ?
Sì, è possibile tale maldestro tentativo, dopo aver tentato con tutti i mezzi di farci diventare italiani per forza, distruggendo o tentando di nascondere la nostra infinita cultura millenaria; ci hanno provato con la lingua, quella che loro chiamano col termine di dialetto siciliano, già un dialetto il nostro, dicono loro, ma di quale lingua se la lingua italiana l'abbiamo inventata noi ?
Vedi, caro staff di Sandro Oliveri, ti confidiamo un segreto che speriamo arricchirà le tue conoscenze storico-lessico-culturale : Non sono riusciti a distruggere la nostra Lingua Siciliana, quella che loro chiamano dialetto, per la semplice motivazione che il nostro substrato culturale è retaggio imperituro di quello dei Popoli del Mare del 1200 a.C. ; Noi siamo della stessa razza degli Etruschi, con i quali condividiamo la lingua e l'origine; siamo una razza superiore, per privilegio di casta e grazia dell'Onnipotente.
Dvi hiti mrukesh ais uie; re sesan ires be...- Per i due morti, quì deposti, invoca dio.Concedi ai resti di risorgere- E' quello che scrivevavo i nostri antenati Siculi, 3211 anni fa, a dimostrazione della loro spiritualità, mai prima così intensamente raggiunta da altri popoli.
Ad onta di qualsiasi ipotetica motivazione, convinciti, caro staff di Sandro Oliveri, che prossimamente, assai prima di quanto tu ed altri possiate immaginare, la nostra Terra, la Sicilia meravigliosa, tornerà ad essere libera e indipendente, seppure nel contesto della Confederazione degli Stati del Sud, uniti, liberi, indipendenti e confederati, dalla Sicilia alla Campania, Sardegna compresa : E' quello che ci suggerisce la nostra storia, analizzando tutti sondaggi demoscopisci, compresi quelli americani che prevedono la dissoluzione di questa loro italia che, al Sud e alla Sicilia, ha portato solo e soltanto inciviltà, lutti, miserie e tristezze; uniti alle altre regioni sudiste, sotterreremo economicamente e culturalmente la nordista penisola, finalmente !
Concludiamo, rimarcando l'inopportunità dell'iniziativa della eliminazione del simbolo della Trinacria dalla nostra Bandiera : Perdereste solo tempo, perchè la ripristineremmo a brevissimo tempo, subito dopo la proclamazione della nostra Indipendenza non più procastinabile, semmai sollecitata ed anticipata da scelte scellerate ormai intollerabili .
AN TU DO è la nostra risposta alla insana proposta paventata, consapevole appartenenza alla grande Nazione Siciliana, una, libera, grande, indipendente.
Neva Allegra, Segretaria Nazionale Dell ' EVIS- Partito per l ' Indipendenza della Sicilia
Lucio Paladino, Vice Segretario Nazionale
Pietro Di Caro, Segretario Giovanile

mercoledì 16 febbraio 2011

Abuso d’ufficio, Cammarata indagato “Fece pulire la strada per la figlia”

Il sindaco di Palermo Diego Cammarata è indagato dalla procura di Palermo per abuso d’ufficio: fece pulire una strada privata dagli operai della Gesip, società interamente partecipata dal Comune, in occasione del battesimo della figlia, nel giugno 2009. La strada, via Salita del Convento, nel capoluogo siciliano, conduceva alla chiesa di Salta Maria la Reale, dove la piccola è stata battezzata. Con Cammarata, secondo quanto riportano alcuni giornali locali, sono indagati anche funzionari della Gesip, la società in cui lavora Franco Alioto, lo skipper che sarebbe stato impiegato dal sindaco per la manutenzione della sua barca. La vicenda ha portato all’apertura di un’altra indagine sulla quale il Gup dovrebbe pronunciarsi nei prossimi giorni per l’eventuale rinvio a giudizio. Cammarata è coinvolto in altre due indagini giudiziarie: una riguarda la gestione della discarica dei rifiuti a Bellolampo e l’altra la mancata attuazione di misure antismog in città. Le indagini sulla pulizia della strada, partite dopo una denuncia presentata alla polizia dai sindacati, sono coordinate dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci e dal pm Laura Vaccaro.

fonte: Livesicilia

martedì 15 febbraio 2011

Emigrati all'estero, siciliani al primo posto

PALERMO - E' composto da siciliani, il maggior numero di emigrati residenti all'estero: sono 663.776, pari al 17% del totale nazionale. L'anagrafe dei siciliani residenti all'estero, distinta per province, è stata elaborata e resa nota dal dipartimento Lavoro dell'assessorato regionale della Famiglia.

In Germania sono registrati 189.839 residenti siciliani, segue il Belgio con 93.650, l'Argentina con 72.443, la Svizzera e la Francia, rispettivamente con 66.767 e 61.329.

L'incidenza dei residenti all'estero rispetto al totale della popolazione siciliana (5.042.990) è del 13% e le province di Agrigento (141.775), Palermo (103.419) e Catania (102.000) sono le uniche che hanno più di 100 mila residenti emigrati. La tabella completa dell'anagrafe dei siciliani residenti all'estero è consultabile sul sito del dipartimento del Lavoro all'indirizzo http://www.regione.sicilia.it/lavoro/TRS/index.htm ef/idn.

fonte:lasiciliaweb

Dell ' Utri " ri-discende " in campo !

Come abbiamo riferito nei giorni scorsi, Marcello Dell’Utri è ri-disceso in campo. Anzi, non era mai andato via. Vasto programma il suo: “In Sicilia – spiega Dell’Utri a Livesicilia – il nostro obiettivo è quello di lavorare per l’unità del partito. Abbiamo maturato la scelta di trasformarci in corrente del Pdl sulla scorta di una richiesta ricevuta dai circoli di tutta Italia, che per la loro natura culturale non trovavano adeguato riconoscimento nel partito”.

Il segno del disfacimento della politica e della civiltà in questo Paese non è dato soltanto dalle storie e dal corrosivo contorno delle notti di Arcore. Non è dato soltanto dai conflitti istituzionali, dall’erosione degli spazi comuni, dallo smarrimento di un linguaggio sul cui metro intendersi. Un segnale tangibile di perdita del senso della Repubblica si legge chiaramente nella circostanza che permette a Marcello Dell’Utri di essere ancora un protagonista della politica attiva. Dobbiamo spiegare perché, o ci si può arrivare da soli?

fonte: Livesicilia

Sette progetti per Termini Imerese

Sette progetti per cambiare volto all'area industriale di Termini Imerese, dove a fine anno lo stabilimento Fiat cesserà la produzione. L'advisor Invitalia ha chiuso la selezione delle manifestazioni di interesse per la riconversione dell'area con una lista di sette iniziative che potranno convivere una accanto all'altra: non più solo auto, ma anche cinema e tv, fiori e energia solare.

Con una ottava offerta che punta invece a occupare l'intera area, senza lasciare spazio ad altre iniziative, ma che advisor e ministero considerano in stand by perché arrivata a tempo scaduto. Stasera il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, farà il punto con i sindacati per una condivisione sul testo dell'accordo di programma che sarà firmato mercoledì 16.

- AUTO: DE TOMASO E LA 'SUNNY CAR'. CON DR 'IN PANCHINA'. In continuità con la vocazione automobilistica dell'area si apprestano a sbarcare a Termini Imerese la De Tomaso di Gian Mario Rossignolo (per produrre auto di lusso) e il finanziere siciliano Simone Cimino insieme all'alleato indiano Reva con il progetto Sunny Car: produzione di auto elettriche e una rete solare per rifornirle di energia.

L'ottava offerta, rimasta fino ad ora fuori dalla lista finale dell'advisor Invitalia, è quella del costruttore molisano di auto Dr Motor Company, di Macchia d'Isernia, che punta all'intero sito per "mantenere lo stesso assetto della Fiat: lastratura, verniciatura e assemblaggio" per produrre 60 mila auto l'anno in quattro modelli. Proposta "arrivata tardi" e ora "in panchina", ha spiegato il ministro Romani.

- SERRE PER FIORI FOTOVOLTAICHE E UNA HOLLYWOOD SICILIANA. Non più solo auto. Alla Termini Imerese del futuro guardano aziende impegnate dagli studios per cinema-tv ai fiori.

CICCOLELLA è uno dei gruppi leader in Europa nei settori della produzione e della commercializzazione di fiori recisi e piante da vaso, prima azienda florovivaistica quotata in borsa in Europa. Affianca alle serre progetti innovativi nell'energia.
A Termini dovrebbe portare serre fotovoltaiche.

Il progetto MED-STUDIOS pensa a una Hollywood siciliana: teatri di posa per cinema e fiction tv per la Einstein Multimedia. Le altre manifestazioni di interesse selezionate sono delle LIMA (protesi mediche ortopediche) NEW COOP (logistica e grande distribuzione) BIOGEN TERMINI (produzione energia da biomasse).
fonte: lasiciliaweb

sabato 12 febbraio 2011

Le "renitenti" di Favarotta

È una storia esemplare che illustra il comportamento delle truppe di occupazione piemontesi e dei galantuomini locali all'indomani dell'unità d'Italia e il concetto di "giustizia" o meglio di prevaricazione "mafiosa" applicato alle nostre genti. Non sono una brava narratrice ma la storia non è semplice da raccontare e ho omesso molti particolari.

I fatti si svolsero a Terrasini, allora noto come Favarotta, piccolo centro a 35 km da Palermo e riguardano da vicino la famiglia di mia madre. I fatti riportati non sono solo frutto del racconto di mia nonna e di mia madre ma sono anche ripresi da quanto riportato, in maniera edulcorata, e documentato dal sociologo ed economista N. Colajanni nel suo libro Nel Regno della mafia, edito da Rubettino nel lontano 1900.

Ecco i fatti: All'inizio del 1861 la Guardia nazionale arrestò, arbitrariamente, alcuni membri della famiglia Palazzolo-Pecorella (I Picuredda) due dei quali furono ammazzati in carcere. Un vizio siciliano, questo, mai perso. Della morte dei due Palazzolo fu accusata la famiglia Bommarito e due esponenti di questa furono, da lì a poco, barbaramente trucidati per vendetta. Ovviamente fu istruito un processo al termine del quale però i Bommarito furono assolti per non aver commesso il fatto.

Intanto era finito sotto processo anche il comandante della guardia nazionale, tal Vito Di Stefano, che aveva arrestato i due Palazzolo, uccisi in carcere. Il Di Stefano presentò delle nuove prove, gentilmente fornite dai Palazzolo, che tirarono in ballo nuovamente i Bommarito, nella persona di Vito, che fu immediatamente arrestato.

Frattanto, i Palazzolo-Pecorella avevano stretto amicizia con il piemontese Serpi, generale dei carabinieri, e un bel giorno costui invia a Vito Bommarito, nuovamente detenuto in attesa di giudizio, il sig. Ignazio Citati, Capitano d'arme e il sig. Giuseppe Sanfilippo, consigliere di prefettura che in cambio dell'estinzione dei processi in corso (come se si trattasse di una compra-vendita di noccioline) propongono il matrimonio tra Pietro Palazzolo (Picuredda), figlio del sindaco di Favarotta, e la figlia tredicenne ,Anna, del Bommarito.

Il Bommarito, altezzosamente rispose che non aveva figlie da maritare. Non contenti i commissari si rivolsero alla madre della ragazza, Grazia e ad altri parenti. Ma questi demandarono ogni decisione al padre. A questo punto Vito, capendo che difficilmente avrebbe potuto contrastare la prepotenza governativa, pensò bene di accettare la proposta ma in considerazione della troppo giovane età della figlia propose che quest'ultima trascorresse , prima delle nozze, due anni in collegio. Il generale Serpi mandò il giorno seguente i suoi portavoce dal Bommarito, che era sempre detenuto, per fissare la dote e dietro lungo mercanteggiamento estorsero al Bommarito una dote di 600 onze. Ottenuta la mano della fanciulla e la dote, fu dichiarato il non luogo a procedere sia contro i Bommarito che contro il Di Stefano. Potenza della "legge"!

Le cose però non andarono come previsto. La ragazzina, non sappiamo se istigata dal padre o di sua volontà, si rifiutò di incontrare e amare il suo "obbligato" promesso sposo. Il Palazzolo, indispettito, ricorse nuovamente al Serpi che non tardò ad attivarsi e ordinò al Bommarito, via lettera, di presentarsi immediatamente "alla sua presenza". La lettera, datata Palermo 6 agosto 1863, si concludeva " Se ritardasse( a presentarsi) altri 5 giorni si potrebbero verificare delle cose disgustose".

Il Bommarito si recò a Palermo, giurò e spergiurò che era la figlia a rifiutare il matrimonio e non lui, pregò e imprecò ma non riuscì a convincere il Serpi. Fu allora portata la ragazzina dal Serpi e ancora una volta questa si rifiutò anche quando il Serpi minacciò di rovinare la sua famiglia. Annuccia, che mostrò in verità di avere un caratterino niente male, si rifiutò ancora.

Le sedute col generale Serpi si ripeterono più volte ma la ragazza non cedette e fu per questo, che su ordine del generale, fu rinchiusa nel Collegio di Maria della Magione, in Palermo.

La cosa però non finisce qui perché adesso viene il bello. In quel periodo in Sicilia c'era lo stato d'assedio e molti paesi venivano circondati dalle truppe regie per scovare i renitenti alla leva (e per sedare o impedire le rivolte contadine contro il nuovo regime che non manteneva le promesse sulla riforma agraria). Dopo l'introduzione della leva militare obbligatoria, fino ad allora sconosciuta in Sicilia, molti giovani si erano dati alla macchia, rifiutandosi di andare sotto le armi e il novello stato italiano nulla trovava di meglio che scovare colla forza i "renitenti".

Che fa allora il nostro generale Serpi? Invia alla Favarotta, paese dove non c'erano renitenti, il 19° fanteria, fa circondare il paese e vengono arrestate nell'ordine : Grazia Norello, incinta di otto mesi, moglie di Vito e madre di Annuccia Bommarito, Laura Maniscalco, madre di Vito, Ninfa Madonia, moglie di Rosario Bommarito, figlio di Vito, Giuseppa Serra, moglie di Luigi Bommarito, fratello di Vito, Grazia Ventimiglia, moglie di Gioacchino Ventimiglia amico di Bommarito, e inoltre Salvatore Bommarito, altro fratello di Vito e Candido Comito, testimone a favore del Bommarito . Come si vede una gran bella retata di renitenti alla leva!

Il Serpi a questo punto chiamò il giudice supplente di Favarotta e dopo averlo accusato di mancanza di collaborazione gli intimò di risolvere la faccenda. Fu formata in gran fretta una commissione di "amici e parenti" della ragazza col compito di prelevare Annuccia dalla Magione e condurla alla presenza del Serpi. La commissione cercò di ottenere dall'arcivescovo l'ordine di consegna ma anche questo fu assai difficile da ottenere tanto che occorse l'intervento di eminenti personaggi, tra i quali, il dott. Pietro Cervello.

Finalmente avuta in consegna la ragazza questa fu accompagnata dal generale. Ancora una volta Annuccia, non si fece convincere al matrimonio e con le sue lacrime riuscì finalmente a commuovere l'uomo che lasciò libera la ragazza di tornare a casa, anzi in convento. La conclusione definitiva della intricata ed incredibile faccenda si ebbe grazie all'intervento del generale Govone che ordinò anche la scarcerazione delle "renitenti" e dei renitenti.

Avevo sempre pensato che mia nonna, una Bommarito, e mia madre esagerassero nel raccontare questa storia ma mi sono dovuta ricredere quando ho letto, seppure con meno dovizia di particolari truculenti, l'intera storia nel bel volumetto di Napoleone Colajanni.

Fara Misuraca

http://www.ilportaledelsud.org/retinenti.htm

venerdì 11 febbraio 2011

I moscerini faranno crollare il Ponte sullo Stretto

Viaggiando con i compari Angeletti e Bonanni il ministro Tremonti, da vero intelligentone qual è, ha scoperto che da andare in treno da Roma a Reggio Calabria è una tortura. Più di 8 ore di viaggio per 700 chilometri, un ritmo da carrozza a cavalli più che motorizzata. Ai sindacalisti il superministro dell’Economia avrebbe dovuto chiedere perché le loro associazioni abbiano sempre interpretato la spesa pubblica come più stipendi invece che più infrastrutture, uno dei tanti motivi per l’arretratezza del Sud.

Al suo governo Tremonti però potrebbe chiedere l’utilità del Ponte sullo Stretto, l’opera faraonica annunciata da ormai 10 anni e mai partita, l’inutile Cattedrale sul Meditarraneo . Svariati miliardi di euro per attraversare il mare, una visione futuribile ed avveniristica, ma che servirebbero solo per viaggiare a ritmi ottocenteschi tanto sulla sponda siciliana quanto quella calabrese. Chissà mai poi che al tanto reclamizzato Ponte ci si possa pure arrivare in autostrada, col completamento della Salerno Reggio Calabria, eterno simbolo dei ritardi del Mezzogiorno.

Tremonti con un solo viaggio ha realizzato che i moscerini vanno più veloci dei treni al Sud, e la battuta anche un po’ sciocca per l’uomo che controlla le Ferrovie dello Stato sarebbe invece apprezzabile se fosse conclusa logicamente. L’abbandono del Ponte sullo Stretto è una scelta da consigliare al ministro dell’Economia. Berlusconi avrebbe un’ulteriore conferma dei suoi timori nei confronti dell’amico/nemico Giulio, ma l’Italia tutta tirerebbe un grande sospiro di sollievo.

fonte: Giornalettismo

Un piemontese guiderà la Formazione in Sicilia

E' Ludovico Albert, che a Torino era già stato uno stretto collaboratore di Mercedes Bresso nella giunta regionale di centro-sinistra
È un piemontese il nuovo dirigente generale scelto dalla Regione Siciliana per guidare il delicatissimo settore dell'Istruzione e della Formazione professionale. È Ludovico Albert, già direttore dell'Istruzione, Formazione professionale e Lavoro della Regione Piemonte nella giunta guidata da Mercedes Bresso (Pd). Lo ha scelto ieri sera la giunta regionale siciliana, presieduta da Raffaele Lombardo. Il Pd - soprattutto la corrente che fa capo all'ex segretario regionale Francantonio Genovese - aveva indicato un altro nome, quello di Nino Emanuele, attualmente capo di gabinetto dell'assessore all'Istruzione e alla Formazione, il messinese Mario Centorrino.
Le prime reazioni negli ambienti politici sono di sorpresa, perché proprio due giorni fa - respingendo l'appello di un gruppo di intellettuali siciliani a scegliere un manager non siciliano come prossimo manager dell'ospedale Civico - Lombardo aveva risposto categoricamente: "Non abbiamo bisogno di papi stranieri".
"Dal conclave del governo della Regione - ha commentato il coordinatore regionale del Pdl, Giuseppe Castiglione - è venuto fuori un cardinale piemontese, del resto il presidente Raffaele Lombardo e l'assessore Massimo Russo aveva dichiarato neanche qualche ora prima che la Sicilia non ha bisogno di papi stranieri". Negativo anche il giudizio del Pid, la nuova formazione degli ex cuffariani: "La nomina, sicuramente di alto profilo - dice il vicepresidente del gruppo del Pid all'Assemblea regionale, Toto Cordaro - non solo mortifica le tante alte professionalità che esistono nella burocrazia regionale ma evidenzia l'impossibilità delle varie anime del governo, Pd in testa, nel trovare una intesa sui nomi".
Sulla stessa linea la Uil. Claudio Barone, segretario generale del sindacato in Sicilia, afferma che "non può essere un criterio pregiudiziale, in positivo e in negativo, quello della provenienza geografica". "Non accetteremmo mai - aggiunge il sindacalista - che dei siciliani fossero discriminati in altre regioni perché considerati estranei. Ma viceversa non condividiamo nemmeno che si debbano preferire dirigenti esterni alla nostra regione".

fonte: la Repubblica

Condannati per mafia, estorsione ed usura nella lista nera delle candidature 45 politici

I primi dati dell'indagine avviata dalla commissione parlamentare antimafia, che sta verificando il comportamento dei partiti alle ultime amministrative. Dopo le comunicazioni delle prefetture sono emersi dati sorprendenti: coinvolte tutte le maggiori formazioni politiche, soprattutto al centro sud.

Alle ultime amministrative sono state candidati anche quattro indagati per associazione mafiosa. Ventinove erano invece accusati di estorsione. Tre, di usura. Due, di riciclaggio. Tre candidati erano sorvegliati speciali. E’ un quadro poco edificante quello che emerge dall’ultima indagine condotta dalla commissione parlamentare antimafia, che l’anno scorso varò un codice di autoregolamentazione per partiti e liste.

In 45 sono risultati non in regola. Appartengono a tutte le formazioni politiche. Due sono del Pdl, due del Pd, due dell’Udc, due dei Socialisti Uniti. Tutti gli altri appartengono a liste civiche. E 8 sono stati eletti. Eccoli:

Giovanni Corigliano, dal marzo 2010 vice sindaco in quota lista civica del Comune di Rocca di Neto (Crotone), aveva patteggiato nel 1999 una condanna per riciclaggio e gli era stata concessa la sospensione condizionale della pena. La prefettura di Crotone ha segnalato pure un altro provvedimento nei suoi confronti, una misura di prevenzione di “avviso orale”.

Salvatore Caputo, dell’Mpa, è diventato consigliere comunale di Matera nonostante una vecchia condanna definitiva per tentata estorsione, ma formalmente il reato è stato dichiarato estinto dopo una richiesta dell’interessato, così come prevede il codice di procedura penale nel caso di condanne miti e di buon condotta.

Giuseppe Castoro, consigliere provinciale del Pd ad Enna, è stato destinatario di un provvedimento di sorveglianza speciale da parte della magistratura. Il consiglio provinciale di Enna, investito del caso, ha già bocciato la revoca dell’elezione, dando ragione a Castoro, che ribadisce di essere stato poi assolto in Cassazione.

Nella lista degli otto ci sono anche destinatari di provvedimenti non definitivi:

il consigliere provinciale Angelo Brancaccio, eletto nella lista Udeur popolari Mastella, è stato rinviato a giudizio per concorso in estorsione.

Vittorio Fiorentini, della lista civica “Per Artena”, è consigliere comunale di Artena (Roma) nonostante un’accusa di concorso in estorsione, così ha comunicato la prefettura di Roma.

Alfonso Riccitelli, consigliere comunale di una lista civica a Castello del Matese (Caserta), già ex sindaco di quel centro, risulta alla prefettura di Caserta come ancora coinvolto in un caso di usura.

Alessio Vanacore, consigliere comunale di Caivano (Napoli) per il Movimento per l’autonomia, risulta avere avuto una misura di prevenzione della sorveglianza speciale. La prefettura di Napoli ha comunicato che l’elezione di Vanacore è in corso di verifica.

Nella lista degli otto c’è poi chi è stato eletto, ma revocato: Roberto Conte, ex consigliere regionale dei Verdi e della Margherita, eletto nella lista Alleanza di popolo collegata al candidato presidente del Pdl Stefano Caldoro, è stato condannato in primo grado a due anni e otto mesi per associazione camorristica.

Fra i candidati non eletti che sono risultati con una condanna definitiva ci sono invece: Francesco Bennici (lista Cittadinanza democratica Bellofiore sindaco), di Gioia Tauro, imputato di tentata estorsione, che ha però beneficiato della sospensione condizionale della pena; Nunzia Berardino, del Pdl, di Andria (Barletta), condannata per concorso in usura; Antonio Caliò (lista Decimo Lo Presti sindaco), ha patteggiato nel ’94 una condanna per tentata estorsione e ha beneficiato della sospensione condizionale della pena; Giulio Cesare Enea (lista Portella di Mare e Misilmeri), di Misilmeri (Palermo), nel 2004 ha patteggiato una condanna per estorsione e ha beneficiato della sospensione condizionale della pena; Salvatore Iurato (Movimento Primavera ispicese), di Ispica (Ragusa) ha avuto due condanne autonome per estorsione, per una ha beneficiato della sospensione condizionale della pena; Roberto Levi (Generazione Futura), di Arnesano (Lecce) ha avuto una condanna per concorso in estorsione; Carmine Maggio (Socialisti legalità e trasparenza) di San Pietro Vernotico (Brindisi), ha una vecchia sentenza per tentata estorsione, che risale al 1962. Pure Andrea Magli, anche lui di San Pietro (lista Cittativa) risulta avere una condanna per tentata estorsione dopo un patteggiamento che risale al 1998 (e una sospensione condizionale della pena).

Altri candidati non eletti che hanno avuto una condanna definitiva: Raffale Nallo (lista Uniti per Fondi), di Fondi (Latina) risulta essere destinatario di una condanna per estorsione; Luciano Perna (Rifondazione Comunista-Sinistra Europea e Comunisti italiani), ha avuto una condanna per tentata estorsione (pena sospesa); Alfredo Piscopo (La Destra), di Arzano (Napoli), per estorsione.

Antonio Cosimo Poci (lista Svolta sociale), di Mesagne (Brindisi) ha patteggiato nel 1994 una condanna per associazione mafiosa e ha beneficiato della sospensione condizionale della pena.

Mirko Roveto (Forum Democratico) di Bernalda (Matera), è stato condannato per estorsione continuata (pena sospesa). Euprepio Scialpi (Pompilio Sud Libero) di Manduria (Taranto), risulta condannato per estorsione. Massimo Scolamacchia (Alternativa Comunista), candidato alla regione Puglia, ha patteggiato nel 1995 una condanna per estorsione (la pena è stata sospesa). Vito Tramontana (Lega Lazio), di Fondi, condannato per estorsione. Giuseppe Zappalà (Pedaresi Democratici liberi), di Pedara (Catania), condannato a “pena esigua”, così segnala la prefettura, per “associazione finalizzata al traffico di illecito di sostanze stupefacenti e psicotrope”.

Altri quattro candidati (delle province di Matera, Vibo Valentia e Napoli) sono stati condannati in via definiva per estorsione, ma i loro nomi non sono contenuti nella relazione dell’Antimafia, perché i giudici hanno disposto la “non menzione” della condanna nel casellario giudiziario.

La lista della commissione prosegue con i candidati non eletti che sono risultati avere una condanna non definitiva: Mirko Balsamo (Manfredonia - Foggia), Giovanni Cagnetta (Altamura - Bari), Giuseppe Condello (Scillato - Palermo), Natale D’Amico (Collesano - Palermo), Saverio Gioffrè (Regione Calabria), Vincenzo Leva (Chieti), Raffaele Nocella (Minturno - Latina), Leandro Oddi (Provincia de L’Aquila), Alfonso Riccitelli (Castello del Matese), Gaetano Rubrichi (Uggiano la Chiesa - Lecce), Nicola Sconza (Regione Campania e provincia di Salerno), Tommaso Signorelli (Regione Calabria).

"E' bastato poco alla commissione antimafia per evidenziare il rapporto mafia politica alle ultime amministrative regionali", dice il senatore Giuseppe Lumia, componente della commissione antimafia. "Sono stati rilevati 45 casi palesi, ma i numeri potevano essere maggiori se tutte le prefetture avessero collaborato apertamente. Alcune di esse, come la prefettura di Milano, si sono trincerate dietro la privacy e non hanno fornito i dati. A questo punto bisogna capire se dietro tale scelta scellerata ci sia stata qualche indicazione del ministero dell'Interno e del governo, dato che ben 22 prefetture hanno utilizzato questo escamotage". Lumia annuncia che l'indagine andrò avanti, "per scoprire i diversi livelli di infiltrazione mafiosa legati alla parentela, ai prestanome, agli uomini di fiducia, agli insospettabili, agli stessi casi che stanno venendo fuori anche al Nord".



(10 febbraio 2011)
fonte: la Repubblica

mercoledì 9 febbraio 2011

Demopolis: il 67 per cento dei siciliani contrari al federalismo fiscale

Il dibattito sull’applicazione del federalismo fiscale divide l’opinione pubblica, suscitando sentimenti positivi nel Nord e diffuse inquietudini in Sicilia e nel Sud del Paese: per molti si tratta di un processo i cui effetti futuri appaiono di difficile comprensione.


Il 67% dei siciliani si dichiara contrario all’attuazione della riforma federale, mentre appena un quinto appare favorevole; il 13%% non esprime un’opinione in merito.



I risultati dell’indagine, condotta dall’Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis, forniscono l’immagine di un Paese spaccato. Favorevole al federalismo è il 67% dei residenti al Nord, il 40% di chi vive nelle regioni del Centro, ma appena un quinto dei cittadini siciliani, che guardano con perplessità all’attuazione del federalismo fiscale, temendo che possa privilegiare il Nord del Paese a scapito della Sicilia e delle regioni del Mezzogiorno.



“Le posizioni – afferma il direttore dell’Istituto Demopolis Pietro Vento - si differenziano sulle modalità di applicazione. Circa un terzo degli italiani, per lo più residenti al Nord, esprime una posizione piuttosto radicale, sostenendo che ogni regione deve sostenersi utilizzando esclusivamente il gettito fiscale raccolto nel proprio territorio; il 64%, invece, considera necessaria una perequazione, affermando che sia giusto che una parte delle risorse delle regioni più ricche debbano essere utilizzate per sostenere le aree in ritardo di sviluppo”.



I dati sulla soddisfazione per i servizi pubblici, rilevati dall’Istituto Demopolis, disegnano l’immagine di una profonda e persistente sperequazione tra Nord e Sud. E appare diffusa la sensazione che la riforma federale possa determinare un ulteriore peggioramento della qualità dei già precari servizi al cittadino nell’Isola e nel Mezzogiorno. In questo scenario, il 58% dei siciliani appare convinto che il federalismo fiscale possa, in prospettiva, rappresentare un rischio per la già fragile coesione sociale del Paese.






Nota metodologica - L’indagine è stata realizzata dall’1 al 6 febbraio dall’Istituto Demòpolis su un campione di 600 intervistati, rappresentativo degli elettori siciliani. I dati di confronto nazionali sono tratti da una rilevazione demoscopica condotta, nel medesimo periodo, su un campione di 840 cittadini- rappresentativo dell’universo della popolazione italiana maggiorenne, nell’ambito del Monitor continuativo Demòpolis sull’opinione pubblica del Paese. Direzione e coordinamento di Pietro Vento, con la collaborazione di Giusy Montalbano e Maria Sabrina Titone. Supervisione della rilevazione con metodologia CATI-CAWI di Marco E. Tabacchi. Approfondimenti su www.demopolis.it

fonte:SiciliaInformazioni

martedì 8 febbraio 2011

“Stragismo di mafia? Fino a quando c’è Silvio…”

“Fino a quando Berlusconi è al governo, e cresce l’appoggio parlamentare nei suoi confronti, la mafia non ha alcun bisogno di fare altre stragi. Perché chi sta al di sopra dei ‘boss televisivi’, cioè noti, non ha nemmeno avuto bisogno di ritoccare la legge sui pentiti, le intercettazioni telefoniche e le carriere dei magistrati. Basta la delegittimazione e l’intimidazione dei magistrati per impedire che si intraprendano delle indagini non gradite ai poteri forti. In certi casi il ‘processo breve’, o il ‘non processo’, lo si ottiene con semplici provvedimenti amministrativi sull’organizzazione e sulle dotazioni degli uffici giudiziari. In compenso si arrestano, si processano e si riempiono le carceri di extracomunitari, per salvare le statistiche ed appaltare nuove carceri”.
Risponde così Gioacchino Genchi, superconsulente informatico delle procure di mezza Italia, all‘ipotesi paventata dal procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, secondo cui Cosa nostra, sotto la guida di Matteo Messina Denaro, sarebbe pronta a nuove stragi che cadono sempre nei momenti cruciali della vita istituzionale e politica del Paese. Da Portella della Ginestra, alle stragi del ‘92-’93, all’alba della cosiddetta seconda repubblica.

“Sono sempre di meno i magistrati che hanno il coraggio di svolgere indagini come quelle che ha intrapreso la procura di Milano – continua Genchi – Le azioni di contrasto alla criminalità organizzata, che colpiscono fino a un certo livello, sono solo il frutto della tenacia e della professionalità delle forze di polizia italiane che, nonostante li si cerchi di bloccare limitandogli i mezzi e le risorse, continuano con abnegazione a fare il loro dovere”.

Sulla considerazione espressa da Ingroia, “mi permetto solo di osservare – aggiunge il vicequestore – che le stragi di mafia, così come gli attentati terroristici, sono stati sempre il preludio di mutamenti politici e istituzionali. Ma in questo momento la politica tiene a mantenere lo status quo, ben al di là del ‘mercato delle vacche’ di deputati e senatori. Il ‘partito unico’ che ha paura delle elezioni anticipate supera il 90 per cento dell’attuale rappresentanza parlamentare. Fino a quando avrà modo di sopravvivere questa ’scilipotocrazia’ il rischio di una strage mi sembra remoto”.

“Ma - avverte in conclusione l’esperto investigatore – se solo dovesse accennarsi ad un possibile cambiamento di leadership, anche permanendo l’attuale maggioranza di centrodestra, l’ipotesi palesata da Ingroia potrebbe diventare tristemente probabile”.

fonte:Livesicilia

lunedì 7 febbraio 2011

Pasquasia. I tecnici: E' una bomba ecologica

I primi dati acquisiti dai magistrati della Procura di Enna, che indagano sull'inquinamento ambientale alla miniera dismessa di Pasquasia, sono più che allarmanti: terreno contaminato così come le falde acquifere e il vicino fiume Morello, affluente dell'Imera Meridionale nel quale confluisce in prossimità del ponte Capodarso. Nel cuore della Riserva naturale.
Una bomba ecologica, spiegano nelle loro relazioni i tecnici incaricati dei sopralluoghi, mentre il sostituto procuratore Marina Ingoglia sta verificando se il trasferimento delle apparecchiature della miniera contenenti una sostanza altamente radioattiva, il Cesio 137, sia avvenuto secondo le modalità di legge. E se le attrezzature radioattive siano state affidate ad un impianto di trattamento delle scorie.

Nel frattempo tutti gli atti e la documentazione relativa alla ex miniera sono stati sequestrati presso l'assessorato regionale Territorio ed ambiente. E sono previsti già per la prossima settimana i primi interrogati dei funzionari degli enti che si sarebbero dovuti occupare della bonifica.

“Dopo anni di inquietante silenzio è stata posta, finalmente, la dovuta attenzione al sito minerario di Pasquasia, tra Enna e Caltanissetta” è intervenuto sul punto Leonardo Janni, Consigliere nazionale di Italia Nostra, dal 1999 ente gestore della Riserva naturale. Affidando le sue dichiarazioni ad una lettera indirizzata alle Procure della Repubblica di Caltanissetta e di Enna ed ai Prefetti delle stesse città. “Plaudendo all'iniziativa” della procura ennese Janni auspica “l'attivazione di un'inchiesta anche da parte della procura di Caltanissetta” e annuncia che l'associazione “intende costituirsi parte civile”.
“Noi di Italia Nostra – conclude - pensiamo che sia venuto il momento di fare piena luce sul sito minerario di Pasquasia. I cittadini hanno diritto di sapere lo stato delle cose, se ci siano stati e ci siano rischi per la salute”.
fonte:Antimafia Duemila

Mafia, l'allarme di Ingroia "Possibili nuove stragi"

"Matteo Messina Denaro potrebbe essere tentato da un nuovo progetto stragista". A sostenerlo è il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia in un'intervista rilasciata al programma "Sottotiro" su Radio 24. Ingroia ha ricostruito il filo rosso che lega alle stragi momenti cruciali del Paese. E' il caso del passaggio dalla monarchia alla Repubblica avvenuto in concomitanza con la strage di Portella della Ginestra, o del passaggio dalla prima alla seconda Repubblica, che coincide con le stragi di Capaci, di via D'Amelio e della primavera-estate del '93.

"Non voglio fare la cassandra - sostiene a Radio 24 - ma siamo in una fase molto delicata, di difficoltà politico-istituzionale, alla vigilia di quella che può essere una terza Repubblica ed è questo il momento in cui in genere il potere mafioso cerca di fare sentire la sua voce ed incidere in qualche modo".

fonte: la Repubblica

Assessori con l'autista anche nel weekend

Con l'autista anche il sabato, la domenica e la sera. Il Comune che da un lato vara il blocco della spesa, dall'altro autorizza lo straordinario, finora mai concesso, agli autisti dei quindici assessori comunali. L'ufficio Personale ha sbloccato le somme per consentire agli chauffeur dei componenti dell'esecutivo di lavorare per dieci ore extra al mese: per ogni assessore, però, le ore in più con l'autista a disposizione saranno venti perché ciascuno conta su due dipendenti a sua disposizione, uno la mattina e l'altro di pomeriggio. Un beneficio - quello dello straordinario - concesso però solo a chi guida le macchine degli assessori.

Niente straordinari per gli chauffeur del presidente del Consiglio comunale Alberto Campagna e per i due vice presidenti di Sala delle Lapidi, ma nemmeno per gli alti burocrati che usano l'auto di rappresentanza: il direttore generale Gaetano Lo Cicero, il segretario generale Fabrizio Dall'Acqua, il capo di gabinetto Sergio Pollicita e il ragioniere generale Paolo Bohuslav Basile.

Ma come è nata l'esigenza di accordare lo straordinario agli autisti degli assessori? Roberto Clemente, delega al Personale, spiega: "Un semplice ristoro per dipendenti che fanno un lavoro usurante e che spesso sono costretti ad attenderci anche dopo il loro orario di servizio". Per ogni autista il beneficio in busta paga non può superare i 130 euro (un'ora di straordinario costa 13 euro). Ma se l'assessore non chiama, l'aumento non scatta. E in molti a Palazzo delle Aquile giurano che più di un componente della giunta chiede da tempo di poter avere l'autista per più ore.

Ma come è andata finora? Ad ogni assessore vengono assegnate due persone: una fa il turno dalle 7 alle 15 e l'altra dalle 14 alle 21. Gli autisti sono dipendenti comunali o dipendenti Coime e lavorano dunque dal lunedì al venerdì. Il sabato, la domenica e la sera, in teoria, ciascuno dovrebbe utilizzare la propria macchina. Ma ci sono alcuni assessori che, per esempio quando vengono chiamati a relazionare la sera in Consiglio comunale, lasciano l'autista ad attenderlo in piazza Pretoria ben oltre l'orario di lavoro. Un servizio che finora è stato svolto gratis: scatenando il malumore degli autisti che hanno finalmente ottenuto il riconoscimento di qualche ora di straordinario.

Sul caso interviene Davide Faraone, consigliere comunale del Pd: "È davvero paradossale che proprio in questo momento gli assessori pensino a fare questo "regalo" agli autisti - dice - dimenticando che pochi giorni fa è stato varato il blocco della spesa. Un atto davvero inopportuno". Clemente difende la scelta: "Solo un segnale di attenzione per chi svolge mansioni davvero usuranti: non riesco a capire la polemica".

Da giugno scorso gli assessori hanno dovuto lasciare le berline blu per accomodarsi su molto meno pretenziose Punto bianche. Di auto blu ne sono rimaste due che possono essere richieste a turno per eventi di rappresentanza. Non tutti però hanno scelto di avere macchina e autista: il neo-assessore al Bilancio e alle Aziende Giuseppe Genco ha rinunciato al benefit.
fonte: la Repubblica

sabato 5 febbraio 2011

DONNE UMILIATE DAL PORCO, RIBELLIAMOCI !

Su Facebook è stato creato un gruppo denominato " Donne umiliate dal porco ribelliamoci ", il fine del gruppo è nella sua descrizione :
" Le donne di Facebook dicono BASTA !
Basta ad un uomo che calpesta la nostra dignità,basta ad un vecchio bavoso che usa i suoi soldi, il suo ruolo e il suo potere per ridurre le donne in merce da comprare con soldi, case o gioielli. Oggetti usa e getta, accessori da esporre in pubblico nell' illusione di apparire più giovane, più in gamba, più potente.
Berlusconi, hai ammorbato l ' aria che respiriamo, VATTENE VIA, DIMETTITI ! "
Le aderenti al gruppo si stanno organizzando per partecipare assieme nella varie città o regioni dove vivono.
Per chi desiderasse ulteriori informazioni questo è il link del gruppo:

http://www.facebook.com/?ref=hp#!/group.php?gid=163649839625

venerdì 4 febbraio 2011

“Non solo Bunga Bunga anche mafiosi ad Arcore”

Non solo minorenni ed escort per le feste: a villa San Martino sono andati anche gli emissari di Cosa Nostra. Lo sostiene in un recente interrogatorio il pentito Brusca. E la procura di Palermo si prepara ad aprire una nuova indagine
(03 febbraio 2011) L'ingresso di villa San Martino ad Arcore La procura di Milano indaga sulla presenza di minorenni nella residenza di Arcore del premier per le serate del bunga bunga, e i pm di Palermo lavorano per accertare se a villa San Martino sono stati ricevuti ambasciatori di Totò Riina dopo le stragi Falcone e Borsellino.

Se dunque i magistrati lombardi si apprestano a chiedere il rito immediato per Silvio Berlusconi, indagato di concussione e prostituzione minorile, nell'affaire Ruby, i loro colleghi siciliani starebbero preparando la strada per far cadere una nuova tegola giudiziaria sulla testa del premier riaprendo nei suoi confronti un'inchiesta di mafia archiviata, nella quale era già stato coinvolto con Marcello Dell'Utri. E sullo stesso filone d'indagine, che coinvolge Berlusconi e Dell'Utri, procede pure la procura di Firenze che vuole fare luce sui mandanti occulti delle stragi del 1993: Uffizi, via Palestro e i due attentati romani.

Gli impulsi a queste istruttorie sono stati dati in particolare dai verbali del "dichiarante" Gaspare Spatuzza e dal pentito Giovanni Brusca. Entrambi chiamano in causa Berlusconi. Brusca, dopo essere stato indagato a settembre insieme ai suoi familiari per aver occultato il suo patrimonio durante la collaborazione, non dichiarandolo allo Stato e sottraendolo così alla confisca, ha fatto nuove rivelazioni ai pm di Palermo. Il boss che uccise Falcone sostiene di aver ricevuto da Riina l'incarico di andare ad Arcore per parlare con il Cavaliere dopo le bombe del 1992. Il racconto è contenuto in un verbale di interrogatorio che è stato secretato. Ma di una visita di Brusca a Villa San Martino aveva già parlato in passato un altro pentito, Giuseppe Monticciolo. Tutto ciò potrebbe finire nell'indagine che a Palermo chiamano "trattativa fra mafia e Stato".

Le due inchieste di Firenze e Palermo si potrebbero dunque aggiungere ai quattro processi che già a marzo vedranno il presidente del Consiglio sul banco degli imputati del tribunale di Milano. Archiviata la parziale bocciatura del legittimo impedimento da parte della Consulta, anche gli ostacoli che sembravano fin qui allungare i tempi dei dibattimenti e avvicinare la prescrizione sembrano superati. All'affaire Ruby si aggiunge quello in cui il premier è accusato di corruzione giudiziaria (Mills), quello in cui è chiamato a rispondere di frode fiscale (Mediaset diritti tv) e poi in quello per appropriazione indebita e frode fiscale (Mediatrade).

Senza uno scudo processuale, Berlusconi rischia di dover correre da un'aula all'altra. La Consulta nella sentenza sul lodo Alfano ricorda al premier che non ogni impegno politico è un "legittimo impedimento", ma soltanto quello riconducibile ad attività "coessenziali alla funzione di governo", sempre che sia "preciso", "puntuale", "assoluto", "attuale": insomma, "oggettivamente indifferibile" e "necessariamente concomitante" con l'udienza di cui si chiede il rinvio. Spetterà al giudice valutare "in concreto" questi elementi, senza che la difesa possa eccepire un'invadenza nella sfera di competenza del potere esecutivo.

I tre processi che erano stati congelati in attesa della Consulta non ripartiranno da zero come previsto, perché i giudici già trasferiti ad altri incarichi hanno ottenuto proroghe e così il 28 febbraio riprenderà quello per la presunta frode fiscale per i diritti tv Mediaset, a seguire l'udienza preliminare Mediatrade e il processo Mills, l'avvocato inglese che il premier avrebbe spinto, dietro il pagamento di una somma di denaro, a ritrattare.
fonte: L'espresso

mercoledì 2 febbraio 2011

Tony Troja per l'applicazione dello Statuto Speciale

Un altro deputato abusivo

Lo scorso giugno vi avevamo raccontato la storia di Giuseppe Drago, deputato eletto nelle file dell’UdC nonostante fosse stato condannato in via definitiva all’interdizione dai pubblici uffici. Nonostante l’interdizione, infatti, il deputato non si era dimesso e aveva mantenuto la propria carica per oltre due anni come se nulla fosse, in una violazione plateale e paradossale della sentenza favorita dalle complici lentezze del Parlamento. Drago si è dimesso lo scorso 10 novembre, poche ore prima del voto con cui la Camera si sarebbe dovuta esprimere sulla sua decadenza, dopo che il 7 ottobre la Giunta delle elezioni si era espressa per la sua ineleggibilità. A lui è subentrato il primo dei non eletti nelle liste dell’UdC alla Camera in Sicilia: Giuseppe Gianni detto Pippo, già parlamentare nella scorsa legislatura.
Gianni è un collezionista di incarichi (ma noto alle cronache nazionali soprattutto per la frase «Le donne non ci devono scassare la minchia» durante il dibattito sulle quote rosa). Il 14 aprile del 2008 è stato eletto deputato regionale in Sicilia. Il 10 novembre del 2010, come abbiamo detto, è subentrato a Giuseppe Drago e diventa anche deputato nazionale. Il 6 dicembre del 2010 è stato nominato anche assessore comunale a Siracusa. Una situazione di tripla incompatibilità, mentre da giorni il suo nome appare tra quelli in procinto di entrare al governo nazionale, come sottosegretario.
L’incarico di assessore comunale è incompatibile con quello di deputato regionale: il 23 aprile del 2010, infatti, la Corte Costituzionale ha stabilito che una legge regionale siciliana che ammetteva la somma di incarichi è incostituzionale “nella parte in cui non prevede l’incompatibilità tra l’ufficio di deputato regionale e la sopravvenuta carica di sindaco e assessore di un Comune, compreso nel territorio della Regione, con popolazione superiore a ventimila abitanti”. Pippo Gianni ha fatto abusivamente l’assessore comunale per oltre un mese: si è dimesso dieci giorni fa.
Rimane però deputato regionale e deputato nazionale, due cariche a loro volta incompatibili. Lo dice l’articolo 122 della Costituzione, quando afferma in modo non equivoco che “nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio o a una Giunta regionale e ad una delle Camere del Parlamento, ad un altro Consiglio o ad altra Giunta regionale, ovvero al Parlamento europeo”. E lo conferma lo statuto della regione Sicilia, che all’articolo 3 dice che “l’ufficio di Deputato regionale è incompatibile con quello di membro di una delle Camere, di un Consiglio regionale ovvero del Parlamento europeo”.
Qui entra in gioco la proverbiale farraginosa lentezza del Parlamento. La Giunta delle elezioni si è riunita lo scorso 11 gennaio per certificare l’elezione a deputato di Gianni, a seguito delle dimissioni di Drago. La seduta dura cinque minuti, comincia alle 14,45 e finisce alle 14,50. Si fa in tempo a prendere atto del fatto che la carica di deputato regionale “non costituisce causa di ineleggibilità ma soltanto di incompatibilità” con quella di deputato nazionale, e quindi si propone l’eleggibilità di Gianni in Parlamento.
La decisione della Giunta si basa sul fatto che incompatibilità ed ineleggibilità sono concetti diversi. L’ineleggibilità indica l’incapacità assoluta ad essere eletto, l’esistenza di un impedimento giuridico, preesistente all’elezione, che rende la persona incompatibile con la candidatura, prima che con l’elezione. L’incompatibilità, invece, è l’impossibilità di ricoprire una determinata carica, considerata inconciliabile con quella di parlamentare una volta che si è eletti. Se nel caso dell’ineleggibilità la prassi vuole che il soggetto decada immediatamente, nel caso dell’incompatibilità il soggetto deve decidere a quale dei due incarichi rinunciare. E non ci sono limiti di tempo, tanto che questa situazione oggi in Parlamento non riguarda solo il deputato Gianni: un anno fa il presidente della Giunta delle elezioni, Claudio Migliavacca, aveva documentato l’esistenza di ben 47 deputati che svolgevano incarichi incompatibili con il mandato parlamentare. Di questi, 42 ricoprivano l’incarico di consigliere o assessore regionale. Da novembre ce n’è uno in più.
fonte: il POST